Situazione complicatissima

danny

Utente di lunga data
Se parliamo di ottimismo del tempo sono anche d'accordo. Se parliamo di possibilità economiche assolute (certo, non confrontabili) non credo.
All'epoca la donna non lavorava, l'uomo manteneva moglie e figli con un solo stipendio.
Il papà di mia moglie ha fatto laureare 3 figli.
Senza troppi sacrifici, visto che un bel 4 locali con box a Milano, l'auto nuova e le vacanze di due mesi al mare per moglie e figli se li è sempre potuti permettere.
Metendo via soldi. Un solo stipendio, diplomato.
 
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Foglia

utente viva e vegeta
Sì, è così.
Oppure lavori nel pubblico.
Quanti giovani sta assumendo ultimamente il "pubblico"?

Un tempo il lavoro "in posta" era visto da tutti con sufficienza. Ed era il lavoro di chi era sfaticato, piuttosto che di qualche donna (in minoranza) che non voleva o poteva stare a casa a curare i figli.
Oggi è come parlare del paese della cuccagna.
E a noi donne dai 40 in su e' andata meglio tutto sommato delle donne oggi 25/30 enni con figli. Disoccupate, o con "lavoretti" che noi facevamo da studenti giusto per arrotondare.
 

danny

Utente di lunga data
Quanti giovani sta assumendo ultimamente il "pubblico"?

Un tempo il lavoro "in posta" era visto da tutti con sufficienza. Ed era il lavoro di chi era sfaticato, piuttosto che di qualche donna (in minoranza) che non voleva o poteva stare a casa a curare i figli.
Oggi è come parlare del paese della cuccagna.
E a noi donne dai 40 in su e' andata meglio tutto sommato delle donne oggi 25/30 enni con figli. Disoccupate, o con "lavoretti" che noi facevamo da studenti giusto per arrotondare.
:up:
 

patroclo

Utente di lunga data
Aperitivo l'altra sera, 5 famiglie, 8 laureati, 11 figli.......le statistiche "locali" lasciano il tempo che trovano. La differenza tra piccole e grandi realtà è fondamentale

Oltre alla crisi bisogna dire che in Italia il welfare famigliare ha sempre avuto il suo peso enorme, la mobilità per lavoro, l'emigrazione (anche solo quella interna) l'hanno affievolito parecchio, o quanto meno ridotto al solo lato economico.

una postilla su quanto letto: a me l'equazione mancanza di figli= eterna adolescenza/egoismo, sembra comunque un po' una cazzata, quanto meno sembra la risposta "facilina" ad una questione ben più complessa
 

danny

Utente di lunga data
Aperitivo l'altra sera, 5 famiglie, 8 laureati, 11 figli.......le statistiche "locali" lasciano il tempo che trovano. La differenza tra piccole e grandi realtà è fondamentale

Oltre alla crisi bisogna dire che in Italia il welfare famigliare ha sempre avuto il suo peso enorme, la mobilità per lavoro, l'emigrazione (anche solo quella interna) l'hanno affievolito parecchio, o quanto meno ridotto al solo lato economico.

una postilla su quanto letto: a me l'equazione mancanza di figli= eterna adolescenza/egoismo, sembra comunque un po' una cazzata, quanto meno sembra la risposta "facilina" ad una questione ben più complessa
Quoto sul nero.
Sul resto: io ho constatato un forte divario tra chi abita in provincia e chi a Milano.
In provincia si continuano a fare più figli.
Il welfare famigliare ha il suo peso, credo.
 

