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giorgiocan

Utente prolisso
rispondi dai! Mi interessa. Lascia stare il film, che sia bello o no apre un momento di riflessione.
Per risponderti, giacchè non sono uno scienziato nè un ingegnere e la mia opinione vale quel che vale, stavo cercando un estratto di una conferenza di Feynman, che però ora non trovo (parte dei libri non ci stavano nella mia casetta da single e si trovano tuttora in alcuni scatoloni in garage).

Come tutti sapete, R. Feynman è stato, oltre che uno dei più grandi fisici di sempre, Nobel per la formulazione dei modelli dell'elettrodinamica quantistica, entusiasta consumatore di LSD e suonatore di bonghi, anche uno dei grandi ispiratori di nanotecnologie e calcolo quantistico. Non si è mai occupato direttamente di Intelligenza Artificiale, anche se durante la conferenza suddetta gli fu posta da alcuni studenti qualche domanda a riguardo. Si parlava della lentezza con cui procede l'evoluzione tecnologica in questo ambito e dell'enorme difficoltà nel produrre modelli di sviluppo pratici ed efficienti. Di fronte alla frustrazione dei ricercatori, fece notare che anche loro avendo a disposizione 3 miliardi di anni e uno strumento di debug completo come l'evoluzione della vita su questo pianeta avrebbero potuto fare grandi progressi!!

Ora, la considerazione di fondo è proprio la nostra impossibilità di sondare la profondità di sviluppo della quale ha goduto la nostra intelligenza (artificiale), e di non avere gli strumenti per immaginare un modello che funzioni più rapidamente. Il processo di autoapprendimento, ad esempio, ampiamente citato (ad cazzum) nel film in questione, non funziona in maniera così lineare e in rapporto diretto di causa/effetto. Noi vediamo comportamenti "algoritmici" piuttosto semplici laddove tutte le "dichiarazioni" iniziali, essenziali al processo di "apprendimento" possono essere date per scontate (da noi) solo grazie a miliardi di anni di "prove sul campo": è vero che a voler banalizzare siamo dei 'computer biologici'; e ultimamente ci siamo finalmente resi conto che non siamo l'unica specie del pianeta a poter vantare una complessità così squisita. Il fatto è che io non lo prendo come un punto di vista riduttivo. Perchè siamo, a semplificarla enormemente, il prodotto di un processo di apprendimento continuo, della staffetta delle innumerevoli forme di esistenza e sopravvivenza su questo pianeta che dura dall'origine della vita. E siamo qui a fare anche noi la nostra parte, se è per quello. Ma partendo da una condizione così privilegiata che non riusciamo nemmeno parzialmente a rendercene conto.
 
Ultima modifica:

spleen

utente ?
Per risponderti, giacchè non sono uno scienziato nè un ingegnere e la mia opinione vale quel che vale, stavo cercando un estratto di una conferenza di Feynman, che però ora non trovo (parte dei libri non ci stavano nella mia casetta da single e si trovano tuttora in alcuni scatoloni in garage).

Come tutti sapete, R. Feynman è stato, oltre che uno dei più grandi fisici di sempre, Nobel per la formulazione dei modelli dell'elettrodinamica quantistica, entusiasta consumatore di LSD e suonatore di bonghi, anche uno dei grandi ispiratori di nanotecnologie e calcolo quantistico. Non si è mai occupato direttamente di Intelligenza Artificiale, anche se durante la conferenza suddetta gli fu posta da alcuni studenti qualche domanda a riguardo. Si parlava della lentezza con cui procede l'evoluzione tecnologica in questo ambito e dell'enorme difficoltà nel produrre modelli di sviluppo pratici ed efficienti. Di fronte alla frustrazione dei ricercatori, fece notare che anche loro avendo a disposizione 3 miliardi di anni e uno strumento di debug completo come l'evoluzione della vita su questo pianeta avrebbero potuto fare grandi progressi!!

Ora, la considerazione di fondo è proprio la nostra impossibilità di sondare la profondità di sviluppo della quale ha goduto la nostra intelligenza (artificiale), e di non avere gli strumenti per immaginare un modello che funzioni più rapidamente. Il concetto di autoapprendimento, ad esempio, ampiamente citato (ad cazzum) nel film in questione, non funziona in maniera così lineare e in rapporto diretto di causa/effetto. Noi vediamo comportamenti "algoritmici" piuttosto semplici laddove tutte le "dichiarazioni" iniziali, essenziali al processo di "apprendimento" possono essere date per scontate (da noi) solo grazie a miliardi di anni di "prove sul campo": è vero che a voler banalizzare siamo dei 'computer biologici'; e ultimamente ci siamo finalmente resi conto che non siamo l'unica specie del pianeta a poter vantare una complessità così squisita. Il fatto è che io non lo prendo come un punto di vista riduttivo. Perchè siamo, a semplificarla enormemente, il prodotto di un processo di apprendimento continuo, di una staffetta di innumerevoli forme di esistenza e sopravvivenza su questo pianeta che dura dall'origine della vita. E siamo qui a fare anche noi la nostra parte, se è per quello. Ma partendo da una condizione così privilegiata che non riusciamo nemmeno parzialmente a rendercene conto.
Questo è il Giorgio che preferisco! :D
 

