Childfree - Niente figli.

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giorgiocan

Utente prolisso
perché dovrei far crescere una creatura in un ambiente autodistruttivo e irrispettoso ...
che vive, come se un domani per i nostri figli non esistesse ...
Certo, hai ragione ... distruggiamo il nostro habitat ... che figata ...
Vivo male tutto questo. Il tutto è una ipocrisia che porta ad un'agonia latente ...
Pazienza. Ci sono e faccio del mio meglio. Ma non credo in un futuro ...
Guarda che io in parte condivido la tua malinconia. Io sono sempre stato in giro a fiumi, boschi, montagna...e vedo quanto è cambiato il mondo che ci circonda anche solo negli ultimi vent'anni. Non mi lascia indifferente. Ma so che non posso farci nulla, perchè anche di fronte ad alcune evidenze praticamente chiunque fa spallucce.

Stamattina c'era un articolo, credo su Repubblica, che parlava dell'attuale picco di anidride carbonica nell'atmosfera; si concludeva con le parole "Le leggi della fisica non sono negoziabili". Vallo a spiegare tu, che da certi errori indietro non si torna. Ormai, purtroppo, si è fatto in modo che non ci creda più nessuno.
 
Confondi causa ed effetto.
Questo mondo è "questo mondo" perchè non ci sono abbastanza bambini, non vengono rispettati (non si rispetta la loro età, i loro giochi, le loro esigenze, i loro tempi), non si gioca abbastanza con loro e perchè ci sono troppe persone che pensano che siano un impegno troppo gravoso (salvo limonare e far selfie con cani e gatti) e non capiscono quale bisogno e risorsa morale ed emozionale siano i bambini.
grande president
 

Buscopann

Utente non raggiungibile
Confondi causa ed effetto.
Questo mondo è "questo mondo" perchè non ci sono abbastanza bambini, non vengono rispettati (non si rispetta la loro età, i loro giochi, le loro esigenze, i loro tempi), non si gioca abbastanza con loro e perchè ci sono troppe persone che pensano che siano un impegno troppo gravoso (salvo limonare e far selfie con cani e gatti) e non capiscono quale bisogno e risorsa morale ed emozionale siano i bambini.
Chapeau Mister President :umile:

Buscopann
 

giorgiocan

Utente prolisso
Confondi causa ed effetto.
Questo mondo è "questo mondo" perchè non ci sono abbastanza bambini, non vengono rispettati (non si rispetta la loro età, i loro giochi, le loro esigenze, i loro tempi), non si gioca abbastanza con loro e perchè ci sono troppe persone che pensano che siano un impegno troppo gravoso (salvo limonare e far selfie con cani e gatti) e non capiscono quale bisogno e risorsa morale ed emozionale siano i bambini.
Eh, no. Oggi non ve ne faccio passare una, cazzo.
Non solo trovo sia piuttosto retorico il tutto, ma pure falso.

Primo: non ci sono mai stati tanti bambini su questo pianeta, come negli ultimi 10-20 anni. Vi ricordo che dal 2011 siamo in sette miliardi, su questa terra, soprattutto grazie alla spinta demografica proveniente da Cina e SudEst asiatico. Il problema, semmai è che stiamo diventando troppi per questo tipo di gestione del pianeta. Anzi, è un bel po' che siamo già troppi, e ora cominciamo a vederne le conseguenze.

Secondo: quest'invenzione altisonante del bambino come centro nevralgico dell'interesse della famiglia e della comunità è cosa recente, direi già del Novecento "pieno". Prima - ma spesso anche adesso - tranne i casi di ricchi, nobili e pochi fortunati/privilegiati - il bambino non è mai stato simbolo di un così pesante condizionamento delle politiche familiari. E se adesso abbiamo nel primo/secondo/terzo mondo bambini che assemblano scarpe, trasportano carbone o raccolgono guano dai 4-5 anni in su, non è che nell'Europa della fine del secolo scorso fosse poi tanto diverso. Anche dopo l'enfasi fascista per le nuove leve della Patria e col boom economico dei dopoguerra non si era toccata la "frenesia da bimbo" di questi ultimi decenni. Insomma, mio padre già lavorava alle medie, mi madre subito dopo. Io, a confronto, fui trattato come un Principe fino all'età della prima ragione. La mia, forse, è la prima vera generazione di figli-idolo che godeva dei sacrifici e delle conquiste della generazione precedente. E la prima che ricevette tutte queste attenzioni materiali e morali di cui parlate. Il risultato è che i figli della mia generazione non sanno quasi scrivere con la penna, probabilmente non hanno mai visto una mucca e stanno coltivando sempre più numerosi il passatempo di non fermarsi all'ALT! dei carabinieri (successo anche dalle mie parti il we scorso, stavolta si sono fatti male solo i ragazzini che non si sono fermati, finendo poi contro un muro).

