L'attesa di un'attesa

Cmaj7

Utente
Buongiorno a tutti.
E' il mio primo messaggio e non pensavo sarebbe stato in questo topic. Ma è un discorso che mi "appartiene" ed avrei piacere di condividere la mia esperienza personale.
Non sono più giovanissimo (preferisco raccontare a me stesso che "non sono più di primo pelo") e la solitudine, più subìta che ricercata, è spesso stata compagna della mia vita, sin da bambino e immediatamente adolescente, età dalla quale, ahimé, ho iniziato ad avere necessità di sapere di essere "pensato" da qualche ragazza. Un po' precoce lo so, purtroppo è stato un grande tarlo che ha condizionato tutto il mio percorso sentimentale. A quell'età poi la negazione del desiderio era inevitabile ed al contempo frustrante. Ovviamente, più ricercavo e più rimanevo solo, più mi dannavo e più era difficile. Ma non capivo del perché non potessi viverla normalmente. La famiglia non mi aiutava, spesso ero solo, fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Frequentemente restavo solo in casa di pomeriggio, non uscivo spesso e non mi piacevano le compagnie scolastiche di allora; iniziavo così giovane ad esplorare me stesso, immarcito dai sensi di colpa. Crescendo e maturando le cose sono migliorate, ma ho sempre dovuto fare i conti con questo problema, una lotta più interiore che esteriore, che ha rappresentato un vero incubo. Questo ha comportato che sono stato sempre lasciato e mai ho deciso di farlo io, perché vivere la vita senza una donna l'ho sempre considerato un buco nero in cui essere inghiottito; ho sopportato situazioni sentimentali aride ed insignificanti, a volte anche umilianti, pur di non ricominciare a "cercare" e benché spesso desiderassi starmene da solo, sapevo che nel breve non sarei stato capace di gestirmi; così andavo avanti trascinando i rapporti. Ma alla fine subivo le decisioni altrui (ciaone) e la giostra ricominciava. Il sabato sera era diventato un vero incubo: dovevo inventarmi qualcosa da fare per non restare a casa guardare la tv, tanto da farmi desiderare che arrivasse il lunedì mattina al più presto per tornare al lavoro e darmi una parvenza di normalità. Invidioso della felicità altrui e di quella delle mie ex. Non parliamo poi del fatto di andare a vivere da solo: grande desiderio virtuale ma col coraggio di un Teletubbie. Mai fatto.
Oggi le cose non sono poi molto diverse nella mia testa, sicuramente lo sono nella pratica. Ho avuto la fortuna di avere due figli per i quali vivo ed ho rinunciato ad andarmene di casa, per non lasciarli senza un padre che gli stesse vicino e che li aiutasse a crescere. Ma era un rapporto che doveva chiudersi prima di diventare genitore, già logoro dai primi mesi, figuriamoci oggi. Vivo la mia vita interiore in solitudine, anche sessualmente. Con lei rapporto praticamente azzerato. Oggi ho una stranissima, inutile, "mutilata" relazione (perdonatemi ma non mi viene altro nome), che non abbandono per i motivi di cui sopra, ormai priva di incontri al di fuori del posto di lavoro dove ci siamo conosciuti. Magari ci aprirò un topic perché sono assolutamente OT.
Stare da solo, nel senso di viaggi/trasferte/hobby, non mi spaventa assolutamente. Anzi, a volte lo ricerco, faccio come mi pare e riesco a godermi le cose; ma vorrei sapere di avere una donna che mi ami, che mi desideri, che mi faccia sentire importante, che condivida le cose, che mi faccia sentire uomo. E da ricambiare con tutto me stesso, ovviamente. Sono alla continua ricerca. Senza di questo, mi "sento solo", che è diverso dall'"essere solo". E sono tutte le stesse identiche cose, da quando ero un ragazzino ad oggi, ma con la dovuta proporzione e la dannata consapevolezza che sto invecchiando. L'analisi? Fatta. Dieci anni. Tra i 30 ed i 40. Mi ha aiutato, ma niente miracoli.
Scusate la lungaggine (e la noia).
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Buongiorno a tutti.
E' il mio primo messaggio e non pensavo sarebbe stato in questo topic. Ma è un discorso che mi "appartiene" ed avrei piacere di condividere la mia esperienza personale.
Non sono più giovanissimo (preferisco raccontare a me stesso che "non sono più di primo pelo") e la solitudine, più subìta che ricercata, è spesso stata compagna della mia vita, sin da bambino e immediatamente adolescente, età dalla quale, ahimé, ho iniziato ad avere necessità di sapere di essere "pensato" da qualche ragazza. Un po' precoce lo so, purtroppo è stato un grande tarlo che ha condizionato tutto il mio percorso sentimentale. A quell'età poi la negazione del desiderio era inevitabile ed al contempo frustrante. Ovviamente, più ricercavo e più rimanevo solo, più mi dannavo e più era difficile. Ma non capivo del perché non potessi viverla normalmente. La famiglia non mi aiutava, spesso ero solo, fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Frequentemente restavo solo in casa di pomeriggio, non uscivo spesso e non mi piacevano le compagnie scolastiche di allora; iniziavo così giovane ad esplorare me stesso, immarcito dai sensi di colpa. Crescendo e maturando le cose sono migliorate, ma ho sempre dovuto fare i conti con questo problema, una lotta più interiore che esteriore, che ha rappresentato un vero incubo. Questo ha comportato che sono stato sempre lasciato e mai ho deciso di farlo io, perché vivere la vita senza una donna l'ho sempre considerato un buco nero in cui essere inghiottito; ho sopportato situazioni sentimentali aride ed insignificanti, a volte anche umilianti, pur di non ricominciare a "cercare" e benché spesso desiderassi starmene da solo, sapevo che nel breve non sarei stato capace di gestirmi; così andavo avanti trascinando i rapporti. Ma alla fine subivo le decisioni altrui (ciaone) e la giostra ricominciava. Il sabato sera era diventato un vero incubo: dovevo inventarmi qualcosa da fare per non restare a casa guardare la tv, tanto da farmi desiderare che arrivasse il lunedì mattina al più presto per tornare al lavoro e darmi una parvenza di normalità. Invidioso della felicità altrui e di quella delle mie ex. Non parliamo poi del fatto di andare a vivere da solo: grande desiderio virtuale ma col coraggio di un Teletubbie. Mai fatto.
Oggi le cose non sono poi molto diverse nella mia testa, sicuramente lo sono nella pratica. Ho avuto la fortuna di avere due figli per i quali vivo ed ho rinunciato ad andarmene di casa, per non lasciarli senza un padre che gli stesse vicino e che li aiutasse a crescere. Ma era un rapporto che doveva chiudersi prima di diventare genitore, già logoro dai primi mesi, figuriamoci oggi. Vivo la mia vita interiore in solitudine, anche sessualmente. Con lei rapporto praticamente azzerato. Oggi ho una stranissima, inutile, "mutilata" relazione (perdonatemi ma non mi viene altro nome), che non abbandono per i motivi di cui sopra, ormai priva di incontri al di fuori del posto di lavoro dove ci siamo conosciuti. Magari ci aprirò un topic perché sono assolutamente OT.
Stare da solo, nel senso di viaggi/trasferte/hobby, non mi spaventa assolutamente. Anzi, a volte lo ricerco, faccio come mi pare e riesco a godermi le cose; ma vorrei sapere di avere una donna che mi ami, che mi desideri, che mi faccia sentire importante, che condivida le cose, che mi faccia sentire uomo. E da ricambiare con tutto me stesso, ovviamente. Sono alla continua ricerca. Senza di questo, mi "sento solo", che è diverso dall'"essere solo". E sono tutte le stesse identiche cose, da quando ero un ragazzino ad oggi, ma con la dovuta proporzione e la dannata consapevolezza che sto invecchiando. L'analisi? Fatta. Dieci anni. Tra i 30 ed i 40. Mi ha aiutato, ma niente miracoli.
Scusate la lungaggine (e la noia).
Benvenuto :)
 

