"Non c'è dottore, non c'è dottore ... "

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giorgiocan

Utente prolisso
"Non c'è dottore, non c'è dottore ... "

"Che ironia
Questa malattia
Che non mi fa dormire
Che non va più via."


Il nuovo specialista che ho consultato ha evidentemente un approccio diverso rispetto alla psicologa. Mentre lei mi aveva suggerito una strategia legata ad una terapia (avanzandola come un'ipotesi, come un "io proverei così"), questo al momento non ha suggerito una strada. Mi ha osservato molto, suggerendo sia gravità sia leggerezza (e in questo caso mi ha fatto quasi rabbia). Ha rimandato al prossimo incontro un'eventuale prescrizione, ma soprattutto non ha dato per scontate o per condivise le mie considerazioni. In un certo senso ha riportato tutto ad una specie di punto zero: ha "proposto" che tutte le mie considerazioni siano sensate e logiche, mi ha addirittura proposto l'ipotesi che le mie paranoie non siano paranoie (al che volevo chiedergli se lo faceva apposta per portarmi a un punto di rottura e lì esercitare il mestiere di psichiatra o cos'altro) ma considerazioni che potrebbero scaturire da basi oggettive. Inoltre mi ha fatto capire che considera i farmaci come puramente collaterali, e non mi prescriverebbe nulla di "pesante" perchè ci vedrebbe il rischio di una terapia "a vita". Quindi in un certo senso mi ha anticipato di non aspettarmi un contributo risolutivo da parte dei farmaci, di non considerarli una "salvezza". Il che posso anche capirlo, ma ora sono curioso di vedere dove andremo a parare, visto che tra l'altro la terapia ha un costo.


Da qui la citazione iniziale. Per quanto stia iniziando a percepire dei sintomi reali da forte stress (aritmie, spasmi muscolari e tremori) che stanno sostituendosi ai più banali attacchi di panico e stati d'ansia prolungati, il tutto sta nuovamente confluendo in una depressione sempre più classica (comincio ad avere problemi ad alzarmi dal letto, devo spostarmi in bicicletta perchè l'auto mi sembra troppo "impegnativa" sul piano dell'organizzazione mentale, ecc.). Insomma, per quanto attenda il prossimo incontro con ansia, non vorrei essermi illuso circa l'aiuto che mi può essere offerto dalla medicina. Ma credo anche che l'atteggiamento del medico possa essere una specie di test d'ingresso, visto che non credo mi abbia ancora inquadrato a dovere. Considerate che mentre la psicologa si è trovata davanti un disperato che al secondo incontro è quasi svenuto, questo qui ha avuto a che fare con una persona quasi calma, razionale, conscia della propria situazione: come dicevo, raccontare più volte tutta la storia ha cambiato qualcosa anche nella mia testa, e forse ora stanno evidenziandosi priorità mie che però non giocano a favore di una riflessione più aperta (e voi sapete che il mio obiettivo è prima di tutto salvare la mia relazione). Insomma, la curiosità resta, la disperazione cresce e muta. Devo resistere ancora qualche giorno, ma l'attesa è snervante e incerta. Sono in trincea.
 
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Diletta

Utente di lunga data
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Che non va più via."


Il nuovo specialista che ho consultato ha evidentemente un approccio diverso rispetto alla psicologa. Mentre lei mi aveva suggerito una strategia legata ad una terapia (avanzandola come un'ipotesi, come un "io proverei così"), questo al momento non ha suggerito una strada. Mi ha osservato molto, suggerendo sia gravità sia leggerezza (e in questo caso mi ha fatto quasi rabbia). Ha rimandato al prossimo incontro un'eventuale prescrizione, ma soprattutto non ha dato per scontate o per condivise le mie considerazioni. In un certo senso ha riportato tutto ad una specie di punto zero: ha "proposto" che tutte le mie considerazioni siano sensate e logiche, mi ha addirittura proposto l'ipotesi che le mie paranoie non siano paranoie (al che volevo chiedergli se lo faceva apposta per portarmi a un punto di rottura e lì esercitare il mestiere di psichiatra o cos'altro) ma considerazioni che potrebbero scaturire da basi oggettive. Inoltre mi ha fatto capire che considera i farmaci come puramente collaterali, e non mi prescriverebbe nulla di "pesante" perchè ci vedrebbe il rischio di una terapia "a vita". Quindi in un certo senso mi ha anticipato di non aspettarmi un contributo risolutivo da parte dei farmaci, di non considerarli una "salvezza". Il che posso anche capirlo, ma ora sono curioso di vedere dove andremo a parare, visto che tra l'altro la terapia ha un costo.


