Morto dentro.

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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Grazie per gli auguri Giorgio:)..vedremo come andrà...non lo so bene neanche io a che punto sono:rolleyes:..ma mi sono calmata, e ricordata che quando sarà il momento lo capirò. Per ora vivo.:mrgreen:

Ho capito adesso, quello che intendi...credo che la cosa che mi impedisce di comprendere fino in fondo riguarda il senso dello stare insieme...

io penso che stare in relazione non significhi sovrapporre/incrociare le proprie strade concedendosi pause di indipendenza ma, al contrario, che significhi che ognuno percorrere in modo indipendente la propria strada, condividendo spazi comuni di bivacco...raccontandosi ognuno il proprio percorso e verificando di volta in volta se al bivacco successivo ci si incontrerà ancora o no, accettando che l'incontro potrebbe saltare per x variabili.

E in quest'indipendenza noi abbiamo deciso di inserire anche un'indipendenza di tipo fisico.
Fra le cose che sono MIE (e fra le SUE) ci sono anche i rispettivi corpi e l'utilizzo che decidiamo di farne.
Ovviamente con le attenzioni e le tutele del caso, se è il caso:)

L'unica promessa è che se e quando l'incontro salterà, ognuno farà la fatica di comprendere le motivazioni proprie e dell'altro, ognuno farà la fatica di ascoltare senza cercare risposte per consolare il proprio ego ferito. Ognuno farà la fatica di accettare che l'allontanamento non è un fallimento ma un cambiamento.

Per me, per noi, il tradimento è altro dall'utilizzo del corpo con qualcuno che non è nella coppia.

Tradimento è rinunciare alla cura di se stessi per esempio, è nascondere a se stessi bisogni e necessità, tradimento è dedicarsi alla felicità dell'altro senza prima essersi curati della propria.

Ecco perchè se penso a te, faccio fatica a comprendere il concetto di protezione e come un evento del passato, che ha ferito solo te stesso per ora, possa trovare soluzione in e con lei. Ovvio, è un problema mio questo eh:D

e sempre e solo a mio parere...

La lei "reale" non è ancora ferita, e tu ancora godi della sua fiducia.
Quella che è ferita è la lei che dimora in te, l'immagine che hai dentro, ed è di questa che hai perso fiducia. Ma dentro di te ci sei solo tu.

Ecco perchè dicevo che forse il concentrarti sul tuo tradimento A LEI, può essere una fuga dall'affrontare altro, un tradimento A TE, alle tue convinzioni su di te e alle tue attese su di te, per esempio.

Credo che in realtà tu abbia tradito l'idea che avevi di te, il ruolo che ti eri dato come identità nella coppia...e non è lei a doverti perdonare, sei tu che non riesci a perdonarti, o meglio ad accettare che in un determinato momento per determinate condizioni non sei stato all'altezza di quello che ti chiedevi di essere.

Penso che se "lei ti perdonasse"...non servirebbe a nulla, o forse sarebbe un sollievo temporaneo, perché in fondo, credo eh, quello che vorresti è che quella "macchia" venisse "smacchiata", cancellata.

Ma non si può. Certi eventi restano indelebili dentro di noi. Si possono accettare, o rimuovere (ma io non credo sia sana quest'ultima soluzione). Sono cicatrici.
L'unica scelta è fra accettare e trasformarle in risorsa, o continuare a "grattare" provando a cancellare...riuscendo solo a farsi male. E coinvolgendo anche altri in questo "grattamento".

Qui io intendo la protezione. Non ti scarico addosso i miei grattamenti, semmai preferisco darti il processo di trasformazione e le risorse che ne escono. I grattamenti me li tengo, sono una mia responsabilità.:)

e questa scelta la puoi fare solo tu. da solo. lei arriverà poi. non potrà mai scegliere al posto tuo.

cosa le vuoi dare? "grattamenti" finalizzati ad una assoluzione fittizia o risorse da condividere nei vostri spazi?
 

giorgiocan

Utente prolisso
io penso che stare in relazione non significhi sovrapporre/incrociare le proprie strade concedendosi pause di indipendenza ma, al contrario, che significhi che ognuno percorrere in modo indipendente la propria strada, condividendo spazi comuni di bivacco...raccontandosi ognuno il proprio percorso e verificando di volta in volta se al bivacco successivo ci si incontrerà ancora o no, accettando che l'incontro potrebbe saltare per x variabili.

