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Staff Forum
la scuola per sua natura non prepara al lavoro nè può farlo, fornisce le basi teoriche a livelli in cui ancora non si capisce quali siano le attitudini dei ragazzi. e questo vale per le elementari. alle medie la cosa si ripete ad un livello sulla carta più alto, dopo 60 anni dovrebbe essere chiaro che la media unica però ha fallito, chi non ha proprio voglia di studiare si vede ormai. riproporre la scuola di avviamento è improbabile, anche perchè non abbiamo più un secondario tale da assorbire.

il che significa che abbiamo un problema che non ha ancora una soluzione. ma pensare che i licei formino al lavoro, è alquanto ingenuo
 

feather

Utente tardo
Tu dici? allora perchè finora ogni volta che sono da un medico (per fortuna ne vedo pochi) puntualmente non capisce come scrivere una cazzo di ricetta col suo pc
A me fa girare le balle perché se fai un mestiere che prevede l'uso di un attrezzo, ma ti darai la pena di imparare come usare quel attrezzo? No?
Se di mestiere fai scavi con una ruspa, impari come manovrare una ruspa, no?
Se di mestiere fai il dottore impari a usare lo stetoscopio, un ecografo e un cazzo di pc per scrivere una ricetta!
 

bettypage

Utente acrobata
la scuola per sua natura non prepara al lavoro nè può farlo, fornisce le basi teoriche a livelli in cui ancora non si capisce quali siano le attitudini dei ragazzi. e questo vale per le elementari. alle medie la cosa si ripete ad un livello sulla carta più alto, dopo 60 anni dovrebbe essere chiaro che la media unica però ha fallito, chi non ha proprio voglia di studiare si vede ormai. riproporre la scuola di avviamento è improbabile, anche perchè non abbiamo più un secondario tale da assorbire.

il che significa che abbiamo un problema che non ha ancora una soluzione. ma pensare che i licei formino al lavoro, è alquanto ingenuo
In realtà le qualifiche professionali, che durano 2 anni, dovrebbero darti competenze specifiche per fare l'idraulico o l'elettricista o il parrucchiere, etc. Il problema è che chi non ha voglia di studiare non ha voglia di lavorare. Discorso asticella che si abbassa è data dal fatto che siamo i meno laureati d'Europa e per entrare nei parametri si è cominciato con il 3+2 e via calare.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Più che corso, incontri con le forze dell'ordine. Anche sul cyberbullismo.
Io sono stata referente per il bullismo e ho fatto un corso apposito.
La formazione era a cura della Regione Lombardia.
È partito dalla definizione di bullismo e poi come si creano i gruppi e come si attrezzano gli alunni a non essere spettatori passivi.
Poi c’è stata una parte sul cyberbullismo e sul sexting.
Hanno chiarito anche come ci siano comportamenti sottovalutati, ma che sono reato.
 

Brunetta

Utente di lunga data
In realtà le qualifiche professionali, che durano 2 anni, dovrebbero darti competenze specifiche per fare l'idraulico o l'elettricista o il parrucchiere, etc. Il problema è che chi non ha voglia di studiare non ha voglia di lavorare. Discorso asticella che si abbassa è data dal fatto che siamo i meno laureati d'Europa e per entrare nei parametri si è cominciato con il 3+2 e via calare.
Ai non addetti all’insegnamento, a volte anche agli insegnanti, va rivelato che nessuno vuole andare male a scuola.
I comportamenti provocatori sono indotti dalla famiglia o dall’ambiente scolastico stesso.
Un tempo si parlava di disadattati, poi si è capito (chi lo capisce) che è la scuola a essere disadatta.
Nessuno vuole vivere in costante frustrazione.
 

bettypage

Utente acrobata
Ai non addetti all’insegnamento, a volte anche agli insegnanti, va rivelato che nessuno vuole andare male a scuola.
I comportamenti provocatori sono indotti dalla famiglia o dall’ambiente scolastico stesso.
Un tempo si parlava di disadattati, poi si è capito (chi lo capisce) che è la scuola a essere disadatta.
Nessuno vuole vivere in costante frustrazione.
La soluzione qual è? Creare l'ennesimo carrozzone che prende in carico il disagio attraverso specialisti di non si capisce cosa? A questi ragazzi vanno dati strumenti per affrancarsi da ambienti tossici, e serve anche l'indipendenza economica che ti dà dignità, non assistenzialismo ad oltranza.
 

Gaia

Utente di lunga data
La soluzione qual è? Creare l'ennesimo carrozzone che prende in carico il disagio attraverso specialisti di non si capisce cosa? A questi ragazzi vanno dati strumenti per affrancarsi da ambienti tossici, e serve anche l'indipendenza economica che ti dà dignità, non assistenzialismo ad oltranza.
E questi strumenti come possono esulare dal l’educazione e dalla formazione?
 

