Senso del dovere oppure no?

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Diletta

Utente di lunga data
Scrivi cose che non capisco.
Se una persona sta in un posto è perché ha capito che sta meglio lì che altrove. Questo non vuol dire che non possa aver il pensiero anche altrove, solo ha scelto.
Voglio dire che la pretesa di far sentire una persona del tutto appagata mi sembra un'esagerazione.
Mi sembra già una buona cosa che stia abbastanza bene. Mi sembra una situazione adulta.
Secondo me - parere personale - qualsiasi relazione è frutto di compromessi, che è un po' quel concetto di sacrificio che si dovrebbe attuare per un fine che si ritiene importante (studio molto all'università per laurearmi, mi esercito a suonare uno strumento musicale per ore per diventare un bravo musicista etc). Anch'io non ho fatto alcune cose perseguendo degli obiettivi, ma ne sono stato ampiamente appagato da altre. Classico esempio, i figli (nel mio caso, la figlia). Da quando è nata per anni ci sono state forti limitazioni alla libertà che c'era prima, ovviamente, e pure di notte, quante ore di sonno perse... però ho guadagnato una figlia, e questo è bastato a colmare qualsiasi sacrificio fatto per lei. Certo che se io oggi comincio a pensare di rimpiangere quel periodo della mia vita in cui ero più giovane e potevo fare cose che essendo padre non potevo permettermi, non devo parlare di rimpianti, ma di scelte sbagliate.
Io ho scelto di essere padre e ne sono ben felice.
Probabilmente vivrei di rimpianti se non fosse stata una scelta consapevole.
Per i tradimenti... io credo che valgano molto al presente. Temere di rimpiangere anni dopo l'occasione persa, vuol dire che qualcosa d'altro non funziona dentro noi o anche nella coppia, e che ci sono scelte sbagliate alla base, e frustrazioni conseguenti.
Se una persona tradisce più volte giustificandosi che non vuol vivere di rimpianti, difficilmente comunque avrà dei rimorsi, ed è molto più probabile che questa persona abbia delle frustrazioni, magari un marito o una moglie che non la ama più, o che lei stessa non ama, o altre ragioni più personali. La felicità è un concetto abbastanza etereo: si può aver tutto e non essere felici, tutto sta al sapersi "accontentare", che non vuol dire farsi bastare poco, ma saper guardare con gioia a quello che si ha. E dimenticare l'invidia per quelli che hanno ciò che non abbiamo.
Volere il bene dell'altro non è mai concedergli tutto (pensiamo ai bambini) ma insegnargli a godere di quel che ha.


@Brunetta:
D'accordo con te: ha scelto e dopo che si è fatta una scelta la si porta avanti.
Però continuo a dire che l'idea che il mio compagno non sia o non sia più così appagato nella relazione con me mi turberebbe oltremodo.
Io, quando amo, voglio la piena felicità dell'altro, anche perché io ce l'ho già.

@Danny:
Anche tu parli di scelta consapevole e di felicità che si raggiunge con l'obiettivo che ci siamo dati.
Giusto anche questo concetto.
Però, il rimpianto per ciò che si desiderava tanto può accompagnare tutta la vita di una persona e non è un bella sensazione.
Preferirei che il mio compagno non la provasse.
Nel tuo caso specifico non potrei stare con qualcuno sapendo che si sente dentro ad una gabbia dorata.
Io non sono il padrone di nessuno, quindi gli aprirei quella gabbia correndo così il rischio che il matrimonio finisca.
Naturalmente non mi violenterei rimanendo ad assistere allo spettacolo...prenderei le distanze anche logistiche oltre che emotive (queste sono le più difficili da prendere perché dipendono poco da noi).
 

danny

Utente di lunga data
Non vorrai mica equiparare i compromessi pratici o sociali con quelli della sfera sentimentale e affettiva?