Marjanna

Utente di lunga data
Buongiorno a tutti.
E' il mio primo messaggio e non pensavo sarebbe stato in questo topic. Ma è un discorso che mi "appartiene" ed avrei piacere di condividere la mia esperienza personale.
Non sono più giovanissimo (preferisco raccontare a me stesso che "non sono più di primo pelo") e la solitudine, più subìta che ricercata, è spesso stata compagna della mia vita, sin da bambino e immediatamente adolescente, età dalla quale, ahimé, ho iniziato ad avere necessità di sapere di essere "pensato" da qualche ragazza. Un po' precoce lo so, purtroppo è stato un grande tarlo che ha condizionato tutto il mio percorso sentimentale. A quell'età poi la negazione del desiderio era inevitabile ed al contempo frustrante. Ovviamente, più ricercavo e più rimanevo solo, più mi dannavo e più era difficile. Ma non capivo del perché non potessi viverla normalmente. La famiglia non mi aiutava, spesso ero solo, fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Frequentemente restavo solo in casa di pomeriggio, non uscivo spesso e non mi piacevano le compagnie scolastiche di allora; iniziavo così giovane ad esplorare me stesso, immarcito dai sensi di colpa. Crescendo e maturando le cose sono migliorate, ma ho sempre dovuto fare i conti con questo problema, una lotta più interiore che esteriore, che ha rappresentato un vero incubo. Questo ha comportato che sono stato sempre lasciato e mai ho deciso di farlo io, perché vivere la vita senza una donna l'ho sempre considerato un buco nero in cui essere inghiottito; ho sopportato situazioni sentimentali aride ed insignificanti, a volte anche umilianti, pur di non ricominciare a "cercare" e benché spesso desiderassi starmene da solo, sapevo che nel breve non sarei stato capace di gestirmi; così andavo avanti trascinando i rapporti. Ma alla fine subivo le decisioni altrui (ciaone) e la giostra ricominciava. Il sabato sera era diventato un vero incubo: dovevo inventarmi qualcosa da fare per non restare a casa guardare la tv, tanto da farmi desiderare che arrivasse il lunedì mattina al più presto per tornare al lavoro e darmi una parvenza di normalità. Invidioso della felicità altrui e di quella delle mie ex. Non parliamo poi del fatto di andare a vivere da solo: grande desiderio virtuale ma col coraggio di un Teletubbie. Mai fatto.
Oggi le cose non sono poi molto diverse nella mia testa, sicuramente lo sono nella pratica. Ho avuto la fortuna di avere due figli per i quali vivo ed ho rinunciato ad andarmene di casa, per non lasciarli senza un padre che gli stesse vicino e che li aiutasse a crescere. Ma era un rapporto che doveva chiudersi prima di diventare genitore, già logoro dai primi mesi, figuriamoci oggi. Vivo la mia vita interiore in solitudine, anche sessualmente. Con lei rapporto praticamente azzerato. Oggi ho una stranissima, inutile, "mutilata" relazione (perdonatemi ma non mi viene altro nome), che non abbandono per i motivi di cui sopra, ormai priva di incontri al di fuori del posto di lavoro dove ci siamo conosciuti. Magari ci aprirò un topic perché sono assolutamente OT.
Stare da solo, nel senso di viaggi/trasferte/hobby, non mi spaventa assolutamente. Anzi, a volte lo ricerco, faccio come mi pare e riesco a godermi le cose; ma vorrei sapere di avere una donna che mi ami, che mi desideri, che mi faccia sentire importante, che condivida le cose, che mi faccia sentire uomo. E da ricambiare con tutto me stesso, ovviamente. Sono alla continua ricerca. Senza di questo, mi "sento solo", che è diverso dall'"essere solo". E sono tutte le stesse identiche cose, da quando ero un ragazzino ad oggi, ma con la dovuta proporzione e la dannata consapevolezza che sto invecchiando. L'analisi? Fatta. Dieci anni. Tra i 30 ed i 40. Mi ha aiutato, ma niente miracoli.
Scusate la lungaggine (e la noia).
Benvenuto Cmaj7 :bye:
Cosa vivevi da bambino che ti faceva sentire solo?
Leggendoti mi sono chiesta se il tuo senso di solitudine sia legato ad una forma di abbandono.
 

