La scelta

ivanl

Utente di lunga data
Vorrei scambiare due parole con la signora.
Con la signora ci esco solo il sabato a cena con amici, ché di solito abbiamo gusti incompatibili in termini di tempo impiegato e luoghi dove andare...quindi, di norma, sono da solo e non mi serve nulla oltre quello che porto con me
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Dall’ultima volta che ho scritto sul blog, gli eventi principali sono stati questi:

La pantomima delle minacce e della paura è finalmente terminata. Ho dovuto fare un grande sforzo di autocontrollo: ho incassato per un po’, evitando qualsiasi motivo reale di lamentela e continuando a chiedere di riaprire un dialogo civile. Non tanto per noi, quanto per stabilizzare la vita delle bambine che, pur non avendo assistito a vere liti, hanno comunque respirato un clima pesante in casa: lei non mi rivolgeva nemmeno il saluto.

Dopo diverse insistenze e un episodio spiacevole davanti alle bambine (per il quale mi sono scusato con loro, davanti alla madre, e spero abbia fatto lo stesso), mia moglie ha accettato di incontrarmi per fare due passi e parlare.

Da lì la comunicazione è ripartita. Lei dice di non volersi separare, che tiene a noi e che siamo importanti per lei; è arrabbiata perché io non voglio “darci una possibilità”. Io le ho risposto che sono disposto ad aprire un dialogo sui nostri sentimenti. Ha proposto un percorso con un terapeuta e ho accettato.

Resta però il fatto che un percorso di recupero è faticoso e incerto. Per questo vorrei comunque una separazione depositata: se le cose andassero bene potremmo sempre riconciliarla; se invece non funzionasse, avremmo già una via d’uscita pronta.

Nel frattempo, non avendo mai ricevuto una proposta formale dal suo avvocato — se non lettere in cui mi si accusava di minacce — né una controproposta all’accordo che avevamo presentato, ho deciso di depositare la giudiziale.

Lei si è molto contrariata e ha nuovamente sospeso le comunicazioni. Dice che le nostre conversazioni la fanno stare troppo male e che, per ora, non riesce a parlare senza il supporto della terapia; poi, forse, le cose potranno cambiare.

La prossima settimana rientro e ci sarà il primo incontro con il terapeuta. Nel frattempo mi sto informando sui diversi approcci ai percorsi di riparazione. Non so se lei avrà davvero la forza e la volontà di fare la sua parte: soprattutto nella prima fase, quella in cui chi ha tradito deve assumersi pienamente la responsabilità di ciò che è accaduto, interrompere ogni ambiguità, mostrare trasparenza totale e saper accogliere il dolore e la rabbia dell’altro senza difendersi o minimizzare.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Io ogni giorno sto un po’ meglio. Continuo la mia terapia, ho ritrovato una buona concentrazione sul lavoro e, a casa, riesco di nuovo a concedermi spazi miei e un po' di svago

Eppure dentro di me convivono stati d’animo molto contrastanti. Da un lato ci sono ancora sentimenti forti per lei; a volte mi chiedo se abbia senso “buttare tutto all’aria”. Per questo tengo la porta socchiusa a una possibile riparazione — ma ho bisogno di vedere qualcosa di concreto, di diverso, da parte sua.

Al momento non lo vedo. E allora riaffiorano la rabbia e il dolore, ancora intensi.

È come avere due animali nella testa: uno custodisce l’amore ricevuto, i ricordi, la complicità; l’altro porta i segni del tradimento, le immagini e i comportamenti che non si possono cancellare. So che sono entrambi reali. Il problema è farli restare nello stesso spazio senza che si sbranino.

A volte mi sembra di essere io l’arena stessa, più che uno dei due animali: un luogo in cui amore e ferita si fronteggiano.
Mi sento di dover decidere quale alimentare per farlo vincere sull'altro, ma forse in realta' l'unica via d'uscita e' farli convivere.
Tra il dire e il fare pero'....
 

