Infatti.
Ma non solo lui.
Stark a mio parere è ancora forte e determinato, molto più di sua moglie.
Credo stia facendo delle scelte di cui è sufficientemente consapevole.
Malgrado questo è destinato a soffrire.
Ciò non esclude che a tempo debito, questa sofferenza non ricada anche sulla moglie.
Ma non è maggior gaudio ora il saperlo (o prospettarlo).
A quell'epoca forse un'altra famiglia sarà finita, con le inevitabili conseguenze.
La nostra società si sta atomizzando gradualmente e progressivamente.
Non è un discorso reazionario, il mio, non rimpiango "i bei tempi andati".
Sto riflettendo sulle conseguenze dei cambiamenti attuali in seno alla società e delle singole scelte, e dove ci stanno portando lentamente.
Fantozzi è stato per anni un modello ridicolo, negativo, oggetto di scherno.
Fantozzi aveva un triste lavoro a vita, una moglie brutta, una figlia orrenda, una macchina sfigata, una collega che tampinava a vita, e una vuota vita da pensionato in cui si trovava a rimpiangere la vita lavorativa.
Per anni ci siamo allontanati con disgusto da quel modello, che rappresentava il travet più diffuso nei ceti impiegatizi non ancora medi di quegli anni.
Ora, Fantozzi non esiste più.
Finalmente?
Il ceto che l'ha sostituito ha un lavoro precario, è single, divorziato o convive, ha figli di precedenti matrimoni, o non ne ha, guida col car sharing o una macchina cool per darsi un tono, non avrà mai la pensione. Non è più ridicolo, certo. Non lo è come modello, almeno.
Fantozzi in fin dei conti a dispetto di quello che diceva (si vantava di sopravvivere in una società che gli era ostile) non ce l'ha fatta: è morto, scomparso praticamente dalla scena negli ultimi decenni.
Ora ci troviamo a fare i conti con una precarietà che è modello di vita.
Ma che è anche molto dolorosa.
Stark, o tutti quelli nella sua situazione, che padri e mariti (o viceversa) si trovano loro malgrado a subire le scelte di una moglie (o marito) andata in crisi esistenziale (non parlatemi di amore o cotta verso il collega, qui abbiamo ancora lei che fa l'adolescente di ritorno), non trovano alcun supporto materiale.
Possono solo sperare che non sia un disastro totale.
Certo, ci si può separare.
Trovarsi una nuova casa (se ce la si fa economicamente), una nuova compagna, forse rifarsi una nuova famiglia.
Rimettersi in gioco.
OK: a 20, 30 anni non è un problema.
Ma a 50?
E fateci godere qualche anno di "sicurezza" e tranquillità nella vita!
Che la precarietà te la godi quando sei giovane.
Dopo, con gli anni, è solo un affanno.
Alla fine mi viene da dire "E fatevi 'sti amanti senza rompere troppo il cazzo e disgregare famiglie..."

Non sarà politically correct, però...