L'unica promessa è che se e quando l'incontro salterà, ognuno farà la fatica di comprendere le motivazioni proprie e dell'altro, ognuno farà la fatica di ascoltare senza cercare risposte per consolare il proprio ego ferito. Ognuno farà la fatica di accettare che l'allontanamento non è un fallimento ma un cambiamento.

Tradimento è rinunciare alla cura di se stessi per esempio, è nascondere a se stessi bisogni e necessità, tradimento è dedicarsi alla felicità dell'altro senza prima essersi curati della propria.

Ecco perchè se penso a te, faccio fatica a comprendere il concetto di protezione e come un evento del passato, che ha ferito solo te stesso per ora, possa trovare soluzione in e con lei. Ovvio, è un problema mio questo eh:D

La lei "reale" non è ancora ferita, e tu ancora godi della sua fiducia.
Quella che è ferita è la lei che dimora in te, l'immagine che hai dentro, ed è di questa che hai perso fiducia. Ma dentro di te ci sei solo tu.

Ecco perchè dicevo che forse il concentrarti sul tuo tradimento A LEI, può essere una fuga dall'affrontare altro, un tradimento A TE, alle tue convinzioni su di te e alle tue attese su di te, per esempio.

Credo che in realtà tu abbia tradito l'idea che avevi di te, il ruolo che ti eri dato come identità nella coppia...e non è lei a doverti perdonare, sei tu che non riesci a perdonarti, o meglio ad accettare che in un determinato momento per determinate condizioni non sei stato all'altezza di quello che ti chiedevi di essere.

Penso che se "lei ti perdonasse"...non servirebbe a nulla, o forse sarebbe un sollievo temporaneo, perché in fondo, credo eh, quello che vorresti è che quella "macchia" venisse "smacchiata", cancellata.

Ma non si può. Certi eventi restano indelebili dentro di noi. Si possono accettare, o rimuovere (ma io non credo sia sana quest'ultima soluzione). Sono cicatrici.
L'unica scelta è fra accettare e trasformarle in risorsa, o continuare a "grattare" provando a cancellare...riuscendo solo a farsi male. E coinvolgendo anche altri in questo "grattamento".

Qui io intendo la protezione. Non ti scarico addosso i miei grattamenti, semmai preferisco darti il processo di trasformazione e le risorse che ne escono. I grattamenti me li tengo, sono una mia responsabilità.:)

e questa scelta la puoi fare solo tu. da solo. lei arriverà poi. non potrà mai scegliere al posto tuo.

cosa le vuoi dare? "grattamenti" finalizzati ad una assoluzione fittizia o risorse da condividere nei vostri spazi?
Quante cose interessanti che hai scritto! Una prima considerazione: ho avuto (e condivido) un'educazione molto tradizionale sulla sessualità e sulla coppia. Ho ben incastrata in testa un'idea probabilmente ancora romantica, dello stare assieme (più ancora che dell'amore in sè, che invece mi appare molto meno definibile e circoscrivibile). Credo fermamente nella libertà individuale, in qualsiasi tipo di relazione, ma credo anche alla coppia come strumento, come risorsa. E credo che le decisioni importanti, quelle che - volenti o nolenti - sconfinano dall'individuo per i loro risvolti psicologici e non, vadano in linea di massima prese in due.

Detto questo, hai ragione su tutta la linea. Al momento il problema, con relative paranoie e loop, è solo nella mia testa, non ha ancora toccato lei, non l'ha ferita, non le ha tolto niente (per quanto lei si accorga che non sono al massimo, e come dici anche tu, non in quanto le faccio mancare qualcosa, ma perchè qualcosa manca evidentemente a me).

E' vero, io ho tradito prima di tutto me stesso. Anzi, considerato che lei ora è una persona diversa rispetto a 7 anni fa, mi viene quasi da pensare di aver tradito molto di più me stesso, arrogandomi il potere di giudicare la vita di entrambi.

Ora, c'è una grossa falla, nell'educazione che ho avuto: il perdono di sè. O meglio, c'è una grossa ipocrisia, sotto. Perchè finchè da perdonare tutto sommato c'è poco, è più facile far finta di niente, piuttosto di affrontare un percorso di vera comprensione. Ma quando, per improvvisa rivelazione, o per senso di colpa, la vita presenta il conto, non c'è una soluzione pronta. Nessuno mi ha insegnato come si fa, a perdonarsi davvero. E finora, dopotutto, credo di averci provato, se in qualche modo ero riuscito a rimuovere l'accaduto. Ma evidentemente, bastava soltanto che un evento innescasse la reazione che credevo di aver congelato per sempre. Chissà, magari avrebbe potuto accadere 5 anni fa, come fra 50 anni.