Terzo: essere genitori (io non lo sono, ma mi sembra lapalissiano) può essere di una difficoltà inaudita. Moltissimi si accorgono di essere completamente impreparati solo quando la situazione sfugge di mano. Quando si rendono conto che la persona di cui sono responsabili ha un'identità propria, spesso - soprattutto nella gioventù - poco compatibile con la propria. Ma pensiamo anche soltanto alla difficoltà pratica di avere un figlio adesso: è forse la prima volta nella storia che un figlio diventa, per i più (ovvero i 25-30enni, anagraficamente la fascia più ideale a figliare), un impegno economico particolarmente difficile, se non addirittura enormemente rischioso. Inoltre, e questa è sempre un'opinione mia, trovo che oggi sia ancora più difficile svolgere correttamente il ruolo di padri e madri, in un quadro sociale in profondo mutamento, in cui le identità culturali vacillano di fronte a un inevitabile rimescolamento di abitudini, tradizioni e valori. Insomma, un figlio fatto con troppa leggerezza diventa facilmente un problema da risolvere per la comunità!

Il 70% delle donne italiane - a leggere il servizio che ho linkato - sostiene che la costante presenza fisica della madre sia indispensabile a crescere produttivamente un figlio. All'estero (Europa) questa percentuale si abbassa al 5%. Non so se questi dati siano corretti, ma sul senso generale io dubbi non ne ho.

Mi fermo qui per prudenza.
 
Ultima modifica:

sienne

lucida-confusa
Eh, no. Oggi non ve ne faccio passare una, cazzo.
Non solo trovo sia piuttosto retorico il tutto, ma pure falso.

Primo: non ci sono mai stati tanti bambini su questo pianeta, come negli ultimi 10-20 anni. Vi ricordo che dal 2011 siamo in sette miliardi, su questa terra, soprattutto grazie alla spinta demografica proveniente da Cina e SudEst asiatico. Il problema, semmai è che stiamo diventando troppi per questo tipo di gestione del pianeta. Anzi, è un bel po' che siamo già troppi, e ora cominciamo a vederne le conseguenze.

Secondo: quest'invenzione altisonante del bambino come centro nevralgico dell'interesse della famiglia e della comunità è cosa recente, direi già del Novecento "pieno". Prima - ma spesso anche adesso - tranne i casi di ricchi, nobili e pochi fortunati/privilegiati - il bambino non è mai stato simbolo di un così pesante condizionamento delle politiche familiari. E se adesso abbiamo nel primo/secondo/terzo mondo bambini che assemblano scarpe, trasportano carbone o raccolgono guano dai 4-5 anni in su, non è che nell'Europa della fine del secolo scorso fosse poi tanto diverso. Anche dopo l'enfasi fascista per le nuove leve della Patria e col boom economico dei dopoguerra non si era toccata la "frenesia da bimbo" di questi ultimi decenni. Insomma, mio padre già lavorava alle medie, mi madre subito dopo. Io, a confronto, fui trattato come un Principe fino all'età della prima ragione. La mia, forse, è la prima vera generazione di figli-idolo che godeva dei sacrifici e delle conquiste della generazione precedente. E la prima che ricevette tutte queste attenzioni materiali e morali di cui parlate. Il risultato è che i figli della mia generazione non sanno quasi scrivere con la penna, probabilmente non hanno mai visto una mucca e stanno coltivando sempre più numerosi il passatempo di non fermarsi all'ALT! dei carabinieri (successo anche dalle mie parti il we scorso, stavolta si sono fatti male solo i ragazzini che non si sono fermati, finendo poi contro un muro).