Lostris

Utente Ludica
Buongiorno a tutti.
E' il mio primo messaggio e non pensavo sarebbe stato in questo topic. Ma è un discorso che mi "appartiene" ed avrei piacere di condividere la mia esperienza personale.
Non sono più giovanissimo (preferisco raccontare a me stesso che "non sono più di primo pelo") e la solitudine, più subìta che ricercata, è spesso stata compagna della mia vita, sin da bambino e immediatamente adolescente, età dalla quale, ahimé, ho iniziato ad avere necessità di sapere di essere "pensato" da qualche ragazza. Un po' precoce lo so, purtroppo è stato un grande tarlo che ha condizionato tutto il mio percorso sentimentale. A quell'età poi la negazione del desiderio era inevitabile ed al contempo frustrante. Ovviamente, più ricercavo e più rimanevo solo, più mi dannavo e più era difficile. Ma non capivo del perché non potessi viverla normalmente. La famiglia non mi aiutava, spesso ero solo, fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Frequentemente restavo solo in casa di pomeriggio, non uscivo spesso e non mi piacevano le compagnie scolastiche di allora; iniziavo così giovane ad esplorare me stesso, immarcito dai sensi di colpa. Crescendo e maturando le cose sono migliorate, ma ho sempre dovuto fare i conti con questo problema, una lotta più interiore che esteriore, che ha rappresentato un vero incubo. Questo ha comportato che sono stato sempre lasciato e mai ho deciso di farlo io, perché vivere la vita senza una donna l'ho sempre considerato un buco nero in cui essere inghiottito; ho sopportato situazioni sentimentali aride ed insignificanti, a volte anche umilianti, pur di non ricominciare a "cercare" e benché spesso desiderassi starmene da solo, sapevo che nel breve non sarei stato capace di gestirmi; così andavo avanti trascinando i rapporti. Ma alla fine subivo le decisioni altrui (ciaone) e la giostra ricominciava. Il sabato sera era diventato un vero incubo: dovevo inventarmi qualcosa da fare per non restare a casa guardare la tv, tanto da farmi desiderare che arrivasse il lunedì mattina al più presto per tornare al lavoro e darmi una parvenza di normalità. Invidioso della felicità altrui e di quella delle mie ex. Non parliamo poi del fatto di andare a vivere da solo: grande desiderio virtuale ma col coraggio di un Teletubbie. Mai fatto.
Oggi le cose non sono poi molto diverse nella mia testa, sicuramente lo sono nella pratica. Ho avuto la fortuna di avere due figli per i quali vivo ed ho rinunciato ad andarmene di casa, per non lasciarli senza un padre che gli stesse vicino e che li aiutasse a crescere. Ma era un rapporto che doveva chiudersi prima di diventare genitore, già logoro dai primi mesi, figuriamoci oggi. Vivo la mia vita interiore in solitudine, anche sessualmente. Con lei rapporto praticamente azzerato. Oggi ho una stranissima, inutile, "mutilata" relazione (perdonatemi ma non mi viene altro nome), che non abbandono per i motivi di cui sopra, ormai priva di incontri al di fuori del posto di lavoro dove ci siamo conosciuti. Magari ci aprirò un topic perché sono assolutamente OT.
Stare da solo, nel senso di viaggi/trasferte/hobby, non mi spaventa assolutamente. Anzi, a volte lo ricerco, faccio come mi pare e riesco a godermi le cose; ma vorrei sapere di avere una donna che mi ami, che mi desideri, che mi faccia sentire importante, che condivida le cose, che mi faccia sentire uomo. E da ricambiare con tutto me stesso, ovviamente. Sono alla continua ricerca. Senza di questo, mi "sento solo", che è diverso dall'"essere solo". E sono tutte le stesse identiche cose, da quando ero un ragazzino ad oggi, ma con la dovuta proporzione e la dannata consapevolezza che sto invecchiando. L'analisi? Fatta. Dieci anni. Tra i 30 ed i 40. Mi ha aiutato, ma niente miracoli.
Scusate la lungaggine (e la noia).
Ciao.

Leggendoti l’impressione è di una persona senza spina dorsale che si lascia vivere e trascinare dagli eventi.
Senza coraggio, senza iniziativa, che per cambiare la propria vita aspetta miracoli.

Passivo e per di più complessato.

Spero che sia solo un’impressione, scusa la brutalità, altrimenti non faccio fatica a capire il piattume delle tue relazioni.

In cosa ti ha aiutato la psicoanalisi?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ciao.

Leggendoti l’impressione è di una persona senza spina dorsale che si lascia vivere e trascinare dagli eventi.
Senza coraggio, senza iniziativa, che per cambiare la propria vita aspetta miracoli.

Passivo e per di più complessato.

