ipazia
Utente disorientante (ma anche disorientata)
Già.La paura, già.
Sai quale è la mia più grande? Mica di andarmene da questa valle di lacrime, nemmeno di andarmene da solo.
La mia paura più grande è di non poter fare e vedere le cose che ho in mente.
Non che siano grandi cose.
Ma in definitiva sono tutto quello che ho.
E te lo dice un paziente costruttore, quale credo con molta immodestia di essere.
sono in un momento personale, lo sai, di svolta.
E di pacificazione.
E di compresenza di tutta una serie di emozioni che prima, fino a prima di G. scindevo nettamente.
Rabbia e cattiveria da una parte, simpatia e accoglienza dall'altro.
Lo ero prima del corona.
Lo sono ancora di più adesso.
In altri luoghi, ragionavamo su quanto a volte si è comprensivi con gli altri non tanto per comprensione autentica, quanto più per la paura di non essere compresi. E di come questo sia una gabbia. Tolleranti con gli errori altrui chiedendo tolleranza per i propri nella tolleranza che si da agli altri.
E sono giri per evitare di prendersi la responsabilità di chi si è. In fondo. Paura di essere. Nel bene e nel male. Sfidandosi.
Io ho sempre costruito e distrutto. Abbattendo i ponti dietro di me. Bruciandoli.
Stavo provando a fare diversamente. Sto provando a fare diversamente.
Faticosamente.
Ed è bello.
G. è bello.
Abbiamo appena iniziato a convivere, e mi saluta con "buon giorno di pandemia"
Fa anche ridere...decidiamo di convivere...e scoppia una cazzo di pandemia. Minchia
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