Da qui la citazione iniziale. Per quanto stia iniziando a percepire dei sintomi reali da forte stress (aritmie, spasmi muscolari e tremori) che stanno sostituendosi ai più banali attacchi di panico e stati d'ansia prolungati, il tutto sta nuovamente confluendo in una depressione sempre più classica (comincio ad avere problemi ad alzarmi dal letto, devo spostarmi in bicicletta perchè l'auto mi sembra troppo "impegnativa" sul piano dell'organizzazione mentale, ecc.). Insomma, per quanto attenda il prossimo incontro con ansia, non vorrei essermi illuso circa l'aiuto che mi può essere offerto dalla medicina. Ma credo anche che l'atteggiamento del medico possa essere una specie di test d'ingresso, visto che non credo mi abbia ancora inquadrato a dovere. Considerate che mentre la psicologa si è trovata davanti un disperato che al secondo incontro è quasi svenuto, questo qui ha avuto a che fare con una persona quasi calma, razionale, conscia della propria situazione: come dicevo, raccontare più volte tutta la storia ha cambiato qualcosa anche nella mia testa, e forse ora stanno evidenziandosi priorità mie che però non giocano a favore di una riflessione più aperta (e voi sapete che il mio obiettivo è prima di tutto salvare la mia relazione). Insomma, la curiosità resta, la disperazione cresce e muta. Devo resistere ancora qualche giorno, ma l'attesa è snervante e incerta. Sono in trincea.

Caro Giorgio,
resisti, resisti.
Prima o poi ne verrai fuori, in un modo o nell'altro.
Questo semplice concetto mi aiutava ad andare avanti.
Sì, i sintomi che hai descritto sono quelli della depressione, ma se ne esce anche da questa.
Affidati al medico con fiducia. :)
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
"Che ironia
Questa malattia
Che non mi fa dormire
Che non va più via."


Il nuovo specialista che ho consultato ha evidentemente un approccio diverso rispetto alla psicologa. Mentre lei mi aveva suggerito una strategia legata ad una terapia (avanzandola come un'ipotesi, come un "io proverei così"), questo al momento non ha suggerito una strada. Mi ha osservato molto, suggerendo sia gravità sia leggerezza (e in questo caso mi ha fatto quasi rabbia). Ha rimandato al prossimo incontro un'eventuale prescrizione, ma soprattutto non ha dato per scontate o per condivise le mie considerazioni. In un certo senso ha riportato tutto ad una specie di punto zero: ha "proposto" che tutte le mie considerazioni siano sensate e logiche, mi ha addirittura proposto l'ipotesi che le mie paranoie non siano paranoie (al che volevo chiedergli se lo faceva apposta per portarmi a un punto di rottura e lì esercitare il mestiere di psichiatra o cos'altro) ma considerazioni che potrebbero scaturire da basi oggettive. Inoltre mi ha fatto capire che considera i farmaci come puramente collaterali, e non mi prescriverebbe nulla di "pesante" perchè ci vedrebbe il rischio di una terapia "a vita". Quindi in un certo senso mi ha anticipato di non aspettarmi un contributo risolutivo da parte dei farmaci, di non considerarli una "salvezza". Il che posso anche capirlo, ma ora sono curioso di vedere dove andremo a parare, visto che tra l'altro la terapia ha un costo.


Da qui la citazione iniziale. Per quanto stia iniziando a percepire dei sintomi reali da forte stress (aritmie, spasmi muscolari e tremori) che stanno sostituendosi ai più banali attacchi di panico e stati d'ansia prolungati, il tutto sta nuovamente confluendo in una depressione sempre più classica (comincio ad avere problemi ad alzarmi dal letto, devo spostarmi in bicicletta perchè l'auto mi sembra troppo "impegnativa" sul piano dell'organizzazione mentale, ecc.). Insomma, per quanto attenda il prossimo incontro con ansia, non vorrei essermi illuso circa l'aiuto che mi può essere offerto dalla medicina. Ma credo anche che l'atteggiamento del medico possa essere una specie di test d'ingresso, visto che non credo mi abbia ancora inquadrato a dovere. Considerate che mentre la psicologa si è trovata davanti un disperato che al secondo incontro è quasi svenuto, questo qui ha avuto a che fare con una persona quasi calma, razionale, conscia della propria situazione: come dicevo, raccontare più volte tutta la storia ha cambiato qualcosa anche nella mia testa, e forse ora stanno evidenziandosi priorità mie che però non giocano a favore di una riflessione più aperta (e voi sapete che il mio obiettivo è prima di tutto salvare la mia relazione). Insomma, la curiosità resta, la disperazione cresce e muta. Devo resistere ancora qualche giorno, ma l'attesa è snervante e incerta. Sono in trincea.
Ti posso suggerire una cura più efficiente e contemporaneamente economica, di facile applicazione e infine senza particolari effetti collaterali?

