Fedeltà, la cattiva e la buona notizia

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Mary The Philips

Utente di lunga data
mi aggiungo e aggiungo:D che secondo me non bisogna comunicare al partner niente di niente

In qualche raro caso può scattare della complicità nel rivelarsi "cose", ma bisogna davvero stare benissimo insieme e attraversare un momento di alta intesa; in caso contrario "confidare" all'altro che quel culo appena transitato o quello sguardo insistente incrociato in ristorante ci ha fatto scattare l'ormone è stupido e indice di insicurezza.

Esempio: perchè avrei dovuto rivelare a mio marito che c'era quel ragazzo tanto carino che mi puntava da dietro le sue spalle in pizzeria, che si è recato in bagno esattamente quando sono andata io (ma l'ho fregato usando quello disabili :rotfl:) e che è pure venuto fuori a fumare dietro a me? L'ho ignorato, povera stella, ma dentro ho goduto perchè non è che, ormai :sad: certe cose siano all'ordine del giorno, eh, ma me lo sono tenuto per me, così come credo faccia anche lui. Vabbè, e qui mi taccio perchè mi è tornato in mente che sono stata tradita di brutto mini_smiles_883.gif
 

Tessa

Escluso
Ecco Tessa, questo è un punto che mi piacerebbe tanto approfondire, ma è impossibile...
Se sento gli amici uomini che conosco, questi mi dicono che qualche desiderio ce l'hanno e sono certi che ce l'abbiano un po' tutti, specie dopo tanti anni che si sta insieme con la stessa persona (spiacevole vero?).
Se mi misuro per me dico che allora come ci sono io ce ne saranno molte altre/i, ma penso che quanto prima affronterò il tema con le mie amiche con le quali non abbiamo mai accennato a questa cosa.
Potrei cominciare da te Tessa se non ti dispiace, tu hai o hai avuto desideri al di fuori?
Ciao Diletta,
per me non sei un'aliena.
Ho desiderato un solo altro uomo in tanti anni. Lui e solo lui. E' nato un rapporto esclusivo e forse anche un innamoramento. Non siamo andati oltre per paura di perdere tutto. E quel salto tra desiderio e azione non e' cosi immediato come molti dicono. Devi decidere di buttarti. Decidere. Decidere. Volonta'. Qualcuno dira' che anche questo e' alto tradimento. Ma per tornare alla tua domanda e' stato il solo in 12 anni. Per il resto gli altri uomini non li vedo neanche oppure cerco di evitarli se capisco che hanno altre intenzioni.
 

Joey Blow

Escluso
In qualche raro caso può scattare della complicità nel rivelarsi "cose", ma bisogna davvero stare benissimo insieme e attraversare un momento di alta intesa; in caso contrario "confidare" all'altro che quel culo appena transitato o quello sguardo insistente incrociato in ristorante ci ha fatto scattare l'ormone è stupido e indice di insicurezza.

Esempio: perchè avrei dovuto rivelare a mio marito che c'era quel ragazzo tanto carino che mi puntava da dietro le sue spalle in pizzeria, che si è recato in bagno esattamente quando sono andata io (ma l'ho fregato usando quello disabili :rotfl:) e che è pure venuto fuori a fumare dietro a me? L'ho ignorato, povera stella, ma dentro ho goduto perchè non è che, ormai :sad: certe cose siano all'ordine del giorno, eh, ma me lo sono tenuto per me, così come credo faccia anche lui. Vabbè, e qui mi taccio perchè mi è tornato in mente che sono stata tradita di brutto View attachment 9995
Ti puntava col culo?
 

