Intendo alternative reali o presunte, e credo per lo più siano presunte, talvolta sovrastimate, forse più spesso sottostimate. In tutti i rapporti vi sono negoziazioni e per ognuno dei partecipanti vi sono aspetti negoziabili e aspetti via via meno negoziabili. Tale negoziabilità secondo me dipende ANCHE dalle alternative che uno ha o crede di avere. Esempio, se io sono un dipendente, per quanto un lavoro mi possa piacere il capo mi può rompere il cazzo in misura inversamente proporzionale alle mie probabilità di trovare un lavoro equivalente o addirittura migliore in breve tempo
Premesso che il parallelismo tra mondo del lavoro e relative possibilità e le possibilità invece offerte dal mondo delle relazioni lo trovo schematico e riduttivo (per il semplice motivo che nel mondo delle relazioni le alternative spesso non sono reali ma solo ipotetiche, a meno di non avere già un'altra persona nel taschino, mentre nel caso del mondo del lavoro chi si sente forte da poter contare su alternative conta sul fatto che quelle alternative sono davvero concrete) mi ricollego al tuo 'che uno ha o CREDE di avere'
perché sovente accade di scoprire che le alternative c'erano e ci sono ma insomma, non è tutto oro quel che luccica, oppure le avevi sovrastimate, che forse (anche se è difficile da ammettere) ti sei sovrastimato o hai sovrastimato le tue potenzialità sul vasto mercato di quelli al secondo o al terzo giro, che anche se interessi parecchio a X, Y e Z è W quello che davvero ti interessa ma W magari non ti ricambia con lo stesso interesse.
Perché magari nella tua testa sei tu che vali e quindi sei tu che scegli, e l'essere un'opzione per qualcuno non è gratificante tanto quanto l'idea che qualcuno di tuo sicuro gradimento pensi a te come la scelta migliore.
Non lo sa nessuno.
Crede di saperlo.
La risposta è sbagliata (

) e, comunque, mi chiedo cosa ne sai tu che non ti sei mai trovata in una situazione del genere.
Per me chi tradisce lo sa benissimo.
E' chi è tradito che pensa che siano ragioni opinabili.
Soprattutto perché la verità non gli viene espressamente detta mai.
D'altronde, comprendo per ovvie ragioni che la sofferenza debba essere limitata.
Magari non le sa tutte, magari - come spesso accade - non le sa o non le vuole
individuare ma mi pare onestamente difficile sostenere che non sappia rintracciare qualche motivazione a supporto delle proprie scelte.