Brunetta

Utente di lunga data
Dall’ultima volta che ho scritto sul blog, gli eventi principali sono stati questi:

La pantomima delle minacce e della paura è finalmente terminata. Ho dovuto fare un grande sforzo di autocontrollo: ho incassato per un po’, evitando qualsiasi motivo reale di lamentela e continuando a chiedere di riaprire un dialogo civile. Non tanto per noi, quanto per stabilizzare la vita delle bambine che, pur non avendo assistito a vere liti, hanno comunque respirato un clima pesante in casa: lei non mi rivolgeva nemmeno il saluto.

Dopo diverse insistenze e un episodio spiacevole davanti alle bambine (per il quale mi sono scusato con loro, davanti alla madre, e spero abbia fatto lo stesso), mia moglie ha accettato di incontrarmi per fare due passi e parlare.

Da lì la comunicazione è ripartita. Lei dice di non volersi separare, che tiene a noi e che siamo importanti per lei; è arrabbiata perché io non voglio “darci una possibilità”. Io le ho risposto che sono disposto ad aprire un dialogo sui nostri sentimenti. Ha proposto un percorso con un terapeuta e ho accettato.

Resta però il fatto che un percorso di recupero è faticoso e incerto. Per questo vorrei comunque una separazione depositata: se le cose andassero bene potremmo sempre riconciliarla; se invece non funzionasse, avremmo già una via d’uscita pronta.

Nel frattempo, non avendo mai ricevuto una proposta formale dal suo avvocato — se non lettere in cui mi si accusava di minacce — né una controproposta all’accordo che avevamo presentato, ho deciso di depositare la giudiziale.

Lei si è molto contrariata e ha nuovamente sospeso le comunicazioni. Dice che le nostre conversazioni la fanno stare troppo male e che, per ora, non riesce a parlare senza il supporto della terapia; poi, forse, le cose potranno cambiare.

La prossima settimana rientro e ci sarà il primo incontro con il terapeuta. Nel frattempo mi sto informando sui diversi approcci ai percorsi di riparazione. Non so se lei avrà davvero la forza e la volontà di fare la sua parte: soprattutto nella prima fase, quella in cui chi ha tradito deve assumersi pienamente la responsabilità di ciò che è accaduto, interrompere ogni ambiguità, mostrare trasparenza totale e saper accogliere il dolore e la rabbia dell’altro senza difendersi o minimizzare.
Forse non hai chiaro cosa sia una terapia di coppia.
Non è un processo.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Dall’ultima volta che ho scritto sul blog, gli eventi principali sono stati questi:

La pantomima delle minacce e della paura è finalmente terminata. Ho dovuto fare un grande sforzo di autocontrollo: ho incassato per un po’, evitando qualsiasi motivo reale di lamentela e continuando a chiedere di riaprire un dialogo civile. Non tanto per noi, quanto per stabilizzare la vita delle bambine che, pur non avendo assistito a vere liti, hanno comunque respirato un clima pesante in casa: lei non mi rivolgeva nemmeno il saluto.

Dopo diverse insistenze e un episodio spiacevole davanti alle bambine (per il quale mi sono scusato con loro, davanti alla madre, e spero abbia fatto lo stesso), mia moglie ha accettato di incontrarmi per fare due passi e parlare.

Da lì la comunicazione è ripartita. Lei dice di non volersi separare, che tiene a noi e che siamo importanti per lei; è arrabbiata perché io non voglio “darci una possibilità”. Io le ho risposto che sono disposto ad aprire un dialogo sui nostri sentimenti. Ha proposto un percorso con un terapeuta e ho accettato.

Resta però il fatto che un percorso di recupero è faticoso e incerto. Per questo vorrei comunque una separazione depositata: se le cose andassero bene potremmo sempre riconciliarla; se invece non funzionasse, avremmo già una via d’uscita pronta.

Nel frattempo, non avendo mai ricevuto una proposta formale dal suo avvocato — se non lettere in cui mi si accusava di minacce — né una controproposta all’accordo che avevamo presentato, ho deciso di depositare la giudiziale.

