Latino

Brunetta

Utente di lunga data
Ma io non ho detto che la ribellione deve essere educata e silenziosa, anzi, solo che non deve essere fine a se stessa. Come hai detto tu un conto è smascherare l'autorità dell'ipse dixit, un conto è mandare affanculo un prof perché ti ha piantato un 4 che ti meritavi ampiamente
Ma chi manda affanculo il prof (al netto che può avere valutato bene o male) sta mandando affanculo una immagine di sé svalutata negli anni.
È quel tipo di ribellione del bambino preso a cinghiate dal padre per anni che, diventato adolescente più alto e grosso del padre, gli dice “adesso non mi tocchi più!”
Quel singolo professore è il simbolo di tutti coloro che lo hanno fatto sentire incapace.
 

Gaia

Utente di lunga data
E sono svogliati per essere messi alla prova.
Sapete che oggi la causa di morte innaturale più presente fra i giovani e’ il suicidio? E’ ora che ci guardiamo in faccia noi adulti e iniziamo a capire dove abbiamo sbagliato e come possiamo rimediare.
Credo che la mia generazione sia stata troppo avara di no e abbia mascherato i si con una forma di controllo che impedisce la crescita reale.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Sapete che oggi la causa di morte innaturale più presente fra i giovani e’ il suicidio? E’ ora che ci guardiamo in faccia noi adulti e iniziamo a capire dove abbiamo sbagliato e come possiamo rimediare.
Credo che la mia generazione sia stata troppo avara di no e abbia mascherato i si con una forma di controllo che impedisce la crescita reale.
Si vede da come poi i genitori danno la responsabilità a tutti, meno che a loro stessi.
È comprensibile.
 

Alphonse02

Utente di lunga data
la scuola per sua natura non prepara al lavoro nè può farlo, fornisce le basi teoriche a livelli in cui ancora non si capisce quali siano le attitudini dei ragazzi. e questo vale per le elementari. alle medie la cosa si ripete ad un livello sulla carta più alto, dopo 60 anni dovrebbe essere chiaro che la media unica però ha fallito, chi non ha proprio voglia di studiare si vede ormai. riproporre la scuola di avviamento è improbabile, anche perchè non abbiamo più un secondario tale da assorbire.

il che significa che abbiamo un problema che non ha ancora una soluzione. ma pensare che i licei formino al lavoro, è alquanto ingenuo
D'accordo, la media superiore ha sempre meritato la fama di privilegiare la formazione educativa teorica e di omettere conoscenze pratiche. Unica eccezione, gli istituti tecnici, dove la pratica dovrebbe essere prevalente.
Ma anche la classica ripartizione tra licei classici e scientifici è da decenni attenuata con una gamma di orientamenti differenziati, tale da soddisfare (in teoria) ogni esigenza.

Uno dei problemi più negletti, che, secondo la mia impressione, non è stato risolto è la guida dei ragazzi ad individuare quali siano le scelte educative più confacenti alle capacità e possibilità di ciascuno. Questo prima ancora che rapportare la scelta più idonea per l'individuo alle prospettive del mercato. Che, secondo me, viene dopo la individuazione delle migliori scelte educative.

E qui va detto che scontiamo un travisamento delle politiche educative nazionali, figlio del '68 e della preminenza di un ottuso obiettivo della sinistra al potere nei paesi del Sud Europa nel secolo scorso.
Travisamento del principio di uguaglianza che ha teso a fornire a tutti le medesime conoscenze (una sorta di cultura omologata buona per "tutti"), che paradossalmente ha prodotto un abbassamento culturale generale (al ribasso) nell'illusione che una società di uguali avrebbe costituito una società più efficiente e giusta.

La storia ha dimostrato il fallimento di questo orientamento post marxista che ha condotto alla realizzazione di una società di "diseguali" come è quella attuale.

L'equivoco è stato quello, sempre secondo me, di non concentrarsi sull'assicurare uguali possibilità di accesso alla educazione e di privilegiare le attitudini individuali.

Pochi anni fa ho avuto modo di frequentare per attività di mia consulenza (pro bono) l'ITIS G. Galilei, istituto tecnico storico di Roma (fondato nel 1919), ed ho trovato una atmosfera di attenzione alla formazione tecnico professionale dei giovani veramente notevole, con un esito molto positivo nella collocazione lavorativa post corso di studi.

