Il denaro, la ricchezza

Stato
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Nobody

Utente di lunga data
a volte il lavoro coincide
con le nostre passioni, ma
comunque alla fine ti viene in odio
per le condizioni che devi sopportare
per poter lavorare
come dicevo prima non basta sbattersi
per arrivare ad un buon posto di lavoro
mancano opportunità, manca il lavoro
attualmente ti devi sbattere per tenertelo
quel posto di lavoro,perchè
con tutta la gente a spasso vale la regola
"tutti utili e nessuno indispensabile"
mancano i diritti, manca la tranquillità
manca la possibilità di poter progettare
l'operaio, il celerino, la cassiera
non saranno contenti, forse guarderanno
ogni 5 minuti l'orologio per vedere quanto manca
ma saranno sicuramente contenti
di portare a casa quel tanto (sempre poco)
che permetterà loro di andare avanti
E su questo non ci piove :up:
 

spleen

utente ?
E' inutile e fuorviante proiettare noi stessi nel lavoro degli altri.
 

Flavia

utente che medita
tutti vediamo quello che viviamo
 

spleen

utente ?
... o non vedere quello che non ci piace e non coincide con le favole della buonanotte.
Resta il fatto che conosco anche cassiere felici, e anche gente che darebbe un braccio per fare la cassiera al supermercato. Ma si sa, io credo alle favole.
 
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Brunetta

Utente di lunga data

Nobody

Utente di lunga data
Resta il fatto che conosco anche cassiere felici, e anche gente che darebbe un braccio per fare la cassiera al supermercato. Ma si sa, io credo alle favole.
Ne conosco anch'io ma entrare nel particolare non dimostra nulla. Ovvio poi che chi è alla fame darebbe via pure il culo (metaforicamente) per poter mangiare e permettersi un tetto sopra la testa.
 

spleen

utente ?
Ne conosco anch'io ma entrare nel particolare non dimostra nulla. Ovvio poi che chi è alla fame darebbe via pure il culo (metaforicamente) per poter mangiare e permettersi un tetto sopra la testa.
Anche quando tu dici che vedi la cassiera a guardare l'orologio lo fai, capisci? Ti immedesimi nel suo, di lavoro, ed è per questo che dico che immedesimare noi stessi non ha nessun senso sulla gratificazione che altri invece potrebbero provare e che il giudizio sulla qualità del lavoro degli altri non puo essere dato da noi.
 

spleen

utente ?

Nobody

Utente di lunga data
Anche quando tu dici che vedi la cassiera a guardare l'orologio lo fai, capisci? Ti immedesimi nel suo, di lavoro, ed è per questo che dico che immedesimare noi stessi non ha nessun senso sulla gratificazione che altri invece potrebbero provare e che il giudizio sulla qualità del lavoro degli altri non puo essere dato da noi.
Immedesimarsi con l'altro è alla base di qualunque sentimento di empatia, e non solo... non esiste nessuna relazione di natura che non preveda un contatto tra chi pensa e chi è pensato. Quindi so che esistono anche zingari felici (come cantava Lolli) e cassiere soddisfatte di occhieggiare codici a barre per ore ed ore, ma concedimi di pensare che la maggior parte di loro preferirebbe farne a meno.
 

Brunetta

Utente di lunga data

spleen

utente ?
Immedesimarsi con l'altro è alla base di qualunque sentimento di empatia, e non solo... non esiste nessuna relazione di natura che non preveda un contatto tra chi pensa e chi è pensato. Quindi so che esistono anche zingari felici (come cantava Lolli) e cassiere soddisfatte di occhieggiare codici a barre per ore ed ore, ma concedimi di pensare che la maggior parte di loro preferirebbe farne a meno.
L'empatia serve a immedesimersi per comprendere gli altri, non per proiettare noi stessi.
Mia nipote ha fatto la cassiera per un periodo di circa nove mesi, quando è venuta via le è dispiaciuto, molto, perchè oltre a vedere codici a barre, come tu dici, si relazionava per esempio con i colleghi e con la gente e questa cosa le piaceva e pensa un po', le mancava persino. Lei è solo un esempio, d'accordo, ma se parliamo di grandi numeri, sai quale è la categoria di lavoratori più problematica e con più suicidi?
Gli insegnanti. (non le cassiere, nè gli operai alla catena di montaggio, nè i poliziotti)
Tra parentesi, le catene di montaggio di adesso non sono quelle di Chaplin in "Tempi moderni", le isole di produzione oggi come oggi sono governate da squadre di persone che interagiscono tra di loro in modo persino creativo, dove devono trovare soluzioni a problemi e persino a volte vengono premiate per questo.