Terzo: essere genitori (io non lo sono, ma mi sembra lapalissiano) può essere di una difficoltà inaudita. Moltissimi si accorgono di essere completamente impreparati solo quando la situazione sfugge di mano. Quando si rendono conto che la persona di cui sono responsabili ha un'identità propria, spesso - soprattutto nella gioventù - poco compatibile con la propria. Ma pensiamo anche soltanto alla difficoltà pratica di avere un figlio adesso: è forse la prima volta nella storia che un figlio diventa, per i più (ovvero i 25-30enni, anagraficamente la fascia più ideale a figliare), un impegno economico particolarmente difficile, se non addirittura enormemente rischioso. Inoltre, e questa è sempre un'opinione mia, trovo che oggi sia ancora più difficile svolgere correttamente il ruolo di padri e madri, in un quadro sociale in profondo mutamento, in cui le identità culturali vacillano di fronte a un inevitabile rimescolamento di abitudini, tradizioni e valori. Insomma, un figlio fatto con troppa leggerezza diventa facilmente un problema da risolvere per la comunità!

Il 70% delle donne italiane - a leggere il servizio che ho linkato - sostiene che la costante presenza fisica della madre sia indispensabile a crescere produttivamente un figlio. All'estero (Europa) questa percentuale si abbassa al 5%. Non so se questi dati siano corretti, ma sul senso generale io dubbi non ne ho.

Mi fermo qui per prudenza.

Ciao

Sehr schön ausgedrückt ... :)

Quoto ...


sienne
 

PresidentLBJ

Pettinatore di bambole
Primo: non ci sono mai stati tanti bambini su questo pianeta, come negli ultimi 10-20 anni. Vi ricordo che dal 2011 siamo in sette miliardi, su questa terra, soprattutto grazie alla spinta demografica proveniente da Cina e SudEst asiatico. Il problema, semmai è che stiamo diventando troppi per questo tipo di gestione del pianeta. Anzi, è un bel po' che siamo già troppi, e ora cominciamo a vederne le conseguenze.
Quindi non siamo in troppi. Siamo in troppi in relazione al modo sciagurato di sfruttare il pianeta che stiamo attuando. Ritorniamo a quanto detto prima: in tutti i campi ci si comporta come se "dopo" non ci sarà nessuno.

Secondo: quest'invenzione altisonante del bambino come centro nevralgico dell'interesse della famiglia e della comunità è cosa recente, direi già del Novecento "pieno". Prima - ma spesso anche adesso - tranne i casi di ricchi, nobili e pochi fortunati/privilegiati - il bambino non è mai stato simbolo di un così pesante condizionamento delle politiche familiari. E se adesso abbiamo nel primo/secondo/terzo mondo bambini che assemblano scarpe, trasportano carbone o raccolgono guano dai 4-5 anni in su, non è che nell'Europa della fine del secolo scorso fosse poi tanto diverso. Anche dopo l'enfasi fascista per le nuove leve della Patria e col boom economico dei dopoguerra non si era toccata la "frenesia da bimbo" di questi ultimi decenni. Insomma, mio padre già lavorava alle medie, mi madre subito dopo. Io, a confronto, fui trattato come un Principe fino all'età della prima ragione. La mia, forse, è la prima vera generazione di figli-idolo che godeva dei sacrifici e delle conquiste della generazione precedente. E la prima che ricevette tutte queste attenzioni materiali e morali di cui parlate. Il risultato è che i figli della mia generazione non sanno quasi scrivere con la penna, probabilmente non hanno mai visto una mucca e stanno coltivando sempre più numerosi il passatempo di non fermarsi all'ALT! dei carabinieri (successo anche dalle mie parti il we scorso, stavolta si sono fatti male solo i ragazzini che non si sono fermati, finendo poi contro un muro).
1) Tuo padre lavorava ai tempi delle scuole medie. Alla fine dell'800 le donne non votavano. 50 anni fa si costruiva con l'Eternit. Quindi che facciamo? Torniamo indietro?
2) "Frenesia da bimbo di questi ultimi decenni"? Se mi parli degli anni '60 del secolo scorso, ok. Per il resto siamo a crescita zero da più di 30 anni, immigrazione a parte.
3) "i figli della mia generazione non sanno quasi scrivere con la penna, probabilmente non hanno mai visto una mucca e stanno coltivando sempre più numerosi il passatempo di non fermarsi all'ALT! dei carabinieri" is the new "le donne son tutte troie". E' una generalizzazione che non ha alcun senso nè riscontro e le colpe non sono di un'educazione più moderna dei figli.
4) politiche familiari? Se parli della Norvegia, ok. Se parli dell'Italia, quali politiche familiari? Vai sul sito dell'Inps e calcola a quanto ammontano gli assegni familiari di una coppia che guadagna 30.000 euro e ha un figlio. Il cosiddetto quoziente familiare non è stato usato nemmeno per dare i famigerati 80 euro di Renzi. Di che cazzo parli?