La famiglia è l'embrione di una società, e se alla base vi sono legami sentimentali e affettivi, che ne costituiscono le fondamenta, è inevitabile che i rapporti debbano basarsi su concetti analoghi a quelli di società più complesse.
Se io sposo una donna, inevitabilmente mi trovo con lei i suoi parenti, gli amici, il suo vissuto, che devo accettare, mi piaccia o meno.
Se io convivo con una donna, mi trovo ad aver che fare con i suoi gusti, le sue abitudini, spesso profondamente diverse dalle mie, che devo tollerare.
La cosa diventa ancora più complessa quando arrivano i figli, sui quali abbiamo ancor meno possibilità di scelta, ovvero, il loro carattere e le loro inclinazioni ci sono sconosciute fino alla loro nascita e successiva crescita.
Tutto sta a esserne consapevoli prima: se convivere con questi compromessi ci sembra inaccettabile nel lungo periodo è meglio non sposarsi, e vivere le relazioni da individui. Questo implica una conoscenza profonda di sé e dei propri obiettivi di vita. Io dico sempre che negli ultimi anni si è troppo puntato il dito, nella comunicazione, sull'individualità senza compromessi. Nella realtà qualsiasi interazione con l'altro li implica.
Se facciamo sfociare questa discussione in ambito sociologico, cosa che è del tutto OT e non rientra nelle mie intenzioni, possiamo anche verificare come gli ultimi decenni abbiamo avuto una crescita della dimensione dell'individuo a scapito di quella della dimensione sociale in quasi tutti i campi, da quello lavorativo a quello famigliare. Pensiamo per esempio a quanto tempo una famiglia media della mia età passa insieme generalmente con gli altri membri della famiglia, e non parlo di tempo insieme nello stesso spazio fisico.
Si può essere contemporaneamente in casa insieme, ma stare ognuno per i cazzi suoi, su Facebook, su What'App, a giocare con una PS: qualche anno fa almeno si stava tutti insieme davanti alla stessa tv, ora neppure più questo. A me sono capitate delle cene con delle persone in cui tutti, pur presenti lì, avevano in mano uno smartphone con cui dialogavano con altri all'esterno. Diciamo che siamo arrivati al top dell'individualismo. E le conseguenze le possiamo constatare in diversi ambiti. Per chi ha qualche anno di più, le differenze si notano.
 

danny

Utente di lunga data
@Brunetta:

@Danny:
Anche tu parli di scelta consapevole e di felicità che si raggiunge con l'obiettivo che ci siamo dati.
Giusto anche questo concetto.
Però, il rimpianto per ciò che si desiderava tanto può accompagnare tutta la vita di una persona e non è un bella sensazione.
Preferirei che il mio compagno non la provasse.
Nel tuo caso specifico non potrei stare con qualcuno sapendo che si sente dentro ad una gabbia dorata.
Io non sono il padrone di nessuno, quindi gli aprirei quella gabbia correndo così il rischio che il matrimonio finisca.
Naturalmente non mi violenterei rimanendo ad assistere allo spettacolo...prenderei le distanze anche logistiche oltre che emotive (queste sono le più difficili da prendere perché dipendono poco da noi).
Le cotte portano a una regressione della nostra razionalità ma sono di breve durata. Anche l'amore ha un termine, prima o poi, e sfocia in sentimenti meno passionali ma più concreti.
Le coppie che stanno insieme da una vita ne sono consapevoli, non è la passione a tenerle insieme, ma legami ben più profondi e duraturi. Poi può capitare che quella passione nasca per qualcun altro, e si scopra la gioia di questa sensazione. Chi non vive questa sensazione e osserva la cosa razionalmente, non può comprendere quanto avviene, ma nel caso della presenza di persone che potrebbero subire dei danni da tutto questo (bambini o persone anziane del nucleo famigliare), ha il dovere di intervenire per limitarne le conseguenze.
Non esistono gabbie, ma l'illusione delle stesse, che però è temporanea.
Poi qualsiasi relazione anche passionale finisce e ci si trova a doversi confrontare con la persona. E lì nascono i problemi. Perché bisogna saper vivere insieme, e questo non lo darei troppo per scontato.
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
La famiglia è l'embrione di una società, e se alla base vi sono legami sentimentali e affettivi, che ne costituiscono le fondamenta, è inevitabile che i rapporti debbano basarsi su concetti analoghi a quelli di società più complesse.Se io sposo una donna, inevitabilmente mi trovo con lei i suoi parenti, gli amici, il suo vissuto, che devo accettare, mi piaccia o meno.Se io convivo con una donna, mi trovo ad aver che fare con i suoi gusti, le sue abitudini, spesso profondamente diverse dalle mie, che devo tollerare.La cosa diventa ancora più complessa quando arrivano i figli, sui quali abbiamo ancor meno possibilità di scelta, ovvero, il loro carattere e le loro inclinazioni ci sono sconosciute fino alla loro nascita e successiva crescita.Tutto sta a esserne consapevoli prima: se convivere con questi compromessi ci sembra inaccettabile nel lungo periodo è meglio non sposarsi, e vivere le relazioni da individui. Questo implica una conoscenza profonda di sé e dei propri obiettivi di vita. Io dico sempre che negli ultimi anni si è troppo puntato il dito, nella comunicazione, sull'individualità senza compromessi. Nella realtà qualsiasi interazione con l'altro li implica.Se facciamo sfociare questa discussione in ambito sociologico, cosa che è del tutto OT e non rientra nelle mie intenzioni, possiamo anche verificare come gli ultimi decenni abbiamo avuto una crescita della dimensione dell'individuo a scapito di quella della dimensione sociale in quasi tutti i campi, da quello lavorativo a quello famigliare. Pensiamo per esempio a quanto tempo una famiglia media della mia età passa insieme generalmente con gli altri membri della famiglia, e non parlo di tempo insieme nello stesso spazio fisico.Si può essere contemporaneamente in casa insieme, ma stare ognuno per i cazzi suoi, su Facebook, su What'App, a giocare con una PS: qualche anno fa almeno si stava tutti insieme davanti alla stessa tv, ora neppure più questo. A me sono capitate delle cene con delle persone in cui tutti, pur presenti lì, avevano in mano uno smartphone con cui dialogavano con altri all'esterno. Diciamo che siamo arrivati al top dell'individualismo. E le conseguenze le possiamo constatare in diversi ambiti. Per chi ha qualche anno di più, le differenze si notano.
Allora guarda per tagliare la testa al toro ti scrivo questa cosa che mi ha inviato stamani un amico per whatsapp :"cara io sto con te e mi accontento.... Caro io sto con te e non mi accontento quindi sto anche con un altro '" ecco a questo compromesso mi riferivo ciao
 

danny

Utente di lunga data
Allora guarda per tagliare la testa al toro ti scrivo questa cosa che mi ha inviato stamani un amico per whatsapp :"cara io sto con te e mi accontento.... Caro io sto con te e non mi accontento quindi sto anche con un altro '" ecco a questo compromesso mi riferivo ciao
Tutto dipende da cosa si intende per "stare" con qualcuno.
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
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Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
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Diletta

Utente di lunga data
Le cotte portano a una regressione della nostra razionalità ma sono di breve durata. Anche l'amore ha un termine, prima o poi, e sfocia in sentimenti meno passionali ma più concreti.
Le coppie che stanno insieme da una vita ne sono consapevoli, non è la passione a tenerle insieme, ma legami ben più profondi e duraturi. Poi può capitare che quella passione nasca per qualcun altro, e si scopra la gioia di questa sensazione. Chi non vive questa sensazione e osserva la cosa razionalmente, non può comprendere quanto avviene, ma nel caso della presenza di persone che potrebbero subire dei danni da tutto questo (bambini o persone anziane del nucleo famigliare), ha il dovere di intervenire per limitarne le conseguenze.
Non esistono gabbie, ma l'illusione delle stesse, che però è temporanea.
Poi qualsiasi relazione anche passionale finisce e ci si trova a doversi confrontare con la persona. E lì nascono i problemi. Perché bisogna saper vivere insieme, e questo non lo darei troppo per scontato.


Ma hai ragione Danny: le cotte sono di breve durata e ci metterei la firma che anche quella di tua moglie avrà questo esito.