spleen

utente ?
Un fenomeno complesso come la denatalità ha certamente ragioni multifattoriali di tipo sociologico ed economico, ma fare figli è una cosa a-razionale, infatti si fanno anche in tempo di poste nera, nei popoli in in guerra o in fuga. Non è una semplice questione di momento storico perché il crollo della natalità in Italia è più rilevante che negli altri paesi europei. Quindi ci deve essere una specificità. La specificità sociale che porta a una specificità psicologica la possiamo vedere nei cambiamenti culturali del nostro Paese che è passato da una economia e cultura agricola a una industriale e poi terziaria e in crisi in tempi più ravvicinati rispetto agli altri paesi europei. I figli sono diventati non un ponte verso un futuro sconosciuto da costruire, ma un accessorio per cui farsi lustro i genitori. Un elemento di vanto proprio come lo smartphone, l’auto, l’orologio o gli abiti firmati. Ma gli oggetti costano meno e sono un investimento sicuro. I figli invece vengono come vengono, non si sa se porteranno soddisfazioni. Quando si parla con chi non ha figli frequentemente adduce come motivazione che non potrebbe dedicargli tempo e soldi. Soldi non per sfamarlo e crescerlo con il necessario, ma per consentirgli non solo studi prestigiosi, ma una serie di opportunità fin da piccolissimo. Pensiamo ai NIDI bilingui :facepalm:perché è indispensabile che un bimbo sappia dire pappa, cacca e pipì almeno anche in inglese ed è indispensabile poter dire che il bimbo lo sa dire. Pensiamo ai bambini che minimo minimo devono fare una attività sportiva e una artistica, naturalmente il proseguimento dell’inglese è scontato. E di seguito ci si aspetta liceo, Università, master, magari all’estero. Non è vero che altrimenti non si trova lavoro. Non si trova un lavoro prestigioso. E non è vero che ci sono troppi laureati e troppa concorrenza tra i laureati, perché abbiamo molti meno laureati degli altri paesi. È che non si vuole neppure pensare che il figlio possa fare un lavoro impiegatizio. Tutto questo non per il bene dei figli, infatti neppure si fanno, ma per la soddisfazione dei genitori che possano fare a gara tra loro per chi ha il figlio più brillante.
Quoto.
 

spleen

utente ?
Aperitivo l'altra sera, 5 famiglie, 8 laureati, 11 figli.......le statistiche "locali" lasciano il tempo che trovano. La differenza tra piccole e grandi realtà è fondamentale Oltre alla crisi bisogna dire che in Italia il welfare famigliare ha sempre avuto il suo peso enorme, la mobilità per lavoro, l'emigrazione (anche solo quella interna) l'hanno affievolito parecchio, o quanto meno ridotto al solo lato economico. una postilla su quanto letto: a me l'equazione mancanza di figli= eterna adolescenza/egoismo, sembra comunque un po' una cazzata, quanto meno sembra la risposta "facilina" ad una questione ben più complessa
E' facilino anche pensare che non dipenda anche (non esclusivamente, anche) da quello.
 

danny

Utente di lunga data
E' facilino anche pensare che non dipenda anche (non esclusivamente, anche) da quello.
Ma secondo voi una donna, che sa di poter avere dei figli solo entro i 40 anni, questa esigenza non la sente?
Quando fa un lavoro nel quale deve competere con uomini e magari è assunta a tempo determinato o ha orari assurdi, che scelte può fare?
Stare a casa per avere dei figli? Buttare via laurea ed esperienze per sempre?
Uscire dal mondo del lavoro, dove una laurea invecchia presto se non consegue un'esperienza e ti trovi la concorrenza di altri laureati più giovani ben presto?
O hai un reddito tale da permetterti baby-sitter, o hai i nonni (spesso assenti per chi proviene da altre ragioni) o altrimenti avere figli per una donna che lavora con i ritmi di oggi può essere complesso.
Mia cognata lavorava su turni, di notte spesso e durante i weekend, nel settore radiofonico.
Tempi incompatibili con la maternità, contratti privi di garanzie.
Gli anni sono passati, senza figli. Oggi che potrebbe permetterselo non ha l'età.
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Visto che si va di esperienze personali ho degli aneddoti.
Quando prendevo un brutto voto mio padre mi minacciava di mandarmi al tornio a revolver. Era per ridere perché era un tornio che richiedeva forza fisica. Ma indicava che studiare era un privilegio e se non mi andava avrei potuto fare altro. Le aspettative era commisurate alla realtà, alle capacità e alla voglia di sfruttare i propri talenti.
Conosco una famiglia con tre figli, mediamente in gamba. Il panico di poter vedere i figli ripetere un anno hanno trasformato un po’ di pigrizia in patologia. Hanno ottenuto un riconoscimento di dsa e vanno avanti senza impegnarsi più di tanto.
Conversazione tra cassiere H&M “No non voglio un figlio, non posso garantire studi universitari all’estero”.
 

danny

Utente di lunga data
V
Conversazione tra cassiere H&M “No non voglio un figlio, non posso garantire studi universitari all’estero”.