In questo senso, similmente si dovrebbero muovere gli orientamenti programmatico- educativi degli altri corsi di studi
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Ma chi manda affanculo il prof (al netto che può avere valutato bene o male) sta mandando affanculo una immagine di sé svalutata negli anni.
È quel tipo di ribellione del bambino preso a cinghiate dal padre per anni che, diventato adolescente più alto e grosso del padre, gli dice “adesso non mi tocchi più!”
Quel singolo professore è il simbolo di tutti coloro che lo hanno fatto sentire incapace.
Quindi i genitori che oggi come oggi a fronte del 4 di cui sopra e del figlio che ha mandato affanculo il prof vanno a scuola a dargli il resto, (anziché dare il resto al figlio quando torna a casa), in realtà hanno sempre menato il pargolo?
 

Gaia

Utente di lunga data
D'accordo, la media superiore ha sempre meritato la fama di privilegiare la formazione educativa teorica e di omettere conoscenze pratiche. Unica eccezione, gli istituti tecnici, dove la pratica dovrebbe essere prevalente.
Ma anche la classica ripartizione tra licei classici e scientifici è da decenni attenuata con una gamma di orientamenti differenziati, tale da soddisfare (in teoria) ogni esigenza.

Uno dei problemi più negletti, che, secondo la mia impressione, non è stato risolto è la guida dei ragazzi ad individuare quali siano le scelte educative più confacenti alle capacità e possibilità di ciascuno. Questo prima ancora che rapportare la scelta più idonea per l'individuo alle prospettive del mercato. Che, secondo me, viene dopo la individuazione delle migliori scelte educative.

E qui va detto che scontiamo un travisamento delle politiche educative nazionali, figlio del '68 e della preminenza di un ottuso obiettivo della sinistra al potere nei paesi del Sud Europa nel secolo scorso.
Travisamento del principio di uguaglianza che ha teso a fornire a tutti le medesime conoscenze (una sorta di cultura omologata buona per "tutti"), che paradossalmente ha prodotto un abbassamento culturale generale (al ribasso) nell'illusione che una società di uguali avrebbe costituito una società più efficiente e giusta.

La storia ha dimostrato il fallimento di questo orientamento post marxista che ha condotto alla realizzazione di una società di "diseguali" come è quella attuale.

L'equivoco è stato quello, sempre secondo me, di non concentrarsi sull'assicurare uguali possibilità di accesso alla educazione e di privilegiare le attitudini individuali.

Pochi anni fa ho avuto modo di frequentare per attività di mia consulenza (pro bono) l'ITIS G. Galilei, istituto tecnico storico di Roma (fondato nel 1919), ed ho trovato una atmosfera di attenzione alla formazione tecnico professionale dei giovani veramente notevole, con un esito molto positivo nella collocazione lavorativa post corso di studi.

In questo senso, similmente si dovrebbero muovere gli orientamenti programmatico- educativi degli altri corsi di studi
Io punterei di più sulle aspirazioni . Le capacità si allenano. E ti alleni se una cosa ti piace.
 

Gaia

Utente di lunga data
Quindi i genitori che oggi come oggi a fronte del 4 di cui sopra e del figlio che ha mandato affanculo il prof vanno a scuola a dargli il resto, (anziché dare il resto al figlio quando torna a casa), in realtà hanno sempre menato il pargolo?
Il punto secondo me è che ci sta che un ragazzo faccia ste cose. Il compito di chi è adulto e’ capire perché e punire il comportamento sbagliato perché ad ogni azione segue una conseguenza.adesso spesso si dice che sono ragazzate.certo che alcune lo sono, ma bisogna correggere. Altrimenti è anarchia.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Il punto secondo me è che ci sta che un ragazzo faccia ste cose. Il compito di chi è adulto e’ capire perché e punire il comportamento sbagliato perché ad ogni azione segue una conseguenza.adesso spesso si dice che sono ragazzate.certo che alcune lo sono, ma bisogna correggere. Altrimenti è anarchia.
Su questo concordo pienamente, se si intende la ribellione come occasione di crescita
 

Alphonse02

Utente di lunga data
Sapete che oggi la causa di morte innaturale più presente fra i giovani e’ il suicidio? E’ ora che ci guardiamo in faccia noi adulti e iniziamo a capire dove abbiamo sbagliato e come possiamo rimediare.
Credo che la mia generazione sia stata troppo avara di no e abbia mascherato i si con una forma di controllo che impedisce la crescita reale.
Hanno creato generazioni di giovani deboli nell'affrontare le difficoltà dell'ambiente scolastico ed educativo, addestrandoli a non soffrire per raggiungere gli obiettivi. Non è che così che li si prepara alla vita relazionale e lavorativa.