Tessa

Escluso
Diletta ma com'e' che con le tue amiche non parlate anche di queste cose? Le tue amiche per esempio sanno quello che hai passato?
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Irre, il modo di vivere la sessualità è soggettivo.
Le relazioni sono il frutto dell'incontro di due soggettive, in un periodo.
questo per dire che dipende: non tutti concepiamo la sessualità con le stesse caratteristiche ma addirittura in relazioni diverse, con persone diverse, abbiamo desideri e bisogni diversi sia nella sfera sessuale, sia nella sfera etica che si riflette sul comportamento quotidiano, che possono variare anche a seconda del momento storico della nostra vita.
'La coppia' non esiste come sostantivo ma come aggettivo di relazione: alla coppia quindi non puoi associare regole generali.
Secondo me.
Ma infatti: il problema è proprio che invece di utilizzarlo come aggettivo di relazione tra tanti altri possibili, lo si usa come sostantivo cui sono associate regole ben precise che dovrebbero valere per tutti.

boh secondo me sono discorsi molto teorici, poi la realtà è che la coppia ha casa, figli, parenti, stipendi, robe da pagare etc. etc., nel senso che le coppie si formano, poi possono anche saltare e formarsi nuove coppie, ma è sempre più difficile oggettivamente, come si potrebbe andare avanti così?...non è che siamo tipo uccelli migratori:D che ad ogni primavera arrivano, si pavoneggiano per trovare un/una compagno/a, e costruiscono un nuovo nido!
quoto. la coppia crea la "famiglia", diventa qualcos'altro, si mettono insieme le risorse.. lì è un po' più difficile mandare tutto per aria per assecondare i propri istinti riproduttivi :D

per poter far sì che ogni individuo, anche il meno facoltoso (perché i ricchi lo fanno eh?) possa assecondare ogni desiderio in totale libertà dovremmo tornare all'età della pietra, caccia/pesca e baratto, senza lavoro, senza "famiglia" come istituzione, senza denaro, merci, veicoli, case, mutui, fidi bancari..

e allora si sta insieme fino a che a uno gli va, se si desidera qualcun altro ci si va, si fanno figli col primo che capita e si vive in comunità.

La famiglia è un'istituzione in primis "economica", e ovviamente religiosa (per chi crede)
Infatti: a parte che bisognerebbe chiedersi se la famiglia sia ancora realmente funzionale all'attuale modo di produzione ("l'economia"). Se anche la risposta fosse positiva (e ne dubito), sarebbe solo un motivo in più per criticare - ed eventualmente lottare per cambiare - proprio il sistema economico che è alla base di tanta infelicità.

Ciao,
hai toccato un nervo scoperto perché è davvero un grosso problema.
E hai analizzato molto bene i motivi per cui a te non sta bene.
Però, come vedi, questi motivi sono in contrasto l'uno con l'altro perché:
1) fa dispiacere, se non proprio sofferenza, il fatto che la persona amata possa desiderare altri.
E' logico che sia così se si ama.
2) però, fa dispiacere anche il fatto che la persona amata si debba in qualche modo reprimere.

E allora, come se ne esce?
Quale potrebbe essere una forma nuova di coppia?
Non è mica facile...

Io l'ho "risolta" a modo mio, stabilendo dei confini molto ben delineati perché a me fa molto più dispiacere sapere che il mio lui si debba reprimere. E' un pensiero che non sopporto.
Io non mi reprimo assolutamente (sono una delle poche persone a cui non frega di nessuno al di fuori) e non vorrei mai che la persona che amo non fosse serena ed appagata come invece sono io.
Sul dispiacere che provo nel sapere che possa desiderare altre (perché questo è assodato) ci ho lavorato sopra parecchio e ora la cosa lascia il tempo che trova.
Quindi sì, anch'io ho fatto il mio bel compromesso.
Ma il problema è che ci si trova in certe situazioni senza averlo scelto. Dopo il terremoto, ognuno si arrangia come può. Ma non è mai una vera e propria soluzione.
 

free

Escluso
Ma infatti: il problema è proprio che invece di utilizzarlo come aggettivo di relazione tra tanti altri possibili, lo si usa come sostantivo cui sono associate regole ben precise che dovrebbero valere per tutti.





Infatti: a parte che bisognerebbe chiedersi se la famiglia sia ancora realmente funzionale all'attuale modo di produzione ("l'economia"). Se anche la risposta fosse positiva (e ne dubito), sarebbe solo un motivo in più per criticare - ed eventualmente lottare per cambiare - proprio il sistema economico che è alla base di tanta infelicità.