Spero che sia solo un’impressione, scusa la brutalità, altrimenti non faccio fatica a capire il piattume delle tue relazioni.

In cosa ti ha aiutato la psicoanalisi?

La nonna direbbe: “Ti manca sempre un soldo per fare una lira”.
Il proprio benessere non può dipendere da qualcuno di esterno. È la sindrome della principessa che aspetta il principe azzurro.
 

Foglia

utente viva e vegeta
Buongiorno a tutti.
E' il mio primo messaggio e non pensavo sarebbe stato in questo topic. Ma è un discorso che mi "appartiene" ed avrei piacere di condividere la mia esperienza personale.
Non sono più giovanissimo (preferisco raccontare a me stesso che "non sono più di primo pelo") e la solitudine, più subìta che ricercata, è spesso stata compagna della mia vita, sin da bambino e immediatamente adolescente, età dalla quale, ahimé, ho iniziato ad avere necessità di sapere di essere "pensato" da qualche ragazza. Un po' precoce lo so, purtroppo è stato un grande tarlo che ha condizionato tutto il mio percorso sentimentale. A quell'età poi la negazione del desiderio era inevitabile ed al contempo frustrante. Ovviamente, più ricercavo e più rimanevo solo, più mi dannavo e più era difficile. Ma non capivo del perché non potessi viverla normalmente. La famiglia non mi aiutava, spesso ero solo, fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Frequentemente restavo solo in casa di pomeriggio, non uscivo spesso e non mi piacevano le compagnie scolastiche di allora; iniziavo così giovane ad esplorare me stesso, immarcito dai sensi di colpa. Crescendo e maturando le cose sono migliorate, ma ho sempre dovuto fare i conti con questo problema, una lotta più interiore che esteriore, che ha rappresentato un vero incubo. Questo ha comportato che sono stato sempre lasciato e mai ho deciso di farlo io, perché vivere la vita senza una donna l'ho sempre considerato un buco nero in cui essere inghiottito; ho sopportato situazioni sentimentali aride ed insignificanti, a volte anche umilianti, pur di non ricominciare a "cercare" e benché spesso desiderassi starmene da solo, sapevo che nel breve non sarei stato capace di gestirmi; così andavo avanti trascinando i rapporti. Ma alla fine subivo le decisioni altrui (ciaone) e la giostra ricominciava. Il sabato sera era diventato un vero incubo: dovevo inventarmi qualcosa da fare per non restare a casa guardare la tv, tanto da farmi desiderare che arrivasse il lunedì mattina al più presto per tornare al lavoro e darmi una parvenza di normalità. Invidioso della felicità altrui e di quella delle mie ex. Non parliamo poi del fatto di andare a vivere da solo: grande desiderio virtuale ma col coraggio di un Teletubbie. Mai fatto.
Oggi le cose non sono poi molto diverse nella mia testa, sicuramente lo sono nella pratica. Ho avuto la fortuna di avere due figli per i quali vivo ed ho rinunciato ad andarmene di casa, per non lasciarli senza un padre che gli stesse vicino e che li aiutasse a crescere. Ma era un rapporto che doveva chiudersi prima di diventare genitore, già logoro dai primi mesi, figuriamoci oggi. Vivo la mia vita interiore in solitudine, anche sessualmente. Con lei rapporto praticamente azzerato. Oggi ho una stranissima, inutile, "mutilata" relazione (perdonatemi ma non mi viene altro nome), che non abbandono per i motivi di cui sopra, ormai priva di incontri al di fuori del posto di lavoro dove ci siamo conosciuti. Magari ci aprirò un topic perché sono assolutamente OT.
Stare da solo, nel senso di viaggi/trasferte/hobby, non mi spaventa assolutamente. Anzi, a volte lo ricerco, faccio come mi pare e riesco a godermi le cose; ma vorrei sapere di avere una donna che mi ami, che mi desideri, che mi faccia sentire importante, che condivida le cose, che mi faccia sentire uomo. E da ricambiare con tutto me stesso, ovviamente. Sono alla continua ricerca. Senza di questo, mi "sento solo", che è diverso dall'"essere solo". E sono tutte le stesse identiche cose, da quando ero un ragazzino ad oggi, ma con la dovuta proporzione e la dannata consapevolezza che sto invecchiando. L'analisi? Fatta. Dieci anni. Tra i 30 ed i 40. Mi ha aiutato, ma niente miracoli.
Scusate la lungaggine (e la noia).
Ciao.
Perché ti scusi per la noia? Perché temi di arrecarla col tuo scritto, o perché fondamentalmente più che solo ti senti annoiato?
Io ti percepisco come uno in lotta da una vita con la noia. Come se fossi annoiato da te stesso, e aspettassi qualcosa dall'esterno per darti finalmente il giusto "saggio" della vita. Parli del vivere da solo come di una incapacità, della famiglia che hai sempre in prospettiva della tua incapacità di andartene. E chiami "ricerca" quella che temo sia incapacità di guardare fuori da te. Non gli altri. Te fuori CON gli altri. A quel punto gli altri diventano tutti uguali. Non esiste chi fa "il miracolo", esiste chi "muove" qualcosa dentro noi, ma solo se lo guardiamo. Se tu vedi solo noia e incapacità (e mancanza) in te, indovina un po' cosa potranno tirar fuori di te gli altri. Noia, incapacità, mancanza e.... ? :) In assenza di altro e' un po' difficile non solo bastarsi, ma anche che ci sia un abbastanza. Parli ad esempio di figli "per i quali vivi", immagino che ci sia dietro un mondo che non sia fatto solo di compresenza in casa.
 