Gaia

Utente di lunga data
E cosa dovrebbero fare in qualità di spettatori attivi?
Ad esempio se vedono queste dinamiche ribellarsi ad esse. Ad esempio ribellarsi a chiunque (genitori compresi) voglia geolocalizzarli.
ribellarsi a non avere uno spazio proprio che li veda protagonisti e non solo soggetti da controllare perché sono cretini e chissà cosa possono fare.
ribellarsi a insegnanti e adulti in genere che usano metodi di coercizione psicologica.
Voi ve ricordate le occupazioni? Sapete che non si fanno più? Io sono rimasta basita. Dall’incapacità di avere un pensiero sano eppure ribelle.
 

Brunetta

Utente di lunga data
La soluzione qual è? Creare l'ennesimo carrozzone che prende in carico il disagio attraverso specialisti di non si capisce cosa? A questi ragazzi vanno dati strumenti per affrancarsi da ambienti tossici, e serve anche l'indipendenza economica che ti dà dignità, non assistenzialismo ad oltranza.
Maronn (ho imparato il napoletano per esprimere esasperazione) ma perché (lo dico a te che sei in grado di capire) bisogna sempre sempre rispondere estremizzando volutamente il pensiero altrui, per sminuirlo?!
Hai figli anche tu. Li vorresti ridicolizzati?
Quando arriva a scuola ogni bambino ha già il proprio carattere che si è formato dalla sua base genetica e dalle interazioni in famiglia e la società.
C’è chi arriva già timoroso, timido, insicuro e preoccupato e chi presuntuoso, spavaldo, sicuro di essere il migliore.
La scuola serve a confrontarsi con un contesto sociale di apprendimento.
In questo contesto può vedere confermata l’insicurezza o esaltata la sfrontatezza.
Gli insegnanti possono non essere in grado. Non è questione solo di formazione iniziale e in itinere, ma soprattutto, anche per loro, di ambiente sociale e di organizzazione del lavoro. Personalmente sono stata molto fortunata perché mi sono inserita in un gruppo molto motivato che mi ha portata ad approfondire e a studiare.
Quindi, tornando al punto, chi va male a scuola non ha trovato l’attenzione che avrebbe dovuto trovare.
E non è questione di buonismo o di negare le differenze e carenze individuali, che poi spesso nei bambini sono temporanei e dipendono dalla fisiologica crescita “settoriale“ con tempi diversi, ma vederle e farli sentire capaci per quello che sono.
La legislazione attuale è teoricamente in questa prospettiva, ma non dà le risorse di tempo e organizzazione per attuare le direttive che appaiono così solo espedienti per evitare rogne.
Si capisce come si può risolvere?
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Ad esempio se vedono queste dinamiche ribellarsi ad esse. Ad esempio ribellarsi a chiunque (genitori compresi) voglia geolocalizzarli.
ribellarsi a non avere uno spazio proprio che li veda protagonisti e non solo soggetti da controllare perché sono cretini e chissà cosa possono fare.
ribellarsi a insegnanti e adulti in genere che usano metodi di coercizione psicologica.
Voi ve ricordate le occupazioni? Sapete che non si fanno più? Io sono rimasta basita. Dall’incapacità di avere un pensiero sano eppure ribelle.
Ferma un secondo, non è tutta la stessa cosa. Un conto è ribellarsi a degli emeriti stronzi dimostrando che si è migliori, un conto è ribellione fine a se stessa. Intendo che per me è lecito anche ribellarsi ai genitori, ma anche a un prof o a un capo, purché si sia in grado di dimostrare che si è meglio
 

Brunetta

Utente di lunga data
E cosa dovrebbero fare in qualità di spettatori attivi?
Non fare sentire apprezzato il bullo, ad esempio.
Il leader del gruppo dei bulli, ad esempio, è spesso intelligente e anche con un buon successo scolastico, non è il periferico frustrato. I suoi problemi sono individuali. È proprio alla ricerca di un enturage che lo approvi.
Le centinaia di film sui criminali, da Scarface, al Padrino a Romanzo Criminale ai criminali famosi, penso a Vallanzasca, ci mostrano persone intelligenti che scelgono la criminalità perché consente loro di trovare le soddisfazioni sociali, più ancora dei soldi facili (che facili non sono perché si rischia la pelle) l’ammirazione e le gratificazioni del loro contesto.
A scuola bisogna far vivere situazioni in cui la soddisfazione arriva da altre cose. Per questo in carcere o in contesti “a rischio” si propongono attività teatrali o musicali.
 