Ma il problema è che ci si trova in certe situazioni senza averlo scelto. Dopo il terremoto, ognuno si arrangia come può. Ma non è mai una vera e propria soluzione.

non sono per niente d'accordo, secondo me il sistema economico è alla base di tanta infelicità proprio perchè se ne strafrega delle famiglie, che invece sono alla base dell'economia, che non chiedono interessi usurai (come fanno le banche) per aiutarsi tra parenti, che sono i primi ammortizzatori sociali per i membri che perdono il lavoro, che sono il primo aiuto per le madri lavoratrici e per anziani e disabili, e che risparmiano (oddio, attualmente pochissimo, con tutte le tasse allucinanti che abbiamo) a differenza dei nostri governanti che sperperano in cazzate assurde (non c'è come spendere i soldi degli altri per imparare a spendere tutto lo spendibile e fare pure debiti che pagheranno le generazioni future...)
 

spleen

utente ?
1. quel mare altro non è che quella famosa occasione che ha reso ladro l'uomo
2. la repressione non ha MAI funzionato
3. quoto
4. non esiste uomo/donna al mondo che non abbia mai desiderato un'altra donna/uomo... chi dice il contrario o è un bugiardo, o non è umano
quoto. la coppia crea la "famiglia", diventa qualcos'altro, si mettono insieme le risorse.. lì è un po' più difficile mandare tutto per aria per assecondare i propri istinti riproduttivi :D

per poter far sì che ogni individuo, anche il meno facoltoso (perché i ricchi lo fanno eh?) possa assecondare ogni desiderio in totale libertà dovremmo tornare all'età della pietra, caccia/pesca e baratto, senza lavoro, senza "famiglia" come istituzione, senza denaro, merci, veicoli, case, mutui, fidi bancari..

e allora si sta insieme fino a che a uno gli va, se si desidera qualcun altro ci si va, si fanno figli col primo che capita e si vive in comunità.

La famiglia è un'istituzione in primis "economica", e ovviamente religiosa (per chi crede)
Sapersi dire di no, su qualche aspetto dei propri desideri, in vista della salvaguardia di qualcosa di più importante non è reprimersi, è scegliere. Es. anche a me piacerebbe comprare una ferrari ma magari lascio perdere perchè con i soldi credo di poter fare cose più importanti. Dovremmo piantarla co sti piagnistei della realizzazione dei propri desideri istintuali a ogni costo, l'individualismo come nuova forma di religione.

Storicamente e preistoricamente, dalle evidenze che abbiamo, non è mai esistita una mitica età dell 'oro dove ognuno andava con chi gli pare e si viveva tutti gioiosamente in amene comunità, il passato dell' uomo è permeato di violenza e sopraffazione prima di tutto.

La famiglia è in - P R I M I S- un istituto naturale, dal paleolitico in poi almeno. Puo essere anche altro, ma queste cose sono venute dopo. Non è una considerazione di tipo etico, è un dato di fatto.
 
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spleen

utente ?
Ma infatti: il problema è proprio che invece di utilizzarlo come aggettivo di relazione tra tanti altri possibili, lo si usa come sostantivo cui sono associate regole ben precise che dovrebbero valere per tutti.





Infatti: a parte che bisognerebbe chiedersi se la famiglia sia ancora realmente funzionale all'attuale modo di produzione ("l'economia"). Se anche la risposta fosse positiva (e ne dubito), sarebbe solo un motivo in più per criticare - ed eventualmente lottare per cambiare - proprio il sistema economico che è alla base di tanta infelicità.



Ma il problema è che ci si trova in certe situazioni senza averlo scelto. Dopo il terremoto, ognuno si arrangia come può. Ma non è mai una vera e propria soluzione.
Ok allora facciamo fuori la famiglia, ci aspetta sicuramente un radioso futuro di felicità.
 