Lei si è molto contrariata e ha nuovamente sospeso le comunicazioni. Dice che le nostre conversazioni la fanno stare troppo male e che, per ora, non riesce a parlare senza il supporto della terapia; poi, forse, le cose potranno cambiare.

La prossima settimana rientro e ci sarà il primo incontro con il terapeuta. Nel frattempo mi sto informando sui diversi approcci ai percorsi di riparazione. Non so se lei avrà davvero la forza e la volontà di fare la sua parte: soprattutto nella prima fase, quella in cui chi ha tradito deve assumersi pienamente la responsabilità di ciò che è accaduto, interrompere ogni ambiguità, mostrare trasparenza totale e saper accogliere il dolore e la rabbia dell’altro senza difendersi o minimizzare.
Vabbè. Gran paracula.
Liquidala economicamente e pensa a farti i cazzi tuoi. L'importante è che quando ci sei ci sei. A questa età è importante crescere con una figura paterna che si è affidabile, non necessariamente iper presente ma sicuramente affidabile.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Io ogni giorno sto un po’ meglio. Continuo la mia terapia, ho ritrovato una buona concentrazione sul lavoro e, a casa, riesco di nuovo a concedermi spazi miei e un po' di svago

Eppure dentro di me convivono stati d’animo molto contrastanti. Da un lato ci sono ancora sentimenti forti per lei; a volte mi chiedo se abbia senso “buttare tutto all’aria”. Per questo tengo la porta socchiusa a una possibile riparazione — ma ho bisogno di vedere qualcosa di concreto, di diverso, da parte sua.

Al momento non lo vedo. E allora riaffiorano la rabbia e il dolore, ancora intensi.

È come avere due animali nella testa: uno custodisce l’amore ricevuto, i ricordi, la complicità; l’altro porta i segni del tradimento, le immagini e i comportamenti che non si possono cancellare. So che sono entrambi reali. Il problema è farli restare nello stesso spazio senza che si sbranino.

A volte mi sembra di essere io l’arena stessa, più che uno dei due animali: un luogo in cui amore e ferita si fronteggiano.
Mi sento di dover decidere quale alimentare per farlo vincere sull'altro, ma forse in realta' l'unica via d'uscita e' farli convivere.
Tra il dire e il fare pero'....
Questi sentimenti che provi sono normali, secondo me.
Ma tu li esprimi in modo conflittuale, come uno scontro feroce.
Io credo invece che ci sia la fatica, come demolire una casa, ma conservando i mattoni per costruire un altro edificio.
Però devi accettare che lei partecipi.
È come fare un trasloco decidendo insieme cosa tenere e cosa buttare.
Per me è stato inaccettabile scoprire che quello che volevo tenere e che credevo fosse una pietra angolare, non fosse importante per lui.
In questo contesto il tradimento è il meno.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Forse non hai chiaro cosa sia una terapia di coppia.
Non è un processo.
Sicuramente non lo so, sto cercando di capire informandomi un po'.
Io facevo riferimento a quella prima fase detta "atonement" di cui parlano diversi terapeuti (come John Gottman, Esther Perel o Shirley Glass): dopo un tradimento, chi ha ferito deve prima di tutto assumersi pienamente la responsabilità, senza minimizzare o spostare il discorso sui problemi della coppia, e aiutare l’altro a sentirsi di nuovo al sicuro. Solo dopo, eventualmente, si può lavorare sul “noi”.
 

patroclo

Utente di lunga data
Dall’ultima volta che ho scritto sul blog, gli eventi principali sono stati questi:

La pantomima delle minacce e della paura è finalmente terminata. Ho dovuto fare un grande sforzo di autocontrollo: ho incassato per un po’, evitando qualsiasi motivo reale di lamentela e continuando a chiedere di riaprire un dialogo civile. Non tanto per noi, quanto per stabilizzare la vita delle bambine che, pur non avendo assistito a vere liti, hanno comunque respirato un clima pesante in casa: lei non mi rivolgeva nemmeno il saluto.