Però un consiglio tutto femminile mi sento di dartelo proprio rifacendomi a quanto da te detto sul dovere di intervenire per limitare le conseguenze.
Secondo me, ma in effetti te l'hanno detto un po' tutti, un mezzo efficace per accelerare quell'esito di cui sopra è quello di farsi vedere rigido e intransigente: patti chiari.
Lei deve provare cosa significhi starsene da sola emotivamente, quindi senza più appoggiarsi a te quando vuole sfogarsi o farti partecipe del prosieguo della tresca, e sarebbe meglio anche lontana fisicamente.
Lo capisci che fino a che tu sei lì lei ha tutto?
Fai un intervento efficace e senza mezze misure.
Tua moglie ha bisogno di questo.
 

Fantastica

Utente di lunga data
L'espressione "sentimenti meno passionali ma più concreti" non solo è brutta, ma trasuda insensatezza. I sentimenti concreti cosa sono, di grazia? Quali concretezze contemplano che non siano surrogati alle proprie e altrui deficienze? Traduco: sentimento concreto è quello per cui se io mi ammalo tu mi assisti? È questo?
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Certo che non è così sempre, ma almeno dovrebbe essere così nelle intenzioni.
Ah be questo è certo se mancano le intenzioni almeno iniziali è un bluff... Giorno
 

danny

Utente di lunga data
L'espressione "sentimenti meno passionali ma più concreti" non solo è brutta, ma trasuda insensatezza. I sentimenti concreti cosa sono, di grazia? Quali concretezze contemplano che non siano surrogati alle proprie e altrui deficienze? Traduco: sentimento concreto è quello per cui se io mi ammalo tu mi assisti? È questo?
Non so dove tu abbia letto la frase, ma ti rispondo io.
Se ami qualcuno e non hai problemi personali o psicologici che te le impediscano in qualche maniera, lo assisti e lo aiuti di default, senza neppure porti il problema.
Il sentimento si concretizza così, nei momenti più difficili: troppo facile esternarlo nei momenti belli, o nelle parole.
Troppo facile dire "ti amo" quando si è felici di stare con qualcuno.
Troppo facile dirlo quando si è giovani, quando si è belli, quando si è in salute.
E' dopo, quando si invecchia, quando subentrano le malattie, quando si è immersi nelle fatiche quotidiane, che i problemi vengono a galla.
Per tutti, anche se in maniera diversa.
C'è il marito che passa tutto il tempo a giocare a calcetto, la moglie che il marito non se la fila più che cerca gioia nelle avventure, o amore nei figli, ci sono coppie che dopo anni non si parlano più, e si limitano a scaricarsi gli oneri della quotidianità... non c'è solo il tradimento a dividere una coppia.
Condividere è il sale dell'amore. Stare insieme, parlare, fare, vivere.
Non c'è altra maniera di sopravvivere.
Perché tolta l'illusione dei sentimenti, che dura quel che deve durare, rimane la realtà di due individui, tre, quattro, cinque con i figli, che devono convivere, e devono farlo rispettandosi, amandosi ma soprattutto con più gioia possibile.
Questa è la vera e più grande fatica dello stare insieme.
A me fa sorridere l'amante che dice "sono tot mesi che stiamo insieme".
Ma dove? Sulla linea Vodafone? In un motel?
Questo è stare insieme?
No, questo è desiderare di stare insieme, è sognare di vivere con una altra persona, il tutto contrassegnato dall'illusione che l'altro sia veramente come lo si idealizza.
Questo è amore? Sentimento?
No, se non conosci la persona che hai davanti non si può parlare d'amore.
E' l'illusione di amare. In realtà si ama il simulacro di una persona, non l'individuo.
 