Comprati una bella mazza da 10 chili e ogni volta che ti assale un attacco di qualunque delle cose qui citate, ti dai una bella martellata sui piedi, e vedrai che ti passa immediatamente. A lungo andare ti va via perfino la voglia di pensarci.

Magari riesci a rifarti una vita addirittura piacevole e pieno di nuovi stimoli, in quanto per tutti gli altri sentimenti resta la validissima mazzata.

Come scrivi e descrivi il tuo problema, non ne hai. La tua è un modo per dare cibo a vita ai psicoanalisti. Non ne uscirà mai nulla di utile da una o da un migliaio di sedute, se non un bel pacco di soldi. Per loro.
 

nate

Utente di lunga data
Ti posso suggerire una cura più efficiente e contemporaneamente economica, di facile applicazione e infine senza particolari effetti collaterali?

Comprati una bella mazza da 10 chili e ogni volta che ti assale un attacco di qualunque delle cose qui citate, ti dai una bella martellata sui piedi, e vedrai che ti passa immediatamente. A lungo andare ti va via perfino la voglia di pensarci.

Magari riesci a rifarti una vita addirittura piacevole e pieno di nuovi stimoli, in quanto per tutti gli altri sentimenti resta la validissima mazzata.

Come scrivi e descrivi il tuo problema, non ne hai. La tua è un modo per dare cibo a vita ai psicoanalisti. Non ne uscirà mai nulla di utile da una o da un migliaio di sedute, se non un bel pacco di soldi. Per loro.
se continui così vai in depressione veramente,e è una malattia mortale,cerca di salvarti in qualche modo
 

nate

Utente di lunga data
"Che ironia
Questa malattia
Che non mi fa dormire
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Il nuovo specialista che ho consultato ha evidentemente un approccio diverso rispetto alla psicologa. Mentre lei mi aveva suggerito una strategia legata ad una terapia (avanzandola come un'ipotesi, come un "io proverei così"), questo al momento non ha suggerito una strada. Mi ha osservato molto, suggerendo sia gravità sia leggerezza (e in questo caso mi ha fatto quasi rabbia). Ha rimandato al prossimo incontro un'eventuale prescrizione, ma soprattutto non ha dato per scontate o per condivise le mie considerazioni. In un certo senso ha riportato tutto ad una specie di punto zero: ha "proposto" che tutte le mie considerazioni siano sensate e logiche, mi ha addirittura proposto l'ipotesi che le mie paranoie non siano paranoie (al che volevo chiedergli se lo faceva apposta per portarmi a un punto di rottura e lì esercitare il mestiere di psichiatra o cos'altro) ma considerazioni che potrebbero scaturire da basi oggettive. Inoltre mi ha fatto capire che considera i farmaci come puramente collaterali, e non mi prescriverebbe nulla di "pesante" perchè ci vedrebbe il rischio di una terapia "a vita". Quindi in un certo senso mi ha anticipato di non aspettarmi un contributo risolutivo da parte dei farmaci, di non considerarli una "salvezza". Il che posso anche capirlo, ma ora sono curioso di vedere dove andremo a parare, visto che tra l'altro la terapia ha un costo.


Da qui la citazione iniziale. Per quanto stia iniziando a percepire dei sintomi reali da forte stress (aritmie, spasmi muscolari e tremori) che stanno sostituendosi ai più banali attacchi di panico e stati d'ansia prolungati, il tutto sta nuovamente confluendo in una depressione sempre più classica (comincio ad avere problemi ad alzarmi dal letto, devo spostarmi in bicicletta perchè l'auto mi sembra troppo "impegnativa" sul piano dell'organizzazione mentale, ecc.). Insomma, per quanto attenda il prossimo incontro con ansia, non vorrei essermi illuso circa l'aiuto che mi può essere offerto dalla medicina. Ma credo anche che l'atteggiamento del medico possa essere una specie di test d'ingresso, visto che non credo mi abbia ancora inquadrato a dovere. Considerate che mentre la psicologa si è trovata davanti un disperato che al secondo incontro è quasi svenuto, questo qui ha avuto a che fare con una persona quasi calma, razionale, conscia della propria situazione: come dicevo, raccontare più volte tutta la storia ha cambiato qualcosa anche nella mia testa, e forse ora stanno evidenziandosi priorità mie che però non giocano a favore di una riflessione più aperta (e voi sapete che il mio obiettivo è prima di tutto salvare la mia relazione). Insomma, la curiosità resta, la disperazione cresce e muta. Devo resistere ancora qualche giorno, ma l'attesa è snervante e incerta. Sono in trincea.
Ovvio che stai andando in depressione non sottovalutare i sintomi. Mi dai il link di che cosa ti è successo ??
 