Sbriciolata

Escluso
Ma infatti: il problema è proprio che invece di utilizzarlo come aggettivo di relazione tra tanti altri possibili, lo si usa come sostantivo cui sono associate regole ben precise che dovrebbero valere per tutti.





Infatti: a parte che bisognerebbe chiedersi se la famiglia sia ancora realmente funzionale all'attuale modo di produzione ("l'economia"). Se anche la risposta fosse positiva (e ne dubito), sarebbe solo un motivo in più per criticare - ed eventualmente lottare per cambiare - proprio il sistema economico che è alla base di tanta infelicità.



Ma il problema è che ci si trova in certe situazioni senza averlo scelto. Dopo il terremoto, ognuno si arrangia come può. Ma non è mai una vera e propria soluzione.

Arieccoci a dare a terzi la responsabilità della propria felicità. Taaaanto comodo quando la felicità non si è raggiunta tanto inutile a raggiungerla.
 

Stark72

Utente Bestemmiante
Mi sfugge il nesso tra famiglia ed economia produttiva.
 

Sbriciolata

Escluso
Mi sfugge il nesso tra famiglia ed economia produttiva.
sempre a guardare il pelo nell'uovo:D
La famiglia induce bisogni: la casa, le bollette, la tarsu, lo sport dei figli, il dentista... tolta la famiglia, questo vetusto orpello, torniamo tutti ad essere felici chè non abbisognamo più di nulla.
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Arieccoci a dare a terzi la responsabilità della propria felicità. Taaaanto comodo quando la felicità non si è raggiunta tanto inutile a raggiungerla.
Non mi pare di essermi deresponsabilizzato, anzi, ho semmai il problema opposto. Cercavo di descrivere quelli che secondo me sono i meccanismi sociali alla base dell'infelicità generalizzata. Poi è chiaro che ognuno soffre secondo dinamiche specifiche e irriducibili alla generalizzazione e deve lavorare su quelle. Credo di fare anche questo e le diverse analisi non si escludono tra loro: si può individuare e criticare allo stesso tempo le cause esterne (il terremoto causato dal partner), le cause generali (le storture indotte da schemi rigidi divenuti inattuali) e le cause "interne" (che so, la mia difficoltà ad impormi nelle situazioni, per dirne una).

Mi sfugge il nesso tra famiglia ed economia produttiva.
sempre a guardare il pelo nell'uovo:D
La famiglia induce bisogni: la casa, le bollette, la tarsu, lo sport dei figli, il dentista... tolta la famiglia, questo vetusto orpello, torniamo tutti ad essere felici chè non abbisognamo più di nulla.
No. Storicamente si sono succedute forme diversissisme di comunità. Ci sono società la cui cellula più semplice è il clan, la tribù, la città, ecc. Anche i rapporti tra uomini e donne sono stati declinati in modo molto diversificato: poliandria, poligamia, matriarcato, patriarcato, e così via. La stessa famiglia ha assunto forme diverse dal trittico marito-moglie-figli.
Questo per dire che la famiglia ha assunto la forma attuale predominante solo in concomitanza con lo sviluppo del capitalismo industriale: inizialmente c'era bisogno di operai e della riproduzione degli operai. C'era quindi bisogno di "divisione del lavoro": i maschi producevano merce in fabbrica e le donne producevano le condizioni affinché i maschi si riproducessero: cucinavano (affinché i mariti-operai rimanessero in vita), sfornavano e allevavano figli (affinché a loro volta diventassero operai).
Questo schema è ovviamente andato a sua volta modificandosi, poiché sin da subito anche le donne sono state assunte in fabbrica; ma il bisogno di qualcuno che si occupasse di casa e figli rimaneva e tendenzialmente è stato affidato alla donna.
Il punto è che non c'era nulla di "naturale": era solo l'esigenza storica di riprodurre quella che si chiamava "forza-lavoro" attraverso la "divisione del lavoro" tra uomini e donne.
E oggi? Su questo occorre riflettere.
Partendo però dall'assunto che nulla è naturale, che tutto è storicamente determinato, e che è la produzione (cioè il lavoro) che cambia i rapporti tra gli uomini, soprattutto i rapporti sessuali. E che le condizioni della produzione cambiano di continuo.
Oggi il precariato rende difficile costruire una famiglia tradizionale; siamo sicuri che però sia quella la strada a noi più consona, considerando che quella forma di famiglia non è nata con l'uomo ma in un momento storico preciso, e con l'obiettivo preciso di dividere il lavoro domestico delle donne da quello industriale dell'uomo?
 