Bisognerebbe uscire dagli stereotipi, (io per primo eh) anche quando parliamo di lavoro, io comunque non nego che ci siano lavori alienanti, ma nemmeno vedo in giro tutta sta insofferenza.
Io per esempio non lavorerei mai in un call center.
 

sienne

lucida-confusa
Tu ragioni come una persona che non ha mai avuto problemi a trovare lavoro e a lavorare.
Prova a cercare lavoro e non trovarlo, per mesi, anni, come una grande percentuale dei giovani in Italia, nel meridione per esempio e poi vedi cosa te ne importa del curriculum....
Parli di problematiche di una società e del lavoro post industriale, ma in tante parti siamo fermi proprio a non averlo, il lavoro.

http://www.gazzettadelsud.it/news//117938/-Quale-dignita--senza-lavoro.html

Ciao

mi dispiace. Infatti non conosco cosa significa rimanere in una certa situazione.
Vivo lontano dai miei affetti, proprio perché la mia terra non mi dà lavoro.
E così con il resto della mia famiglia. Cucini, zii ... sparsi per più continenti ...
E tanto per arrotondare, sono pure cresciuta così ... andando da un posto all'altro ....
proprio perché a casa il lavoro non vi era ...


sienne
 

Chiara Matraini

Senora de la Vanguardia
Anche astronauti, piloti militari, architetti creativi, fisici teorici. Lo so che esistono ma sono una minoranza. Tantissima gente fa un lavoro mal retribuito, alienante ed usurante. Poi ce la si può raccontare come si vuole.
Tantissima gente rende il proprio lavoro alienante perché gli è stato trasmesso l'insegnamento basato su quanto affermi tu.
Che il lavoro serve per vivere e che il bello comincia il venerdì alle 17.
Per esperienza diretta ti dirò che nel mio ambiente di lavoro la persona più pagata è anche quella che si sente meno realizzata. Però ammetto che può essere un caso.
Io so solo che dal momento che non posso fare a meno di lavorare cerco di rendere il mio lavoro il più importante possibile, per me e per gli altri. Di venderlo al meglio che le mie capacità consentono.
Perché poi non è che sono solo i lavori ad essere alienanti e usuranti, ma anche che molti pensano di meritare più di quel che realmente rendono.
Io prima di criticare il lavoro mi faccio sempre una domanda su come lo sto svolgendo.
 

spleen

utente ?
Tantissima gente rende il proprio lavoro alienante perché gli è stato trasmesso l'insegnamento basato su quanto affermi tu.
Che il lavoro serve per vivere e che il bello comincia il venerdì alle 17.
Per esperienza diretta ti dirò che nel mio ambiente di lavoro la persona più pagata è anche quella che si sente meno realizzata. Però ammetto che può essere un caso.
Io so solo che dal momento che non posso fare a meno di lavorare cerco di rendere il mio lavoro il più importante possibile, per me e per gli altri. Di venderlo al meglio che le mie capacità consentono.
Perché poi non è che sono solo i lavori ad essere alienanti e usuranti, ma anche che molti pensano di meritare più di quel che realmente rendono.
Io prima di criticare il lavoro mi faccio sempre una domanda su come lo sto svolgendo.
Ti quoto, cazzo, è tutta stasera che cerco di trovare le parole di quello che hai scritto.
 

