A voi verrebbe in mente di farla?

Skorpio

Utente di lunga data
Tu che base definiresti parametri di affidabilità? Giusto per capire.
Beh.. Dipende dal contesto di relazione

Se il parametro guida è la "sicurezza" (ne esco con le stesse penne con cui ne entro) abbiamo la prova provata qui dentro che tra sbicchierate e rassicuranti cene conviviali, sono maturati rancori che hanno spinto a fare cose inimmaginabili

Io stesso ho dapprima accettato e poi "rifiutato" un innocente caffè in riva al mare, perché sentivo nebbia dietro quella "innocente proposta"

E col senno di poi ho sentito perfettamente

In un incontro di "desiderio dichiarato" tra due persone, l'affidabilità la taro sulla espressione chiara del desiderio

Se manca chiarezza in chi esprime (mah
. Boh.. poi si vede...) Io considero inaffidabile il proponente

Più nebbia c'è , meno affidabilità sento
 

Skorpio

Utente di lunga data
I tuoi paragoni sono incongrui e lo sai.
I miei paragoni sono congrui per me

E sempre perfettamente calati nella realtà

Basta uscire a spasso 3 ore per trovarne ogni riscontro nei vari atteggiamenti/comportamenti individuali
 

Brunetta

Utente di lunga data
Beh.. Dipende dal contesto di relazione

Se il parametro guida è la "sicurezza" (ne esco con le stesse penne con cui ne entro) abbiamo la prova provata qui dentro che tra sbicchierate e rassicuranti cene conviviali, sono maturati rancori che hanno spinto a fare cose inimmaginabili

Io stesso ho dapprima accettato e poi "rifiutato" un innocente caffè in riva al mare, perché sentivo nebbia dietro quella "innocente proposta"

E col senno di poi ho sentito perfettamente

In un incontro di "desiderio dichiarato" tra due persone, l'affidabilità la taro sulla espressione chiara del desiderio

Se manca chiarezza in chi esprime (mah
. Boh.. poi si vede...) Io considero inaffidabile il proponente

Più nebbia c'è , meno affidabilità sento
I miei paragoni sono congrui per me

E sempre perfettamente calati nella realtà

Basta uscire a spasso 3 ore per trovarne ogni riscontro nei vari atteggiamenti/comportamenti individuali
Il problema è che che tu metti sullo stesso piano che qualcuno possa rivelare cose di te nel tuo ambiente familiare al rischiare la pelle o uno stupro.
Soprattutto quello che più ti importa è salvaguardare a tuoi occhi le tue scelte di vita.
Ma va benissimo! È una cosa umana adeguare l’etica e i parametri relazionali a ciò che si vuole fare, più che adeguare il fare a un’etica faticosa.
Però vuoi far passare da scema chi vede quanto una esperienza possa essere rischiosa e come sia proprio il rischio a farla apparire attraente.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Il problema è che che tu metti sullo stesso piano che qualcuno possa rivelare cose di te nel tuo ambiente familiare al rischiare la pelle o uno stupro.
Soprattutto quello che più ti importa è salvaguardare a tuoi occhi le tue scelte di vita.
Ma va benissimo! È una cosa umana adeguare l’etica e i parametri relazionali a ciò che si vuole fare, più che adeguare il fare a un’etica faticosa.
Però vuoi far passare da scema chi vede quanto una esperienza possa essere rischiosa e come sia proprio il rischio a farla apparire attraente.
Ma tu.. non pensare a me

hai letto gli interventi?

Tu hai detto (parole tue) "in questi contesti il piacere è SOLO il rischio"

Hai letto cosa ha scritto [MENTION=13569]Martes[/MENTION] ieri?

Rileggi.. e dimmi dove trovi UNA SOLA riga in cui parla del piacere che ha preso da quei momenti, cosa ci incastra col rischio

Una sola riga quota qui, una
 
Mah... a questo punto potrei essere pure io una pazza psicopatica che si attacca morbosamente e inizia a perseguitarlo, avendo praticamente tutti i suoi riferimenti...
...se non ci fosse fiducia manco ci saremmo incontrati.

E c'è poca differenza d'età, essendo entrambi negli anta.

È stato bello, sono contenta e non ci si è promessi nulla: potremmo rivederci domani, tra 6 mesi o mai più... come, se e quando ne avremmo entrambi voglia.

La bellezza sta proprio in questa assenza di appropriazione da parte di entramb
i
a me sembra una bellezza sterile.
 