Sbriciolata

Escluso
Non mi pare di essermi deresponsabilizzato, anzi, ho semmai il problema opposto. Cercavo di descrivere quelli che secondo me sono i meccanismi sociali alla base dell'infelicità generalizzata. Poi è chiaro che ognuno soffre secondo dinamiche specifiche e irriducibili alla generalizzazione e deve lavorare su quelle. Credo di fare anche questo e le diverse analisi non si escludono tra loro: si può individuare e criticare allo stesso tempo le cause esterne (il terremoto causato dal partner), le cause generali (le storture indotte da schemi rigidi divenuti inattuali) e le cause "interne" (che so, la mia difficoltà ad impormi nelle situazioni, per dirne una).





No. Storicamente si sono succedute forme diversissisme di comunità. Ci sono società la cui cellula più semplice è il clan, la tribù, la città, ecc. Anche i rapporti tra uomini e donne sono stati declinati in modo molto diversificato: poliandria, poligamia, matriarcato, patriarcato, e così via. La stessa famiglia ha assunto forme diverse dal trittico marito-moglie-figli.
Questo per dire che la famiglia ha assunto la forma attuale predominante solo in concomitanza con lo sviluppo del capitalismo industriale: inizialmente c'era bisogno di operai e della riproduzione degli operai. C'era quindi bisogno di "divisione del lavoro": i maschi producevano merce in fabbrica e le donne producevano le condizioni affinché i maschi si riproducessero: cucinavano (affinché i mariti-operai rimanessero in vita), sfornavano e allevavano figli (affinché a loro volta diventassero operai).
Questo schema è ovviamente andato a sua volta modificandosi, poiché sin da subito anche le donne sono state assunte in fabbrica; ma il bisogno di qualcuno che si occupasse di casa e figli rimaneva e tendenzialmente è stato affidato alla donna.
Il punto è che non c'era nulla di "naturale": era solo l'esigenza storica di riprodurre quella che si chiamava "forza-lavoro" attraverso la "divisione del lavoro" tra uomini e donne.
E oggi? Su questo occorre riflettere.
Partendo però dall'assunto che nulla è naturale, che tutto è storicamente determinato, e che è la produzione (cioè il lavoro) che cambia i rapporti tra gli uomini, soprattutto i rapporti sessuali. E che le condizioni della produzione cambiano di continuo.
Oggi il precariato rende difficile costruire una famiglia tradizionale; siamo sicuri che però sia quella la strada a noi più consona, considerando che quella forma di famiglia non è nata con l'uomo ma in un momento storico preciso, e con l'obiettivo preciso di dividere il lavoro domestico delle donne da quello industriale dell'uomo?
Ma l'infelicità generalizzata è un concetto superato da un centinaio di anni, anzi due.
Questa è l'epoca del falso individualismo: infatti mentre da un lato sono diventati impellenti i bisogni del singolo rispetto a quelli della società, e di conseguenza della cellula che è alla base della NOSTRA(inutile parlare di tipologie di società che hanno altre forme e problematiche e nelle quali soprattutto non viviamo) società, dall'altra c'è l'appiattimento espressivo degli individui che si uniformano pecorescamente ai format proposti dai media, che altro non sono che contenitori inzuppati di messaggi +/- subliminali che scatenano falsi bisogni, desideri perlopiù irrealizzabili che inevitabilmente generano frustrazione.
E' invece proprio la concretezza della famiglia, con i suoi bisogni tangibili, reali e soprattutto finalizzati ad un bene che non è la mera soddisfazione del proprio egoismo, che si contrappone a questo mondo.
Solo che siamo talmente bombardati a livello mediatico di possibilità fantasmagoriche che quelle reali ci paiono poca cosa: e finiamo con l'avere in mano un pugno di mosche.
 

