Naturalmente quoto Eratò, ma il punto secondo me è un altro e provo a spiegarlo diversamente.
PornHub è un brand planetario. Certo che ad alcuni non dirà niente, ma possiede tutti i principali marchi legati alla pornografia online occidentale. E' davvero un colosso. Quindi, i suoi uffici marketing non hanno nulla da invidiare a Ferrari, Armani, McDonald's, Ikea, ecc.
Ora, chi segue il marketing per un brand online ha normalmente molte più informazioni, e più attendibili, sul comportamento dei propri clienti (acquisiti e potenziali) rispetto a chi utilizza esclusivamente il mercato tradizionale. Ve lo assicuro, io quel tipo di informazioni le studio per lavoro.
Un bel giorno, PornHub decide di
investire nel realizzare spot pubblicitari. Che, ovviamente, vengono preceduti da un'analisi del mercato eseguita da professionisti capaci e ben retribuiti. Insomma, i dindini che vengono salutati per una campagna pubblicitaria come si deve non sono pochi, cosa che potrà confermare chiunque lavori nel comparto commerciale di una grande azienda.
L'analisi dei dati a disposizione ha determinato la scelta di interpreti e location dello spot in questione in funzione del target cui rivolgersi. Il fatto è che il target è stato individuato in
una coppia di quarantenni eterosessuali che fanno la spesa. Che sono lo stesso target di miliardi di prodotti e servizi: insomma, che sono persone assolutamente normali, che magari stanno cercando i prodotti ideali per una serata romantica o per una cena con gli amici.
Capite la mia riflessione?
Ora, capisco pure il discorso dell'immagine, del "sogno pubblicitario" e tutto il resto, ma lo scopo finale di una grande azienda è invariabilmente
fatturare. Tutto ruota attorno al profitto, anche in termini di immagine e comunicazione. In giro per il mondo hanno capito che non esistono tabù, quando si parla di denaro. Esistono solo consumatori. E come dicevo, a prescindere da cosa combina PornHub ci sono moltissimi esempi famosi di allusioni sessuali nelle campagne pubblicitarie di molti brand planetari. Campagne che funzionano, a quanto pare.
La lettera del Consorzio invece cita un messaggio "
sgradevole e inaccettabile, offensivo per i produttori e il loro lavoro, volgarmente finalizzato a trarre profitto dallo sfruttamento della notorietà conquistata dal Parmigiano Reggiano, peraltro associato a servizi altrettanto volgari".
Ora, a parte che anche a me - a rileggere - comincia a sembrare tutto teatrino, da quanto è fuori dalla realtà il linguaggio utilizzato, le statistiche suggeriscono che almeno un buon 20-30% dei lavoratori del Consorzio è esattamente il target di quello spot.
