Confondi causa ed effetto.
Questo mondo è "questo mondo" perchè non ci sono abbastanza bambini, non vengono rispettati (non si rispetta la loro età, i loro giochi, le loro esigenze, i loro tempi), non si gioca abbastanza con loro e perchè ci sono troppe persone che pensano che siano un impegno troppo gravoso (salvo limonare e far selfie con cani e gatti) e non capiscono quale bisogno e risorsa morale ed emozionale siano i bambini.
Eh, no. Oggi non ve ne faccio passare una, cazzo.
Non solo trovo sia piuttosto retorico il tutto, ma pure falso.
Primo: non ci sono mai stati tanti bambini su questo pianeta, come negli ultimi 10-20 anni. Vi ricordo che dal 2011 siamo in sette miliardi, su questa terra, soprattutto grazie alla spinta demografica proveniente da Cina e SudEst asiatico. Il problema, semmai è che stiamo diventando troppi per questo tipo di gestione del pianeta. Anzi, è un bel po' che siamo già troppi, e ora cominciamo a vederne le conseguenze.
Secondo: quest'invenzione altisonante del bambino come centro nevralgico dell'interesse della famiglia e della comunità è cosa recente, direi già del Novecento "pieno". Prima - ma spesso anche adesso - tranne i casi di ricchi, nobili e pochi fortunati/privilegiati - il bambino non è mai stato simbolo di un così pesante condizionamento delle politiche familiari. E se adesso abbiamo nel primo/secondo/terzo mondo bambini che assemblano scarpe, trasportano carbone o raccolgono guano dai 4-5 anni in su, non è che nell'Europa della fine del secolo scorso fosse poi tanto diverso. Anche dopo l'enfasi fascista per le nuove leve della Patria e col boom economico dei dopoguerra non si era toccata la "frenesia da bimbo" di questi ultimi decenni. Insomma, mio padre già lavorava alle medie, mi madre subito dopo. Io, a confronto, fui trattato come un Principe fino all'età della prima ragione. La mia, forse, è la prima vera generazione di figli-idolo che godeva dei sacrifici e delle conquiste della generazione precedente. E la prima che ricevette tutte queste attenzioni materiali e
morali di cui parlate. Il risultato è che i figli della mia generazione non sanno quasi scrivere con la penna, probabilmente non hanno mai visto una mucca e stanno coltivando sempre più numerosi il passatempo di non fermarsi all'ALT! dei carabinieri (successo anche dalle mie parti il we scorso, stavolta si sono fatti male solo i ragazzini che non si sono fermati, finendo poi contro un muro).
Terzo: essere genitori (io non lo sono, ma mi sembra lapalissiano) può essere di una difficoltà inaudita. Moltissimi si accorgono di essere completamente impreparati solo quando la situazione sfugge di mano. Quando si rendono conto che la persona di cui sono responsabili ha un'identità propria, spesso - soprattutto nella gioventù - poco compatibile con la propria. Ma pensiamo anche soltanto alla difficoltà pratica di avere un figlio adesso: è forse la prima volta nella storia che un figlio diventa, per i più (ovvero i 25-30enni, anagraficamente la fascia più ideale a figliare), un impegno economico particolarmente difficile, se non addirittura enormemente rischioso. Inoltre, e questa è sempre un'opinione mia, trovo che oggi sia ancora più difficile svolgere correttamente il ruolo di padri e madri, in un quadro sociale in profondo mutamento, in cui le identità culturali vacillano di fronte a un inevitabile rimescolamento di abitudini, tradizioni e valori. Insomma,
un figlio fatto con troppa leggerezza diventa facilmente un problema da risolvere per la comunità!
Il 70% delle donne italiane - a leggere il servizio che ho linkato - sostiene che la costante presenza fisica della madre sia indispensabile a crescere produttivamente un figlio. All'estero (Europa) questa percentuale si abbassa al 5%. Non so se questi dati siano corretti, ma sul senso generale io dubbi non ne ho.
Mi fermo qui per prudenza.