spleen

utente ?
Non mi pare di essermi deresponsabilizzato, anzi, ho semmai il problema opposto. Cercavo di descrivere quelli che secondo me sono i meccanismi sociali alla base dell'infelicità generalizzata. Poi è chiaro che ognuno soffre secondo dinamiche specifiche e irriducibili alla generalizzazione e deve lavorare su quelle. Credo di fare anche questo e le diverse analisi non si escludono tra loro: si può individuare e criticare allo stesso tempo le cause esterne (il terremoto causato dal partner), le cause generali (le storture indotte da schemi rigidi divenuti inattuali) e le cause "interne" (che so, la mia difficoltà ad impormi nelle situazioni, per dirne una).





No. Storicamente si sono succedute forme diversissisme di comunità. Ci sono società la cui cellula più semplice è il clan, la tribù, la città, ecc. Anche i rapporti tra uomini e donne sono stati declinati in modo molto diversificato: poliandria, poligamia, matriarcato, patriarcato, e così via. La stessa famiglia ha assunto forme diverse dal trittico marito-moglie-figli.
Questo per dire che la famiglia ha assunto la forma attuale predominante solo in concomitanza con lo sviluppo del capitalismo industriale: inizialmente c'era bisogno di operai e della riproduzione degli operai. C'era quindi bisogno di "divisione del lavoro": i maschi producevano merce in fabbrica e le donne producevano le condizioni affinché i maschi si riproducessero: cucinavano (affinché i mariti-operai rimanessero in vita), sfornavano e allevavano figli (affinché a loro volta diventassero operai).
Questo schema è ovviamente andato a sua volta modificandosi, poiché sin da subito anche le donne sono state assunte in fabbrica; ma il bisogno di qualcuno che si occupasse di casa e figli rimaneva e tendenzialmente è stato affidato alla donna.
Il punto è che non c'era nulla di "naturale": era solo l'esigenza storica di riprodurre quella che si chiamava "forza-lavoro" attraverso la "divisione del lavoro" tra uomini e donne.
E oggi? Su questo occorre riflettere.
Partendo però dall'assunto che nulla è naturale, che tutto è storicamente determinato, e che è la produzione (cioè il lavoro) che cambia i rapporti tra gli uomini, soprattutto i rapporti sessuali. E che le condizioni della produzione cambiano di continuo.

Oggi il precariato rende difficile costruire una famiglia tradizionale; siamo sicuri che però sia quella la strada a noi più consona, considerando che quella forma di famiglia non è nata con l'uomo ma in un momento storico preciso, e con l'obiettivo preciso di dividere il lavoro domestico delle donne da quello industriale dell'uomo?
Sembra una citazione presa dal Capitale di Marx, estendendo ed assumendo le sue teorie in modo assoluto.
Quello che hai scritto (il neretto) è tutto e del tutto opinabile.

Faccio umilmente notare che la famiglia ha sempre avuto un ruolo storico, semplificare alla luce del solo aspetto economico non è solo riduttivo, è anche fuorviante.

Parimenti affermare che non ci sia nulla di naturale e ridurre il comportamento umano a soli fattori storicamente derterminati.
(Determinati da cosa poi?)
Nessun sociologo serio, del resto, si sogna oggi di trarre conclusioni sul comportamento umano senza tener conto degli istinti e dei sentimenti, la parte "animale".
 