Ultima modifica:

Diletta

Utente di lunga data
Non so dove tu abbia letto la frase, ma ti rispondo io.
Se ami qualcuno e non hai problemi personali o psicologici che te le impediscano in qualche maniera, lo assisti e lo aiuti di default, senza neppure porti il problema.
Il sentimento si concretizza così, nei momenti più difficili: troppo facile esternarlo nei momenti belli, o nelle parole.
Troppo facile dire "ti amo" quando si è felici di stare con qualcuno.
Troppo facile dirlo quando si è giovani, quando si è belli, quando si è in salute.
E' dopo, quando si invecchia, quando subentrano le malattie, quando si è immersi nelle fatiche quotidiane, che i problemi vengono a galla.
Per tutti, anche se in maniera diversa.
C'è il marito che passa tutto il tempo a giocare a calcetto, la moglie che il marito non se la fila più che cerca gioia nelle avventure, o amore nei figli, ci sono coppie che dopo anni non si parlano più, e si limitano a scaricarsi gli oneri della quotidianità... non c'è solo il tradimento a dividere una coppia.
Condividere è il sale dell'amore. Stare insieme, parlare, fare, vivere.
Non c'è altra maniera di sopravvivere.
Perché tolta l'illusione dei sentimenti, che dura quel che deve durare, rimane la realtà di due individui, tre, quattro, cinque con i figli, che devono convivere, e devono farlo rispettandosi, amandosi ma soprattutto con più gioia possibile.
Questa è la vera e più grande fatica dello stare insieme.
A me fa sorridere l'amante che dice "sono tot mesi che stiamo insieme".
Ma dove? Sulla linea Vodafone? In un motel?
Questo è stare insieme?
No, questo è desiderare di stare insieme, è sognare di vivere con una altra persona, il tutto contrassegnato dall'illusione che l'altro sia veramente come lo si idealizza.
Questo è amore? Sentimento?
No, se non conosci la persona che hai davanti non si può parlare d'amore.
E' l'illusione di amare. In realtà si ama il simulacro di una persona, non l'individuo.


Non posso darti il verde, ma è come se te l'avessi dato! :up:
 

nicola

Utente di lunga data
Non so dove tu abbia letto la frase, ma ti rispondo io.
Se ami qualcuno e non hai problemi personali o psicologici che te le impediscano in qualche maniera, lo assisti e lo aiuti di default, senza neppure porti il problema.
Il sentimento si concretizza così, nei momenti più difficili: troppo facile esternarlo nei momenti belli, o nelle parole.
Troppo facile dire "ti amo" quando si è felici di stare con qualcuno.
Troppo facile dirlo quando si è giovani, quando si è belli, quando si è in salute.
E' dopo, quando si invecchia, quando subentrano le malattie, quando si è immersi nelle fatiche quotidiane, che i problemi vengono a galla.
Per tutti, anche se in maniera diversa.
C'è il marito che passa tutto il tempo a giocare a calcetto, la moglie che il marito non se la fila più che cerca gioia nelle avventure, o amore nei figli, ci sono coppie che dopo anni non si parlano più, e si limitano a scaricarsi gli oneri della quotidianità... non c'è solo il tradimento a dividere una coppia.
Condividere è il sale dell'amore. Stare insieme, parlare, fare, vivere.
Non c'è altra maniera di sopravvivere.
Perché tolta l'illusione dei sentimenti, che dura quel che deve durare, rimane la realtà di due individui, tre, quattro, cinque con i figli, che devono convivere, e devono farlo rispettandosi, amandosi ma soprattutto con più gioia possibile.
Questa è la vera e più grande fatica dello stare insieme.
A me fa sorridere l'amante che dice "sono tot mesi che stiamo insieme".
Ma dove? Sulla linea Vodafone? In un motel?
Questo è stare insieme?
No, questo è desiderare di stare insieme, è sognare di vivere con una altra persona, il tutto contrassegnato dall'illusione che l'altro sia veramente come lo si idealizza.
Questo è amore? Sentimento?
No, se non conosci la persona che hai davanti non si può parlare d'amore.
E' l'illusione di amare. In realtà si ama il simulacro di una persona, non l'individuo
.
eccheccazz Danny, condivido solo il grassetto!!!:up:
 