Io punterei di più sulle aspirazioni . Le capacità si allenano. E ti alleni se una cosa ti piace.
Sarei attento a svincolare le aspirazioni (che possono essere mutevoli e modaiole) alle capacità ed attitudini individuali.
Si possono combinare disastri esistenziali quando non ci si ancora ad una buona dose di sano realismo.

Vi faccio una chiara provocazione: è qualcosa di simile allo svincolo della sessualità dalla sfera emozionale e sentimentale.
 

bettypage

Utente acrobata
Maronn (ho imparato il napoletano per esprimere esasperazione) ma perché (lo dico a te che sei in grado di capire) bisogna sempre sempre rispondere estremizzando volutamente il pensiero altrui, per sminuirlo?!
Hai figli anche tu. Li vorresti ridicolizzati?
Quando arriva a scuola ogni bambino ha già il proprio carattere che si è formato dalla sua base genetica e dalle interazioni in famiglia e la società.
C’è chi arriva già timoroso, timido, insicuro e preoccupato e chi presuntuoso, spavaldo, sicuro di essere il migliore.
La scuola serve a confrontarsi con un contesto sociale di apprendimento.
In questo contesto può vedere confermata l’insicurezza o esaltata la sfrontatezza.
Gli insegnanti possono non essere in grado. Non è questione solo di formazione iniziale e in itinere, ma soprattutto, anche per loro, di ambiente sociale e di organizzazione del lavoro. Personalmente sono stata molto fortunata perché mi sono inserita in un gruppo molto motivato che mi ha portata ad approfondire e a studiare.
Quindi, tornando al punto, chi va male a scuola non ha trovato l’attenzione che avrebbe dovuto trovare.
E non è questione di buonismo o di negare le differenze e carenze individuali, che poi spesso nei bambini sono temporanei e dipendono dalla fisiologica crescita “settoriale“ con tempi diversi, ma vederle e farli sentire capaci per quello che sono.
La legislazione attuale è teoricamente in questa prospettiva, ma non dà le risorse di tempo e organizzazione per attuare le direttive che appaiono così solo espedienti per evitare rogne.
Si capisce come si può risolvere?
La mia non è estremizzazione e neanche provocazione. Le scuole non possono sopperire a carenze strutturali del sistema e quando si parla di patto educativo con la famiglia, ma rimane solo sulla carta, la scuola può davvero poco. Con tanti limiti che ha la scuola italiana va riconosciuto lo sforzo enorme e il primato nell'avere avuto attenzione per tutti, ma gli strumenti attuativi spesso sono diventati armi per tenere in ostaggio insegnanti e Ds. Quando tu, su una classe di 28 alunni, hai 10 PDP e 1 Pei non puoi umanamente personalizzare un cavolo di niente. E allora diventa tutta una farsa. E spesso il genitore, responsabile dei danni, quando incontra il professore che gli segnale le carenze (non parlo del piano didattico, che è solo la conseguenza), al posto di fare alleanza, inveisce contro è il fallimento del sistema. E se la famiglia non c'è e ti interfacci con gli assistenti sociali .... Sicuramente poi la variabile insegnante è incidente, tipo quello che timbra il cartellino, che vive fuori dal mondo, scollato dalla realtà, anelastico, chiuso nella sua griglia di valutazione, per cui l'alunno è una pratica da sbrigare, dove magari riversa le sue frustrazioni poiché l'insegnamento non era la sua massima aspirazione e non vede la persona dietro l'alunno, esistono ma sono solo una parte. Poi la delegittimazione della scuola è palpabile in ogni post scritto, compreso lo stigma che i professori siano lavativi che lavorano 18h. Ma sto andando fuori tema, tornando al punto, con tutte le vicissitudini personali, sti ragazzi, se maturano che è tempo di darsi da fare, le ancore di salvataggio le hanno, ma non tutti vogliono salvarsi.
 