feather

Utente tardo
"Che ironia
Questa malattia
Che non mi fa dormire
Che non va più via."
Aspettare con ansia che una pillola ti tolga quel nodo, quel'ansia, quel dolore.. forse stavi aspettando la cosa sbagliata.
Non sarà qualche pillola che ti leva il male, solo tu puoi.
Forse dovresti lasciar perdere i psicofarmaci e concetrarti su cosa vuoi tu. E lasciare che sia il medico a prescriverteli o meno e non preoccupartene.
E non pensare neppure che il medico ti "guarirà", lui potrà metterti sulla strada giusta, ma non può fare un percorso al posto tuo.

Non so, da cosa e come scrivi, mi dai l'impressione di riporre troppa fiducia che la soluzione ai tuoi mali verrà "da fuori".
 

Diletta

Utente di lunga data
Aspettare con ansia che una pillola ti tolga quel nodo, quel'ansia, quel dolore.. forse stavi aspettando la cosa sbagliata.
Non sarà qualche pillola che ti leva il male, solo tu puoi.
Forse dovresti lasciar perdere i psicofarmaci e concetrarti su cosa vuoi tu. E lasciare che sia il medico a prescriverteli o meno e non preoccupartene.
E non pensare neppure che il medico ti "guarirà", lui potrà metterti sulla strada giusta, ma non può fare un percorso al posto tuo.

Non so, da cosa e come scrivi, mi dai l'impressione di riporre troppa fiducia che la soluzione ai tuoi mali verrà "da fuori".


Però è un valido aiuto soprattutto per l'ansia che si scatena dai pensieri ossessivi.
I farmaci aiutano in quel senso: a riprendere possesso della mente la cui lucidità è stata offuscata da una nevrosi e il cui equilibrio è venuto meno.
E succede molto spesso.
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
se continui così vai in depressione veramente,e è una malattia mortale,cerca di salvarti in qualche modo
non ho bisogno di cure immediate. la mia mazza l'ho presa 30 anni fa e da 10 sta nell'angolino a prendere ruggine :rotfl:
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
non ho bisogno di cure immediate. la mia mazza l'ho presa 30 anni fa e da 10 sta nell'angolino a prendere ruggine :rotfl:
Poi, il mio era un incoraggiamento ruvido, non una critica. Quando uno crede di essere malato, quando invece non lo è, allora è il pasto preferito dei leoni, lo sai, no?
 

giorgiocan

Utente prolisso
Non so, da cosa e come scrivi, mi dai l'impressione di riporre troppa fiducia che la soluzione ai tuoi mali verrà "da fuori".
Hai ragione. Da una parte mi sto illudendo che qualcosa (da fuori) faccia scattare una molla, e così com'è iniziato tutto 'sto casino, possa portarmi a una conclusione. Dall'altra ho le mie idee ma sono paralizzato dalla paura. Allora sto cercando di isolare i vari compartimenti mentali e vedere se trovo qualcosa cui aggrapparmi per scegliere una strada, perchè stare semplicemente ad aspettare che passi, per quanto sedato, non è la soluzione che avevo in mente. O decido di lasciarla passare e me ne faccio una ragione, o decido di giocarmi tutto. Questa è la mia attuale conclusione. E non voglio assolutamente tirarla più lunga di quel che dovrebbe, anche perchè in pratica non sto vivendo - anche se va meglio di 2-3 mesi fa. Di fatto, questa terapia (che durerà poco, e non solo per questione di budget) sarà la mia ultima risorsa e "scusa" prima di decidere. Certo, voglio assicurarmi (ma lo sono sempre di più) che la mia decisione non sarà una mera questione di coscienza, ma attualmente il problema è che mi sveglio e mi addormento con lo stesso pensiero in testa da mesi, e la cosa mi fa impazzire.
 