Terzo: essere genitori (io non lo sono, ma mi sembra lapalissiano) può essere di una difficoltà inaudita. Moltissimi si accorgono di essere completamente impreparati solo quando la situazione sfugge di mano. Quando si rendono conto che la persona di cui sono responsabili ha un'identità propria, spesso - soprattutto nella gioventù - poco compatibile con la propria.
E quindi? Quando c'era il pensiero unico e i Balilla non andava bene, ora che il cervello del bambino non viene castrato e può sviluppare un'identità propria e coltiva (addirittura!) il libero arbitrio, "diventa facilmente un problema da risolvere per la comunità". Tu sei troppo condizionato dalla cronaca nera. Non è che il mondo è fatto di baby gang. Quello che vedi a "Studio Aperto" è solo la parte che fa notizia, sai?

Ma pensiamo anche soltanto alla difficoltà pratica di avere un figlio adesso: è forse la prima volta nella storia che un figlio diventa, per i più (ovvero i 25-30enni, anagraficamente la fascia più ideale a figliare), un impegno economico particolarmente difficile, se non addirittura enormemente rischioso. Inoltre, e questa è sempre un'opinione mia, trovo che oggi sia ancora più difficile svolgere correttamente il ruolo di padri e madri, in un quadro sociale in profondo mutamento, in cui le identità culturali vacillano di fronte a un inevitabile rimescolamento di abitudini, tradizioni e valori. Insomma, un figlio fatto con troppa leggerezza diventa facilmente un problema da risolvere per la comunità!
Sull'aspetto macroeconomico stai prendendo una cantonata enorme. Chi vivrà tra 50 anni non potrà godere del welfare che abbiamo avuto sinora per 2 soli motivi: 1) ladrerie varie: baby pensioni, falsi invalidi, pensioni d'oro, costi della sanità gonfiati specialmente in alcune regioni 2) crescita zero.

Sotto l'aspetto microeconomico, il fatto che crescere i figli sia un costo esorbitante, è un falso mito. Basti vedere i vari immigrati che vivono nel nostro paese: in genere non navigano nell'oro e hanno figli nutriti, apparentemente sani e sorridenti. Se parli di famiglia indigente, è probabile che sia necessario l'aiuto di strutture pubbliche, Parrocchie, solidarietà delle altre famiglie. Se parli di una coppia con due stipendi, sarebbe più dignitoso e intellettualmente onesto ammettere "preferisco spendere soldi per andare in vacanza o per cambiare l'auto ogni 2 anni".
 
Ultima modifica:
Eh, no. Oggi non ve ne faccio passare una, cazzo.
Non solo trovo sia piuttosto retorico il tutto, ma pure falso.

Primo: non ci sono mai stati tanti bambini su questo pianeta, come negli ultimi 10-20 anni. Vi ricordo che dal 2011 siamo in sette miliardi, su questa terra, soprattutto grazie alla spinta demografica proveniente da Cina e SudEst asiatico. Il problema, semmai è che stiamo diventando troppi per questo tipo di gestione del pianeta. Anzi, è un bel po' che siamo già troppi, e ora cominciamo a vederne le conseguenze.

Secondo: quest'invenzione altisonante del bambino come centro nevralgico dell'interesse della famiglia e della comunità è cosa recente, direi già del Novecento "pieno". Prima - ma spesso anche adesso - tranne i casi di ricchi, nobili e pochi fortunati/privilegiati - il bambino non è mai stato simbolo di un così pesante condizionamento delle politiche familiari. E se adesso abbiamo nel primo/secondo/terzo mondo bambini che assemblano scarpe, trasportano carbone o raccolgono guano dai 4-5 anni in su, non è che nell'Europa della fine del secolo scorso fosse poi tanto diverso. Anche dopo l'enfasi fascista per le nuove leve della Patria e col boom economico dei dopoguerra non si era toccata la "frenesia da bimbo" di questi ultimi decenni. Insomma, mio padre già lavorava alle medie, mi madre subito dopo. Io, a confronto, fui trattato come un Principe fino all'età della prima ragione. La mia, forse, è la prima vera generazione di figli-idolo che godeva dei sacrifici e delle conquiste della generazione precedente. E la prima che ricevette tutte queste attenzioni materiali e morali di cui parlate. Il risultato è che i figli della mia generazione non sanno quasi scrivere con la penna, probabilmente non hanno mai visto una mucca e stanno coltivando sempre più numerosi il passatempo di non fermarsi all'ALT! dei carabinieri (successo anche dalle mie parti il we scorso, stavolta si sono fatti male solo i ragazzini che non si sono fermati, finendo poi contro un muro).