Ad ogni modo, il tuo pensiero mi è chiaro. Razionalmente sto cercando di farlo mio. Sto cercando di trovare il modo di tenermele, le mie responsabilità. Anche se mi è stato inculcato un insegnamento diverso. E' evidente, la mia confusione? Io immagino di sì. Come è evidente che ho bisogno di aiuto per metabolizzare questa "macchia", che ora sembra gigantesca rispetto a tutte le altre, che ho affrontato il più delle volte aspettando di dimenticarmene e basta. E come mi piace pensare che l'aiuto dovrei cercarlo in lei. Vedi, non è tanto il perdono che cerco in lei, perchè tanto - hai ragione - io non credo riuscirei mai a perdonarmi completamente. In lei cerco l'aiuto necessario ad accettarmi. Ma ho paura che finchè terrò dentro questo disastro, perchè nella mia testa è quello che sto vivendo, non le darei mai gli strumenti per darmelo, il suo aiuto. La prima volta che ho cercato di mettere a punto la mia storia, quando ero convinto di voler confessare e basta, mi è sembrato che l'unico modo per parlargliene fosse quello di farle sapere che IO ho bisogno di aiuto. Del suo aiuto per affrontare questa cosa. Poi mi avete fatto capire che forse non sono pronto, a chiedere a lei questo tipo di aiuto. O che prima posso chiedere aiuto a qualcun altro per affrontare lei in una fase successiva. A questo si ricollegava anche la mia ultima ipotesi di condividere con lei il fatto che comunque qualcosa non va, e vorrei rivolgermi a qualcuno perchè mi aiutasse.

E ripeto un'altra cosa che probabilmente è andata persa troppi interventi indietro: ho una speranza, probabilmente illusione, che chiedendole di aiutarmi a sostenere questo peso saremmo costretti a mettere mano assieme anche a tutto il resto. A cose che finora abbiamo tralasciato in quanto non urgenti. Che affrontare un trauma possa essere l'occasione per risolverne anche altri.

Nella mia confusione, ora, quel che rende tutto disperato è la fretta, ovviamente dettata dal panico, dall'ansia e dalla paranoia. E so che è una delle cose peggiori, quando ciò che mi servirebbe è la lucidità di osservare questi eventi con oggettività. Aggiungo che forse, se fossi da solo, pur magari mettendoci molto, ma molto tempo, arriverei a capacitarmi di me. Ma prima dovrei accettare la mia caduta, lasciarmi andare fino a sbattere la faccia a terra, per capire che tutto questo è reale, che io sono ancora vivo, e posso risollevarmi e ricominciare ad andare avanti. Adesso invece, è tutto intrecciato, ogni filo ne tira altri, e io mi addormento sapendo che il giorno dopo mi sveglierò pensando a come cercare di risolvere questo disastro. E mi sveglio sapendo che nutrirmi, lavorare, occuparmi di lei e delle cose di ogni giorno sarà uno sforzo immane, perchè nel frattempo dovrò staccare la testa, o la paura mi immobilizzerà. Fortunatamente ho delle brevi parentesi di lucidità, dei piccoli momenti di pace, che mi permettono di sperare di trovare una soluzione. Che mi danno motivo di credere che posso ancora cercare di lavorarci sopra, di arrivare da qualche parte. Diversamente, avrei già confessato o sarei in ospedale. Sto valutando di parlare con lei stasera, del fatto che ho bisogno di una terapia (per molteplici ragioni, non accennando direttamente a questo motivo scatentante), di farle capire che in questo periodo sto male, ma che sono vivo, che sono ancora in me, che ci sono ancora per lei. Da solo non ce la faccio, niente da fare, l'altalena mi dà le vertigini, e alla lunga cadrò rischiando di portarmi dietro tutto. Concludendo: condivido il tuo pensiero, che è quello di molti qui; cercherò con ogni strumento di indagare se posso farmene una ragione, se può diventare mio. Cercherò l'aiuto necessario a capire, a provare ad accettare. Cercherò nel frattempo di non allontanarmi da lei, nè con la testa nè con il cuore. Quello che devo ritrovare è proprio il modo di trasformare il debito che ho con me stesso in risorsa da spendere per noi, come sono riuscito a fare in questi anni, prima che cominciasse questo delirio.

