Ciao Sienne,
ti ringrazio per la azzeccata definizione di infatuazione e amore, che condivido, però mi viene da chiedermi se non sia una contraddizione accettare da una parte che la prima sia un processo quasi naturale, insito nell'essere uomini e donne "sani" con pulsioni normali, e dall'altra farsi delle domande sul perchè è accaduto proprio a lui/noi. Insisterci soprattutto, magari per mesi e anni, poco sapendo che per quanto si insista e ci si maceri, la verità è che è successo perchè semplicemente due persone si sono attratte. Se si fossero innamorate avrebbero portato avanti un progetto di vita, invece nel mio caso, così come in quello di Angela, esaurita e vissuta l'infatuazione, si è tornati al "disegno" iniziale, a quello "principe" dal quale ci si è allontanati, ma mai distaccati del tutto.
Quindi la domanda, semmai, e secondo me, non è tanto relativa al perchè ci si possa ritrovare impantanati in una storia che mette a repentaglio tutta la propria vita e quella degli affetti più cari, quanto al cosa spinge tanto forte da non consentire di arrestare il sistema prima che faccia danni irreversibili. La prima domanda, quella che fai tu, anche se dici che è una cosa tutta sua (e sono d'accordo) in realtà implica una messa a punto anche di eventuali responsabilità del tradito, con una serie di considerazioni sul proprio modo di aver "curato" la coppia, mentre quella che faccio io, anche se all'apparenza potrebbe sembrare dello stesso stampo, presuppone delle riflessioni meramente a carico del traditore che non necessariamente vanno condivise, fino all'ultima virgola, con chi il tradimento l'ha subito. E non perchè non si abbia la forza di accoglierle, ma perchè l'accettazione del pacchetto totale, così com'è, se si decide che la qualità della relazione sia tale da meritare un'opportunità di svolta e anche di salvezza, è fondamentale.
Cosa dovrebbe e potrebbe dire in più il traditore rispetto al senso di pentimento, di colpa, di superficialità che ha perpetrato nel tempo, dell'attrazione provata fino al punto di spingersi a mentirci reiteratamente e a quello di condividere un'intimità fisica e intellettuale con un'altra donna? Cosa altro potrebbe aggiungere all'ammissione del fatto che l'altra per un periodo gli è piaciuta per ics ragioni che non c'entrano nulla con noi? E le ics ragioni, come bene hai detto tu, appartengono ad un panorama insondabile, quello dell'attrazione appunto. Anche pretendere di sapere cosa gli mancasse, cosa cercasse in lei, in maniera ossessiva, cioè superati i primi mesi, ha senso? Io mi rispondo da me ormai: aveva bisogno di brivido e adrenalina, di gratificazione e leggerezza. Questo è, inutile stare a rigirare sempre nello stesso pentolone per tutta la vita.
Un'altra domanda che tu spesso ti fai e inviti a farsi (anche di questa ti ringrazio) è chiedersi come ha potuto dimenticare noi, ignorarci, non considerarci per tanto tempo. Semplicemente non eravamo nel cono di luce dell'infatuazione che ha preso il comando delle sue emozioni in quel periodo. Si può cercare di perdonare, giustificare, dimenticare, capire, oppure realizzare che non riusciamo a tollerare tutto ciò e dunque uscirne fuori, ma per me è impossibile, e oltremodo dannoso, cercare di ottenere a tutti i costi da lui un canovaccio da leggere, dritto e rovescio, per placare le nostre domande.
In ogni caso, sia che la risposta sia dentro di lui, sia che sia dentro di noi....
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