Hai presente quanto è precario lavorare da H&M?
Io conosco una responsabile di un punto vendita (gioielli) di un centro commerciale.
Non respira quasi.
Ha un figlio che non vede quasi mai.
Si lavora su turni che vengono decisi settimana per settimana e che comprendono sempre la domenica e gli orari serali.
Per 1500 euro mensili.
Il primo maggio era sul posto di lavoro.
Ti laurei per fare questa vita?
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Ma secondo voi una donna, che sa di poter avere dei figli solo entro i 40 anni, questa esigenza non la sente?
Quando fa un lavoro nel quale deve competere con uomini e magari è assunta a tempo determinato o ha orari assurdi, che scelte può fare?
Stare a casa per avere dei figli? Buttare via laurea ed esperienze per sempre?
Uscire dal mondo del lavoro, dove una laurea invecchia presto se non consegue un'esperienza e ti trovi la concorrenza di altri laureati più giovani ben presto?
O hai un reddito tale da permetterti baby-sitter, o hai i nonni (spesso assenti per chi proviene da altre ragioni) o altrimenti avere figli per una donna che lavora con i ritmi di oggi può essere complesso.
Mia cognata lavorava su turni, di notte spesso e durante i weekend, nel settore radiofonico.
Tempi incompatibili con la maternità, contratti privi di garanzie.
Gli anni sono passati, senza figli. Oggi che potrebbe permetterselo non ha l'età.
Il mio stipendio è quasi andato tutto nel nido e in pannolini. Giravo in tuta e jeans. Fare figli riduce il tenore di vita. Bisogna metterlo in conto. Infatti si fanno i conti e non si fanno.
 

danny

Utente di lunga data
Il mio stipendio è quasi andato tutto nel nido e in pannolini. Giravo in tuta e jeans. Fare figli riduce il tenore di vita. Bisogna metterlo in conto. Infatti si fanno i conti e non si fanno.
Quanti anni fa?
Non sei della mia generazione...
La tua ne faceva ancora di figli.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Hai presente quanto è precario lavorare da H&M?
Io conosco una responsabile di un punto vendita (gioielli) di un centro commerciale.
Non respira quasi.
Ha un figlio che non vede quasi mai.
Si lavora su turni che vengono decisi settimana per settimana e che comprendono sempre la domenica e gli orari serali.
Per 1500 euro mensili.
Il primo maggio era sul posto di lavoro.
E no. Tu hai parlato di precariato, turni di lavoro e basso stipendio. Loro parlavano di master all’estero.
Conosco una commessa, è anche amica su fb, non fa che lamentarsi del lavoro festivo. Ogni sera si fotografa che fa l’aperitivo.
 

danny

Utente di lunga data
E no. Tu hai parlato di precariato, turni di lavoro e basso stipendio. Loro parlavano di master all’estero.
Conosco una commessa, è anche amica su fb, non fa che lamentarsi del lavoro festivo. Ogni sera si fotografa che fa l’aperitivo.
E ci credo.
Ha perfettamente ragione.
Perché chi lavora nei centri commerciali NON ha una vita, malgrado quello che tu vedi postato su FB.
E malgrado se la tiri per nascondere la frustrazione davanti agli altri.
Perché ammettere un fallimento non è da tutti.
 
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Brunetta

Utente di lunga data
Quanti anni fa?
Non sei della mia generazione...
La tua ne faceva ancora di figli.
Trenta. Ma non è che tu abbia 35 anni e nemmeno i tuoi compagni di liceo. E i nidi sono aumentati. C’è poca voglia di andare in jeans per crescere i figli.
 

danny

Utente di lunga data
Ma anche nel mio caso...
Io lavoro da quando avevo 20 anni.
Mia moglie invece si è laureata, pieni voti, ha fatto praticantato gratis come d'obbligo, poi per 5 anni è stata CO.CO.CO, 12 ore fuori al giorno. Per il troppo stress non ha retto, si è licenziata, disoccupata è rimasta al palo.
Quando abbiamo avuto un figlio lavorava in nero e io avevo 39 anni.
Dopo il parto la settimana successiva era già in ufficio, un giorno la settimana.
Per fortuna c'erano i nonni.
 

danny

Utente di lunga data
Trenta. Ma non è che tu abbia 35 anni e nemmeno i tuoi compagni di liceo. E i nidi sono aumentati. C’è poca voglia di andare in jeans per crescere i figli.
Guarda, alcuni di loro non hanno neppure l'auto...
Uno neppure il cellulare.
Stai cercando motivazioni ideologiche ormai sorpassate.
Quanti giovani laureati conosci che hanno figli prima dei 30 anni?
 
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Brunetta

Utente di lunga data
E ci credo.
Ha perfettamente ragione.
Perché chi lavora nei centri commerciali NON ha una vita, malgrado quello che tu vedi postato su FB.
E malgrado se la tiri per nascondere la frustrazione davanti agli altri.
Perché ammettere un fallimento non è da tutti.
È questo il punto. Cosa si considera fallimento.
Non è che Vincenzina avesse una vita facile.

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