Ti ringrazio per le parole sincere, e scusa(te) la pedanteria e le ripetizioni. Viene e va.
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Quante cose interessanti che hai scritto! Una prima considerazione: ho avuto (e condivido) un'educazione molto tradizionale sulla sessualità e sulla coppia. Ho ben incastrata in testa un'idea probabilmente ancora romantica, dello stare assieme (più ancora che dell'amore in sè, che invece mi appare molto meno definibile e circoscrivibile). Credo fermamente nella libertà individuale, in qualsiasi tipo di relazione, ma credo anche alla coppia come strumento, come risorsa. E credo che le decisioni importanti, quelle che - volenti o nolenti - sconfinano dall'individuo per i loro risvolti psicologici e non, vadano in linea di massima prese in due.

Detto questo, hai ragione su tutta la linea. Al momento il problema, con relative paranoie e loop, è solo nella mia testa, non ha ancora toccato lei, non l'ha ferita, non le ha tolto niente (per quanto lei si accorga che non sono al massimo, e come dici anche tu, non in quanto le faccio mancare qualcosa, ma perchè qualcosa manca evidentemente a me).

E' vero, io ho tradito prima di tutto me stesso. Anzi, considerato che lei ora è una persona diversa rispetto a 7 anni fa, mi viene quasi da pensare di aver tradito molto di più me stesso, arrogandomi il potere di giudicare la vita di entrambi.

Ora, c'è una grossa falla, nell'educazione che ho avuto: il perdono di sè. O meglio, c'è una grossa ipocrisia, sotto. Perchè finchè da perdonare tutto sommato c'è poco, è più facile far finta di niente, piuttosto di affrontare un percorso di vera comprensione. Ma quando, per improvvisa rivelazione, o per senso di colpa, la vita presenta il conto, non c'è una soluzione pronta. Nessuno mi ha insegnato come si fa, a perdonarsi davvero. E finora, dopotutto, credo di averci provato, se in qualche modo ero riuscito a rimuovere l'accaduto. Ma evidentemente, bastava soltanto che un evento innescasse la reazione che credevo di aver congelato per sempre. Chissà, magari avrebbe potuto accadere 5 anni fa, come fra 50 anni.

Ci sono eventi che semplicemente non possono essere perdonati.
Non c'è altra via che prenderli per quello che sono e assumersi le conseguenze che portano.
Non c'è via alternativa.

Il punto non è il perdono secondo me.

Il punto è scaricare la rabbia, la delusione, mettici quello che vuoi, è renderli neutri..neutralizzarli.
Togliere il carico emotivo.

E non per discolparsi, ma per "riparare" con azioni concrete e rivolte al futuro, per se stessi e poi anche per gli altri.

Ecco perchè rimuovere non funziona (e infetta le ferite).
Perchè non neutralizza ma semplicemente sposta l'evento in questione in un angolo..un po' come mettere la polvere sotto il tappeto, no? Mica l'hai tolta, l'hai solo messa in una posizione non visibile. Appena il tappeto si sposta, la polvere è ancora lì, e va ad aumentare quella che si è accumulata nel frattempo.

Accettare è prendere tutto il carico e lasciarlo andare, riparando con azioni concrete e volte al futuro.
Il passato è quello che è. Il presente è nelle azioni del qui e ora, il futuro è una conseguenza.
Accettare è smettere di combattere.

E' successo l'evento x? Sì, è successo.
Potevo evitare? Forse sì, forse no...il punto è che non è stato evitato. Da me si dice che "coi se e coi ma non si fa minestra"
;)
Fa male? Sì.
Il male è una punizione? NO.
:)
Il dolore è una fase, non è eterno. Non c'è che viverlo.

La vera domanda, a mio parere è: cosa possa fare ORA e QUI per prendere l'evento x e usarlo come miglioramento di me? Come "ampliamento" di quello che credevo di essere e ho scoperto non essere...

