Danny e dell'incapacità di vedere

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Mia figlia grande alle medie aveva una classe veramente disagiata, non si sa cosa aveva bevuto la tipa o il tipo che assemblò questo gruppo, due studenti sono già in galera per dirti...riuscirono a mettere insieme un gruppo di ragazze che erano già conosciute alle elementari per divertirsi ad emarginare e bullizzare, era una classe non gestibile.
Creme della crema molti erano figli di gente che "conta" quindi intoccabili...i professori dopo appena due mesi dissero chiaro e tondo che loro avrebbero spiegato tra il casino generale, chi riusciva a comprendere bene, gli altri amen, non se la sentivano di imporsi.
Sinceramente ai giorni d'oggi non farei l'insegnante neppure mi dessero 5000 euro al mese...


A dire il vero il tuo racconto mi porta a una conclusione un po' diversa.

Se dopo due mesi un gruppo di insegnanti arriva a dire "io spiego, chi riesce a seguire bene, gli altri amen", per me il problema non è più soltanto nelle famiglie o nei ragazzi. A quel punto emerge un problema della scuola come istituzione.

Gestire classi del genere deve essere estremamente difficile e condivido chi dice che oggi non farebbe l'insegnante neanche per stipendi molto più alti. Però proprio questo dovrebbe far riflettere.

Perché continuiamo ad avere stipendi che spesso non sono particolarmente competitivi - per usare un eufemismo - rispetto ad altre professioni qualificate? Perché la formazione e il reclutamento dei docenti sembrano essere oggetto di riforme continue senza che si arrivi mai a una visione chiara e stabile? E perché continuiamo a raccontare l'insegnamento come una "missione" dettata dall'amore e dalla dedizione, invece che come una professione ad alta qualificazione? Mi sembra una discussione che, non a caso, sta emergendo sempre più spesso tra le nuove generazioni di insegnanti.

Nel frattempo il dibattito politico pubblico continua a celebrarsi allo specchio per l'ultima innovazione introdotta, mentre il Paese sembra sempre più impantanato in un'altra dimensione spazio-temporale.

E continuiamo a sentire parlare dei "giovani d'oggi". Peccato che oggi i giovani abbiano trent'anni o quarant'anni. Anche questo, secondo me, è un sintomo di quanto fatichiamo a leggere la realtà che cambia.

La società è cambiata radicalmente: sono cambiate le famiglie, le relazioni, la tecnologia, il lavoro, l'accesso alle informazioni e perfino la composizione delle classi. Eppure la scuola continua spesso a funzionare secondo schemi pensati per un contesto molto diverso, salvo poi stupirsi quando non riesce a gestire situazioni complesse.

Secondo me la domanda interessante è un'altra: perché una delle principali istituzioni pubbliche del Paese fa così fatica ad adattarsi ai cambiamenti della società?

Ho l'impressione che siamo davanti a una scuola che continua a dare risposte a problemi di ieri, mentre le domande dei ragazzi e della società di oggi sono completamente diverse.


E in realtà non sto dicendo nulla di particolarmente originale.

Un mio riferimento è Edgar Morin (avrebbe 104 anni), che ha costruito gran parte della sua riflessione educativa attorno a una celebre intuizione di Michel de Montaigne (fine del '500): è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena.

Una testa ben piena accumula nozioni. Una testa ben fatta sa collegarle, interpretarle, metterle in discussione e usarle per orientarsi nella complessità.

Sono almeno trent'anni che studiosi e pedagogisti ci dicono che il mondo sta cambiando più rapidamente delle istituzioni educative. Eppure continuiamo spesso a discutere come se il problema fosse soltanto disciplinare o comportamentale.

A me sembra invece che siamo ancora alle prese con una scuola pensata per riempire teste, mentre la sfida del presente sarebbe imparare a formarle.

E si pone la domanda successiva: che formazione hanno avuto, e stanno avendo, le generazioni di insegnanti in una scuola che fatica a formare i propri studenti?


Forse, più che una discussione sulla scuola, è il resoconto di un lungo viaggio nel Vortex Gravitatiosus Pinckenbachii di Stanisław Lem. 😀 😀
 

ologramma

Utente di lunga data
Ahhaha ma scusa prima mi dici che ci fai e poi mi descrivi tutte qualità.
Vabbè facciamo così. Se mi capita qualche sostituzione a Grottaferrata e zone limitrofi ti regalo i campioncini degli informatori. Magari se ti va bene becchi roba interessante
Chissà forse prenoto una visita dove stai lavorando conosco bene l'ospedale, mi servisse una raccomandazione ,se lo sapevo potevo usufruire 💕💪
 

Andromeda4

Utente di lunga data
Io chiedo, esorto a non generalizzare a livello generazionale.
Non esistono solo le differenze individuali, ma culturali e sociali.
Hai scritto “quelli non rappresentativi erano visti male. I miei a malapena li frequentavano, perché erano convinti che potessero influenzarci.”
Appunto vi era controllo sociale e adeguamento al contesto. Ma i contesti sono diversi.
I miei erano diventati amici della coppia di amiche lesbiche. Ed erano più vecchi dei tuoi. Ma gli altri vicini pettegolavano.
Sono sempre contesti diversi. Lo saranno anche tra due anni.
Mio padre, per dire, ieri si è arrabbiato perché mio nipote ha fatto il buco all'orecchio. E non può dire niente a mio fratello né a mia cognata (sulla cui rigidità proverbiale contava secondo me, per un divieto) perché i genitori sono loro. Però freme, si vede benissimo.
 