tesla

Utente di lunga data
qualche anno fa un dopo una serie di problemi sentimentali sommati a un numero tendente all'infinito di sfighe, ero andata da uno psichiatra per mettere un argine alla mia insonnia.
avevamo parlato a lungo, in modo anche irritante in qualche momento.
lo psichiatra secondo me ha un approccio diverso dallo psicologo, tende a sbattere un po' di più in faccia i problemi senza tante cautele e giri di parole.
almeno, nel mio caso era stato così e io non avevo gradito.
o forse quel giorno ci eravamo alzati con la luna per traverso.
fatto sta, che mi ha curata molto bene, con farmaci adatti ed efficaci, in un dosaggio molto accurato.
però mi è stato, e mi sta, sulle scatole.
ma non posso negare che fondamentalmente avesse ragione, soprattutto sui punti sgradevoli che ha toccato.
vedi tu come procede la cosa, potrebbe essere un ottimo professionista che ha soltanto toccato un tuo nervo scoperto (e tieni presente che il depresso è un rompicoglioni titanico e cerca di far fuori il suo salvatore e/o trovargli diecimila difetti).
quindi, vedi come procede la terapia, senza darti troppo retta, perchè paranoico eri e paranoico sei adesso nel metterlo in "discussione".
 
Ultima modifica:

nate

Utente di lunga data
Poi, il mio era un incoraggiamento ruvido, non una critica. Quando uno crede di essere malato, quando invece non lo è, allora è il pasto preferito dei leoni, lo sai, no?
ho letto,devo dire che ho vissuto una storia simile con la ragazza con cui sono stato per 8 anni e che non ho mai tradito. Poi lei mi lasciò in un modo parecchio brutale,in un momento terribile della mia vita (Mio padre si ammlò di tumore e morì in poco tempo ) lei mi lascia,mi porta via il sogno che avevamo costruito assieme (Spiaggia su un isola delle Filippine ) andando con un altro corteggiato tramite facebook davanti a i miei icchi. Li mmi sono mangiato le mani per non averla tradita. Prativcamente sta tipa mi mi corteggia,mostrando una faccia che non era la sua,mi si aggrappa,le sto vicino durante la sua depressione,appena si riprende e completa ilnostro sogno tropicale mi lascia e non viene neanche al funerale di mio padre
 

giorgiocan

Utente prolisso
Poi, il mio era un incoraggiamento ruvido, non una critica. Quando uno crede di essere malato, quando invece non lo è, allora è il pasto preferito dei leoni, lo sai, no?
Guarda che è giusta la tua osservazione. E non è che io muoia dalla voglia di essere malato. So semplicemente che sto tirando i fili della vita di un'altra persona, oltre alla mia. E questo mi paralizza dalla paura. Quindi, come suggerito da molti - e sono d'accordo - se devo decidere, devo prendermi prima tutte le certezze del caso.
 

giorgiocan

Utente prolisso
lo psichiatra secondo me ha un approccio diverso dallo psicologo, tende a sbattere un po' di più in faccia i problemi senza tante cautele e giri di parole.

quindi, vedi come procede la terapia, senza darti troppo retta, perchè paranoico eri e paranoico sei adesso nel metterlo in "discussione".
Sì, è più o meno quel che avevo immaginato anch'io e non è che mi dispiaccia del tutto, la cosa. D'altra parte quando sono arrivato qui ho sperimentato un po' la stessa franchezza, ed ho apprezzato. Mi do qualche settimana. O comunque il tempo di apprezzare il lavoro del medico. Poi tirerò le mie conclusoni.
 

giorgiocan

Utente prolisso
Ti fa più paura l'idea di vivere come stai vivendo ora o di perdere lei?
Se la metti così, mi fa più paura perdere lei. Ma mi fa ancora più paura non poter darle quello che vorrei. E in queste condizioni non sono in condizione di dare alcunchè. Solo quel che riesco a mettere insieme giorno per giorno. E alla lunga, non basta. E nemmeno tanto alla lunga, secondo me.
 

nate

Utente di lunga data
Sì, è più o meno quel che avevo immaginato anch'io e non è che mi dispiaccia del tutto, la cosa. D'altra parte quando sono arrivato qui ho sperimentato un po' la stessa franchezza, ed ho apprezzato. Mi do qualche settimana. O comunque il tempo di apprezzare il lavoro del medico. Poi tirerò le mie conclusoni.
Ti ha dato antidepressivi o neurolettici ?? perchè se prendi neurolettici ti consiglio di lasciare perdere che sono i farmaci più demoniaci che abbiano mai creato
 

giorgiocan

Utente prolisso
Ti ha dato antidepressivi o neurolettici ?? perchè se prendi neurolettici ti consiglio di lasciare perdere che sono i farmaci più demoniaci che abbiano mai creato
Te lo dirò in settimana, perchè si è riservato qualche giorno per decidere.
 
Stato
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