Ultima modifica:

The Reverend

Utente di lunga data
Hanno creato generazioni di giovani deboli nell'affrontare le difficoltà dell'ambiente scolastico ed educativo, addestrandoli a non soffrire per raggiungere gli obiettivi. Non è che così che li si prepara alla vita relazionale e lavorativa.


Sarei attento a svincolare le aspirazioni (che possono essere mutevoli e modaiole) alle capacità ed attitudini individuali.
Si possono combinare disastri esistenziali quando non ci si ancora ad una buona dose di sano realismo.

Vi faccio una chiara provocazione: è qualcosa di simile allo svincolo della sessualità dalla sfera emozionale e sentimentale.
Oggettivamente hai ragione.
Io nel mio piccolo, oltre alle bocciature, sono stato sospeso iddio sa quante volte.
Mio figlio non credo abbia mia preso una nota.
Generazione cloroformio lo chiamo io.
Ahimè loro ora si scontrano con i figli dei nuovi arrivati, altre culture, altre usanze. E solitamente soccombono perché davvero non sanno che e come fare
 

Gaia

Utente di lunga data
Hanno creato generazioni di giovani deboli nell'affrontare le difficoltà dell'ambiente scolastico ed educativo, addestrandoli a non soffrire per raggiungere gli obiettivi. Non è che così che li si prepara alla vita relazionale e lavorativa.


Sarei attento a svincolare le aspirazioni (che possono essere mutevoli e modaiole) alle capacità ed attitudini individuali.
Si possono combinare disastri esistenziali quando non ci si ancora ad una buona dose di sano realismo.

Vi faccio una chiara provocazione: è qualcosa di simile allo svincolo della sessualità dalla sfera emozionale e sentimentale.
Ma io ad esempio ho sempre amato il diritto. Andavo bene in tutte le altre materie, ma educazione civica era la mia preferita. Facevo millemila domande perché mi pareva che sapere le regole del gioco facesse diventare tutto più semplice e ordinato. I miei lo hanno visto e hanno pensato che forse avrei avuto buoni risultati nella facoltà che ho scelto. Ma in realtà io ho scelto sempre da sola il mio indirizzo di studi fin dalle medie in cui scelsi di fare parte dell’unica classe a tempo prolungato. Ricordo che alla riunione per spiegare st a novità vennero entrambi i miei genitori e alla fine mi dissero che se ero consapevole che sarei stata a scuola dalle 8 fino alle 1630 avrei potuto frequentarla. Ricordo mio padre che mi diceva ‘vedi che se cambi idea per noi sarà una spesa importante da sostenere il fatto di comprare libri per un’altra sezione. Confermai la volontà e loro si sono fidati e io non li ho delusi. Sarebbe potuto capitare ma da queste piccole cose credo ci si renda conto del fatto che uno e’ determinato quando fa una cosa, o se invece è ancora disorganizzato mentalmente.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Oggettivamente hai ragione.
Io nel mio piccolo, oltre alle bocciature, sono stato sospeso iddio sa quante volte.
Mio figlio non credo abbia mia preso una nota.
Generazione cloroformio lo chiamo io.
Ahimè loro ora si scontrano con i figli dei nuovi arrivati, altre culture, altre usanze. E solitamente soccombono perché davvero non sanno che e come fare
Neanche io ho mai preso una nota, ma non vuol dire che io non sia assolutamente insofferente all'autorità, cui l'ho sempre messa in quel posto ogni volta che ho potuto, senza fare tanto casino
 