Nobody

Utente di lunga data
L'empatia serve a immedesimersi per comprendere gli altri, non per proiettare noi stessi.
Mia nipote ha fatto la cassiera per un periodo di circa nove mesi, quando è venuta via le è dispiaciuto, molto, perchè oltre a vedere codici a barre, come tu dici, si relazionava per esempio con i colleghi e con la gente e questa cosa le piaceva e pensa un po', le mancava persino. Lei è solo un esempio, d'accordo, ma se parliamo di grandi numeri, sai quale è la categoria di lavoratori più problematica e con più suicidi?
Gli insegnanti. (non le cassiere, nè gli operai alla catena di montaggio, nè i poliziotti)
Tra parentesi, le catene di montaggio di adesso non sono quelle di Chaplin in "Tempi moderni", le isole di produzione oggi come oggi sono governate da squadre di persone che interagiscono tra di loro in modo persino creativo, dove devono trovare soluzioni a problemi e persino a volte vengono premiate per questo.

Bisognerebbe uscire dagli stereotipi, (io per primo eh) anche quando parliamo di lavoro, io comunque non nego che ci siano lavori alienanti, ma nemmeno vedo in giro tutta sta insofferenza.
Io per esempio non lavorerei mai in un call center.
E chi ti dice che io stia proiettando me stesso? Dovresti evitare queste certezze quando ti confronti con l'altro, sono scorrette e comunque (almeno in questo caso) errate. Il mio lavoro per mia fortuna e merito è sufficientemente soddisfacente, e non mi costringe a proiettare una mia immagine per arrivare a capire l'alienazione di certe realtà che mi circondano pur non essendo mie.
Tua nipote è tua nipote, potrei citarti tanti singoli casi di svariati lavori che contraddicono questo esempio.
 

Nobody

Utente di lunga data
Tantissima gente rende il proprio lavoro alienante perché gli è stato trasmesso l'insegnamento basato su quanto affermi tu.
Che il lavoro serve per vivere e che il bello comincia il venerdì alle 17.
Per esperienza diretta ti dirò che nel mio ambiente di lavoro la persona più pagata è anche quella che si sente meno realizzata. Però ammetto che può essere un caso.
Io so solo che dal momento che non posso fare a meno di lavorare cerco di rendere il mio lavoro il più importante possibile, per me e per gli altri. Di venderlo al meglio che le mie capacità consentono.
Perché poi non è che sono solo i lavori ad essere alienanti e usuranti, ma anche che molti pensano di meritare più di quel che realmente rendono.
Io prima di criticare il lavoro mi faccio sempre una domanda su come lo sto svolgendo.
Non voglio intestarmi tanto merito, l'insegnamento semmai è della filosofia greca :) Il lavoro come valore è un'idea relativamente nuova, che nasce con la rivoluzione industriale.

Questo lo faccio anche io, e lo fa qualunque persona intelligente. Il lavoro, come qualunque altra cosa, fa fatto al meglio delle nostre capacità. Questo apparentemente parrebbe contraddire quello che sto sostenendo, ma solo apparentemente.
 
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spleen

utente ?
Immedesimarsi con l'altro è alla base di qualunque sentimento di empatia, e non solo... non esiste nessuna relazione di natura che non preveda un contatto tra chi pensa e chi è pensato. Quindi so che esistono anche zingari felici (come cantava Lolli) e cassiere soddisfatte di occhieggiare codici a barre per ore ed ore, ma concedimi di pensare che la maggior parte di loro preferirebbe farne a meno.
E chi ti dice che io stia proiettando me stesso? Dovresti evitare queste certezze quando ti confronti con l'altro, sono scorrette e comunque (almeno in questo caso) errate. Il mio lavoro per mia fortuna e merito è sufficientemente soddisfacente, e non mi costringe a proiettare una mia immagine per arrivare a capire l'alienazione di certe realtà che mi circondano pur non essendo mie.
Tua nipote è tua nipote, potrei citarti tanti singoli casi di svariati lavori che contraddicono questo esempio.
Guarda che il neretto l'hai scritto tu, non io.
Comunque calma, se sei certo delle tue opinioni non sono certo io che voglio fartele cambiare, in fondo lo sai sono solo uno che crede alle favole.
 
Stato
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