aristocat
Utente iperlogica
Non sono sicura che il canale "Disquisizioni Culturali" sia in assoluto quello più adatto... nel caso, questo 3d può essere sempre spostato
.
Comunque, stavo riflettendo sul modo di vivere i sentimenti nella società giapponese, una società che sta cambiando moltissimo, ma che nonostante questo conserva ancora una forte impronta della sua tradizione.
In particolare, mi è tornato in mente il film "Memorie di una Geisha", ma anche i vari studi sull'argomento dell'antropologa Liza Dalby.
Proprio da queste opere, emerge l'accettazione da parte di tutti dell'esistenza e del ruolo della geisha nella società giapponese. Ancora oggi, esistono "scuole da geisha" e "okiya" (=casa delle geishe) in cui si continua a coltivare questa tradizione.
Ora, è noto che una geisha - per diventare tale - deve aver compiuto un complesso percorso, in cui ella rinuncia a un rapporto d'amore alla luce del sole. Non è contemplato per una Geisha il matrimonio; la massima aspirazione per lei (a quanto ho capito) è trovare un danna; cioè un mecenate-"patrono" a cui la Geisha deve essere devota.
Proprio questa relazione danna/geisha - in presenza di amore reciproco - la trovo ...inafferrabile, eppure inspiegabilmente affascinante, per certi versi. Tra l'altro è una realtà che sopravvive ancora, anche se più rara che in passato (infatti sono sempre di più le geishe che oggi si ritirano da questa professione; che cambiano idea, perchè magari desiderose di sposarsi e di formare una famiglia tradizionale).
Comunque penso che lo spirito dietro a questo "equilibrio sentimentale" sia ben illustrato dalle ultime battute del film "Memorie di una Geisha"; cioè queste:
Non si può dire al sole «più sole», o alla pioggia «meno pioggia».
Per un uomo la Geisha può essere solo una moglie a metà, siamo le mogli del crepuscolo.
Eppure apprendere la gentilezza, dopo così tanta poca gentilezza, capire che una bambina, con più coraggio di quanto creda, trovi le sue preghiere esaudite, non può chiamarsi felicità?
Dopo tutto, queste non sono le memorie di un'imperatrice, né di una regina, sono memorie di un altro tipo.
[You cannot say to the sun: 'more sun'...or to the rain: 'less rain'
To a man, geisha can only be half a wife. We are the wives of nightfall.
And yet, to learn of kindness after so much unkindness
To understand that a little girl, with more courage than she knew, would find
that her prayers were answered ...Can that not be called Happiness?
After all, these are not the memoirs of an Empress, nor of a Queen...these are memoirs of another kind.]
Due domande mi vengono spontanee.
1. Come tipo di rapporto sentimentale, quello danna/geisha merita tutto il rispetto possibile? O è sempre-comunque il frutto di una rinuncia/compromesso d parte della geisha...tipo scelta del male minore?
2. Forse l'ho chiesto in altri 3d passati... può essere che anche nel mondo occidentale esista anche questo tipo di rapporto sentimentale, solo in forma meno "raffinata" e più mal visto dalla società?
Comunque, stavo riflettendo sul modo di vivere i sentimenti nella società giapponese, una società che sta cambiando moltissimo, ma che nonostante questo conserva ancora una forte impronta della sua tradizione.
In particolare, mi è tornato in mente il film "Memorie di una Geisha", ma anche i vari studi sull'argomento dell'antropologa Liza Dalby.
Proprio da queste opere, emerge l'accettazione da parte di tutti dell'esistenza e del ruolo della geisha nella società giapponese. Ancora oggi, esistono "scuole da geisha" e "okiya" (=casa delle geishe) in cui si continua a coltivare questa tradizione.
Ora, è noto che una geisha - per diventare tale - deve aver compiuto un complesso percorso, in cui ella rinuncia a un rapporto d'amore alla luce del sole. Non è contemplato per una Geisha il matrimonio; la massima aspirazione per lei (a quanto ho capito) è trovare un danna; cioè un mecenate-"patrono" a cui la Geisha deve essere devota.
Proprio questa relazione danna/geisha - in presenza di amore reciproco - la trovo ...inafferrabile, eppure inspiegabilmente affascinante, per certi versi. Tra l'altro è una realtà che sopravvive ancora, anche se più rara che in passato (infatti sono sempre di più le geishe che oggi si ritirano da questa professione; che cambiano idea, perchè magari desiderose di sposarsi e di formare una famiglia tradizionale).
Comunque penso che lo spirito dietro a questo "equilibrio sentimentale" sia ben illustrato dalle ultime battute del film "Memorie di una Geisha"; cioè queste:
Non si può dire al sole «più sole», o alla pioggia «meno pioggia».
Per un uomo la Geisha può essere solo una moglie a metà, siamo le mogli del crepuscolo.
Eppure apprendere la gentilezza, dopo così tanta poca gentilezza, capire che una bambina, con più coraggio di quanto creda, trovi le sue preghiere esaudite, non può chiamarsi felicità?
Dopo tutto, queste non sono le memorie di un'imperatrice, né di una regina, sono memorie di un altro tipo.
[You cannot say to the sun: 'more sun'...or to the rain: 'less rain'
To a man, geisha can only be half a wife. We are the wives of nightfall.
And yet, to learn of kindness after so much unkindness
To understand that a little girl, with more courage than she knew, would find
that her prayers were answered ...Can that not be called Happiness?
After all, these are not the memoirs of an Empress, nor of a Queen...these are memoirs of another kind.]
Due domande mi vengono spontanee.
1. Come tipo di rapporto sentimentale, quello danna/geisha merita tutto il rispetto possibile? O è sempre-comunque il frutto di una rinuncia/compromesso d parte della geisha...tipo scelta del male minore?
2. Forse l'ho chiesto in altri 3d passati... può essere che anche nel mondo occidentale esista anche questo tipo di rapporto sentimentale, solo in forma meno "raffinata" e più mal visto dalla società?
