Concordo con l'idea che la questione ucraina venga gestita da tutti con una superficialità e incompetenza preoccupanti. La mia impressione è che la cosa sia sfuggita di mano a tutti e il vero problema sia, per tutti, come evitare di lasciarsi trasportare oltre il limite senza perdere la faccia. Questo perché i soggetti non sono omogenei e ciascuno ha bisogno di rendere conto a qualcun altro: gruppi locali, leader demagogici, spinte nazionalistico/regionaliste hanno trovato eco, per motivi di politica anche interna, nei vari leader di livello superiore, ad esempio di governo che hanno dovuto lasciarsi coinvolgere (o in qualche caso, ritenuto opportuno gettarsi in una situazione che appariva favorevole) per non perdere vantaggi.
La crisi è esplosa in Ucraina, un paese tutto sommato poverissimo, che non riesciva a trovare il modo di valorizzare le sue risorse. La competizione interna, giocata sull'ideologia più semplice, quella del localismo, ha messo un gruppo contro l'altro, ciascuno accusando l'altro di approfittare del potere per assicurarsi vantaggi. Poiché l'Ucraina come nazione non è mai esistita (le Repubbliche nell'Urss avevano solo valore amministrativo e l'Ucraina ha ereditato confini che sono artificiali) i gruppi hanno avuto buon gioco a compattarsi. La Russia aveva tutto l'interesse a lasciar le cose come stavano ma, nella crisi, ha pensato di poter trarre qualche vantaggio, pensando alla Crimea e, soprattutto, a riportare l'Ucraina sotto il controllo proprio, riprendendola come stato satellite (un po' come l'Italia negli anni '50 nei confronti degli Usa). A mio parere il secondo obiettivo era il preferito, più ancora della CRimea. Ad ogni modo esplosa la crisi la dirigenza russa non poteva che agire (il partito al potere, di Putin, ha una base ideologica fortemente nazionalista) per non perdere credibilità. E verosimilmente la Crimea poteva bastare (il controllo della Crimea costa alla Russia uno sproposito) ma questo ha infuocato i nazionalisti filorussi ucraini a chiedere di più altrove.
L'Europa si è trovata in mezzo senza sapere cosa fare. La difesa della legalità, imposta dal politically correct, si è manifestata con le sanzioni economiche, sperando che i Russi non se ne accorgessero e che la questione finisse prima di causare danni. Una minaccia finta, in altre parole.
L'interesse egli Usa era, ovviamente, quello di far fare marcia indietro alla Russia, umiliandola anche per mostrare che la sua politica di intervento altrove (Siria) poteva avere carattere reciproco vicino casa sua. Uno smacco, inoltre, che avrebbe raffreddato la crescente simpatia russo-cinese (i Cinesi sono sensibilissimi a certe cose). Gli Usa si possono permettere questo poiché, in realtà, non avevano (così pensavano) nulla da perdere: hanno raggiunto, con una politica poco appariscente, l'indipendenza energetica e possono permettersi quello che nemmeno Nixon poteva.
La Cina stessa aveva tutto l'interesse a far raffreddare la situazione ucraina.
Ma, i locali non hanno voluto intendere e hanno trascinato i rispettivi partner in una contesa sempre più violenta.
E' interessante che applicando la teoria dei giochi a questa situazione, date le scelte scellerate operate da tutti, la gran parte dei risultati è catastrofica: una guerra di qualche tipo. Come se ognuno dicesse: "posso fare idiozie tanto l'avversario capirà che sono solo sparate e lui, l'avversario, penserà ad agire razionamente..."