Brunetta
Utente di lunga data
TI RICONOSCO: TU ESISTI. Se ti rispetto, vuol dire che prima di tutto ti vedo. E che ti guardo, e non una volta sola. Se ti guardo, vuol dire che ti dedico il mio tempo e la mia attenzione, riconoscendo implicitamente il tuo valore.
C’è un sentimento che nasce da una distanza (appunto: uno spazio di rispetto), da un un indugio e da un riconoscimento.
Vuol dire insomma che non procedo come se tu non ci fossi. Non ti ignoro come se tu non contassi niente. Non ti scanso o ti calpesto come se tu fossi irrilevante o invisibile. Insomma: non faccio finta che tu non esista.UNA QUESTIONE DI SOSTANZA. Sul rispetto reciproco si basano le relazioni interpersonali e la convivenza civile. Sul rispetto si fonda l’empatia. Non è (o non è solo) una questione di buone maniere o di deferenza. In altre parole: non è una questione di forma, ma di sostanza.RISPETTABILITÀ: UN’ALTRA COSA. Tutto ciò, per inciso e a scanso di equivoci, c’entra assai poco con il concetto ottocentesco di decoro e rispettabilità borghese, formale e basata su rigide gerarchie, estese anche all’ambito familiare, fondamentalmente inique e… poco rispettose.IL VALORE DELL’ALTRO. Qui si tratta, appunto, di riconoscere il valore dell’interlocutore e la legittimità della sua posizione e dei suoi interessi, all’interno di un confronto o di uno scambio. Questo vuol dire che interessi e posizione, che pure possono essere oggetto di discussione, in primo luogo vanno (ti vedo! E ti riconosco) considerati. Di fatto, rispettare anche gli avversari – ne abbiamo parlato di recente – è il modo per non trasformare un conflitto in una catastrofe irreparabile.UNO STILE DI PENSIERO. Rispettare è avere autocontrollo, disciplina, libertà (a questo punto chi lo desidera può tirare un ballo diversi filosofi, da Aristotele a Kant). È essere intelligenti sia dell’altro sia di se stessi. È uno stile di pensiero e di azione.L’articolo completo qui https://nuovoeutile.it/rispetto-imp...aO4LHkI2Tc_gTpecOxVvPZDm29IzpEUU9irYqy6tzbeKI
C’è un sentimento che nasce da una distanza (appunto: uno spazio di rispetto), da un un indugio e da un riconoscimento.
Vuol dire insomma che non procedo come se tu non ci fossi. Non ti ignoro come se tu non contassi niente. Non ti scanso o ti calpesto come se tu fossi irrilevante o invisibile. Insomma: non faccio finta che tu non esista.UNA QUESTIONE DI SOSTANZA. Sul rispetto reciproco si basano le relazioni interpersonali e la convivenza civile. Sul rispetto si fonda l’empatia. Non è (o non è solo) una questione di buone maniere o di deferenza. In altre parole: non è una questione di forma, ma di sostanza.RISPETTABILITÀ: UN’ALTRA COSA. Tutto ciò, per inciso e a scanso di equivoci, c’entra assai poco con il concetto ottocentesco di decoro e rispettabilità borghese, formale e basata su rigide gerarchie, estese anche all’ambito familiare, fondamentalmente inique e… poco rispettose.IL VALORE DELL’ALTRO. Qui si tratta, appunto, di riconoscere il valore dell’interlocutore e la legittimità della sua posizione e dei suoi interessi, all’interno di un confronto o di uno scambio. Questo vuol dire che interessi e posizione, che pure possono essere oggetto di discussione, in primo luogo vanno (ti vedo! E ti riconosco) considerati. Di fatto, rispettare anche gli avversari – ne abbiamo parlato di recente – è il modo per non trasformare un conflitto in una catastrofe irreparabile.UNO STILE DI PENSIERO. Rispettare è avere autocontrollo, disciplina, libertà (a questo punto chi lo desidera può tirare un ballo diversi filosofi, da Aristotele a Kant). È essere intelligenti sia dell’altro sia di se stessi. È uno stile di pensiero e di azione.L’articolo completo qui https://nuovoeutile.it/rispetto-imp...aO4LHkI2Tc_gTpecOxVvPZDm29IzpEUU9irYqy6tzbeKI