Mercoledì Santa Subito mi dice che si sta scrivendo con un suo ex. Mi racconta che gli aveva chiesto l'amicizia su faccialibro 15 anni fa ma lui non l'aveva mai accettata perché la moglie era gelosa. Ora sembra che invece si siano rimessi in contatto, non ho capito bene come, perché lei è stata un po' fumosa ma anche perché me lo ha detto che ero impegnato in un lavoro (stavo saldando un pickup sulla chitarra e io, in quanto uomo, fatico a concentrarmi su due cose contemporaneamente), lei nei giorni scorsi è passata vicino alla casa dove abitava lui quando erano ragazzi e le è venuta voglia di scrivergli. Mi ha detto che hanno parlato delle loro rispettive vite e famiglie, lavori ecc.. Io le ho detto che non era necessario dirmelo, e che ha sempre avuto la libertà di interfacciarsi con chi voleva. Lei mi ha risposto che vuole sempre la massima trasparenza Giovedì siamo andati ad un matrimonio, e venerdì (1 Maggio) mattina lui le ha scritto chiedendo come era andato il matrimonio, cosa che lei mi ha riferito. Ora, sinceramente sono un pò spiazzato, capisco la trasparenza, quello che non capisco è perché ogni messaggio che arriva lei senta il bisogno di dirmelo. Una parte irrazionale vorrebbe leggere i messaggi che si mandano, la parte razionale invece dice che si entrerebbe un un loop distruttivo, soprattutto perché io non sono mai stato geloso o soffocante o insicuro. Poi però mi viene in mente la storia di
@danny e mi scende la gocciolina di sudore freddo
La trasparenza va benissimo. Il bollettino Ans(i)a dell’ex, anche meno.
La bionda ha libero accesso al mio cellulare. Solo che non lo apre, perché dice che non le serve. E io le ho detto chiaro: se devi rosicare, leggilo. È molto meglio che farmi perdere mezz’ora a giustificare notifiche, tempi di risposta, faccine, mezze frasi e tutta quella burocrazia della gelosia che a cinquant’anni suonati mi sfastidia profondamente.
Che non significa “non ti permettere di leggermi il telefono”. Significa: leggilo pure, ma senza trasformarlo in un evento emotivo per cui poi ti devo pure dare la pacca sulla spalla perché hai sofferto mentre controllavi. Il rispetto dell’altro è anche rispetto del suo tempo, non solo quella roba vaporosa da educazione cattolica sui sentimenti, la fiducia, il dialogo e il resto del presepe.
Perché il punto non è il telefono. Il punto è la gestione dell’insicurezza. Se ogni messaggio dell’ex diventa una comunicazione ufficiale, non è più trasparenza: è una richiesta di reazione. Ti sta dicendo “guarda che succede questa cosa, guarda come la gestisco, guarda quanto sono corretta, guarda se ti muovi”. E tu infatti ti muovi dentro, anche se fuori fai quello adulto col pickup della chitarra in mano.
Poi sia chiaro: non è detto che ci sia sotto chissà cosa. Magari lei sta solo apparecchiando pulizia morale perché le piace sentirsi a posto. Però questa trasparenza granulare, notificata messaggio per messaggio, è spesso più destabilizzante del silenzio. Perché ti mette nella posizione del marito ragionevole che non può dire niente, ma intanto deve sorbirsi il teatrino.
Io preferisco un modello più semplice: se vuoi sapere, guarda. Se vuoi chiedere, chiedi. Se vuoi rosicare, rosica, ma non farmi fare il commercialista delle tue ansie.
Anche perché se io voglio scoparmi una, educazione vuole che alla bionda glielo dica prima. Oggi siamo andati dalla sua dentista: dottoressa piccola piccola, maneggevole maneggevole, secca secca, occhi nocciola enormi. Onestamente ci ho fatto un pensierino. Pure due.
E non vedo l’ora di dirglielo stasera, così almeno la trasparenza torna a essere una cosa divertente.