Gaia

Utente di lunga data
Ferma un secondo, non è tutta la stessa cosa. Un conto è ribellarsi a degli emeriti stronzi dimostrando che si è migliori, un conto è ribellione fine a se stessa. Intendo che per me è lecito anche ribellarsi ai genitori, ma anche a un prof o a un capo, purché si sia in grado di dimostrare che si è meglio
E’ giusto e sano che i giovani si ribellino all’autorita’. Compiti degli adulti e’ farli ribellare e tenerli al sicuro cercando di prevedere i danni che faranno.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ad esempio se vedono queste dinamiche ribellarsi ad esse. Ad esempio ribellarsi a chiunque (genitori compresi) voglia geolocalizzarli.
ribellarsi a non avere uno spazio proprio che li veda protagonisti e non solo soggetti da controllare perché sono cretini e chissà cosa possono fare.
ribellarsi a insegnanti e adulti in genere che usano metodi di coercizione psicologica.
Voi ve ricordate le occupazioni? Sapete che non si fanno più? Io sono rimasta basita. Dall’incapacità di avere un pensiero sano eppure ribelle.
Ferma un secondo, non è tutta la stessa cosa. Un conto è ribellarsi a degli emeriti stronzi dimostrando che si è migliori, un conto è ribellione fine a se stessa. Intendo che per me è lecito anche ribellarsi ai genitori, ma anche a un prof o a un capo, purché si sia in grado di dimostrare che si è meglio
Però questo è un altro discorso, proprio diverso.
Culturalmente negli anni si è costruito una cultura anti ribellione.
Qualsiasi gesto deve essere educato.
C’è una narrazione che scarica sempre ogni responsabilità su chi si ribella, perfino gli operai licenziati in massa, che potrebbero sì protestare, ma sottovoce e mai disturbare nessuno.
In metropolitana insultano i suicidi perché fanno perdere tempo!
 
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Gaia

Utente di lunga data
Però questo è un altro discorso, proprio diverso.
Culturalmente negli anni si è costruito una cultura anti ribellione.
Qualsiasi gesto deve essere educato.
C’è una narrazione che scarica sempre ogni responsabilità su chi si ribella, perfino gli operai licenziati in massa, che potrebbero sì protestare, ma sottovoce e mai disturbare nessuno.
In metropolitana insulatano i suicidi perché fanno perdere tempo!
Ma è sempre lì però secondo me che si deve agire. Se non sei grado di dire ad alta voce che una cosa ti disturba, non sarai in grado di contrastare il bulletto. Ecco perché io non mi arrabbio se i ragazzi protestano. Sono una spina nel fianco ma è il loro compito esserlo. Mi arrabbio se li vedo svogliati.
 

Brunetta

Utente di lunga data
E’ giusto e sano che i giovani si ribellino all’autorita’. Compiti degli adulti e’ farli ribellare e tenerli al sicuro cercando di prevedere i danni che faranno.
Certo.
I giovani, fin da bambini, mettono alla prova l’autorità perché dimostri che si fonda su valori e non su schemi, perché diventi autorevolezza da introiettare.

Dio è morto
Ho visto
La gente della mia età andare via
Lungo le strade che non portano mai a niente
Cercare il sogno che conduce alla pazzia
Nella ricerca di qualcosa che non trovano
Nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate
Lungo le strade da pastiglie trasformate
Dentro le nuvole di fumo del mondo fatto di città
Essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
E un dio che è morto
Ai bordi delle strade, dio è morto
Nelle auto prese a rate, dio è morto
Nei miti dell'estate, dio è morto
Mi han detto
Che questa mia generazione ormai non crede
In ciò che spesso han mascherato con la fede
Nei miti eterni della patria o dell'eroe
Perchè è venuto ormai il momento di negare
Tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura
Una politica che è solo far carriera
Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto
L'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
E un dio che è morto
Nei campi di sterminio, dio è morto
Coi miti della razza, dio è morto
Con gli odi di partito, dio è morto
Ma penso
Che questa mia generazione è preparata
A un mondo nuovo e a una speranza appena nata
Ad un futuro che ha già in mano
A una rivolta senza armi
Perchè noi tutti ormai sappiamo
Che se dio muore è per tre giorni e poi risorge
In ciò che noi crediamo, dio è risorto
In ciò che noi vogliamo, dio è risorto
Nel mondo che faremo, dio è risorto

 

Brunetta

Utente di lunga data
Ma è sempre lì però secondo me che si deve agire. Se non sei grado di dire ad alta voce che una cosa ti disturba, non sarai in grado di contrastare il bulletto. Ecco perché io non mi arrabbio se i ragazzi protestano. Sono una spina nel fianco ma è il loro compito esserlo. Mi arrabbio se li vedo svogliati.
E sono svogliati per essere messi alla prova.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Però questo è un altro discorso, proprio diverso.
Culturalmente negli anni si è costruito una cultura anti ribellione.
Qualsiasi gesto deve essere educato.
C’è una narrazione che scarica sempre ogni responsabilità su chi si ribella, perfino gli operai licenziati in massa, che potrebbero sì protestare, ma sottovoce e mai disturbare nessuno.
In metropolitana insulatano i suicidi perché fanno perdere tempo!
Ma io non ho detto che la ribellione deve essere educata e silenziosa, anzi, solo che non deve essere fine a se stessa. Come hai detto tu un conto è smascherare l'autorità dell'ipse dixit, un conto è mandare affanculo un prof perché ti ha piantato un 4 che ti meritavi ampiamente
 
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