Ad ogni modo, il tuo pensiero mi è chiaro. Razionalmente sto cercando di farlo mio. Sto cercando di trovare il modo di tenermele, le mie responsabilità. Anche se mi è stato inculcato un insegnamento diverso. E' evidente, la mia confusione? Io immagino di sì. Come è evidente che ho bisogno di aiuto per metabolizzare questa "macchia", che ora sembra gigantesca rispetto a tutte le altre, che ho affrontato il più delle volte aspettando di dimenticarmene e basta. E come mi piace pensare che l'aiuto dovrei cercarlo in lei. Vedi, non è tanto il perdono che cerco in lei, perchè tanto - hai ragione - io non credo riuscirei mai a perdonarmi completamente. In lei cerco l'aiuto necessario ad accettarmi.

Nessuno ti può aiutare in questo temo. E' roba tua. E' un percorso tuo. Quello che puoi condividere è la storia (intesa come narrazione), le azioni...ma o ti accetti tu o gli altri non possono nulla, credo io eh:)

Ma ho paura che finchè terrò dentro questo disastro, perchè nella mia testa è quello che sto vivendo, non le darei mai gli strumenti per darmelo, il suo aiuto. La prima volta che ho cercato di mettere a punto la mia storia, quando ero convinto di voler confessare e basta, mi è sembrato che l'unico modo per parlargliene fosse quello di farle sapere che IO ho bisogno di aiuto. Del suo aiuto per affrontare questa cosa. Poi mi avete fatto capire che forse non sono pronto, a chiedere a lei questo tipo di aiuto. O che prima posso chiedere aiuto a qualcun altro per affrontare lei in una fase successiva. A questo si ricollegava anche la mia ultima ipotesi di condividere con lei il fatto che comunque qualcosa non va, e vorrei rivolgermi a qualcuno perchè mi aiutasse.

chiedere aiuto è difficilissimo, come ti capisco...io ho iniziato a provare dicendo "aiuto"..e quando mi han chiesto "per cosa?" non ho saputo rispondere...ma se avessi saputo rispondere, non avrei avuto bisogno di aiuto, no?

In fondo forse è solo bisogno di una compagnia non giudicante e silenziosa, che porti pazienza, che abbia il coraggio di attendere una qualche comprensione.
Che abbia il coraggio di assumersi il rischio dell'attesa di qualcun altro, vedendoci del buono anche per se stesso/a.


E ripeto un'altra cosa che probabilmente è andata persa troppi interventi indietro: ho una speranza, probabilmente illusione, che chiedendole di aiutarmi a sostenere questo peso saremmo costretti a mettere mano assieme anche a tutto il resto. A cose che finora abbiamo tralasciato in quanto non urgenti. Che affrontare un trauma possa essere l'occasione per risolverne anche altri.

mhhh..boh...la vedo dura risolvere un problema studiandone un altro...ma sono una schiappa in matematica:rolleyes:

Nella mia confusione, ora, quel che rende tutto disperato è la fretta, ovviamente dettata dal panico, dall'ansia e dalla paranoia. E so che è una delle cose peggiori, quando ciò che mi servirebbe è la lucidità di osservare questi eventi con oggettività. Aggiungo che forse, se fossi da solo, pur magari mettendoci molto, ma molto tempo, arriverei a capacitarmi di me. Ma prima dovrei accettare la mia caduta, lasciarmi andare fino a sbattere la faccia a terra, per capire che tutto questo è reale, che io sono ancora vivo, e posso risollevarmi e ricominciare ad andare avanti. Adesso invece, è tutto intrecciato, ogni filo ne tira altri, e io mi addormento sapendo che il giorno dopo mi sveglierò pensando a come cercare di risolvere questo disastro. E mi sveglio sapendo che nutrirmi, lavorare, occuparmi di lei e delle cose di ogni giorno sarà uno sforzo immane, perchè nel frattempo dovrò staccare la testa, o la paura mi immobilizzerà. Fortunatamente ho delle brevi parentesi di lucidità, dei piccoli momenti di pace, che mi permettono di sperare di trovare una soluzione. Che mi danno motivo di credere che posso ancora cercare di lavorarci sopra, di arrivare da qualche parte. Diversamente, avrei già confessato o sarei in ospedale. Sto valutando di parlare con lei stasera, del fatto che ho bisogno di una terapia, di farle capire che in questo periodo sto male, ma che sono vivo, che sono ancora in me, che ci sono ancora per lei. Da solo non ce la faccio, niente da fare, l'altalena mi dà le vertigini, e alla lunga cadrò rischiando di portarmi dietro tutto. Concludendo: condivido il tuo pensiero, che è quello di molti qui; cercherò con ogni strumento di indagare se posso farmene una ragione, se può diventare mio. Cercherò l'aiuto necessario a capire, a provare ad accettare. Cercherò nel frattempo di non allontanarmi da lei, nè con la testa nè con il cuore. Quello che devo ritrovare è proprio il modo di trasformare il debito che ho con me stesso in risorsa da spendere per noi, come sono riuscito a fare in questi anni, prima che cominciasse questo delirio.

