bah, sai, non è che sia proprio così, secondo me. L'arte, tranne nella sua parte più antica (gli affreschi rupestri, Lascaux etc) ha sempre avuto moltissimi registri. C'è sempre stato quello 'didattico, ammaestrativo' (del quale la Chiesa ha fatto il suo cavallo di battaglia, ad esempio, ma non è stato l'unico potere a usarla così), c'è sempre stata l'arte popolare, immediata (e c'è ancora, anche se non molto considerata), c'è sempre stato quello elitario, per pochi colti (pensa al manierismo toscano, ma non è mica l'unico: pensa agli enigmi dell'arte veneta -Giorgione, Tiziano and co- pensa ai cicli pittorici inneggianti alle casate, vere e proprie sciarade per il comune volgo in quanto basate su fonti latine per pochissimi). C'è sempre stato un messaggio -o tanti- una serie di escogitatori, una serie di ricettori designati, e non sempre era il popolo. Anzi, se la guardiamo per bene tutta, le opere per il popolo sono in numero molto minore di quelle per pochi. Anche ora è così, anche se poi dobbiamo aggiungere che i registri espressivi sono cambiati moltissimo (come è normale che sia, in ogni campo comunicativo). Pensa alle differenze fra Banksy (arte di strada), Cattelan (arte irriverente anche per le piazze), e l'arte concettuale (arte per pochi colti) o Caravan (arte politica simbolica). E non è nemmeno vero che l'arte sia ridotta alla sola idea: esiste quella concettuale e quella formale (il suo esatto contrario); esistono moltissimi movimenti, da quelli più seri a quelli più commerciali e allucinanti. Quelli colti e quelli solo emozionali. Il punto, però, è che l'arte contemporanea (anche qui va fatto un distinguo: parlo ora dell'arte contemporanea diefinita 'attuale', dagli 'anni 60 in poi, non quella contemporanea detta 'classica' tipo Van Gogh etc.) necessita delle fonti. Per essere compresa e goduta -e giudicata- ha bisogno di una parte teorica, testuale (le fonti) non manifestata fisicamente o dichiarata esplicitamente nell'opera stessa. E' una delle sue regole. Ma quello che sembri dimenticare è che questa regola c'è sempre stata, solo che per qualche ragione ora sembra fare scandalo. Se ti chiedessi (a un te ipotetico, generale) quanto hai capito e cosa hai capito di alcune opere manieriste (torno all'esempio di prima ma potrei portartene 100 altri: le correnti simboliche hanno sempre attraversato ogni epoca del tempo, e Leonardo giocava un sacco al 'e no, non ve lo dico nemmeno se vi genuflettete'), le risposte sarebbero esilaranti. Però, vedi le teste, vedi i corpi, vedi i colori e dici: bello! Ma bello de che? Mica è un mobile! E' come se dicessi che Joyce non è arte perché non si capisce, invece Fabio Volo sì perché è semanticamente alla portata di tutti. A me sembra assurdo. In qualsiasi altro campo, se non ne sappiamo nulla, sospendamo il giudizio. Ma non in arte, mai in arte. Come se fosse offensivo non capire, e la colpa fosse dell'artista. 'M'ha dato dell'ingnorante, 'sto stronzo! Ma chi si crede di essere? Ma che è 'sta roba? La so fare anche io! E' astrusa! E' brutta! E' inutile! E' una truffa!" e blateramenti conseguenti. Insomma, il discorso è amplissimo e probabilmente (anzi certamente) non sono nemmeno io la persona più adeguata a sviscerarlo, dato che le mie maggiori competenze sono in un altro periodo. Ma se vai a Documenta (Kassel) la prima cosa che ti si forma in testa è un enorme punto interrogativo. Ora, se accett la sfida (sempre tu generico), comincia un percorso che alla fine ti formerà un giudizio di senso, quale che sia. Ma se invece il giudizio lo fai prima, a prima vista, come se fossi dio, beh, che dire...l'arte non è per te. Non è così grave, alla fine. Ci sarà sempre gente che detesta Bartòk, senza ragioni se non il gusto superficiale, e ama la musica leggera commerciale (altro esempio non personale). Si sceglie sempre in base alle conoscenze, ma lanciare giudizi inconsistenti basati sulla propria ignoranza è una cosa che si fa solo per l'arte (di vari tipi). Singolare, no?