Brunetta

Utente di lunga data
Secondo me - parere personale - qualsiasi relazione è frutto di compromessi, che è un po' quel concetto di sacrificio che si dovrebbe attuare per un fine che si ritiene importante (studio molto all'università per laurearmi, mi esercito a suonare uno strumento musicale per ore per diventare un bravo musicista etc). Anch'io non ho fatto alcune cose perseguendo degli obiettivi, ma ne sono stato ampiamente appagato da altre. Classico esempio, i figli (nel mio caso, la figlia). Da quando è nata per anni ci sono state forti limitazioni alla libertà che c'era prima, ovviamente, e pure di notte, quante ore di sonno perse... però ho guadagnato una figlia, e questo è bastato a colmare qualsiasi sacrificio fatto per lei. Certo che se io oggi comincio a pensare di rimpiangere quel periodo della mia vita in cui ero più giovane e potevo fare cose che essendo padre non potevo permettermi, non devo parlare di rimpianti, ma di scelte sbagliate.
Io ho scelto di essere padre e ne sono ben felice.
Probabilmente vivrei di rimpianti se non fosse stata una scelta consapevole.
Per i tradimenti... io credo che valgano molto al presente. Temere di rimpiangere anni dopo l'occasione persa, vuol dire che qualcosa d'altro non funziona dentro noi o anche nella coppia, e che ci sono scelte sbagliate alla base, e frustrazioni conseguenti.
Se una persona tradisce più volte giustificandosi che non vuol vivere di rimpianti, difficilmente comunque avrà dei rimorsi, ed è molto più probabile che questa persona abbia delle frustrazioni, magari un marito o una moglie che non la ama più, o che lei stessa non ama, o altre ragioni più personali. La felicità è un concetto abbastanza etereo: si può aver tutto e non essere felici, tutto sta al sapersi "accontentare", che non vuol dire farsi bastare poco, ma saper guardare con gioia a quello che si ha. E dimenticare l'invidia per quelli che hanno ciò che non abbiamo.
Volere il bene dell'altro non è mai concedergli tutto (pensiamo ai bambini) ma insegnargli a godere di quel che ha.
:up::)
 

Brunetta

Utente di lunga data
@Brunetta:
D'accordo con te: ha scelto e dopo che si è fatta una scelta la si porta avanti.
Però continuo a dire che l'idea che il mio compagno non sia o non sia più così appagato nella relazione con me mi turberebbe oltremodo.
Io, quando amo, voglio la piena felicità dell'altro, anche perché io ce l'ho già.

@Danny:
Anche tu parli di scelta consapevole e di felicità che si raggiunge con l'obiettivo che ci siamo dati.
Giusto anche questo concetto.
Però, il rimpianto per ciò che si desiderava tanto può accompagnare tutta la vita di una persona e non è un bella sensazione.
Preferirei che il mio compagno non la provasse.
Nel tuo caso specifico non potrei stare con qualcuno sapendo che si sente dentro ad una gabbia dorata.
Io non sono il padrone di nessuno, quindi gli aprirei quella gabbia correndo così il rischio che il matrimonio finisca.
Naturalmente non mi violenterei rimanendo ad assistere allo spettacolo...prenderei le distanze anche logistiche oltre che emotive (queste sono le più difficili da prendere perché dipendono poco da noi).
Magari ha risposto dopo Danny (che sta scrivendo cose che condivido appieno) per, prima di leggere, scrivo anch'io.
L'appagamento è dipendente dalle aspettative.
Obbligatoriamente bisogna fare esempi materiali ma come segno anche di quelli sentimentali e spirituali.
E' lapalissiano che tutti preferiremmo essere ricchi o benestanti piuttosto che in miseria ma non è che avere un buon tenore di vita medio farà sentire non appagati. Anche se si può continuare a pensare che essere ricchi potrebbe essere più piacevole.
Non capisco cosa vuol dire lasciare libero, aprire la gabbia. Nessuno ha il potere di tenere o ingabbiare nessuno. Perciò come potresti liberare? Intendi che ti separeresti? Ma allora libereresti te stessa (per il dolore-frustrazione di non sentirti apprezzata) ma non libereresti lui.
 