Mai stato in montagna? Mica si arriva in vetta con un balzo. Si mette solo un piede dopo l'altro, fidandosi del proprio corpo e delle proprie capacità, ascoltando con attenzione il proprio corpo e i propri stati d'animo, dandosi il tempo anche per fermarsi e valutare bene la mappa e le condizioni...meglio perdere un po' di tempo che perdere il sentiero, no?..tenendo sempre ben presente che arrivare in vetta è facoltativo ma tornare a casa obbligatorio.
;)

Ti ringrazio per le parole sincere, e scusa(te) la pedanteria e le ripetizioni. Viene e va.
Fa bene anche a me scrivere:)
 

Brunetta

Utente di lunga data
Giorgiocan Ipazia

Leggervi è un piacere e un impegno.
Però (limite mio) non vedo tutta questa profondità nello scopare con un'altra persone e neppure chissà quale occasione per conoscersi nel profondo.
Io non vorrei stare con una persona che potesse considerare altri da usare per (non ho capito cosa, vedi sopra). Perché tutto il discorso di Ipazia vale se altre esperienze restano marginali rispetto al rapporto principale.
Ma che cosa può aggiungere una scopata con una persona marginale al rapporto profondo?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Leggervi è un piacere e un impegno.
Però (limite mio) non vedo tutta questa profondità nello scopare con un'altra persone e neppure chissà quale occasione per conoscersi nel profondo.
Io non vorrei stare con una persona che potesse considerare altri da usare per (non ho capito cosa, vedi sopra). Perché tutto il discorso di Ipazia vale se altre esperienze restano marginali rispetto al rapporto principale.
Ma che cosa può aggiungere una scopata con una persona marginale al rapporto profondo?

:mrgreen:

Niente...o meglio, niente di più e niente di meno di quello che possono aggiungere altre relazioni interpersonali che non comprendono lo scopare...per me.

L'importante è effettivamente dargli l'importanza che ha, nè più nè meno:smile:

Poi ecco..per quanto mi riguarda, nel mio modo di sentire, l'altra esperienza non è marginale, è estranea, al rapporto con il compagno e riguarda me e solo me:) e come ogni relazione che intraprendo, anche non sessuale, qualcosa mi ha dato e mi piace riconoscerlo.
Se no che senso avrebbe avuto?

..ma mi pare che il fulcro del discorso non fosse questo...quanto invece che Giorgio sia in difficoltà, con ansia et varie ed eventuali, e che stia cercando di individuarne le cause, ponendosi il problema che la principale sia o non sia il tradimento di 7 anni fa. Valutando se e cosa condividere con la compagna.

se non è così, ho scritto senza averci capito una mazza:mrgreen:(può essere, neh:rolleyes:)
 

Brunetta

Utente di lunga data
:mrgreen:

Niente...o meglio, niente di più e niente di meno di quello che possono aggiungere altre relazioni interpersonali che non comprendono lo scopare...per me.

L'importante è effettivamente dargli l'importanza che ha, nè più nè meno:smile:

Poi ecco..per quanto mi riguarda, nel mio modo di sentire, l'altra esperienza non è marginale, è estranea, al rapporto con il compagno e riguarda me e solo me:) e come ogni relazione che intraprendo, anche non sessuale, qualcosa mi ha dato e mi piace riconoscerlo.
Se no che senso avrebbe avuto?