Terzo: essere genitori (io non lo sono, ma mi sembra lapalissiano) può essere di una difficoltà inaudita. Moltissimi si accorgono di essere completamente impreparati solo quando la situazione sfugge di mano. Quando si rendono conto che la persona di cui sono responsabili ha un'identità propria, spesso - soprattutto nella gioventù - poco compatibile con la propria. Ma pensiamo anche soltanto alla difficoltà pratica di avere un figlio adesso: è forse la prima volta nella storia che un figlio diventa, per i più (ovvero i 25-30enni, anagraficamente la fascia più ideale a figliare), un impegno economico particolarmente difficile, se non addirittura enormemente rischioso. Inoltre, e questa è sempre un'opinione mia, trovo che oggi sia ancora più difficile svolgere correttamente il ruolo di padri e madri, in un quadro sociale in profondo mutamento, in cui le identità culturali vacillano di fronte a un inevitabile rimescolamento di abitudini, tradizioni e valori. Insomma, un figlio fatto con troppa leggerezza diventa facilmente un problema da risolvere per la comunità!

Il 70% delle donne italiane - a leggere il servizio che ho linkato - sostiene che la costante presenza fisica della madre sia indispensabile a crescere produttivamente un figlio. All'estero (Europa) questa percentuale si abbassa al 5%. Non so se questi dati siano corretti, ma sul senso generale io dubbi non ne ho.

Mi fermo qui per prudenza.
a chi?
 
Io ho fatto un figlio con leggerezza ma é stata la mia salvezza e anche se a volte gli spaccherei la testa non mi sono mai pentita un solo istante di averlo avuto.

La bambina l'ho fatta con meno leggerezza e per adesso non mi è mai venuta voglia di spaccarle la testa.

Comunque non riesco ad immaginare come sarebbe stata la mia vita senza i miei figli. Credo che probabilmente sarei finita male. Ho superato certi momenti solo perché c'erano loro.
 

Horny

Utente di lunga data
Eh, no. Oggi non ve ne faccio passare una, cazzo.
Non solo trovo sia piuttosto retorico il tutto, ma pure falso.

Primo: non ci sono mai stati tanti bambini su questo pianeta, come negli ultimi 10-20 anni. Vi ricordo che dal 2011 siamo in sette miliardi, su questa terra, soprattutto grazie alla spinta demografica proveniente da Cina e SudEst asiatico. Il problema, semmai è che stiamo diventando troppi per questo tipo di gestione del pianeta. Anzi, è un bel po' che siamo già troppi, e ora cominciamo a vederne le conseguenze.

Secondo: quest'invenzione altisonante del bambino come centro nevralgico dell'interesse della famiglia e della comunità è cosa recente, direi già del Novecento "pieno". Prima - ma spesso anche adesso - tranne i casi di ricchi, nobili e pochi fortunati/privilegiati - il bambino non è mai stato simbolo di un così pesante condizionamento delle politiche familiari. E se adesso abbiamo nel primo/secondo/terzo mondo bambini che assemblano scarpe, trasportano carbone o raccolgono guano dai 4-5 anni in su, non è che nell'Europa della fine del secolo scorso fosse poi tanto diverso. Anche dopo l'enfasi fascista per le nuove leve della Patria e col boom economico dei dopoguerra non si era toccata la "frenesia da bimbo" di questi ultimi decenni. Insomma, mio padre già lavorava alle medie, mi madre subito dopo. Io, a confronto, fui trattato come un Principe fino all'età della prima ragione. La mia, forse, è la prima vera generazione di figli-idolo che godeva dei sacrifici e delle conquiste della generazione precedente. E la prima che ricevette tutte queste attenzioni materiali e morali di cui parlate. Il risultato è che i figli della mia generazione non sanno quasi scrivere con la penna, probabilmente non hanno mai visto una mucca e stanno coltivando sempre più numerosi il passatempo di non fermarsi all'ALT! dei carabinieri (successo anche dalle mie parti il we scorso, stavolta si sono fatti male solo i ragazzini che non si sono fermati, finendo poi contro un muro).