Vera

Supermod disturbante
Staff Forum
Ah... ecco. Sicuramente avere dei dubbi sul fatto che sia una buona idea andare in una camera d’albergo con uno sconosciuto incontrato via chat, sposato, lasciando il proprio compagno all’oscuro ..è farsi troppe paranoie ...
Hai ragione , che scema che sono
Nel caso fossi stata io nella sua situazione mi sarei posta il problema. Non ero io a dover decidere e nemmeno tu. Lei ha detto che è contenta di averlo incontrato. Vogliamo rompere i coglioni ancora?
 

Martes

Utente di lunga data
ma sentimentalmente , affettivamente nel quotidiano nei tuoi più che quarant'anni chi e cosa c'è?
Sentimentalmente e affettivamente ci sono molte persone, come per tutti credo.
Non capisco però il "cosa"

Ah... ecco. Sicuramente avere dei dubbi sul fatto che sia una buona idea andare in una camera d’albergo con uno sconosciuto incontrato via chat, sposato, lasciando il proprio compagno all’oscuro ..è farsi troppe paranoie ...
Hai ragione , che scema che sono
Il mio compagno non era all'oscuro

Però vuoi far passare da scema chi vede quanto una esperienza possa essere rischiosa e come sia proprio il rischio a farla apparire attraente.
Il rischio ho detto che non lo percepivo, non che era attraente.
Nella mia testa era inesistente, per il tipo di comunicazione che avevo e ho con questa persona.
Capisco che visto da fuori sia difficile da comprendere
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ma tu.. non pensare a me

hai letto gli interventi?

Tu hai detto (parole tue) "in questi contesti il piacere è SOLO il rischio"

Hai letto cosa ha scritto @Martes ieri?

Rileggi.. e dimmi dove trovi UNA SOLA riga in cui parla del piacere che ha preso da quei momenti, cosa ci incastra col rischio

Una sola riga quota qui, una
Se non fosse il rischio il fulcro, lo avrebbe fatto col compagno (poi boh, non è che sia stato ben definito) o con un uomo con cui avere una relazione.
 

Martes

Utente di lunga data
Se non fosse il rischio il fulcro, lo avrebbe fatto col compagno (poi boh, non è che sia stato ben definito) o con un uomo con cui avere una relazione.
Il fulcro è il tipo di legame creatosi.
Io non riesco a incasellare i legami in definizioni
 

Skorpio

Utente di lunga data
Se non fosse il rischio il fulcro, lo avrebbe fatto col compagno (poi boh, non è che sia stato ben definito) o con un uomo con cui avere una relazione.
Bruni no.. il rischio è parte, in queste cose, ma non è affatto Fulcro

A me se mi dicono di andare a pescare di notte al fiume, io vedo solo il RISCHIO di prendere la polmonite

Non seguo alcun piacere..

E se il mio amico ci va e segue un SUO piacere, a me non resta che ASCOLTARE il suo piacere..

Se sono interessato

Perché per me andare al fiume a pescare di notte, porta solo il RISCHIO di prendere la polmonite, ed è inutile mi metta a prendere x il culo il mio amico, perché sono io che non posso capire il suo piacere

E non è vietato non aver piacere in una certa cosa
 

Brunetta

Utente di lunga data
Il fulcro è il tipo di legame creatosi.
Io non riesco a incasellare i legami in definizioni
Vabbè, ma ognuno crede quello che preferisce.
Non è obbligatorio approfondire.
Auguri.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Sì, sono molto contenta.
E continuo a stare molto bene.
E... sul discorso della "casella" mi ritrovo in pieno...
E' il discorso sulle aspettative, sbaglio?

Per come l'hai descritto in questo incontro l'unica aspettativa presente era guardare.
Guardarsi.

Senza obiettivo di continuità, senza promesse di "rivediamoci", senza costruzioni di sorta che riguardassero momenti che vadano oltre il momento presente.
Una cosa come mettere "solo" il passo dopo.
Senza previsioni riguardo un eventuale percorso "insieme".

Se ho capito bene, nella mia esperienza, questo tipo di impianto di conoscenza è stato quello che mi ha portato a conoscere le persone più interessanti che hanno orbitato - e orbitano - intorno a me.

Ricordo una serata, magnifica!!!!, con questa persona mai vista prima. Ma con cui ci si era scambiati parecchio, impressioni, sensazioni, confidenze. Una persona che a prescindere dalla distanza sentivo presente, in ogni momento. Come un abbraccio che mi portavo addosso.

Quando ci siamo visti la prima volta è stato...come dire, semplice :)
Come se fosse un rivedersi e non un incontrarsi.

Me lo ricordo in casa mia. (un rischio immane, a ben vedere.)
La sensazione è che fosse esattamente al suo posto.