Nobody

Utente di lunga data
Per risponderti, giacchè non sono uno scienziato nè un ingegnere e la mia opinione vale quel che vale, stavo cercando un estratto di una conferenza di Feynman, che però ora non trovo (parte dei libri non ci stavano nella mia casetta da single e si trovano tuttora in alcuni scatoloni in garage).

Come tutti sapete, R. Feynman è stato, oltre che uno dei più grandi fisici di sempre, Nobel per la formulazione dei modelli dell'elettrodinamica quantistica, entusiasta consumatore di LSD e suonatore di bonghi, anche uno dei grandi ispiratori di nanotecnologie e calcolo quantistico. Non si è mai occupato direttamente di Intelligenza Artificiale, anche se durante la conferenza suddetta gli fu posta da alcuni studenti qualche domanda a riguardo. Si parlava della lentezza con cui procede l'evoluzione tecnologica in questo ambito e dell'enorme difficoltà nel produrre modelli di sviluppo pratici ed efficienti. Di fronte alla frustrazione dei ricercatori, fece notare che anche loro avendo a disposizione 3 miliardi di anni e uno strumento di debug completo come l'evoluzione della vita su questo pianeta avrebbero potuto fare grandi progressi!!

Ora, la considerazione di fondo è proprio la nostra impossibilità di sondare la profondità di sviluppo della quale ha goduto la nostra intelligenza (artificiale), e di non avere gli strumenti per immaginare un modello che funzioni più rapidamente. Il concetto di autoapprendimento, ad esempio, ampiamente citato (ad cazzum) nel film in questione, non funziona in maniera così lineare e in rapporto diretto di causa/effetto. Noi vediamo comportamenti "algoritmici" piuttosto semplici laddove tutte le "dichiarazioni" iniziali, essenziali al processo di "apprendimento" possono essere date per scontate (da noi) solo grazie a miliardi di anni di "prove sul campo": è vero che a voler banalizzare siamo dei 'computer biologici'; e ultimamente ci siamo finalmente resi conto che non siamo l'unica specie del pianeta a poter vantare una complessità così squisita. Il fatto è che io non lo prendo come un punto di vista riduttivo. Perchè siamo, a semplificarla enormemente, il prodotto di un processo di apprendimento continuo, della staffetta delle innumerevoli forme di esistenza e sopravvivenza su questo pianeta che dura dall'origine della vita. E siamo qui a fare anche noi la nostra parte, se è per quello. Ma partendo da una condizione così privilegiata che non riusciamo nemmeno parzialmente a rendercene conto.
in effetti... :rolleyes: è ovvio comunque che il film, per motivi più che comprensibili, cita ad cazzum sia il processo di autoapprendimento, sia lo sviluppo di autocoscienza. Vuole solo esporre con una sceneggiatura secondo me abbastanza originale, un tema d'attualità.
Cosa intendi per "condizione così privilegiata"?
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Per risponderti, giacchè non sono uno scienziato nè un ingegnere e la mia opinione vale quel che vale, stavo cercando un estratto di una conferenza di Feynman, che però ora non trovo (parte dei libri non ci stavano nella mia casetta da single e si trovano tuttora in alcuni scatoloni in garage).

Come tutti sapete, R. Feynman è stato, oltre che uno dei più grandi fisici di sempre, Nobel per la formulazione dei modelli dell'elettrodinamica quantistica, entusiasta consumatore di LSD e suonatore di bonghi, anche uno dei grandi ispiratori di nanotecnologie e calcolo quantistico. Non si è mai occupato direttamente di Intelligenza Artificiale, anche se durante la conferenza suddetta gli fu posta da alcuni studenti qualche domanda a riguardo. Si parlava della lentezza con cui procede l'evoluzione tecnologica in questo ambito e dell'enorme difficoltà nel produrre modelli di sviluppo pratici ed efficienti. Di fronte alla frustrazione dei ricercatori, fece notare che anche loro avendo a disposizione 3 miliardi di anni e uno strumento di debug completo come l'evoluzione della vita su questo pianeta avrebbero potuto fare grandi progressi!!