..ma mi pare che il fulcro del discorso non fosse questo...quanto invece che Giorgio sia in difficoltà, con ansia et varie ed eventuali, e che stia cercando di individuarne le cause, ponendosi il problema che la principale sia o non sia il tradimento di 7 anni fa. Valutando se e cosa condividere con la compagna.

se non è così, ho scritto senza averci capito una mazza:mrgreen:(può essere, neh:rolleyes:)
Il fulcro è quello.
Cercavo di capire.
Ma continuo a non capire.
Se è così marginale, se è così certo che resti estraneo al rapporto vero, se è equiparabile a una conversazione durante l'aperitivo non ne vedo la necessità.
Cosa si capisce con una scopata così poco rilevante?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Il fulcro è quello.
Bene...mi avevi fatto venire il dubbio:)

Cercavo di capire.
Ma continuo a non capire.
Se è così marginale, se è così certo che resti estraneo al rapporto vero, se è equiparabile a una conversazione durante l'aperitivo non ne vedo la necessità.

Mica che l'altro è falso però :D
...e non risponde sicuramente agli stessi bisogni di un aperitivo, se fosse si andrebbe a prendere l'aperitivo, no?
Per quanto mi riguarda è semplicemente desiderio, che di volta in volta decido se concretizzare o meno...mica è detto che si abbia sempre voglia di concretizzare, a volte è anche bello condividere la sensazione con il compagno..l'importante per me è avere la libertà di scegliere
:)

Ma è il mio modo di viverla, neh...

Io per esempio non capisco, e mi sentirei in una gabbia, se il compagno mi dicesse "me e nessun altro" o se mi avesse chiesto "per sempre", e non riuscirei a credere ad un uomo che mi promette quanto sopra.
Cioè, fuggirei a gambe levate proprio.
Cioè, ma come si fa a promettere certezza del futuro? Che ha, la sfera di cristallo? Si occupa di predizioni?...mi inquietano molto questo tipo di promesse, sul serio.

Cosa si capisce con una scopata così poco rilevante?

Boh...non lo so:D E non so neanche definire "rilevante o meno" una scopata..in che senso?

Mica faccio sesso per capire qualcosa...faccio sesso perché ho voglia di sentire l'altro anche attraverso il corpo, anche attraverso quei sensi che non hanno bisogno di razionalità per conoscere il mondo.

E' la rielaborazione dell'esperienza che poi ne definisce il valore o il disvalore, ma in entrambi i casi ho sperimentato me stessa in relazione ad un pezzetto di mondo.
:)
 

Brunetta

Utente di lunga data

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Temo che non capirò mai.
Dobbiamo essere irrimediabilmente diverse.
Temo anche io che non capirò mai fino in fondo tutta una serie di promesse o l'esclusività del corpo...o meglio, capisco in via teorica, ma non comprendo...e anzi, mi scatta dentro una diffidenza che neanche ti immagini, davvero.

Riesco però a gioire delle gioie di chi ci sta dentro:)

Credo anche io che siamo diverse, mai incontrato fra l'altro qualcuno di perfettamente uguale:smile:..ma è quello il bello, no?
E' la diversità che ci mette a confronto con noi stessi...a volte si resta dove si è, a volte si variano le posizioni e le prospettive...penso sia bello incontrarsi, comunque e in qualunque modo sia tollerabile per ognuno dei coinvolti:smile:
 

Brunetta

Utente di lunga data
Temo anche io che non capirò mai fino in fondo tutta una serie di promesse o l'esclusività del corpo...o meglio, capisco in via teorica, ma non comprendo...e anzi, mi scatta dentro una diffidenza che neanche ti immagini, davvero.

Riesco però a gioire delle gioie di chi ci sta dentro:)

Credo anche io che siamo diverse, mai incontrato fra l'altro qualcuno di perfettamente uguale:smile:..ma è quello il bello, no?
E' la diversità che ci mette a confronto con noi stessi...a volte si resta dove si è, a volte si variano le posizioni e le prospettive...penso sia bello incontrarsi, comunque e in qualunque modo sia tollerabile per ognuno dei coinvolti:smile:
Io avrei voluto trovare tentazioni alle quali resistere :mrgreen:. Principalmente mi manca chi mi faccia venir voglia di conoscere biblicamente e pure in altro modo :rotfl:
 
Io avrei voluto trovare tentazioni alle quali resistere :mrgreen:. Principalmente mi manca chi mi faccia venir voglia di conoscere biblicamente e pure in altro modo :rotfl:
Ma è che la tiri troppo no?:rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:
E allora dopo la se slarga
e non stringe più...