E mi ricordo la notte insieme.
Stare nel suo abbraccio (e io non sono per il niente facile agli abbracci di un certo tipo) era la cosa più naturale che potesse accadere. Il posto giusto.

Che belle sensazioni :inlove:
 

Martes

Utente di lunga data
Bruni no.. il rischio è parte, in queste cose, ma non è affatto Fulcro

A me se mi dicono di andare a pescare di notte al fiume, io vedo solo il RISCHIO di prendere la polmonite

Non seguo alcun piacere..

E se il mio amico ci va e segue un SUO piacere, a me non resta che ASCOLTARE il suo piacere..

Se sono interessato

Perché per me andare al fiume a pescare di notte, porta solo il RISCHIO di prendere la polmonite, ed è inutile mi metta a prendere x il culo il mio amico, perché sono io che non posso capire il suo piacere

E non è vietato non aver piacere in una certa cosa
Parole che, oltre alla questione del rischio, trovo possano rispondere anche agli interventi che cito qui sotto.
L'incomprensione nasce dalla differenza di percezione
appropriazione o legame e vicinanza? O,ancora meglio, intimità
Vabbè, ma ognuno crede quello che preferisce.
Non è obbligatorio approfondire.
Auguri.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Tu su che base definiresti parametri di affidabilità? Giusto per capire.
Stavo riflettendo su questa domanda. Che è molto interessante.

E pensavo che per come intendo io l'affidabilità, finirei in un circolo vizioso che mi impedirebbe di conoscere chiunque.
Per me l'affidabilità è un qualcosa che parte da sensazioni mie che sono la base su cui poi vado a poggiare tutta una serie di verifiche concrete attraverso cui valuto l'altro.

Quindi una persona appena conosciuta (a prescindere dal dove la conosco) non mi è affidabile. Non ho prove concrete.
Ho sensazioni.
Con qualcuno sento stridere, con qualcun altro no, con altri la sensazioni è nebbiosa.

Poi quelle sensazioni le testo "sul campo".

Più che non correre rischi, per me è riduzione dei rischi.
A partire dal presupposto che il loro azzeramento non è possibile.
Salvo evitare di incontrare persone nuove. (e non sarebbe neppure sufficiente, le peggiori inculate io le prese dal conosciuto, mica dallo sconosciuto. Anche solo per il fatto che l'inculata da chi si crede di conoscere impatta, per come sento io, in modo ben più stravolgente dell'inculata dallo sconosciuto. Non c'è legame di nessun tipo con lo sconosciuto. Quindi ogni cosa è compresente. Dal bello al brutto).

G. non mi è del tutto affidabile neppure adesso.
E insieme a lui progetto cose.
Credo non mi sarà mai del tutto affidabile.

Non ho mai sperimentato la fiducia cieca in qualcuno o in una situazione.
E non penso mi appartenga quel modo dell'ineluttabilità.

Ma se non testo, non trovo affidabilità.
Se aspetto affidabilità, che non riesco ad rintracciare senza test, non incontro nessuno.

In questo modo, finirei semplicemente a orbitare nei percorsi già conosciuti, non avrei conosciuto G. e tutte le persone che ho conosciuto e che mi hanno arricchito la vita negli ultimi anni.
Sarei ferma a guardarmi.

Forse più che ragionare sull'affidabilità potrebbe essere interessante ragionare sul significato di affidabilità e poi di fiducia.

Se affidabilità è zero rischi, beh, per me non esiste nessuno di affidabile.
E dovrei stare con me.

E a volte neppure con me...non sempre mi sono rivelata affidabile a me stessa. :D
 
Ultima modifica:
Stavo riflettendo su questa domanda. Che è molto interessante.

E pensavo che per come intendo io l'affidabilità, finirei in un circolo vizioso che mi impedirebbe di conoscere chiunque.
Per me l'affidabilità è un qualcosa che parte da sensazioni mie che sono la base su cui poi vado a poggiare tutta una serie di verifiche concrete attraverso cui valuto l'altro.

Quindi una persona appena conosciuta (a prescindere dal dove la conosco) non mi è affidabile. Non ho prove concrete.
Ho sensazioni.
Con qualcuno sento stridere, con qualcun altro no, con altri la sensazioni è nebbiosa.

Poi quelle sensazioni le testo "sul campo".

Più che non correre rischi, per me è riduzione dei rischi.
A partire dal presupposto che il loro azzeramento non è possibile.
Salvo evitare di incontrare persone nuove. (e non sarebbe neppure sufficiente, le peggiori inculate io le prese dal conosciuto, mica dallo sconosciuto. Anche solo per il fatto che l'inculata da chi si crede di conoscere impatta, per come sento io, in modo ben più stravolgente dell'inculata dallo sconosciuto. Non c'è legame di nessun tipo con lo sconosciuto. Quindi ogni cosa è compresente. Dal bello al brutto).