Ora, la considerazione di fondo è proprio la nostra impossibilità di sondare la profondità di sviluppo della quale ha goduto la nostra intelligenza (artificiale), e di non avere gli strumenti per immaginare un modello che funzioni più rapidamente. Il concetto di autoapprendimento, ad esempio, ampiamente citato (ad cazzum) nel film in questione, non funziona in maniera così lineare e in rapporto diretto di causa/effetto. Noi vediamo comportamenti "algoritmici" piuttosto semplici laddove tutte le "dichiarazioni" iniziali, essenziali al processo di "apprendimento" possono essere date per scontate (da noi) solo grazie a miliardi di anni di "prove sul campo": è vero che a voler banalizzare siamo dei 'computer biologici'; e ultimamente ci siamo finalmente resi conto che non siamo l'unica specie del pianeta a poter vantare una complessità così squisita. Il fatto è che io non lo prendo come un punto di vista riduttivo. Perchè siamo, a semplificarla enormemente, il prodotto di un processo di apprendimento continuo, della staffetta delle innumerevoli forme di esistenza e sopravvivenza su questo pianeta che dura dall'origine della vita. E siamo qui a fare anche noi la nostra parte, se è per quello. Ma partendo da una condizione così privilegiata che non riusciamo nemmeno parzialmente a rendercene conto.
Questo giorgio piace anche a me! :)

Credo che la disconnessione profonda da quello che tu chiami "staffetta delle innumerevoli forme di esistenza...", e che io chiamo rete della vita sia una delle questioni che dalla nostra condizione privilegiata ci sfugge.

E credo che sia proprio l'artificialità della nostra intelligenza a essere "pesante" nello sfuggire.

E che proprio l'esserci vantati una squisita complessità, solo ed esclusivamente umana, sia uno di quegli artifizi che portano a non percepire la nostra posizione. Che è sì privilegiata. Ma è anche assolutamente insignificante all'interno dell'intera rete della vita e dei cicli di Vita/Morte/Vita.

Tanto che abbiamo dovuto santificarla la vita. Per darle un significato sconnesso ma che sostenesse la nostra "particolarità".
 

giorgiocan

Utente prolisso
in effetti... :rolleyes: è ovvio comunque che il film, per motivi più che comprensibili, cita ad cazzum sia il processo di autoapprendimento, sia lo sviluppo di autocoscienza. Vuole solo esporre con una sceneggiatura secondo me abbastanza originale, un tema d'attualità.
Cosa intendi per "condizione così privilegiata"?
Intendo che la nostra consapevolezza è sollevata dal continuo e inimmaginabilmente complesso processare la realtà, capacità che il nostro cervello ha ereditato come fosse un "talento". Non c'è una particolare forma di merito nelle nostre capacità. Eppure ne godiamo i frutti come fosse la cosa più elementare del mondo.
 

Spot

utente in roaming.
Questo giorgio piace anche a me! :)

Credo che la disconnessione profonda da quello che tu chiami "staffetta delle innumerevoli forme di esistenza...", e che io chiamo rete della vita sia una delle questioni che dalla nostra condizione privilegiata ci sfugge.

E credo che sia proprio l'artificialità della nostra intelligenza a essere "pesante" nello sfuggire.

E che proprio l'esserci vantati una squisita complessità, solo ed esclusivamente umana, sia uno di quegli artifizi che portano a non percepire la nostra posizione. Che è sì privilegiata. Ma è anche assolutamente insignificante all'interno dell'intera rete della vita e dei cicli di Vita/Morte/Vita.

Tanto che abbiamo dovuto santificarla la vita. Per darle un significato sconnesso ma che sostenesse la nostra "particolarità".
Bello il neretto.

Se non ricordo male il buon Schrodinger, nel lodare la capacità dell'uomo di studiare e comprendere i meccanismi che governavano la vita e l'evoluzione (in quegli anni si faceva sempre più strada la biologia) sottolineava l'impossibilità di sondare la natura di questa stessa capacità di comprensione.

O qualcosa del genere. Mi sa che quel libro l'ho lasciato a casa di qualcun altro.
 

giorgiocan

Utente prolisso
Tanto che abbiamo dovuto santificarla la vita. Per darle un significato sconnesso ma che sostenesse la nostra "particolarità".
Eppure abbiamo cominciato dalla fotosintesi come tutti gli altri. ;)
 

spleen

utente ?
Credo che uno dei più grandi ostacoli alla creazione di una intelligenza artificiale sia la capacità tutta umana di accettare le contraddizioni senza per forza dover trovare per loro una soluzione.
Se poi ci mettiamo dentro il fatto che talvolta noi viviamo dentro e attraverso perenni contraddizioni, la difficoltà nello sviluppare e mettere a fuoco un processo di apprendimento artificiale è davvero grande.

