@Foglia...provo a rispondere andando un po' per punti perchè hai messo insieme un delirio di robe.
Parto dalla questione bambini e specialisti.
Un qualunque specialista degno di questo nome, ossia competente, non legherà direttamente il covid all'aumento di casi di bambini in cura o in osservazione.
Per il semplice motivo che le manifestazioni che si stanno raccogliendo prima di tutto non sono nuove. Le neuropsichiatrie sono in costante raccolta casi da decenni. E da decenni le neuropsichiatrie stesse vengono svuotate di personale, che è costretto a lavorare in una situazione sempre più grottesca fra l'altro.
Il covid ha semplicemente fatto da detonatore a qualcosa che era già lì, bello pronto ad esplodere da parecchio.
Chi è nel settore, quando ha intravisto l'arrivo dell'onda, ha previsto quel che sarebbe accaduto.
E non è magia. E solo fare 1+1...e...toh!....fa 2.
Chiunque lavori nel settore era semplicemente in osservazione - preoccupata - dell'aumento di casi e in attesa dell'esplosione DA ANNI.
Il tutto in un contesto con risorse sempre più carenti e in costante tendenza al taglio; con le implicazioni economiche che qui tralascio perchè è un bel mondo anche quello di tutta una serie di certificazioni.
Come per la pandemia, la questione non era "SE", ma "QUANDO".
E come per la pandemia, queste voci sono rimaste inascoltate.
E non solo dalla politica che si è susseguita nei decenni, ma anche dalla popolazione.
Che detta alla francese se ne è allegramente fottuta (tanto quel che conta è che non succeda a me, poveretti a chi gli succede, ma a me interessa starne fuori.)
E, questa è una riflessione personale, mi salta letteralmente il nervo quando adesso vedo questi risvegli alle problematiche infantili e adolescenziali - quando è dal 2000 - a star di nuovo ben stretti - che ci sono tagli su tagli, che non c'è il minimo controllo di qualità, che il personale vien scelto a casaccio e formato meno, e meno ancora pagato, con contratti vergognosi - il tutto nel silenzio assordante del disinteresse imperante verso le diversità.
Che adesso è un tema caro, uguaglianza, inclusione, emergenza neuropsichiatrie, una bella bandiera sotto cui mettersi a far retorica...a me parte dal profondo del cuore un bel gran vaffanculo.
A chiunque lo dica, dopo aver voltato la testa negli ultimi 20 anni a star stretti.
Almeno la decenza del silenzio a riguardo.
Almeno la decenza di non strumentalizzare per un fine che nemmeno è chiaro quale sia.
Almeno la conoscenza dello storico che ha portato qui.
Passando per i bambini passo alla scuola.
Cosa le è successo negli ultimi 40 anni?
L'80% delle scuole italiane è in deroga edilizia per l'agibilità, sono strutture inadeguate, senza mezzi, con connessioni ridicole, computer recuperati fondamentalmente attraverso il lavoro di volontariato che fa qualche insegnante quando si mette a scrivere, gratis e con i suoi mezzi, progetti per accedere a bandi ridicoli economicamente parlando.
Il personale scolastico è sottopagato.
Ridicolizzato dall'opinione pubblica da decenni, sottostimato (e non senza responsabilità visti i fulmini di guerra che ci sono nelle scuole).
La scuola è il luogo dove si maneggia il futuro di un paese.
La nostra scuola è dileggiata, tagliata, ricoperta di incarichi e burocrazia da far accapponare la pelle.
Il tutto in un paese di genitori che non riesce a considerare che se il bidello deve rincorrere luigino che non ha la merenda, astolfo che non ha il libro, lascia scoperto il corridoio in cui amedeo correndo si spacca il naso o, come a milano, il ragazzetto si precipita nella tromba delle scale.
L'importante a quel punto è trovare il colpevole.
Sia mai fare una riflessione approfondita su quale è il contesto, su come sta andando, su cosa sta succedendo.
L'importante è schierarsi da una parte o dall'altra.
Preferibilmente sedersi dalla parte della ragione.
Sarebbe altrettanto interessante analizzare le nevrosi dei genitori che scambiano l'esperienza del non avere la merendina con una esperienza di deprivazione affettiva. Ma anche qui...tabù.
Peccato che i ragazzini che finiscono in neuropischiatria, spesso sono semplicemente lo specchio amplificato del vissuto che hanno nell'ambiente quotidiano.
Ma meglio trovare il colpevole, che metter in discussione un sistema educativo alla deriva da decenni.
Meglio il colpevole di turno anzichè analizzare la circolarità delle reti sociali e ragionare di responsabilità.
La colpa è la grande protagonista del nostro tempo.
Ed è l'altro elemento che personalmente mi fa saltare il nervo.
La colpa è comoda. Una volta data o anche assunta, non resta che starsene lì e a spettare il perdono di qualcuno.
La responsabilità....eh, quella invece piace poco. Quella ha un costo.
Non è una scelta facile. Come diceva
@Skorpio.
La responsabilità richiede la messa in gioco in prima persona. Senza colpevoli, senza giudici e senza assoluzioni. Ma con invece la prospettiva del fare in prima persona.
Anche quando il fare è scomodo e richiedente.
Ti assicuro che ai bambini della mascherina frega un cazzo.
Della mascherina interessa agli adulti, invece. Che se la vivono come una museruola. Ma è un loro vissuto.
I bambini giocano e si dimenticano di portarla. Perchè il gioco è ben più interessante di un discorso astratto e sovrastrutturato come quello della museruola.
Certo che ha pesato loro il non poter stare fra bambini.
Compito degli adulti, in primis i genitori per poi a seguire le altre figure educative, sarebbe stato il risignificare la situazione.
Usarla come risorsa educativa. Un dovere, non un compito - il risignificare educativamente -.
E invece ne ho visti parecchi scaricare sui bambini le loro lamentele.
Un bimbo in questo ultimo periodo si diceva molto dispiaciuto per la tristezza della mamma che è stufa della mascherina. A domanda "e tu? che ne pensi? " la risposta è stata "vorrei che le togliessero la mascherina perchè così lei è felice". A me si è accapponata la pelle.
Io non amo i bambini. Eppure a quello lì gli avrei dato un abbraccio stretto. Per il carico che si portava addosso.