Cmaj7

Utente
Benvenuto :smile:
Grazie! :smile:
Benvenuto Cmaj7 :bye:
Cosa vivevi da bambino che ti faceva sentire solo?
Grazie del benvenuto! :smile: Spesso venivo lasciato solo a casa quando i miei erano fuori; una motivazione addotta di frequente era a "fare la guardia a casa", perchè era un periodo in cui i topi di appartamento imperversavano nel nostro condominio. Mai successo con me in casa ma spesso sognato di notte, sobbalzando dal letto.
Leggendoti mi sono chiesta se il tuo senso di solitudine sia legato ad una forma di abbandono.
A parte quello che ho appena descritto, al contrario mio padre mi teneva nella bambagia ed era troppo pressante sulle mie cose, voleva sapere tutto e mi considerava un bambino anche in età adulta, tentando sempre di condizionare le mie scelte.
Ciao.

Leggendoti l’impressione è di una persona senza spina dorsale che si lascia vivere e trascinare dagli eventi.
Senza coraggio, senza iniziativa, che per cambiare la propria vita aspetta miracoli.

Passivo e per di più complessato.

Spero che sia solo un’impressione, scusa la brutalità, altrimenti non faccio fatica a capire il piattume delle tue relazioni.

In cosa ti ha aiutato la psicoanalisi?
L'analisi mi ha aiutato a capire quando stavo per farmi del male, quando non era il caso di insistere. Mi ha aperto la mente, ho realizzato quali fossero i miei limiti. E quali fossero le cause.
Non è riuscita a "guarirmi" da quei limiti, perché facenti parte del mio carattere che, ahimé non si cambia come una camicia sporca.
Per quanto riguarda il tuo giudizio non me la prendo, è normale che si abbia un'impressione così. "Ognuno ha ciò che si merita" non è poi una definizione così sbagliata.
Chi mi conosce poco, ha un'impressione totalmente diversa, perché di me traspare tutt'altro. In altri contesti sono una persona opposta a quanto descritto. Paradossalmente, la maggior parte delle donne che ho avuto hanno sempre amato il mio sapergli dare sicurezza, il mio altruismo, il mio saper trainare. Quando mi mollavano, era sempre per altri motivi, uno è che non ero in grado di "fare il salto" e si stufavano. Nessuna ha mai saputo di come mi sentissi realmente.
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Grazie! :smile:

Grazie del benvenuto! :smile: Spesso venivo lasciato solo a casa quando i miei erano fuori; una motivazione addotta di frequente era a "fare la guardia a casa", perchè era un periodo in cui i topi di appartamento imperversavano nel nostro condominio. Mai successo con me in casa ma spesso sognato di notte, sobbalzando dal letto.

A parte quello che ho appena descritto, al contrario mio padre mi teneva nella bambagia ed era troppo pressante sulle mie cose, voleva sapere tutto e mi considerava un bambino anche in età adulta, tentando sempre di condizionare le mie scelte.

L'analisi mi ha aiutato a capire quando stavo per farmi del male, quando non era il caso di insistere. Mi ha aperto la mente, ho realizzato quali fossero i miei limiti. E quali fossero le cause.
Non è riuscita a "guarirmi" da quei limiti, perché facenti parte del mio carattere che, ahimé non si cambia come una camicia sporca.
Per quanto riguarda il tuo giudizio non me la prendo, è normale che si abbia un'impressione così. "Ognuno ha ciò che si merita" non è poi una definizione così sbagliata.
Chi mi conosce poco, ha un'impressione totalmente diversa, perché di me traspare tutt'altro. In altri contesti sono una persona opposta a quanto descritto. Paradossalmente, la maggior parte delle donne che ho avuto hanno sempre amato il mio sapergli dare sicurezza, il mio altruismo, il mio saper trainare. Quando mi mollavano, era sempre per altri motivi, uno è che non ero in grado di "fare il salto" e si stufavano. Nessuna ha mai saputo di come mi sentissi realmente.
Ciao, benvenuto :)

concordo con te, con i limiti ci si convive.
Se però te la posso dire tutta, ancora meglio sarebbe riuscire a costruirci alleanza e farli davvero propri.
Trasformare il limite in risorsa.

Ti leggo, quindi potrei sicuramente sbagliarmi, ma ho la sensazione che la tua accettazione dei tuoi limiti non sia proattiva, integrata, ma sia una sorta di rassegnazione al "sono fatto così e non posso farci niente".

E, se ci prendo, questo tipo di prospettiva toglie molta energia che altrimenti sarebbe dedicata a sè.
E' come abbassare l'intensità di ciò che si è.

Ed è una forma del controllo in buona sostanza...no buono il controllo :D

Quanto al grassetto, credo che lì ci sia una tua grossa responsabilità.
Responsabilità eh. Non colpa. :)

E' tua responsabilità :)
Decidere se, quanto, come, cosa, a chi esporre di te. E non tanto per benevolenza verso l'altro, ma per dare a te stesso la possibilità di conoscere l'altro anche attraverso la valutazione dell'accoglienza di te.

E forse sarà la volta che lascerai tu...:rolleyes::)
 

Martes

Utente di lunga data
Spesso venivo lasciato solo a casa quando i miei erano fuori; una motivazione addotta di frequente era a "fare la guardia a casa", perchè era un periodo in cui i topi di appartamento imperversavano nel nostro condominio. Mai successo con me in casa ma spesso sognato di notte, sobbalzando dal letto.

A parte quello che ho appena descritto, al contrario mio padre mi teneva nella bambagia ed era troppo pressante sulle mie cose, voleva sapere tutto e mi considerava un bambino anche in età adulta, tentando sempre di condizionare le mie scelte.