Andromeda4

Utente di lunga data
I professori sono disperati perché ci sono genitori che vogliono andare ad insegnare a loro come e cosa insegnare, con il registro elettronico sappiamo tutti quello che fanno, ci sono mamme che conoscono tutto il programma che è stato fatto di tutte le materie, l'altro giorno una si è incazzata perché durante l'esame di terza media un prof si era spinto un po' fuori da quello che avevano fatto...
Mettono bocca ovunque, mi sono ritrovata nella chat di classe di mia figlia grande genitori che chiedevano come dovevano impostare il discorso iniziale dell'orale della maturità del figlio....io sinceramente non ero abituata a questo.
Vedo molte donne che si annullano completamente nel ruolo di mamma, il problema è che poi la frustrazione la riversano sui figli...io non vedo tra i genitori tutto questo disinteresse, anzi, per me ce n'è anche troppo, c'è la voglia di non fare crescere questi ragazzi, di non farli diventare indipendenti, a me preoccupa molto questa cosa poi magari è un caso che io ho davanti agli occhi questo è in altri contesti ci sono genitori che fuggono da questo ruolo.
Sto per esporre un paradosso. Sinceramente io penso che fossero più disinteressati i nostri genitori che quelli di adesso (e ce ne vuole). Nel senso che i figli, allora, si facevano perché SI DOVEVANO fare. Non per vera volontà. Le conseguenze erano scarsa conoscenza dei figli, del loro carattere, inclinazioni, gusti. Si imponeva tutto perché così si faceva, si vestiva il figlio come piaceva ai genitori, ecc ecc.
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Penso che ormai il discorso sia esteso a tutto, cioè che il mondo sta cambiando più rapidamente della nostra stessa capacità di adattarci.

Io farei una distinzione.

Non è il mondo che sta cambiando troppo velocemente. È la dimensione umana del mondo — tecnologia, economia, comunicazione, organizzazione sociale — che abbiamo accelerato oltre la nostra capacità di comprenderne gli effetti.

Il pianeta ha ritmi completamente diversi dai nostri. Siamo noi ad aver costruito una società che cambia più velocemente delle istituzioni e delle persone che dovrebbero abitarla.

Ed è qui che, secondo me, emergono le lacune della politica, delle istituzioni e della scuola. Perché il problema non è tanto l'accelerazione in sé, quanto la nostra incapacità di costruire strumenti adeguati per interpretarla e governarla.

Da decenni assistiamo a trasformazioni profonde nel lavoro, nelle relazioni sociali, nella tecnologia e nell'accesso alla conoscenza. Eppure continuiamo spesso a rispondere con categorie, strutture e modelli formativi pensati per una realtà che non esiste più.

E forse una parte del problema è che continuiamo a guardare nello specchietto retrovisore. Gran parte del dibattito pubblico sembra oscillare tra il rimpianto e la nostalgia: "una volta era meglio", "i ragazzi di una volta", "la scuola di una volta". Ma una società non affronta il futuro idealizzando il passato.

La scuola è forse l'esempio più evidente di questa difficoltà. Le chiediamo di preparare i cittadini del XXI secolo, ma continuiamo a formare e reclutare i docenti, organizzare i percorsi e valutare gli studenti secondo logiche che appartengono a un'altra fase storica.

Per questo non credo che il problema sia semplicemente che "il mondo corre troppo". Credo piuttosto che abbiamo accelerato alcuni processi senza sviluppare, con la stessa rapidità, le istituzioni culturali, educative e politiche necessarie per comprenderli e governarli. E quando non riusciamo a farlo, invece di interrogarci su cosa costruire, troppo spesso ci rifugiamo nel racconto di ciò che è perduto.
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Io farei una distinzione.

Non è il mondo che sta cambiando troppo velocemente. È la dimensione umana del mondo — tecnologia, economia, comunicazione, organizzazione sociale — che abbiamo accelerato oltre la nostra capacità di comprenderne gli effetti.

Il pianeta ha ritmi completamente diversi dai nostri. Siamo noi ad aver costruito una società che cambia più velocemente delle istituzioni e delle persone che dovrebbero abitarla.

Ed è qui che, secondo me, emergono le lacune della politica, delle istituzioni e della scuola. Perché il problema non è tanto l'accelerazione in sé, quanto la nostra incapacità di costruire strumenti adeguati per interpretarla e governarla.

Da decenni assistiamo a trasformazioni profonde nel lavoro, nelle relazioni sociali, nella tecnologia e nell'accesso alla conoscenza. Eppure continuiamo spesso a rispondere con categorie, strutture e modelli formativi pensati per una realtà che non esiste più.