Terzo: essere genitori (io non lo sono, ma mi sembra lapalissiano) può essere di una difficoltà inaudita. Moltissimi si accorgono di essere completamente impreparati solo quando la situazione sfugge di mano. Quando si rendono conto che la persona di cui sono responsabili ha un'identità propria, spesso - soprattutto nella gioventù - poco compatibile con la propria. Ma pensiamo anche soltanto alla difficoltà pratica di avere un figlio adesso: è forse la prima volta nella storia che un figlio diventa, per i più (ovvero i 25-30enni, anagraficamente la fascia più ideale a figliare), un impegno economico particolarmente difficile, se non addirittura enormemente rischioso. Inoltre, e questa è sempre un'opinione mia, trovo che oggi sia ancora più difficile svolgere correttamente il ruolo di padri e madri, in un quadro sociale in profondo mutamento, in cui le identità culturali vacillano di fronte a un inevitabile rimescolamento di abitudini, tradizioni e valori. Insomma, un figlio fatto con troppa leggerezza diventa facilmente un problema da risolvere per la comunità!

Il 70% delle donne italiane - a leggere il servizio che ho linkato - sostiene che la costante presenza fisica della madre sia indispensabile a crescere produttivamente un figlio. All'estero (Europa) questa percentuale si abbassa al 5%. Non so se questi dati siano corretti, ma sul senso generale io dubbi non ne ho.

Mi fermo qui per prudenza.
le italiane dovrebbero lavorare fuori cas, fare molti più figli e lasciarli al nido o coi padri.
(forse mancano i lavori, i nidi, i padri)
non capisco cosa vorresti dimostrare ma non condivido nulla.
per fortuna ci sono gli immigrati.
 

Horny

Utente di lunga data
Io ho fatto un figlio con leggerezza ma é stata la mia salvezza e anche se a volte gli spaccherei la testa non mi sono mai pentita un solo istante di averlo avuto.

La bambina l'ho fatta con meno leggerezza e per adesso non mi è mai venuta voglia di spaccarle la testa.

Comunque non riesco ad immaginare come sarebbe stata la mia vita senza i miei figli. Credo che probabilmente sarei finita male. Ho superato certi momenti solo perché c'erano loro.
Io idem
 

