ipazia
Utente disorientante (ma anche disorientata)
Del grassetto sono contentaNon mi sono mai sentito offeso. Vuoi che ti dica cosa vuol dire assaporare un tradimento? Ormai a leggerle da voi penso di essermene fatta una opinione. Il brivido di tenere tutto nascosto, la voglia di risentirti desiderati, la rinnovanta passione e la voglia di godere di un corpo nuovo, il sentirsi nuovamente vivi dopo anni di immobilismo, la voglia di sentire un nuovo sapore e un nuovo odore, il brivido nel scrivere messaggini e telefonate di nascosto, la voglia di sentire tutti i propri sensi e sensazioni nuovamente vive e attive, la sensazione che si sente nello stomaco per l'attesa di un messaggio o per l'attesa di un incontro. Vuoi che continuo? Strano come io penso la stessa cosa di te e di altri quando vai ad imputare a me che voglio affermare la mia faccia della medaglia.
Per la verità, io non desideravo tu mi dicessi cosa significa "assaporare un tradimento".
Men che meno una tua opinione.
Ti stavo dicendo, io che l'ho assaporato concretamente, che per la mia esperienza quello di @Marta35 non è assaporare un tradimento. Ma proprio altro.
La tua opinione mi interessa più per quello che esprime di te, che per la sua validità esplicativa (non hai sperimentato, quindi sono solo ipotesi le tue).
E non perchè non ti consideri un interlocutore valido, ma perchè la tua opinione te la sei costruita sull'elaborazione (TUA) di vissuti ALTRUI.
Quindi parla di TE, e non dei vissuti altrui.
Quindi avrei più piacere, come traditrice, che mi si raccontasse cosa si sente "dalla parte" del tradito.
(e sarò sempre grata a chi me l'ha raccontato perchè mi ha permesso di comprendere cose che in modo superficiale giudicavo secondo me. Costruendomi opinioni sulla MIA elaborazione di vissuti ALTRUI. E quindi fallando e di molto la comprensione).
Quel che ne so, è una opinione, fra l'altro costruita da una persona che ha lenti da traditrice.
Quindi opinione secondo lenti di una persona che non aveva difficoltà nel "separare", "scindere" i piani della relazione ufficiale e della relazione extra. E si stupiva che anche gli altri non facessero lo stesso.
Ti dico di più, quando ero più giovane, mi seccava pure che non lo sapessero fare, li giudicavo piaghette piagnucolose. E non capivo quel dolore. E lo sottovalutavo. E mi infastidiva. Non lo capivo. Mi sembrava davvero assurdo che non si sapesse scindere.
Se vuoi ascoltare ti posso raccontare cosa è "assaporare un tradimento".
Che ha a che vedere con un sacco di roba emotiva, ma in nessun piano ha a che vedere con un qualche desiderio di fare male a chi ho tradito.
Certo è che se tu ascolti questo, e lo giudichi secondo la tua prospettiva, lo leggi come giustificazione e non come racconto.
Dimenticandoti che è dalla tua prospettiva che esiste la necessità di giustificare.
Io non ho mai sentito l'esigenza di giustificarmi con nessuno. Ero convinta di quello che facevo eh.
E non ce l'ho neppure adesso. Se tradissi, so che sarei una stronza. E se mi arrivasse un vaffanculo lo prenderei e arrivederci. Ci sta.
Posso esporre le motivazioni. Se interessa. Se non interessa, non mi tocca più di tanto. So che quello del tradimento è un piano che riguarda me.
Ora, per esempio, non tradirei, ma mica perchè voglio essere buona o fare la brava. Non tradirei perchè chi c'è dall'altra parte mi vuole tutta intera. E quindi non ho nessun bisogno di scindere e cercare soddisfazione a me senza di lui.
La tua opinione te la formi tutta a discendere più che altro da come TU ti sei sentito nell'affrontare un tradimento che hai subito e che ti ha fatto soffrire tanto da far saltare la tua coppia.
E da lì nasce l'esigenza di giustificazione da parte del traditore, il desiderio di fare male (ma è il male che hai sentito tu che viene proiettato e spiegato tramite l'altro), il piacere del fare di nascosto (che credo sia una delle cose che pesi di più in assoluto in un traditore non occasionale e anche nel traditore per ammmore, e che ferisce molto chi subisce il nascondimento) etc etc.
In tutta la tua opinione, c'è il giudizio tuo sulle azioni del traditore.
E la tua distanza da un qualcosa che ti ha toccato dolorosamente. Che ci sta tutto.
Ma serve a te per formarti una opinione, appunto. Una opinione rispecchia chi la esprime. Esprime la visione, la descrizione di una determinata realtà da parte di chi la formula.
Il tuo vissuto è quello del tradito.
Il mio è quello della traditrice.
Non ce li possiamo scambiare.
Per quanto io ti racconti e tu mi racconti, sia io che tu non potremo mai sapere le emozioni che sono dentro.
Possiamo solo provare a comprendere una prospettiva. Senza per questo perdere ognuno la propria.
I lati della medaglia coesistono. Ma sono necessariamente uno speculare all'altro.
O si accetta la specularità, senza riempirla di giusto e sbagliato o non è comprensione l'operazione che si sta svolgendo.
E accettare non significa dire che è giusta una cosa che si ritiene sbagliata. Significa sospendere il giudizio personale quel tanto che basta per ascoltare per davvero l'altro. Sempre interessi farlo.
Tanto per dire, il sottolineato....io non l'ho mai sperimentato nel mio tradire.
Non ero interessata al corpo nuovo, non ero interessata ai messaggini e alle attese...il piano del mio assaporare era proprio tutto da un'altra parte. E di conseguenza il mio coinvolgimento con l'amante non era sul piano dell'amore, dell'innamoramento o di una vicinanza che uscisse dalla "bolla" in cui stavo con lui.
In quella bolla c'era una parte di me che col partner ufficiale non aveva spazio. E nemmeno era desiderata, dal partner ufficiale.
Questo per sottolineare che stai facendo solo interpretazioni e per interposte persone.
E le trasformi in assoluti.
Nella mia esperienza di tradire, per esempio, il mio partner ufficiale semplicemente non esisteva. Me lo "dimenticavo" per il tempo in cui ero con l'amante. Quindi il dovergli mentire, il nascondere, non mi eccitava per niente. Anzi, era un peso.
No messaggini, no attese, no desideri e mancafiati, no mancanza e quanto vorrei vederti.
Io assaporavo il tradimento nei termini in cui era me che andavo a riprendere.
Una me che nella relazione ufficiale neanche compariva. E che spesso non era neppure voluta dall'ufficiale.
Se una esperienza manca, non la si colma attraverso quella altrui. Questo sarebbe un punto di partenza nella comprensione. Se si vuol comprendere.
Ma, come ti dicevo, dipende tutto da quel che si vuole.
Aggiungo che non vedo che male ci sia ad affermare il proprio lato della medaglia.
Il punto non è affermarlo, il punto è usare la decostruzione dell'altro per farlo.
Mi spiego?
E togliere di valore all'esperienza altrui, assolutizzandola o riducendola, è decostruire.
In ogni caso, per quel che vale, mi dispiace che tu sia stato così male in passato.
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