Ecco perchè chi troppo vuole nulla stringe...:rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io avrei voluto trovare tentazioni alle quali resistere :mrgreen:. Principalmente mi manca chi mi faccia venir voglia di conoscere biblicamente e pure in altro modo :rotfl:

Stoica :mrgreen:

Un giorno ti presto gli occhiali con cui guardo il mondo;)...ti potresti divertire un sacco...poi però me li ridai eh:rotfl:
 
Stoica :mrgreen:

Un giorno ti presto gli occhiali con cui guardo il mondo;)...ti potresti divertire un sacco...poi però me li ridai eh:rotfl:
E pensa se potessi vedere il mondo con i miei di occhi...
Ti ritroveresti da ipazia...a impazzita....:rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:
 
:rotfl::rotfl::rotfl:
Sai che hai mai osservato?
Le persone che guardano sempre cosa devono avere gli altri da offrire per essere benvolute...in genere non hanno loro niente da offrire...

Chi invece di pensare a come devono essere gli altri...pensa a cosa ha lui o lei da offrire coltiva sè stesso no?

Come facciamo poi a valutare le cose degli altri?
mica siamo loro no?

Esempio una mi dice sei un nano...io le rispondo no è tu che sei na pertica no?:rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:
 

Brunetta

Utente di lunga data
Stoica :mrgreen:

Un giorno ti presto gli occhiali con cui guardo il mondo;)...ti potresti divertire un sacco...poi però me li ridai eh:rotfl:
Sarei stoica se avessi resistito. Non ho trovato granché a cui resistere :unhappy:. Se gli occhiali aiutano, fammi un prestito :up::mexican:
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Sarei stoica se avessi resistito. Non ho trovato granché a cui resistere :unhappy:. Se gli occhiali aiutano, fammi un prestito :up::mexican:
Guarda..già il pensiero mi sembra stoico:mrgreen:
..sarà che, alla Wilde, posso dire solo di saper resistere a tutto, tranne che alle tentazioni..:rolleyes::mexican:


..occhiali in arrivo..:carneval::carneval:


credici però eh..:D
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Sai che hai mai osservato?
Le persone che guardano sempre cosa devono avere gli altri da offrire per essere benvolute...in genere non hanno loro niente da offrire...

Chi invece di pensare a come devono essere gli altri...pensa a cosa ha lui o lei da offrire coltiva sè stesso no?

Come facciamo poi a valutare le cose degli altri?
mica siamo loro no?

Esempio una mi dice sei un nano...io le rispondo no è tu che sei na pertica no?:rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:
vero:up::D


che poi sai che fatica?...

...tutto un lavoro di interpretazione per scoprire che non si è capito una mazza, o quasi..e che quello che si credeva l'altro, era in realtà un io mascherato e imbroglione:carneval:
 

Leda

utente Olimpi(c)a
Originariamente Scritto da ipazia

Ci sono eventi che semplicemente non possono essere perdonati.
Non c'è altra via che prenderli per quello che sono e assumersi le conseguenze che portano.
Non c'è via alternativa.

Il punto non è il perdono secondo me.

Il punto è scaricare la rabbia, la delusione, mettici quello che vuoi, è renderli neutri..neutralizzarli.
Togliere il carico emotivo.

E non per discolparsi, ma per "riparare" con azioni concrete e rivolte al futuro, per se stessi e poi anche per gli altri.

Ecco perchè rimuovere non funziona (e infetta le ferite).
Perchè non neutralizza ma semplicemente sposta l'evento in questione in un angolo..un po' come mettere la polvere sotto il tappeto, no? Mica l'hai tolta, l'hai solo messa in una posizione non visibile. Appena il tappeto si sposta, la polvere è ancora lì, e va ad aumentare quella che si è accumulata nel frattempo.

Accettare è prendere tutto il carico e lasciarlo andare, riparando con azioni concrete e volte al futuro.
Il passato è quello che è. Il presente è nelle azioni del qui e ora, il futuro è una conseguenza.
Accettare è smettere di combattere.

E' successo l'evento x? Sì, è successo.
Potevo evitare? Forse sì, forse no...il punto è che non è stato evitato. Da me si dice che "coi se e coi ma non si fa minestra"
;)
Fa male? Sì.
Il male è una punizione? NO.
:smile:
Il dolore è una fase, non è eterno. Non c'è che viverlo.

La vera domanda, a mio parere è: cosa possa fare ORA e QUI per prendere l'evento x e usarlo come miglioramento di me? Come "ampliamento" di quello che credevo di essere e ho scoperto non essere...
Questo me lo incornicio...

:inlove::inlove::inlove:
 
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