Un fenomeno complesso come la denatalità ha certamente ragioni multifattoriali di tipo sociologico ed economico, ma fare figli è una cosa a-razionale, infatti si fanno anche in tempo di poste nera, nei popoli in in guerra o in fuga. Non è una semplice questione di momento storico perché il crollo della natalità in Italia è più rilevante che negli altri paesi europei. Quindi ci deve essere una specificità. La specificità sociale che porta a una specificità psicologica la possiamo vedere nei cambiamenti culturali del nostro Paese che è passato da una economia e cultura agricola a una industriale e poi terziaria e in crisi in tempi più ravvicinati rispetto agli altri paesi europei. I figli sono diventati non un ponte verso un futuro sconosciuto da costruire, ma un accessorio per cui farsi lustro i genitori. Un elemento di vanto proprio come lo smartphone, l’auto, l’orologio o gli abiti firmati. Ma gli oggetti costano meno e sono un investimento sicuro. I figli invece vengono come vengono, non si sa se porteranno soddisfazioni. Quando si parla con chi non ha figli frequentemente adduce come motivazione che non potrebbe dedicargli tempo e soldi. Soldi non per sfamarlo e crescerlo con il necessario, ma per consentirgli non solo studi prestigiosi, ma una serie di opportunità fin da piccolissimo. Pensiamo ai NIDI bilingui :facepalm

erché è indispensabile che un bimbo sappia dire pappa, cacca e pipì almeno anche in inglese ed è indispensabile poter dire che il bimbo lo sa dire. Pensiamo ai bambini che minimo minimo devono fare una attività sportiva e una artistica, naturalmente il proseguimento dell’inglese è scontato. E di seguito ci si aspetta liceo, Università, master, magari all’estero. Non è vero che altrimenti non si trova lavoro. Non si trova un lavoro prestigioso. E non è vero che ci sono troppi laureati e troppa concorrenza tra i laureati, perché abbiamo molti meno laureati degli altri paesi. È che non si vuole neppure pensare che il figlio possa fare un lavoro impiegatizio. Tutto questo non per il bene dei figli, infatti neppure si fanno, ma per la soddisfazione dei genitori che possano fare a gara tra loro per chi ha il figlio più brillante.