Dopo diverse insistenze e un episodio spiacevole davanti alle bambine (per il quale mi sono scusato con loro, davanti alla madre, e spero abbia fatto lo stesso), mia moglie ha accettato di incontrarmi per fare due passi e parlare.

Da lì la comunicazione è ripartita. Lei dice di non volersi separare, che tiene a noi e che siamo importanti per lei; è arrabbiata perché io non voglio “darci una possibilità”. Io le ho risposto che sono disposto ad aprire un dialogo sui nostri sentimenti. Ha proposto un percorso con un terapeuta e ho accettato.

Resta però il fatto che un percorso di recupero è faticoso e incerto. Per questo vorrei comunque una separazione depositata: se le cose andassero bene potremmo sempre riconciliarla; se invece non funzionasse, avremmo già una via d’uscita pronta.

Nel frattempo, non avendo mai ricevuto una proposta formale dal suo avvocato — se non lettere in cui mi si accusava di minacce — né una controproposta all’accordo che avevamo presentato, ho deciso di depositare la giudiziale.

Lei si è molto contrariata e ha nuovamente sospeso le comunicazioni. Dice che le nostre conversazioni la fanno stare troppo male e che, per ora, non riesce a parlare senza il supporto della terapia; poi, forse, le cose potranno cambiare.

La prossima settimana rientro e ci sarà il primo incontro con il terapeuta. Nel frattempo mi sto informando sui diversi approcci ai percorsi di riparazione. Non so se lei avrà davvero la forza e la volontà di fare la sua parte: soprattutto nella prima fase, quella in cui chi ha tradito deve assumersi pienamente la responsabilità di ciò che è accaduto, interrompere ogni ambiguità, mostrare trasparenza totale e saper accogliere il dolore e la rabbia dell’altro senza difendersi o minimizzare.
In che senso ? :unsure:

Non credo proprio possa funzionare se tu parti da queste basi.
Per tornare ad essere una coppia dovrete essere una nuova coppia, non la stessa di prima con lei che nel frattempo espia.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
Vabbè. Gran paracula.
Liquidala economicamente e pensa a farti i cazzi tuoi. L'importante è che quando ci sei ci sei. A questa età è importante crescere con una figura paterna che si è affidabile, non necessariamente iper presente ma sicuramente affidabile.
Questo e' il consiglio di tutti gli amici piu' pragmatici.
E a volte anche il mio pensiero preferito.
 

PrimaVoce

Utente di lunga data
In che senso ? :unsure:

Non credo proprio possa funzionare se tu parti da queste basi.
Per tornare ad essere una coppia dovrete essere una nuova coppia, non la stessa di prima con lei che nel frattempo espia.
Non mi sono spiegato bene nel primo messaggio, provo a riformulare:

o facevo riferimento a quella prima fase detta "atonement" di cui parlano diversi terapeuti (come John Gottman, Esther Perel o Shirley Glass): dopo un tradimento, chi ha ferito deve prima di tutto assumersi pienamente la responsabilità, senza minimizzare o spostare il discorso sui problemi della coppia, e aiutare l’altro a sentirsi di nuovo al sicuro. Solo dopo, eventualmente, si può lavorare sul “noi”.
C'e' questa prima fase, solo dopo si potra' ( e dovra' - se la prima fase e' andata bene) passare alla seconda.
Qui lo spiegano meglio di me sicuramente (poi c'e' tanto altro materiale):

HOW to SURVIVE an AFFAIR | The 3 Phases of Recovery
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Questo e' il consiglio di tutti gli amici piu' pragmatici.
E a volte anche il mio pensiero preferito.
Non è solo un discorso di pragmatismo, la gestione del tempo nella separazione è sempre a favore di uno dei due, mai di entrambi. Per portare a casa il risultato è essenziale non dare alle altre persone la possibilità di costruire sulla tua inerzia. Hai fatto benissimo a depositare la giudiziale.
 
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