Dall’ultima volta che ho scritto sul blog, gli eventi principali sono stati questi:
La pantomima delle minacce e della paura è finalmente terminata. Ho dovuto fare un grande sforzo di autocontrollo: ho incassato per un po’, evitando qualsiasi motivo reale di lamentela e continuando a chiedere di riaprire un dialogo civile. Non tanto per noi, quanto per stabilizzare la vita delle bambine che, pur non avendo assistito a vere liti, hanno comunque respirato un clima pesante in casa: lei non mi rivolgeva nemmeno il saluto.
Dopo diverse insistenze e un episodio spiacevole davanti alle bambine (per il quale mi sono scusato con loro, davanti alla madre, e spero abbia fatto lo stesso), mia moglie ha accettato di incontrarmi per fare due passi e parlare.
Da lì la comunicazione è ripartita. Lei dice di non volersi separare, che tiene a noi e che siamo importanti per lei; è arrabbiata perché io non voglio “darci una possibilità”. Io le ho risposto che sono disposto ad aprire un dialogo sui nostri sentimenti. Ha proposto un percorso con un terapeuta e ho accettato.
Resta però il fatto che un percorso di recupero è faticoso e incerto. Per questo vorrei comunque una separazione depositata: se le cose andassero bene potremmo sempre riconciliarla; se invece non funzionasse, avremmo già una via d’uscita pronta.
Nel frattempo, non avendo mai ricevuto una proposta formale dal suo avvocato — se non lettere in cui mi si accusava di minacce — né una controproposta all’accordo che avevamo presentato, ho deciso di depositare la giudiziale.
Lei si è molto contrariata e ha nuovamente sospeso le comunicazioni. Dice che le nostre conversazioni la fanno stare troppo male e che, per ora, non riesce a parlare senza il supporto della terapia; poi, forse, le cose potranno cambiare.
La prossima settimana rientro e ci sarà il primo incontro con il terapeuta. Nel frattempo mi sto informando sui diversi approcci ai percorsi di riparazione. Non so se lei avrà davvero la forza e la volontà di fare la sua parte: soprattutto nella prima fase, quella in cui chi ha tradito deve assumersi pienamente la responsabilità di ciò che è accaduto, interrompere ogni ambiguità, mostrare trasparenza totale e saper accogliere il dolore e la rabbia dell’altro senza difendersi o minimizzare.