La mia non è estremizzazione e neanche provocazione. Le scuole non possono sopperire a carenze strutturali del sistema e quando si parla di patto educativo con la famiglia, ma rimane solo sulla carta, la scuola può davvero poco. Con tanti limiti che ha la scuola italiana va riconosciuto lo sforzo enorme e il primato nell'avere avuto attenzione per tutti, ma gli strumenti attuativi spesso sono diventati armi per tenere in ostaggio insegnanti e Ds. Quando tu, su una classe di 28 alunni, hai 10 PDP e 1 Pei non puoi umanamente personalizzare un cavolo di niente. E allora diventa tutta una farsa. E spesso il genitore, responsabile dei danni, quando incontra il professore che gli segnale le carenze (non parlo del piano didattico, che è solo la conseguenza), al posto di fare alleanza, inveisce contro è il fallimento del sistema. E se la famiglia non c'è e ti interfacci con gli assistenti sociali .... Sicuramente poi la variabile insegnante è incidente, tipo quello che timbra il cartellino, che vive fuori dal mondo, scollato dalla realtà, anelastico, chiuso nella sua griglia di valutazione, per cui l'alunno è una pratica da sbrigare, dove magari riversa le sue frustrazioni poiché l'insegnamento non era la sua massima aspirazione e non vede la persona dietro l'alunno, esistono ma sono solo una parte. Poi la delegittimazione della scuola è palpabile in ogni post scritto, compreso lo stigma che i professori siano lavativi che lavorano 18h. Ma sto andando fuori tema, tornando al punto, con tutte le vicissitudini personali, sti ragazzi, se maturano che è tempo di darsi da fare, le ancore di salvataggio le hanno, ma non tutti vogliono salvarsi.
Allora (nella mia testa facevi altro) ho capito che sei una insegnante della secondaria.
Intanto ti svelo un segreto che non è ipocrisia, ma riconoscimento. Quando parli con un genitore inizia dicendo gli aspetti positivi del figlio, poi sarà tutto facile. Non perché lo avrai conquistato (non pensare ipocritamente) ma perché sarai portata anche tu a vedere il positivo, che c’e anche in Vallanzasca.
La legge è bella nei principi e scema nella parte burocratica.
Riconoscere che esistono le individualità ha origini lontane, dalla ambizione americana di creare eccellenze per superare l’URSS nella corsa tecnologica, al personalismo cattolico.
La lezione frontale di tipo universitario trasposta in una scuola di massa a degli adolescenti è evidente che non possa funzionare, se non con la espulsione dei ragazzi con qualsiasi diversità, persino una particolare intelligenza.
Non ha mai funzionato, nemmeno “nei bei tempi andati“, quando, se l’insegnante diceva “è intelligente, ma non si applica“, il ragazzo veniva punito a casa.
Figuriamoci ora quando si fa a malapena un figlio e viene circondato di cuscini, perché non si faccia neanche un livido.
Il “patto educativo“ è una stronzata, anzi una STRONZATA enorme. Nessuno impara perché gli si enuncia ciò che deve fare.
Poi i genitori sono già diffidenti nei confronti della istituzione, hanno paura di essere giudicati, figuriamoci se vengono enunciati i loro compiti. Il movimento di solidarietà nei confronti degli sciroccati della “casa nel bosco”, non è certo nostalgia di cagare al freddo, è proclamazione “il figlio è MIO“.
Il patto educativo è sbagliato sotto ogni punto di vista e dare compiti ai genitori, soprattutto di far fare i compiti ai figli è destinato al fallimento. Del resto sono insensati la maggior parte dei compiti.
Dovrebbero essere istituiti corsi di aggiornamento seri, con una parte pratica applicativa, per insegnare agli insegnanti a insegnare, proponendo strategie diversificate adatte a tutti.
Altrimenti predisporre pdi finisce solo riduzione degli apprendimenti.