Paradossalmente, la maggior parte delle donne che ho avuto hanno sempre amato il mio sapergli dare sicurezza, il mio altruismo, il mio saper trainare. Quando mi mollavano, era sempre per altri motivi, uno è che non ero in grado di "fare il salto" e si stufavano. Nessuna ha mai saputo di come mi sentissi realmente.
Ciao, sono nuova anch'io!
Lasciare un bambino da solo a fare la guardia ai topi d'appartamento è affidargli un ruolo e una responsabilità decisamente superiore alle proprie forze...quasi un agito violento, direi... scusa se mi permetto!
Tra l'altro in netto contrasto col tenerti poi nella bambagia e nel considerare bambino quell'adulto cui, da bambino, veniva dato quel compito non solo da adulto, ma da adulto forte e protettivo...

Ma, a parte questo, cosa intendi per "fare il salto"? E quali erano gli altri motivi?
 

Foglia

utente viva e vegeta
Ciao, sono nuova anch'io!
Lasciare un bambino da solo a fare la guardia ai topi d'appartamento è affidargli un ruolo e una responsabilità decisamente superiore alle proprie forze...quasi un agito violento, direi... scusa se mi permetto!
Tra l'altro in netto contrasto col tenerti poi nella bambagia e nel considerare bambino quell'adulto cui, da bambino, veniva dato quel compito non solo da adulto, ma da adulto forte e protettivo...

Ma, a parte questo, cosa intendi per "fare il salto"? E quali erano gli altri motivi?
Non ci vedo "contrasto".
Ci vedo che - proprio perché lo tenevano sotto controllo - lo preferivano sapere "in casa" quando non c'erano (magari per lavoro non avevano troppa scelta) anziché in giro. E quello di "fare la guardia" era un compito. Probabilmente che loro pensavano in parte "lusinghiero" per lui. In realtà vissuto come mancanza, e credo noia.
 

Martes

Utente di lunga data
Non ci vedo "contrasto".
Ci vedo che - proprio perché lo tenevano sotto controllo - lo preferivano sapere "in casa" quando non c'erano (magari per lavoro non avevano troppa scelta) anziché in giro. E quello di "fare la guardia" era un compito. Probabilmente che loro pensavano in parte "lusinghiero" per lui. In realtà vissuto come mancanza, e credo noia.
Per me è spaventoso più che lusinghiero. Infatti aveva paura nel sonno
 

Foglia

utente viva e vegeta
Per me è spaventoso più che lusinghiero. Infatti aveva paura nel sonno
Non è oggettivamente un bel modo, quello no.
Però non credo che lo volessero spaventare. Tra l'altro, cosa ci vediamo nella parola "bambino"? Il dodicenne che si preferisce che stia a casa anziché fuori, o il cucciolo di sette anni che non dovrebbe stare da solo?
Credo che sia profondamente diverso.
Alle elementari ricordo una compagna di classe lasciata totalmente allo sbando. Cresciuta praticamente per strada. Io all'opposto iniziai a tornare a casa da scuola da sola credo a 12 anni, in seconda media. E lo presi come un diventare finalmente grande. Una cosa agognata. E anzi: guardavo con ammirazione e invidia i compagnetti che percorrevano magari un quartiere con qualche altra mamma in supervisione per rincasare ai tempi della quinta elementare. Prima volta a casa da sola? Non ricordo a quanti anni, conoscendo i miei genitori sarà stato più tardi della media. Ricordo però perfettamente la mia grandissima soddisfazione di potermela cavare.
Certo: i miei non stavano a girarci intorno. Se DOVEVO rientrare e stare a casa, NON DOVEVO uscire. E quando iniziai ad uscire, dovevo sempre dire prima dove stavo. Non dirlo o sforare? Embè... Soddisfazioni da grandi :D
 

Cmaj7

Utente
Ciao.
Perché ti scusi per la noia? Perché temi di arrecarla col tuo scritto, o perché fondamentalmente più che solo ti senti annoiato?
Io ti percepisco come uno in lotta da una vita con la noia. Come se fossi annoiato da te stesso, e aspettassi qualcosa dall'esterno per darti finalmente il giusto "saggio" della vita. Parli del vivere da solo come di una incapacità, della famiglia che hai sempre in prospettiva della tua incapacità di andartene. E chiami "ricerca" quella che temo sia incapacità di guardare fuori da te. Non gli altri. Te fuori CON gli altri. A quel punto gli altri diventano tutti uguali. Non esiste chi fa "il miracolo", esiste chi "muove" qualcosa dentro noi, ma solo se lo guardiamo. Se tu vedi solo noia e incapacità (e mancanza) in te, indovina un po' cosa potranno tirar fuori di te gli altri. Noia, incapacità, mancanza e.... ? In assenza di altro e' un po' difficile non solo bastarsi, ma anche che ci sia un abbastanza. Parli ad esempio di figli "per i quali vivi", immagino che ci sia dietro un mondo che non sia fatto solo di compresenza in casa.
Mi scuso perché leggermi può risultare noioso. Annoiato mi ci sento, ma non qui dentro, non sono qui per noia ma per aprirmi. Però hai fatto centro. La noia, insieme alla solitudine, la faceva da padrona.
Io in passato ho trovato chi ha "mosso dentro", ma non sono mai stato capace di salvaguardarlo. Oggi, ritengo di essere più "leggibile" e probabilmente non riesco (riuscirei) a mostrarmi una persona da scoprire vicino ad una presenza femminile.
Ai miei figli dono tutto quello che non ho avuto io, cercando di infondere ben altre sicurezze rispetto a quanto dato a me. Sono ottimista perché sono molto diverso da mio padre e so perfettamente quali sono i danni che si possono fare, almeno quelli fatti a me. In questo l'analisi è stata fondamentale. Il mondo di cui parli è questo e la compresenza in casa vissuta in completa monotonia è con la mia compagna, non con i ragazzi.
 