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Diletta

Utente di lunga data
Magari ha risposto dopo Danny (che sta scrivendo cose che condivido appieno) per, prima di leggere, scrivo anch'io.
L'appagamento è dipendente dalle aspettative.
Obbligatoriamente bisogna fare esempi materiali ma come segno anche di quelli sentimentali e spirituali.
E' lapalissiano che tutti preferiremmo essere ricchi o benestanti piuttosto che in miseria ma non è che avere un buon tenore di vita medio farà sentire non appagati. Anche se si può continuare a pensare che essere ricchi potrebbe essere più piacevole.
Non capisco cosa vuol dire lasciare libero, aprire la gabbia. Nessuno ha il potere di tenere o ingabbiare nessuno. Perciò come potresti liberare? Intendi che ti separeresti? Ma allora libereresti te stessa (per il dolore-frustrazione di non sentirti apprezzata) ma non libereresti lui.



Mi riferivo alla cosa che esterna spesso la moglie di Danny e cioè che si sente in una prigione o gabbia dorata.
Io non potrei sopportare una simile affermazione...quindi gli aprirei metaforicamente quella gabbia.
Avrebbe cioè il mio benestare, fermo restando che debba essere lei ad allontanarsi.
Se parla di prigione allora che se ne vada fuori da quella che identifica come tale: la casa, la famiglia, il matrimonio.
Chi la trattiene?
Però le direi molto chiaramente di valutare tutto per bene e di rifletterci un bel po' sopra perché ogni azione ha delle conseguenze, quindi non è dato sapere l'esito della sua scelta.
 