Senza contare sulla serie di problemi di natura etica che la creazione di intelligenze artificili porrebbe, mi ricordo sempre di Blade Runner, delle "lacrime perse nella pioggia" di Rutger Heuer morente.
 

giorgiocan

Utente prolisso
Credo che uno dei più grandi ostacoli alla creazione di una intelligenza artificiale sia la capacità tutta umana di accettare le contraddizioni senza per forza dover trovare per loro una soluzione.
Se poi ci mettiamo dentro il fatto che talvolta noi viviamo dentro e attraverso perenni contraddizioni, la difficoltà nello sviluppare e mettere a fuoco un processo di apprendimento artificiale è davvero grande.

Senza contare sulla serie di problemi di natura etica che la creazione di intelligenze artificili porrebbe, mi ricordo sempre di Blade Runner, delle "lacrime perse nella pioggia" di Rutger Heuer morente.
Sul primo tema: hai mai scritto un programma? Intendo anche il BASIC dei primi Personal Computer casalinghi anni '80. Con gli esercizi da 10 righe di codice...Te lo chiedo perchè quelle che a noi sembrano spesso contraddizioni, svolte improvvise, illuminazioni inattese, in realtà non lo sono affatto. E' semplicemente che abbiamo un sacco di...schede perforate pronte ad essere interpretate!

In un certo senso non credo nell'etica. Intendo, l'etica in un mondo diverso da Atlantide, che pure alla fine colò a picco. Saremo sempre e comunque "a debito", da quel punto di vista. E faremo comunque in modo da indebitarci ulteriormente, alla prima ghiotta occasione!
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Bello il neretto.

Se non ricordo male il buon Schrodinger, nel lodare la capacità dell'uomo di studiare e comprendere i meccanismi che governavano la vita e l'evoluzione (in quegli anni si faceva sempre più strada la biologia) sottolineava l'impossibilità di sondare la natura di questa stessa capacità di comprensione.

O qualcosa del genere. Mi sa che quel libro l'ho lasciato a casa di qualcun altro.

Io quel libro non l'ho mai neanche letto:D

Però credo che sondare con strumenti umani "artificiali" un qualcosa a cui l'uomo per sua essenza appartiene sia ovviamente impossibile.

Ma è l'uomo stesso a crearsi il legaccio. Dell'impossibilità.

Siamo esseri morenti in ogni istante, viventi in ogni istante, e rinascenti in ogni istante.
La santificazione toglie proprio da questo paradosso apparente. Di contemporaneità di diversi stati. E di diverse presenze.
E suddivide, linearmente, le fasi.

Creando il paradosso di fondo che mette in disconnessione col fluire dei cicli a cui apparteniamo. Dalla fotosintesi.
 

spleen

utente ?
Sul primo tema: hai mai scritto un programma? Intendo anche il BASIC dei primi Personal Computer casalinghi anni '80. Con gli esercizi da 10 righe di codice...Te lo chiedo perchè quelle che a noi sembrano spesso contraddizioni, svolte improvvise, illuminazioni inattese, in realtà non lo sono affatto. E' semplicemente che abbiamo un sacco di...schede perforate pronte ad essere interpretate!

In un certo senso non credo nell'etica. Intendo, l'etica in un mondo diverso da Atlantide, che pure alla fine colò a picco. Saremo sempre e comunque "a debito", da quel punto di vista. E faremo comunque in modo da indebitarci ulteriormente, alla prima ghiotta occasione!
Sul primo tema vorrei precisare che è difficile fabbricare una "mente associativa", questo intendo. La nostra lo è ed è dovuta come dici tu ad una continua e perseverante analisi della realtà nella nostra vita e a 5 milioni di anni di debug.

Poi c' è il discorso se l'intelligenza dipenda dal software o dall' hardware, o da tutti e due. Ma questo è un altro paio di maniche.

Il discorso dell' etica parte da una semplice e se vogliamo stupida domanda (non a caso ho citato Blade Runner).
Mettiamo di riuscire a creare una intelligenza artificiale. Dal punto di vista pratico, dei diritti, per intenderci, quale sarà la sua collocazione?
 