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Irrisoluto

Utente di lunga data
Ma l'infelicità generalizzata è un concetto superato da un centinaio di anni, anzi due.
Questa è l'epoca del falso individualismo: infatti mentre da un lato sono diventati impellenti i bisogni del singolo rispetto a quelli della società, e di conseguenza della cellula che è alla base della NOSTRA(inutile parlare di tipologie di società che hanno altre forme e problematiche e nelle quali soprattutto non viviamo) società, dall'altra c'è l'appiattimento espressivo degli individui che si uniformano pecorescamente ai format proposti dai media, che altro non sono che contenitori inzuppati di messaggi +/- subliminali che scatenano falsi bisogni, desideri perlopiù irrealizzabili che inevitabilmente generano frustrazione.
E' invece proprio la concretezza della famiglia, con i suoi bisogni tangibili, reali e soprattutto finalizzati ad un bene che non è la mera soddisfazione del proprio egoismo, che si contrappone a questo mondo.
Solo che siamo talmente bombardati a livello mediatico di possibilità fantasmagoriche che quelle reali ci paiono poca cosa: e finiamo con l'avere in mano un pugno di mosche.
Ho evocato l'esistenza di altre "tipologie" solo per dire che non c'è nulla di eterno nella famiglia così come l'abbiamo concepita in epoca moderna. Le forme di aggregazione umana sono cambiate e continueranno a cambiare, perché per fortuna o per disgrazia l'uomo può modificare le proprie condizioni di esistenza. Che poi, a ben pensarci, tutte le specie animali sono in continua evoluzione; nessun essere vivente obbedisce a leggi eterne, ma si modifica al modificarsi di una serie complessa di fattori.
La domanda è: perché questo non dovrebbe valere anche per la famiglia? Perché dobbiamo vederla come sola cosa belle e "concreta" in mezzo a tante cose brutte e illusorie?

Sembra una citazione presa dal Capitale di Marx, estendendo ed assumendo le sue teorie in modo assoluto.
Quello che hai scritto (il neretto) è tutto e del tutto opinabile.

Faccio umilmente notare che la famiglia ha sempre avuto un ruolo storico, semplificare alla luce del solo aspetto economico non è solo riduttivo, è anche fuorviante.

Parimenti affermare che non ci sia nulla di naturale e ridurre il comportamento umano a soli fattori sociologici.
Nessun sociologo serio, del resto, si sogna oggi di trarre conclusioni sul comportamento umano senza tener conto degli istinti e dei sentimenti, la parte "animale".
Per naturale intendevo a-storico. Cioè, io credo - e non sono certo il solo, e Marx non c'entra nulla - che anche la natura sia in continua evoluzione. E' ovvio che abbiamo una base biologica che muta molto lentamente, ma è anche vero che da sola questa base biologica non spiega assolutamente nulla. Soprattutto per l'uomo, che è arrivato a un livello di complessità tale che gli istinti primari sono una sorta di sfondo sul quale poi costruiamo la nostra vita reale. Neanche i sentimenti sono puramente biologici.
Le società fondate sulla poligamia sono composte da uomini con struttura biologica identica alla nostra; eppure, i loro sentimenti sono necessariamente diversi. Perché? Semplicemente perché la monogamia poggia su fattori biologici, ma non vi si riduce.
Siete voi che semplificate, dividendo da una parte il bene (la famiglia come realizzazione di cose concrete, buone e naturali), dall'altro il male (la società, il mercato, l'economia, la storia). E invece è tutto intrecciato. La stessa natura è storicamente determinata, perché varia al variare delle condizioni. Anche i nostri istinti variano.
 
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Sbriciolata

Escluso
Ho evocato l'esistenza di altre "tipologie" solo per dire che non c'è nulla di eterno nella famiglia così come l'abbiamo concepita in epoca moderna. Le forme di aggregazione umana sono cambiate e continueranno a cambiare, perché per fortuna o per disgrazia l'uomo può modificare le proprie condizioni di esistenza. Che poi, a ben pensarci, tutte le specie animali sono in continua evoluzione; nessun essere vivente obbedisce a leggi eterne, ma si modifica al modificarsi di una serie complessa di fattori.
La domanda è: perché questo non dovrebbe valere anche per la famiglia? Perché dobbiamo vederla come sola cosa belle e "concreta" in mezzo a tante cose brutte e illusorie?