giorgiocan

Utente prolisso
Quindi non siamo in troppi. Siamo in troppi in relazione al modo sciagurato di sfruttare il pianeta che stiamo attuando. Ritorniamo a quanto detto prima: in tutti i campi ci si comporta come se "dopo" non ci sarà nessuno.
Certo! Poi io ho il sospetto che saremmo troppi comunque, ma so che ci sono diverse scuole sull'argomento e non dispongo di dati di cui fidarmi ciecamente. In ogni caso, buona parte dei danni non sono reversibili in tempi brevi, quindi le generazioni future nascono già fottute, da questo punto di vista.
1) Tuo padre lavorava ai tempi delle scuole medie. Alla fine dell'800 le donne non votavano. 50 anni fa si costruiva con l'Eternit. Quindi che facciamo? Torniamo indietro?.
No no, intendo solo dire che tutta quest'attenzione al fanciullo mi sembra piuttosto recente, visto che i miei probabilmente ti direbbero che era già un lusso quando non venivano presi a cinghiate dai genitori per qualsiasi cosa.
2) "Frenesia da bimbo di questi ultimi decenni"? Se mi parli degli anni '60 del secolo scorso, ok. Per il resto siamo a crescita zero da più di 30 anni, immigrazione a parte.
Qui intendo dire "frenetica eccitazione verso l'evento neonato". Una volta figli se ne facevano tanti, sperando che i più arrivassero almeno ai 30 anni. L'enfasi di cui parliamo è un'invenzione recente.
E' una generalizzazione che non ha alcun senso nè riscontro e le colpe non sono di un'educazione più moderna dei figli.
Ok, qui mea culpa.
4) politiche familiari? Se parli della Norvegia, ok. Se parli dell'Italia, quali politiche familiari? Vai sul sito dell'Inps e calcola a quanto ammontano gli assegni familiari di una coppia che guadagna 30.000 euro e ha un figlio. Il cosiddetto quoziente familiare non è stato usato nemmeno per dare i famigerati 80 euro di Renzi. Di che cazzo parli?
No no, intendevo scelte di ogni famiglia, politica interna familiare. Ora la nascita di un bimbo influenza l'intera esistenza della coppia, fino a pochi decenni fa era semplicemente naturale. Prima ancora non fregava alcunchè ai più, eccetto dinastie e altri privilegiati.
E quindi? Quando c'era il pensiero unico e i Balilla non andava bene, ora che il cervello del bambino non viene castrato e può sviluppare un'identità propria e coltiva (addirittura!) il libero arbitrio, "diventa facilmente un problema da risolvere per la comunità". Tu sei troppo condizionato dalla cronaca nera. Non è che il mondo è fatto di baby gang. Quello che vedi a "Studio Aperto" è solo la parte che fa notizia, sai?
Non ho la TV, ma non è questo il punto. Stiamo già assistendo al fenomeno di una prima generazione a carico. Se le cose continuano su questo trend, non sarà di certo l'ultima (per un motivo o per l'altro).
Sull'aspetto macroeconomico stai prendendo una cantonata enorme. Chi vivrà tra 50 anni non potrà godere del welfare che abbiamo avuto sinora per 2 soli motivi: 1) ladrerie varie: baby pensioni, falsi invalidi, pensioni d'oro, costi della sanità gonfiati specialmente in alcune regioni 2) crescita zero.
Scusa ma per me stai parlando del presente e della mia vita adesso. Io, da circa 2000 euro mensili pre-crisi sono arrivato, da un paio d'anni, a un reddito inferiore ai 12000 euro annui. E ringrazio che non abbiamo chiuso del tutto. Per me crescere un figlio sarebbe un'impresa anche se lo volessi. A meno che non mi si risolvano a breve i problemi o non decida alla fine di espatriare davvero.

E considera che per traslocare dovrò usare gli ultimi risparmi (e sto pensando di traslocare in zona ufficio per liberarmi dell'auto) , poi sono potenzialmente in mezzo alla strada. Vedi un po' tu.
 
Ultima modifica:

giorgiocan

Utente prolisso
le italiane dovrebbero lavorare fuori cas, fare molti più figli e lasciarli al nido o coi padri.
(forse mancano i lavori, i nidi, i padri)
non capisco cosa vorresti dimostrare ma non condivido nulla.
per fortuna ci sono gli immigrati.
Niente da dimostrare: il punto era che scegliere di non avere figli non è necessariamente indice di un problema psichico. In Italia, invece, c'è ancora un immenso tabù su questo argomento.
 

Brunetta

Utente di lunga data
chissà però se questa disgregazione di certi valori della tradizione sia davvero tutto questo bene... homo homini lupus. Mi viene sempre più il sospetto che sia ben pilotata da chi conmanda davvero... abbi cura di sradicare nell'essere umano, con calma e metodo, tutto ciò che anche solo vagamente non appartenga ad una visione meramente materialistica e riduttivistica dell'esistenza. Contestualmente disintegra, altrettanto accuratamente, ogni idea "tradizionale" che tenga in vita uno straccio di legame intra familiare e di solidarietà (autentica e sentita, non ideologica) all'interno della comunità di appartenenza... esalta ed esaspera l'individuo, come sole a cui far ruotare l'universo, al centro di tutti i "diritti". Accendi il risentimento e la rabbia tra generazioni (figli contro i genitori), tra i sessi, tra le classi sociali, tra le religioni, tra le razze... tratta tutti come numeri seriali, omologati a bestie da lavoro e, alla fine, togli loro anche quel minimo di sicurezza economica e sociale, togli la speranza nel futuro. Quali individui salteranno fuori? Forti, sereni, ed amanti del loro prossimo? Individui responsbili, poco manovrabili... o esattamente l'opposto?
Chi non ha figli ha una prospettiva diversa.
 

sienne

lucida-confusa
Ciao

ci possono essere tanti motivi, per non volere un figlio.
Personalmente, non condanno di sicuro, chi sceglie diversamente.
Ma le mie idee, nessuno me le può far cambiare. Per me, è da irresponsabili.
L'Italia, non è il mondo. E il mondo, sta navigando in una direzione, senza ritorno ...
È una eredità, che racchiude anche dei valori ... che proprio non riesco a conciliarli con i miei.
Avevo quattordici anni, quando chiesi ai miei genitori, con che coraggio e coscienza abbiano fatto dei figli.
Quando sono rimasta incinta, sapevo, con non avrei mai abortito. Ma il malessere per lei, c'è ...