Brunetta

Utente di lunga data
La mia non è estremizzazione e neanche provocazione. Le scuole non possono sopperire a carenze strutturali del sistema e quando si parla di patto educativo con la famiglia, ma rimane solo sulla carta, la scuola può davvero poco. Con tanti limiti che ha la scuola italiana va riconosciuto lo sforzo enorme e il primato nell'avere avuto attenzione per tutti, ma gli strumenti attuativi spesso sono diventati armi per tenere in ostaggio insegnanti e Ds. Quando tu, su una classe di 28 alunni, hai 10 PDP e 1 Pei non puoi umanamente personalizzare un cavolo di niente. E allora diventa tutta una farsa. E spesso il genitore, responsabile dei danni, quando incontra il professore che gli segnale le carenze (non parlo del piano didattico, che è solo la conseguenza), al posto di fare alleanza, inveisce contro è il fallimento del sistema. E se la famiglia non c'è e ti interfacci con gli assistenti sociali .... Sicuramente poi la variabile insegnante è incidente, tipo quello che timbra il cartellino, che vive fuori dal mondo, scollato dalla realtà, anelastico, chiuso nella sua griglia di valutazione, per cui l'alunno è una pratica da sbrigare, dove magari riversa le sue frustrazioni poiché l'insegnamento non era la sua massima aspirazione e non vede la persona dietro l'alunno, esistono ma sono solo una parte. Poi la delegittimazione della scuola è palpabile in ogni post scritto, compreso lo stigma che i professori siano lavativi che lavorano 18h. Ma sto andando fuori tema, tornando al punto, con tutte le vicissitudini personali, sti ragazzi, se maturano che è tempo di darsi da fare, le ancore di salvataggio le hanno, ma non tutti vogliono salvarsi.
Allora (nella mia testa facevi altro) ho capito che sei una insegnante della secondaria.
Intanto ti svelo un segreto che non è ipocrisia, ma riconoscimento. Quando parli con un genitore inizia dicendo gli aspetti positivi del figlio, poi sarà tutto facile. Non perché lo avrai conquistato (non pensare ipocritamente) ma perché sarai portata anche tu a vedere il positivo, che c’e anche in Vallanzasca.
La legge è bella nei principi e scema nella parte burocratica.
Riconoscere che esistono le individualità ha origini lontane, dalla ambizione americana di creare eccellenze per superare l’URSS nella corsa tecnologica, al personalismo cattolico.
La lezione frontale di tipo universitario trasposta in una scuola di massa a degli adolescenti è evidente che non possa funzionare, se non con la espulsione dei ragazzi con qualsiasi diversità, persino una particolare intelligenza.
Non ha mai funzionato, nemmeno “nei bei tempi andati“, quando, se l’insegnante diceva “è intelligente, ma non si applica“, il ragazzo veniva punito a casa.
Figuriamoci ora quando si fa a malapena un figlio e viene circondato di cuscini, perché non si faccia neanche un livido.
Il “patto educativo“ è una stronzata, anzi una STRONZATA enorme. Nessuno impara perché gli si enuncia ciò che deve fare.
Poi i genitori sono già diffidenti nei confronti della istituzione, hanno paura di essere giudicati, figuriamoci se vengono enunciati i loro compiti. Il movimento di solidarietà nei confronti degli sciroccati della “casa nel bosco”, non è certo nostalgia di cagare al freddo, è proclamazione “il figlio è MIO“.
Il patto educativo è sbagliato sotto ogni punto di vista e dare compiti ai genitori, soprattutto di far fare i compiti ai figli è destinato al fallimento. Del resto sono insensati la maggior parte dei compiti.
Dovrebbero essere istituiti corsi di aggiornamento seri, con una parte pratica applicativa, per insegnare agli insegnanti a insegnare, proponendo strategie diversificate adatte a tutti.
Altrimenti predisporre pdi finisce solo riduzione degli apprendimenti.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Beh.
Quando esci dalle scuole o dalle università, mediamente non sai un cazzo.
Tuttavia ho imparato a distinguere tra cazzo e cazzo. 😁
Una serie consistente di competenze di base la devi acquisire, altrimenti non ci riuscirai più nella vita.
A me, da capo ufficio tecnico, è arrivato uno che mi parlava di moto perpetuo come se le leggi della termodinamica fossero baggianate.
Un altro non aveva la minima concezione dello spazio geometrico. Del tutto incapace di strutturare una qualsiasi cosa.
Vogliamo parlare dell'impiegata di banca che non sapeva la differenza tra obbligazioni subordinate e Senior?
O dagli impiegati inps che mi hanno raccontato un sacco di cazzate?
Vabbè...
La vera defunta per me è la competenza
e quella la fai sommando due cose: le competenze base e la voglia, la curiosità del reale.
È un problema di gerarchiologia, che annovera tra le sue ferree leggi:
  • Principio di Peter
    In una gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza.

