Non credere che non sia d'accordo, perchè lo sono...
Ma come dici tu ognuno di noi compie scelte funzionali al proprio benessere.
Ho fatto per anni giri mentali assurdi per capirmi e per farmi capire, ci sono riuscita in parte, ma è stata una faticaccia...ma fatica proprio.
E sono arrivata a sorridere di fronte al rifiuto, il rifiuto più grosso della mia vita.
Ma è stato un sorriso che più amaro non poteva essere. Paradossalmente non poteva essere altrimenti e forse è stata una cosa che ha salvato me e quella persona nello specifico, ma è stata la chiave di volta di tutte le mie future decisioni.
Lo capisco molto bene Nicka quello che dici.
E, ribadisco, ognuno fa quello che gli è più funzionale per il benessere. Al netto del giusto e dello sbagliato. Che secondo me a questo livello hanno un peso molto relativo.
E' giusto quello che funziona. Ed è assolutamente soggettivo questo.
Per quanto riguarda me, il rifiuto che mi ha davvero condizionata è stato quello primario. Ed è quello che mi ha parlato dentro per anni.
E per anni ho ripetuto la profezia per cui io non posso che essere ostacolo, impedimento, portatrice di dolore, non abbastanza. Malattia e cura. Questo sono stata nella percezione di mia madre e questo mi ha insegnato che ero, fin dall'utero.
Rifiutare parti di me, non esponendole, è tradirmi, è ascoltare la sua voce dentro di me e non ascoltare invece quella che sono io.
Nascondendomi, anche nelle parti imbarazzanti o di cui ho paura, confermo che non posso che essere rifiutata.
E diventa vero, e non perchè mi rifiutino gli altri.
Ma perchè mi rifiuto io per prima.
In questa prospettiva quello che per me conta è non tradire me. Quella che sono. Nel bene e nel male.
Che poi un uomo non possa reggere ciò che sono, non è un problema mio. Ma suo.
E' lui che non regge.
E il fatto che lui non regga, essendo un problema suo e non mio, non mi mette nella condizione di nascondere per fargli maternage.
Se un uomo ha bisogno di maternage, non è lui che rifiuta me...sono io che "rifiuto".
Che poi non è neanche rifiuto. E' semplicemente accettare che non ci si può stare vicini.
E allora un caro saluto e in pace ognuno per la sua via.
Io la mia, per quanto mi piace l'idea di condividerla con qualcuno di affine, la so percorrere anche da sola.
E non ho intenzione di rinunciarci facendo compromessi per non essere sola.
Specialmente adesso che ho imparato la differenza fra sola e isolata
