Generalmente sia tutti persi dietro i fatti suoi (l’italiano è quello che è, grazie a Vasco) e ci si dimentica di tanto cose, quando capita di non accorgersene neppure. Un po’ come chi non sa qualcosa di Storia perché quel giorno lì era assente.
Se una persona è tanto ricca da poter acquistare auto e abbigliamento di lusso, non deve vestirsi da povero per fare beneficenza. Il problema è che la beneficenza è sempre stata una forma di redistribuzione che ha aspetti fastidiosi.
Attenzione, a me frega meno di zero degli outfit milionari, delle automobili di lusso e di tutti questi influencers, difatti non ne seguo manco uno.
Sei ricco sfondato e non sai come buttare i soldi? Perfetto, donali, in silenzio. La Chiaretta e Coso Tatuato non possono permetterselo.
I motivi li sappiamo bene.
Faccio beneficenza da quando sono ragazzina, ho anche donato i miei capelli ad un'associazione che crea parrucche per le donne devastate dalla chemioterapia, ho fatto le storie su Instagram mostrando le trecce tagliate unicamente per sensibilizzare le mie amiche con capelli lunghissimi.
Servito a nulla, se non ad avere qualche reazione e commenti "Che bel gesto

".
Non ho guadagnato un centesimo né followers e non ho convinto le mie amiche a far altrettanto. Peccato.
Se penso, però, che i miei capelli siano serviti a togliere una donna dagli sguardi di pietà quando esce di casa per andar a fare i vari controlli, mi commuovo.
E non ci sono soldi che possano donare tanta felicità.