G. non mi è del tutto affidabile neppure adesso.
E insieme a lui progetto cose.
Credo non mi sarà mai del tutto affidabile.

Non ho mai sperimentato la fiducia cieca in qualcuno o in una situazione.
E non penso mi appartenga quel modo dell'ineluttabilità.

Ma se non testo, non trovo affidabilità.
Se aspetto affidabilità, che non riesco ad rintracciare senza test, non incontro nessuno.

In questo modo, finirei semplicemente a orbitare nei percorsi già conosciuti, non avrei conosciuto G. e tutte le persone che ho conosciuto e che mi hanno arricchito la vita negli ultimi anni.
Sarei ferma a guardarmi.

Forse più che ragionare sull'affidabilità potrebbe essere interessante ragionare sul significato di affidabilità e poi di fiducia.

Se affidabilità è zero rischi, beh, per me non esiste nessuno di affidabile.
E dovrei stare con me.

E a volte neppure con me...non sempre mi sono rivelata affidabile a me stessa. :D
fra zero rischi e azzardo c'è parecchio.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
fra zero rischi e azzardo c'è parecchio.
Più che altro zero rischi non esiste. :)

Io non penso che incontrare uno sconosciuto/a non sia un azzardo.

Lo è.

Penso anche che pensare che non esista il rischio (dal ristorante alla camera d'albergo) sia un azzardo.
Sentirsi esenti dal rischio, per come la vedo io, è uno degli azzardi massimi si possano fare. Perchè si "spengono" intenzionalmente gli allarmi. E caspita, allarmi spenti...è come fare la va o la spacca. affidandosi però alla situazione. (e quindi a quanto di più variabile possa esistere)

Ricordo una cena con un tipo.
Gentilissimo. Molto rassicurante. Etc etc...tutte quelle cose della "buona creanza".

A fine cena affermo di volermene tornare a casa e faccio per salutare.
Mi ha piantato un chiodo più finito.
Mi ero spaventata. E ricordo di aver fatto mille giri prima di andare a casa perchè temevo mi seguisse. Optando per il dormire da un amico quella notte.

Apparentemente la situazione riduceva i rischi.
Luogo pubblico, nessuna possibilità di trovarsi soli, salvo deciderlo al momento.
Eppure...

Non sai mai chi c'è di là.

La garanzia non esiste.

Si possono prendere precauzioni, ma non penso esistano regole definitive.

Credo che una buona base siano le proprie esperienze e percezioni.
E l'assunzione del fatto che "al sicuro" non ci si è.

Anche solo, senza andare agli stupri, col proprio compagno.
Le storie di tradimento qui ne raccontano eh.
Di percezione di assenza di rischio poi ampiamente disconfermata dai fatti.

quello che intendo è che non è che si possa fare una tabella dei rischi definitiva.

concordo che incontrare una persona sconosciuta sia correre un rischio ed azzardare. Il luogo può essere una precauzione. Ma non una garanzia.
Come non è garanzia non essere sole.

Vale per le donne per episodi di immediata violenza.
Ma anche per i maschietti eh...che di donne che poi danno dal matto e fanno casini inenarrabili non è che manchino.

Se penso a quando ho subito violenza io...boh. Eravamo ad una festa con tanta gente. Lo conoscevo. Non avevo colto segnali allarmanti. Gentilissimo. Le altre volte che ci eravamo visti era stato un cavaliere. Veramente.
Eppure.
 
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spleen

utente ?
Stavo riflettendo su questa domanda. Che è molto interessante.

E pensavo che per come intendo io l'affidabilità, finirei in un circolo vizioso che mi impedirebbe di conoscere chiunque.
Per me l'affidabilità è un qualcosa che parte da sensazioni mie che sono la base su cui poi vado a poggiare tutta una serie di verifiche concrete attraverso cui valuto l'altro.

Quindi una persona appena conosciuta (a prescindere dal dove la conosco) non mi è affidabile. Non ho prove concrete.
Ho sensazioni.
Con qualcuno sento stridere, con qualcun altro no, con altri la sensazioni è nebbiosa.

Poi quelle sensazioni le testo "sul campo".