Ultima modifica:

Cmaj7

Utente
Ciao, benvenuto :smile:

concordo con te, con i limiti ci si convive.
Se però te la posso dire tutta, ancora meglio sarebbe riuscire a costruirci alleanza e farli davvero propri.
Trasformare il limite in risorsa.

Ti leggo, quindi potrei sicuramente sbagliarmi, ma ho la sensazione che la tua accettazione dei tuoi limiti non sia proattiva, integrata, ma sia una sorta di rassegnazione al "sono fatto così e non posso farci niente".

E, se ci prendo, questo tipo di prospettiva toglie molta energia che altrimenti sarebbe dedicata a sè.
E' come abbassare l'intensità di ciò che si è.

Ed è una forma del controllo in buona sostanza...no buono il controllo :mrgreen:

Quanto al grassetto, credo che lì ci sia una tua grossa responsabilità.
Responsabilità eh. Non colpa. :smile:

E' tua responsabilità :smile:
Decidere se, quanto, come, cosa, a chi esporre di te. E non tanto per benevolenza verso l'altro, ma per dare a te stesso la possibilità di conoscere l'altro anche attraverso la valutazione dell'accoglienza di te.

E forse sarà la volta che lascerai tu...:rolleyes::smile:
Ciao e grazie per il benvenuto.
E' vero, la mia rassegnazione nell'essere così non depone a trasformarla in arma di attacco, bensì di frustrazione.
Sulle responsabilità, me le prendo tutte. Non mi posso raccontare che è il mondo che è cattivo ed ingrato per giustificare le mie debolezze. E' vero che ho pure trovato chi mi ha fottuto alle spalle, ma a chi non è successo? Ma soprattutto, avrei dovuto rialzarmi con tempi molto minori. Andai in analisi proprio perché fui lasciato da una donna, idealizzata (la vedevo molto più "grande" di quello che in realtà fosse), tarpandomi mani e piedi per anni. Non che mi mancasse il sesso in quel periodo (incredibilmente si trombava - scusate il francesismo - con una notevole assiduità), ma togliermela dalla testa è stata la cosa più complicata della mia vita.
 

Cmaj7

Utente
Ciao, sono nuova anch'io!
Lasciare un bambino da solo a fare la guardia ai topi d'appartamento è affidargli un ruolo e una responsabilità decisamente superiore alle proprie forze...quasi un agito violento, direi... scusa se mi permetto!
Tra l'altro in netto contrasto col tenerti poi nella bambagia e nel considerare bambino quell'adulto cui, da bambino, veniva dato quel compito non solo da adulto, ma da adulto forte e protettivo...

Ma, a parte questo, cosa intendi per "fare il salto"? E quali erano gli altri motivi?
Considerazioni giuste. Infatti mi ci sono lambiccato il cervello...
Il "salto" era un programma di vita insieme, anche solo provare di andare a viverci e diventare grande, o almeno far capire alla controparte che mi sarei messo in gioco. Oppure, più banalmente, smettere di pensare che avrei potuto trovare di meglio. Altro tarlo.
 

Rosarose

Utente di lunga data
Buongiorno a tutti.
E' il mio primo messaggio e non pensavo sarebbe stato in questo topic. Ma è un discorso che mi "appartiene" ed avrei piacere di condividere la mia esperienza personale.
Non sono più giovanissimo (preferisco raccontare a me stesso che "non sono più di primo pelo") e la solitudine, più subìta che ricercata, è spesso stata compagna della mia vita, sin da bambino e immediatamente adolescente, età dalla quale, ahimé, ho iniziato ad avere necessità di sapere di essere "pensato" da qualche ragazza. Un po' precoce lo so, purtroppo è stato un grande tarlo che ha condizionato tutto il mio percorso sentimentale. A quell'età poi la negazione del desiderio era inevitabile ed al contempo frustrante. Ovviamente, più ricercavo e più rimanevo solo, più mi dannavo e più era difficile. Ma non capivo del perché non potessi viverla normalmente. La famiglia non mi aiutava, spesso ero solo, fisicamente ma anche e soprattutto psicologicamente. Frequentemente restavo solo in casa di pomeriggio, non uscivo spesso e non mi piacevano le compagnie scolastiche di allora; iniziavo così giovane ad esplorare me stesso, immarcito dai sensi di colpa. Crescendo e maturando le cose sono migliorate, ma ho sempre dovuto fare i conti con questo problema, una lotta più interiore che esteriore, che ha rappresentato un vero incubo. Questo ha comportato che sono stato sempre lasciato e mai ho deciso di farlo io, perché vivere la vita senza una donna l'ho sempre considerato un buco nero in cui essere inghiottito; ho sopportato situazioni sentimentali aride ed insignificanti, a volte anche umilianti, pur di non ricominciare a "cercare" e benché spesso desiderassi starmene da solo, sapevo che nel breve non sarei stato capace di gestirmi; così andavo avanti trascinando i rapporti. Ma alla fine subivo le decisioni altrui (ciaone) e la giostra ricominciava. Il sabato sera era diventato un vero incubo: dovevo inventarmi qualcosa da fare per non restare a casa guardare la tv, tanto da farmi desiderare che arrivasse il lunedì mattina al più presto per tornare al lavoro e darmi una parvenza di normalità. Invidioso della felicità altrui e di quella delle mie ex. Non parliamo poi del fatto di andare a vivere da solo: grande desiderio virtuale ma col coraggio di un Teletubbie. Mai fatto.
Oggi le cose non sono poi molto diverse nella mia testa, sicuramente lo sono nella pratica. Ho avuto la fortuna di avere due figli per i quali vivo ed ho rinunciato ad andarmene di casa, per non lasciarli senza un padre che gli stesse vicino e che li aiutasse a crescere. Ma era un rapporto che doveva chiudersi prima di diventare genitore, già logoro dai primi mesi, figuriamoci oggi. Vivo la mia vita interiore in solitudine, anche sessualmente. Con lei rapporto praticamente azzerato. Oggi ho una stranissima, inutile, "mutilata" relazione (perdonatemi ma non mi viene altro nome), che non abbandono per i motivi di cui sopra, ormai priva di incontri al di fuori del posto di lavoro dove ci siamo conosciuti. Magari ci aprirò un topic perché sono assolutamente OT.
Stare da solo, nel senso di viaggi/trasferte/hobby, non mi spaventa assolutamente. Anzi, a volte lo ricerco, faccio come mi pare e riesco a godermi le cose; ma vorrei sapere di avere una donna che mi ami, che mi desideri, che mi faccia sentire importante, che condivida le cose, che mi faccia sentire uomo. E da ricambiare con tutto me stesso, ovviamente. Sono alla continua ricerca. Senza di questo, mi "sento solo", che è diverso dall'"essere solo". E sono tutte le stesse identiche cose, da quando ero un ragazzino ad oggi, ma con la dovuta proporzione e la dannata consapevolezza che sto invecchiando. L'analisi? Fatta. Dieci anni. Tra i 30 ed i 40. Mi ha aiutato, ma niente miracoli.
Scusate la lungaggine (e la noia).
Ciao Cmaj7
Il tema della solitudine mi attrae molto perché anche io in passato e avvolte anche adesso ho sofferto di questa strana sensazione.
Anche io ho individuato che questo sentire veniva scaturito sopratutto nel non avere dalle persone più vicine ( marito,fratelli,amici,) quella corrispondenza di affetto così come me la sarei aspettata.
Fondamentalmente per me la solitudine si acuisce quando ravviso in chi mi sta vicino, una non corrispondenza alle mie attese affettive.
Quindi ne ho sofferto di più quando stavo in coppia.....
Premetto che sono una persona a cui piace condividere, e non sempre ho trovato la stessa capacità a fare altrettanto.
Non ho però la tua smania a stare a tutti i costi con qualcuno, proprio perché so che non né chiunque che potrà soddisfare queste mie attese.
Benvenuto anche da parte mia:)