Eratò

Utente di lunga data
Ho 44 anni (Umbro), dopo un periodo di fidanzamento di 12 anni ci siamo sposati e attualmente ne abbaimo 12 di matrimonio (24 in totale).
Il rapporto con lei fin dal primo giorno non sono mai riuscito a essere completamente me stesso forse per l'eta o forse e immaturità e quindi ad esprimere le mie voglie come hobby o divertimento e a volte mi chiudevo me stesso.
Ad esempio i week end lei lavorava e quando mi capitava di uscire con gli amici a lei dava fastidio e cosi per evitare preferivo stare in casa cosi niente discussioni o se andavo a lavorare fuori città e uscivo per un bicchiere di vino dopo il lavoro mi inventavo una scusa appunto per evitare discussioni.
Comunque dopo il matrimonio proviamo ad avere figli ma senza successo che comunque arriva dopo 7 anni (quasi nn ci pensavamo piu) e adesso abbiamo un figlio di quasi 4 anni.
La mia vita è sempre stata casa e lavoro e da quando poi è nato mio figlio lei si è sempre staccata da me concentrando le forze su mio figlio e per me le cose non andavano bene anzi cercavo a modo mio di reagire senza mai dirle in faccia che mi sentivo trascurato.
A volte lei mi diceva siamo due amici, dividiamo le spese ma che vita stiamo facendo? sicuro per smuovere la situazione.
L’anno scorso per puro caso con una collega ci siamo sfiorati (la conosco da anni ma solo lavoro e chiacchiere varie in pausa, spostata senza figli) e da quel momento è stato sempre in aumento tale che non siamo piu riusciti a staccarci, non passava momento che non ci mandavamo sms, non c’era momento che non ci sentivamo, cercavamo di stare insieme sia di giorno che di notte e anche farci gionri di ferie.
Le cose vanno avanti per circa 6/8 mesi dopo questo periodo ci guardiamo negli occhi e decidiamo di mollare tutto e tutti per viverci questa storia.
Ognuno racconta tutto ai propri parten e di conseguenza non vi dico la tempesta che ci ha coinvolti.
Lei lascia lui, io lascio lei e cominciamo iter dell’avvocato.
Appena uscito fuori casa sento subito una sensazione di vuoto quella sensazione che un figlio puo lasciare ma cerco di non pensarci e intanto cominciamo i primi incontri con l’avvocato, lei pero gioca di astuzia comincia a chiamarmi con la scusa di volermi fare salutare mio figlio, mi manda video e foto dove mi fa notare che in quella foto manco io ecc... a dirla in breve non reggo lo stress e torno su i miei passi.
Tornato a casa con la consapevolezza che lho fatto solo per il mio bimbo e per il dovere che ho nei suo confronti cerco di dare un’altra possibilità sempre se c’è questa possibilità.
Lei (la collega) comunque va avanti poiche dice se non amo il marito non ha senso starci, io invece cerco di chiudere i ponti e cerco di recuperare il rapporto con lei ma dopo 12 mesi sono qui ancora a dire che amo lei (collega) e che mi manca (lei ormai sempre senza nessuno poiche so, anche se non ci parliamo, che non riesce neanche a incontrare altri uomini se non siano i suoi amici, per lei i testa ci sono io).
Premetto che lei era (credo anche è) disposta a sopportarsi tutti i problemi di un marito separato con figlio (economiche, psicologiche ecc..)
Mia moglie gli voglio bene, mio figlio neanche a dirlo e io invece mi logoro tutti i giorni poiche non vivo bene ne a casa ne fuori.
Una volta stavo male a casa (facendo finta di andare davanti per mio figlio e premetto mai un litigio con animi accesi ma sempre con tono pacato per non dare il senso della discussione ad un figlio di 4 anni) ma a lavoro stavo bene perche c’era lei ora invece vivo male in entrambi i posti, a casa perche con lei fingo che le cose vanno bene per mio figlio mentre a lavoro vedo lei che sono ha avuto il coraggio e io invece non ho avuto le pa..e di continuare questa strada.
Ora a distanza di questi mesi sono arrivato alla conclusione che con mia moglie ho un grandissimo affetto ma non riesco ad avere quello che da anni non ce piu e non sono riuscito ad accenderlo piu quel fuoco nonostante la voglia di lei è tanto.
MI domando ha senso continuare su questa strada nonostante sappi che il desiderio, la voglia di stare e di godersi la vita lo vorrei avere con un’altra? Ha senso solo per amore del figlio e non ferire moglie e familiari restare cosi come sto fino adesso? Mi sveglio e vorrei avere lei (collega) con me mi addormento con il suo pensiero e se mia moglie vuole farlo penso che lo stia faccendo con lei....solo per convincermi che deve essere cosi o che deve andare bene.
MI sento vigliacco (per dare per la seconda volta un dolore) egoista (penso solo a me stesso) traditore (perche lascerei mio figlio) nei confronti di mia moglie e della famiglia mi sento traditore del giuramento fatto all’altare (anche se lho tradita) e ho paura che mio figlio mi possa giudicare male, ho paura di perderlo, ho tante paure...... In pratica mi sento in dovere di andare avanti per lui ma non so se ha senso davvero.
Grazie anticipatamente per i vostri commenti poiche è impossibile riassumere in poche righe 24 anni di vita con mia moglie ed esprimere tutto quello che è successo con la collega se ci fossero domande, fatemi sapere.
Lorenzo


Benvenuto lorenzo.Non ho letto cosa ti hanno consigliato gli
altri ma se ti posso dire la mia meglio un padre sereno e felice
rispetto a un leone in gabbia.E lo deve capire anche tua moglie
perché per quanto possiate fingere a un certo punto scoprirete
e a quel punto non rimarrà neanche l'affetti tra 2persone che
sono e rimarranno per sempre genitori di un bimbo
 

danny

Utente di lunga data
Mi riferivo alla cosa che esterna spesso la moglie di Danny e cioè che si sente in una prigione o gabbia dorata.
Io non potrei sopportare una simile affermazione...quindi gli aprirei metaforicamente quella gabbia.
A
Anche un figlio potrebbe dire la stessa cosa: bello viver con i genitori, ma quanto scassano...
Quanto sarebbe bello fare quello che ci pare senza responsabilità nei confronti degli altri.
Beh, potrebbe restare bello fino al momento in cui anche gli altri non comincino a comportarsi allo stesso modo.
Quando si è in botta questa semplice regolina delle responsabilità va a farsi benedire. E tutto ci sembra così
opprimente...
 
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Stato
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