    Corollari
    • 1. Col tempo, ogni posizione tende a essere occupata da un membro che e' incompetente a svolgere quel lavoro.
    • 2. Il lavoro viene svolto da quei membri che non hanno ancora raggiunto il proprio livello di incompetenza.
 

Brunetta

Utente di lunga data
È un problema di gerarchiologia, che annovera tra le sue ferree leggi:
  • Principio di Peter
    In una gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza.

    Corollari
    • 1. Col tempo, ogni posizione tende a essere occupata da un membro che e' incompetente a svolgere quel lavoro.
    • 2. Il lavoro viene svolto da quei membri che non hanno ancora raggiunto il proprio livello di incompetenza.
È un principio suggestivo, perfino divertente, ma si basa sul principio della competenza come qualcosa che si raggiunge per accumulo.
Ma le competenze sono complesse sempre e si basano la capacità di combinare più abilità e conoscenza per ottenere un risultato.
Per questo sono state introdotte nella scuola (anche attraverso i progetti di cui diceva @Andromeda4 ) per fare sperimentare che quello che si studia non sono solo conoscenze teoriche.
Ma chi è competente in una azienda idraulica, deve ricominciare da capo in una azienda di moda.
Soprattutto è sempre più difficile analizzare il mercato e progettare uno sviluppo nel futuro.
Ne parlavamo l’altro giorno a proposito del numero chiuso a medicina.
Adesso subiamo la mancanza di programmazione della formazione fatta venti o trent’anni fa. Siamo indotti a pensare che la necessità attuale di più medici si mantenga nei prossimi decenni. Ma non è semplice prevedere.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
È un principio suggestivo, perfino divertente, ma si basa sul principio della competenza come qualcosa che si raggiunge per accumulo.
Ma le competenze sono complesse sempre e si basano la capacità di combinare più abilità e conoscenza per ottenere un risultato.
Per questo sono state introdotte nella scuola (anche attraverso i progetti di cui diceva @Andromeda4 ) per fare sperimentare che quello che si studia non sono solo conoscenze teoriche.
Ma chi è competente in una azienda idraulica, deve ricominciare da capo in una azienda di moda.
Soprattutto è sempre più difficile analizzare il mercato e progettare uno sviluppo nel futuro.
Ne parlavamo l’altro giorno a proposito del numero chiuso a medicina.
Adesso subiamo la mancanza di programmazione della formazione fatta venti o trent’anni fa. Siamo indotti a pensare che la necessità attuale di più medici si mantenga nei prossimi decenni. Ma non è semplice prevedere.
Il principio è che se uno dimostra competenza dovrebbe essere promosso e salire la scala gerarchica, fermandosi quando non dimostra più di essere competente da essere promosso, raggiungendo così il proprio livello di incompetenza. Infatti il lavoro è svolto da quelli sotto che ancora non hanno raggiunto il loro livello di incompetenza.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Il principio è che se uno dimostra competenza dovrebbe essere promosso e salire la scala gerarchica, fermandosi quando non dimostra più di essere competente da essere promosso, raggiungendo così il proprio livello di incompetenza. Infatti il lavoro è svolto da quelli sotto che ancora non hanno raggiunto il loro livello di incompetenza.
Lo hai già illustrato il principio. Mi sono anche documentata.
Ma l’ho blandamente contestato per i motivi che ho detto.
Anche perché ogni essere umano non raggiunge il suo massimo, ma elabora le competenze pregresse e le integra, se insufficienti.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
In realtà le qualifiche professionali, che durano 2 anni, dovrebbero darti competenze specifiche per fare l'idraulico o l'elettricista o il parrucchiere, etc. Il problema è che chi non ha voglia di studiare non ha voglia di lavorare. Discorso asticella che si abbassa è data dal fatto che siamo i meno laureati d'Europa e per entrare nei parametri si è cominciato con il 3+2 e via calare.
guarda, alle medie o 2 terzi della mia classe era fatta da gente che sapeva che sarebbe andato a fare l'operaio o la parrucchiera p al massimo l'impiegata. così è stato. di 22 allo scientifico sono andato solo io che nemmeno ero il più brillante come voti. un'altra andò al classico. 3-4 tra ragioneria e geometri. nessun disoccupato. la voglia di lavorare non mancava ed il lavoro nemmeno. non tutti gli insegnanti sono capaci di comprendere che alcuni ragazzi il cervello lo hanno nelle mani
 
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