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Foglia

utente viva e vegeta
Mi scuso perché leggermi può risultare noioso. Annoiato mi ci sento, ma non qui dentro, non sono qui per noia ma per aprirmi. Però hai fatto centro. La noia, insieme alla solitudine, la faceva da padrona.
Io in passato ho trovato chi ha "mosso dentro", ma non sono mai stato capace di salvaguardarlo. Oggi, ritengo di essere più "leggibile" e probabilmente non riesco (riuscirei) a mostrarmi una persona da scoprire vicino ad una presenza femminile.
Ai miei figli dono tutto quello che non ho avuto io, cercando di infondere ben altre sicurezze rispetto a quanto dato a me. Sono ottimista perché sono molto diverso da mio padre e so perfettamente quali sono i danni che si possono fare, almeno quelli fatti a me. In questo l'analisi è stata fondamentale. Il mondo di cui parli è questo e la compresenza in casa vissuta in completa monotonia è con la mia compagna, non con i ragazzi.
Appunto che credo bene che in te non ci sia soltanto noia e mancanza.
Io non so la tua storia. Ma succede che ci siano famiglie che si arrangiano come possono di fronte alla necessità. E a volte non pensano a quello che dicono, ma pensano al risultato (paradossalmente loro a casa ti volevano e vedevano più al sicuro, rispetto a un "fuori" che non erano in grado di gestire, almeno a livello di controllo). E così si fanno anche cazzate.
Prima tra tutte, si favorisce l'isolamento. Fuori c'è il pericolo, e dentro il pericolo va tenuto fuori.
E' andata. Saprai fare di meglio.
Guarda in quel meglio, vedrai che non solo i figli, ma anche altri, saranno tramite per farlo emergere. Poi ascoltalo eh. :)
 

Cmaj7

Utente
Appunto che credo bene che in te non ci sia soltanto noia e mancanza.
Io non so la tua storia. Ma succede che ci siano famiglie che si arrangiano come possono di fronte alla necessità. E a volte non pensano a quello che dicono, ma pensano al risultato (paradossalmente loro a casa ti volevano e vedevano più al sicuro, rispetto a un "fuori" che non erano in grado di gestire, almeno a livello di controllo). E così si fanno anche cazzate.
Prima tra tutte, si favorisce l'isolamento. Fuori c'è il pericolo, e dentro il pericolo va tenuto fuori.
E' andata. Saprai fare di meglio.
Guarda in quel meglio, vedrai che non solo i figli, ma anche altri, saranno tramite per farlo emergere. Poi ascoltalo eh. :)
E' vero, cercavano di prendere due piccioni con una fava. Non erano in malafede, erano proprio convinti che potessero salvaguardare due situazioni contemporaneamente; non posso non considerare comunque che i tempi e le generazioni erano molto diverse. Ormai è andata, come dici te...
 

Cmaj7

Utente
Pensi quindi di essere una sorta di eterno insoddisfatto?
Con la maggior parte delle donne con le quali sono durato anni, sì. Con l'attuale poi, non c'è neanche bisogno di dirlo. Nelle relazioni brevi c'era sempre la consapevolezza che sarebbero state appunto... brevi.
Si sbaglia in due per carità, la cosa grave è che ci si appiattisce pure in due. E poi si cercano fughe. Io so di me, non so di lei e francamente non mi stupirei se anche lei avesse cercato una via di fuga altrove.
 
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