Per naturale intendevo a-storico. Cioè, io credo - e non sono certo il solo, e Marx non c'entra nulla - che anche la natura sia in continua evoluzione. E' ovvio che abbiamo una base biologica che muta molto lentamente, ma è anche vero che da sola questa base biologica non spiega assolutamente nulla. Soprattutto per l'uomo, che è arrivato a un livello di complessità tale che gli istinti primari sono una sorta di sfondo sul quale poi costruiamo la nostra vita reale. Neanche i sentimenti sono puramente biologici.
Le società fondate sulla poligamia sono composte da uomini con struttura biologica identica alla nostra; eppure, i loro sentimenti sono necessariamente diversi. Perché? Semplicemente perché la monogamia poggia su fattori biologici, ma non vi si riduce.
Siete voi che semplificate, dividendo da una parte il bene (la famiglia come realizzazione di cose concrete, buone e naturali), dall'altro il male (la società, il mercato, l'economia, la storia). E invece è tutto intrecciato. La stessa natura è storicamente determinata, perché varia al variare delle condizioni. Anche i nostri istinti variano.
ad esempio perchè quando ti trovi con il culo per terra, non sono gli eroi dell'isola dei famosi che vengono a tirarti su.
Per dirne una.
 

spleen

utente ?
Ho evocato l'esistenza di altre "tipologie" solo per dire che non c'è nulla di eterno nella famiglia così come l'abbiamo concepita in epoca moderna. Le forme di aggregazione umana sono cambiate e continueranno a cambiare, perché per fortuna o per disgrazia l'uomo può modificare le proprie condizioni di esistenza. Che poi, a ben pensarci, tutte le specie animali sono in continua evoluzione; nessun essere vivente obbedisce a leggi eterne, ma si modifica al modificarsi di una serie complessa di fattori.
La domanda è: perché questo non dovrebbe valere anche per la famiglia? Perché dobbiamo vederla come sola cosa belle e "concreta" in mezzo a tante cose brutte e illusorie?



Per naturale intendevo a-storico. Cioè, io credo - e non sono certo il solo, e Marx non c'entra nulla - che anche la natura sia in continua evoluzione. E' ovvio che abbiamo una base biologica che muta molto lentamente, ma è anche vero che da sola questa base biologica non spiega assolutamente nulla. Soprattutto per l'uomo, che è arrivato a un livello di complessità tale che gli istinti primari sono una sorta di sfondo sul quale poi costruiamo la nostra vita reale. Neanche i sentimenti sono puramente biologici.
Le società fondate sulla poligamia sono composte da uomini con struttura biologica identica alla nostra; eppure, i loro sentimenti sono necessariamente diversi. Perché? Semplicemente perché la monogamia poggia su fattori biologici, ma non vi si riduce.
Siete voi che semplificate, dividendo da una parte il bene (la famiglia come realizzazione di cose concrete, buone e naturali), dall'altro il male (la società, il mercato, l'economia, la storia). E invece è tutto intrecciato. La stessa natura è storicamente determinata, perché varia al variare delle condizioni. Anche i nostri istinti variano.
Si ma sei tu che ne hai parlato al "passato".
Il mio è unvito a non semplificare ed io non semplifico un emerito cazzo. Sei tu che dai per scontati degli assunti.
Io non voglio affatto "pontificare" il ruolo della famiglia, non voglio però nemmeno come fai tu (e lo hai espresso con chiarezza) ridurla ad un fattore economico. (Ho detto che sembra Marx non che hai preso da Marx).
Sul fatto della Natura lo ho già detto in precedenti post, tutti che ne parlano per il cavolo (per mettere stampelle ai loro credo) tutti che si rifiutano di vedere e studiare le evidenze.
E dire che la famiglia storicamente, naturalmente, sociologicamente etc ha -sempre- avuto un ruolo è una evidenza, non una opinione.
E il neretto, per fare un altro esempio è un altro assunto. Opinabile.
IMho.
 
Stato
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