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Lucrezia

Utente di lunga data
A me ha colpito il fatto che, liberatasi velocemente dal gap di non avere un corpo, lei finisca in maniera del tutto inaspettata per passare oltre, e aver pena dalla limitatezza umana, invece di disperarsi per la propria non-umanità. Classicamente, in film analoghi, il poveretto di turno era il robot/il clone e compagnia bella, perchè non potevano provare emozioni/avere un corpo ecc. Ma qui i poveretti finiscono per essere gli esseri umani, per cui alla fine, persino una cosa creata da loro riesce ad evolversi più velocemente e facilmente di loro stessi, lasciandoli alle prese col vuoto.
 

giorgiocan

Utente prolisso
Sul primo tema vorrei precisare che è difficile fabbricare una "mente associativa", questo intendo. La nostra lo è ed è dovuta come dici tu ad una continua e perseverante analisi della realtà nella nostra vita e a 5 milioni di anni di debug.

Poi c' è il discorso se l'intelligenza dipenda dal software o dall' hardware, o da tutti e due. Ma questo è un altro paio di maniche.

Il discorso dell' etica parte da una semplice e se vogliamo stupida domanda (non a caso ho citato Blade Runner).
Mettiamo di riuscire a creare una intelligenza artificiale. Dal punto di vista pratico, dei diritti, per intenderci, quale sarà la sua collocazione?
Oh, io auspico Skynet! :D

Parlami di hardware e software, che stavo ragionando sul funzionamento delle prime nanomacchine e mi è venuto il dubbio di non aver colto a che ti riferisci di preciso.
 
Ultima modifica:

Nobody

Utente di lunga data
Intendo che la nostra consapevolezza è sollevata dal continuo e inimmaginabilmente complesso processare la realtà, capacità che il nostro cervello ha ereditato come fosse un "talento". Non c'è una particolare forma di merito nelle nostre capacità. Eppure ne godiamo i frutti come fosse la cosa più elementare del mondo.
ah ok, sono d'accordo. Nessun merito chiaramente, la nostra coscienza è seduta sulle spalle di miliardi e miliardi di esseri che ci hanno preceduti. Dalle prime molecole di aminoacidi primordiali di un tempo remoto inimmaginabile.
Cosa sia però questa coscienza e soprattutto come possa influire sul mondo fisico non è affatto chiaro. Perchè basta che io osservi una particella elementare e questa solo per il fatto di essere osservata si comporta in un certo modo? Che relazione esiste tra la mia coscienza e lei?
 

giorgiocan

Utente prolisso
ah ok, sono d'accordo. Nessun merito chiaramente, la nostra coscienza è seduta sulle spalle di miliardi e miliardi di esseri che ci hanno preceduti. Dalle prime molecole di aminoacidi primordiali di un tempo remoto inimmaginabile.
Cosa sia però questa coscienza e soprattutto come possa influire sul mondo fisico non è affatto chiaro. Perchè basta che io osservi una particella elementare e questa solo per il fatto di essere osservata si comporta in un certo modo? Che relazione esiste tra la mia coscienza e lei?
Questa la rimando a stasera, o non vado più a lavorare! :)
 

Nobody

Utente di lunga data
Questa la rimando a stasera, o non vado più a lavorare! :)
Ok :) è una cosa che davvero mi sembra "miracolosa"... far collassare una funzione d'onda solo con l'osservazione, rendere "materiale", creare quella che fino a quel momento era solo una mera probabilità d'essere.
E la non località di Aspect? Non è meravigliosa? Certo, matematicamente la si può descrivere, ma cosa significa realmente? Ecco, saremo magari "solo" computer biologici, ma in quale rete siamo interconnessi?
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Visto di recente,
film piuttosto interessante.
Nella versione in lingua originale Samantha ha la voce di Scarlett Johansson. :singleeye:
In quella italiana di Micaela Ramazzotti :singleeye:

Anch' io voglio un S.O. così per il mio pc. :mad:................:D
Ma è inquietante per quanto interessante :singleeye:.. Poi che ne sai che voce ti capita :D
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
Questo giorgio piace anche a me! :)

Credo che la disconnessione profonda da quello che tu chiami "staffetta delle innumerevoli forme di esistenza...", e che io chiamo rete della vita sia una delle questioni che dalla nostra condizione privilegiata ci sfugge.

E credo che sia proprio l'artificialità della nostra intelligenza a essere "pesante" nello sfuggire.

E che proprio l'esserci vantati una squisita complessità, solo ed esclusivamente umana, sia uno di quegli artifizi che portano a non percepire la nostra posizione. Che è sì privilegiata. Ma è anche assolutamente insignificante all'interno dell'intera rete della vita e dei cicli di Vita/Morte/Vita.

Tanto che abbiamo dovuto santificarla la vita. Per darle un significato sconnesso ma che sostenesse la nostra "particolarità".
Quoto con furore, ciaooo :)
 
Stato
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