sienne
 

ToyGirl

Utente di lunga data
Niente da dimostrare: il punto era che scegliere di non avere figli non è necessariamente indice di un problema psichico. In Italia, invece, c'è ancora un immenso tabù su questo argomento.
Non credo sia un tabù! Piuttosto poche persone la pensano come te. Alla maggioranza fa piacere fare figli per i più disparati motivi e guardano più ai pro che ai contro.

Io non critico uomini e donne che non vogliono figli ma nemmeno io sono disposta ad accettare critiche perchè io, invece, ne voglio.

Siamo sovrappopolati? Non in Italia. L'Italia è un paese sovrappopolato dagli anziani, semmai.

Troppe persone fanno figli con problemi economici e diventano un problema per la collettività? Io credo che facciano bene, non mi sembrerebbe giusto che solo i più agiati (che non è detto siano i migliori) debbano mandare avanti il loro patrimonio genetico; non diventa in ogni caso un problema per la collettività ma semmai per le famiglie di origine, un problema privato, più che pubblico, visto che lo Stato italiano non incentiva in alcun modo la maternità e la famiglia.
 

Brunetta

Utente di lunga data

Brunetta

Utente di lunga data
Certo! Poi io ho il sospetto che saremmo troppi comunque, ma so che ci sono diverse scuole sull'argomento e non dispongo di dati di cui fidarmi ciecamente. In ogni caso, buona parte dei danni non sono reversibili in tempi brevi, quindi le generazioni future nascono già fottute, da questo punto di vista.

No no, intendo solo dire che tutta quest'attenzione al fanciullo mi sembra piuttosto recente, visto che i miei probabilmente ti direbbero che era già un lusso quando non venivano presi a cinghiate dai genitori per qualsiasi cosa.

Qui intendo dire "frenetica eccitazione verso l'evento neonato". Una volta figli se ne facevano tanti, sperando che i più arrivassero almeno ai 30 anni. L'enfasi di cui parliamo è un'invenzione recente.

Ok, qui mea culpa.

No no, intendevo scelte di ogni famiglia, politica interna familiare. Ora la nascita di un bimbo influenza l'intera esistenza della coppia, fino a pochi decenni fa era semplicemente naturale. Prima ancora non fregava alcunchè ai più, eccetto dinastie e altri privilegiati.

Non ho la TV, ma non è questo il punto. Stiamo già assistendo al fenomeno di una prima generazione a carico. Se le cose continuano su questo trend, non sarà di certo l'ultima (per un motivo o per l'altro).

Scusa ma per me stai parlando del presente e della mia vita adesso. Io, da circa 2000 euro mensili pre-crisi sono arrivato, da un paio d'anni, a un reddito inferiore ai 12000 euro annui. E ringrazio che non abbiamo chiuso del tutto. Per me crescere un figlio sarebbe un'impresa anche se lo volessi. A meno che non mi si risolvano a breve i problemi o non decida alla fine di espatriare davvero.

E considera che per traslocare dovrò usare gli ultimi risparmi (e sto pensando di traslocare in zona ufficio per liberarmi dell'auto) , poi sono potenzialmente in mezzo alla strada. Vedi un po' tu.
Questa volta sono totalmente d'accordo con President.
Resta il fatto che se una persona non se la sente ha ben il diritto di non farne. Ci mancherebbe!!
12000 tu e altrettanto lei (immagino netti) ti sembra che non si possa crescere un figlio, sereno, con il necessario, il superfluo e gioia?
Se nel necessario, per figlio e genitori, si comprendono cose che 50 anni fa erano riservate ai ricchi, è diverso.
 

Hellseven

Utente di lunga data
Io è meglio che non rispondo in questo momento ;)
Se posso, rispondo io per te: non solo li rifaresti, ma li rifaresti identici a come sono e guai a chi te li tocca. Perché così deve essere. Un abbraccio, se posso permettermi.
ps va un pò meglio? :) Penso che con un pò di tempo riporti la cosa alle sue giuste dimensioni, ora è normale che tu sia così come ti senti.
 
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