Più che non correre rischi, per me è riduzione dei rischi.
A partire dal presupposto che il loro azzeramento non è possibile.
Salvo evitare di incontrare persone nuove. (e non sarebbe neppure sufficiente, le peggiori inculate io le prese dal conosciuto, mica dallo sconosciuto. Anche solo per il fatto che l'inculata da chi si crede di conoscere impatta, per come sento io, in modo ben più stravolgente dell'inculata dallo sconosciuto. Non c'è legame di nessun tipo con lo sconosciuto. Quindi ogni cosa è compresente. Dal bello al brutto).

G. non mi è del tutto affidabile neppure adesso.
E insieme a lui progetto cose.
Credo non mi sarà mai del tutto affidabile.

Non ho mai sperimentato la fiducia cieca in qualcuno o in una situazione.
E non penso mi appartenga quel modo dell'ineluttabilità.

Ma se non testo, non trovo affidabilità.
Se aspetto affidabilità, che non riesco ad rintracciare senza test, non incontro nessuno.

In questo modo, finirei semplicemente a orbitare nei percorsi già conosciuti, non avrei conosciuto G. e tutte le persone che ho conosciuto e che mi hanno arricchito la vita negli ultimi anni.
Sarei ferma a guardarmi.

Forse più che ragionare sull'affidabilità potrebbe essere interessante ragionare sul significato di affidabilità e poi di fiducia.

Se affidabilità è zero rischi, beh, per me non esiste nessuno di affidabile.
E dovrei stare con me.

E a volte neppure con me...non sempre mi sono rivelata affidabile a me stessa. :D
Come ha detto giustamente @Minerva c'è una terra di nessuno più o meno vasta per definire la fiducia che è un sentimento piuttosto soggettivo. E' chiaro che la sicurezza assoluta non esiste, ci si muove in un contesto piuttosto ampio ma è un calcolo probalistico e di esperienza. Per quanto mi riguarda, credo che con me alcune persone si siano rivelate semplicemente per il tono della voce, o per affermazioni che a prima vista in un contesto generale di colloquio potrebbero sembrare insignificanti, per me invece erano rivelatrici.
Non sono in generale una persona che dà confidenze in modo facile e credo che l'attenzione non debba mai venire meno. Un celebre serial killer americano è stato scoperto e denunciato da una persona che aveva portato a casa dopo una serata trascorsa al bar e che si era salvata solo perchè non aveva beuto il wiskey offertogli, in frigo c'era la testa mozzata di una sua precedente vittima. Il Serial killer era definito dai vicini persona mite e amabile.
Ora, senza scomodare i serial keller americani, come esempio limite, mi interrogherei nel caso specifico sui miei bisogni, quello di trovare attraente l'incontro isolato in una camera d'albergo con una persona mai vista in primo luogo. E secondariamente su quello che cerco come cosa necessaria per me nelle amicizie.
Per il resto potremmo descrivere e parlare per anni della fiducia reciproca, rimanendo sempre in quella terra di nessuno di cui accennavo prima, tenendo conto che in quella terra di nessuno potrebbere essere nascosta qualche mina antiuomo.
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Quello che avevo provato a sollevare, un sacco di post fa, era la sensazione di un "no" che discende dalla situazione e non dalla persona.

come dire, ma magari sbaglio, se vado a mettermi in una certa situazione, poi il mio no - di donna - ne esce depotenziato proprio per l'essermi messa in quella situazione e non in un altra.

E penso che questo sia un fulcro piuttosto interessante. :)

Come donna, so di essere esposta a rischi nell'incontro con uomini. Sono più forti di me fisicamente e hanno alle spalle una cultura in cui la vessazione è norma. E non solo norma, diritto acquisito.

Ma. come donna, affermo anche che non sono d'accordo.

E che il mio no è potente ovunque e con chiunque.

il mio no ha la stessa potenza sia che stiamo bevendo un caffè sia che stiamo scopando e io cambio idea.
Anche come uomo ovviamente.

Ma come donna ha un peso storico e culturale diverso.

Sono interessanti alcune sentenza a riguardo riguardo all'interruzione di consensualità durante i rapporti.
Interruzione che dalla giurisprudenza non viene più di tanto considerata. O che viene considerata a fatica.

che è come dire..."bella mia, se apri le gambe - anche in senso figurato - sono cazzi tuoi"
Che è affermare implicitamente che come donna si debba andare in giro con una aspirina - anche figurata - fra le ginocchia.

Fortunatamente la giurisprudenza non è completamente confermata dal sociale.

E per quel che conosco, parecchi uomini hanno riconsiderato e stanno riconsiderando alcune questioni.

Ma è un processo lungo.

Anche qui dentro si leggono post da brivido blu...riguardo le donne che scopano extra. Se poi han figli...apriti o cielo.
 
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