E forse una parte del problema è che continuiamo a guardare nello specchietto retrovisore. Gran parte del dibattito pubblico sembra oscillare tra il rimpianto e la nostalgia: "una volta era meglio", "i ragazzi di una volta", "la scuola di una volta". Ma una società non affronta il futuro idealizzando il passato.

La scuola è forse l'esempio più evidente di questa difficoltà. Le chiediamo di preparare i cittadini del XXI secolo, ma continuiamo a formare e reclutare i docenti, organizzare i percorsi e valutare gli studenti secondo logiche che appartengono a un'altra fase storica.

Per questo non credo che il problema sia semplicemente che "il mondo corre troppo". Credo piuttosto che abbiamo accelerato alcuni processi senza sviluppare, con la stessa rapidità, le istituzioni culturali, educative e politiche necessarie per comprenderli e governarli. E quando non riusciamo a farlo, invece di interrogarci su cosa costruire, troppo spesso ci rifugiamo nel racconto di ciò che è perduto.
C'è poi da aggiungere che una delle idealizzazioni più forti del nostro tempo è quella del “tutto per tutti”.

L’idea che chiunque possa, nello stesso modo e negli stessi tempi, diventare competente, flessibile, aggiornato, performante. Che tutti possano accedere alle stesse opportunità e soprattutto ottenere gli stessi risultati, a patto di impegnarsi abbastanza.

La questione non è l’aspirazione all’uguaglianza, ma la sua trasformazione in una sorta di equivalenza generalizzata delle condizioni reali.
Come se differenze di contesto, di risorse, di tempi di apprendimento, di inclinazioni e anche di limiti personali potessero essere semplicemente neutralizzate da un modello unico valido per tutti.

Questa visione, alla prova dei fatti, tende a produrre due effetti distorsivi.
Da un lato l’illusione che tutto sia sempre possibile per chiunque, dall’altro la tendenza a leggere ogni difficoltà come un fallimento individuale.

In questo modo il “tutto per tutti” rischia di diventare paradossalmente una forma di esclusione: se tutti possono tutto, allora chi non riesce viene automaticamente collocato tra quelli che “non hanno fatto abbastanza”.

Lo scaricabarile, alla ricerca del colpevole della differenza invece della rilevazione della differenza.
 

Skorpio

Utente di lunga data
E dove ho scritto il grassetto? :oops:

Fa caldo, manco mi ci addentro nei problemi altrui se non sono pagata per farlo!! 😀



Ho scritto di parametri di riferimento che servono come riferimento per esprimere una propria valutazione.
Come tu hai fatto in questo post nel sottolineato.

E ho semplicemente fatto notare che non è questione di meglio o peggio, ma di esplicitazione dei parametri di riferimento che sostengono una valutazione. (i grassetti che ho evidenziato nei tuoi post precedenti)

L'esempio che hai fatto in questo post calza a pennello.
...
Non lo hai scritto.. e da parte mia sono piuttosto sicuro di non aver scritto nulla che potesse fare sorgere dubbi sul.fqtto che tu lo abbia scritto, ma se ci fossero dubbi spero di toglierli di mezzo con questa ulteriore specifica.

Sul resto.. (a proposito di punti di osservazione) quello che tu definisci come "distrattore" io a mia volta lo definisco come "obiettivo"

È qui che ci giochiamo i vari termini.. perché se un distrattore vale l'altro (mi basta che mi distragga da..) un obiettivo non vale l'altro (per me)

Io sono piuttosto sicuro che nel mio nucleo familiare c'è stato disinteresse per un bel mazzo di cose, a livello genitoriale, rispetto a un figlio.
Abbiamo chiarito con mamma.. le ultime sue settimane, tanto tempo fa.. ed è stato importante chiarirsi

Ma è stato chiarito anche quale era l'obiettivo che faceva passare in secondo piano il resto.
Perché un obiettivo c'era.. un disegno, un progetto, un perché...

Quando oggi vedo che il "perché" è banalmente il selfie o l'aperitivo a fare il balletto sul tavolino, da qui nasce il termine infantilismo.

Bambini che si divertono e che non sanno capire che attorno a loro ci sono dei casini.. troppo impegnati nei loro girotondi
Infanti , appunto

Riesci a vederli giocare in una casa, mentre attorno gli adulti sono seri, sconvolti.. travolti da problemi? Loro giocano e se ne fregano.. mica possono vedere..sono bambini


Io a mia madre chiesi perché, e ne sono rimasto soddisfatto e convinto della risposta. Incazzato ma pienamente soddisfatto .

Non so se un domani quel figlio che descrivevo prima, se chiedesse a quel padre o a quella madre: "ma lo vedevate che ero fatto.. e che barcollavo.. perché non avete fatto nulla??" ..

Non so se sarebbe egualmente soddisfatto della risposta
Dipende dal figlio.. fossi io no di certo 😅
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Non lo hai scritto.. e da parte mia sono piuttosto sicuro di non aver scritto nulla che potesse fare sorgere dubbi sul.fqtto che tu lo abbia scritto, ma se ci fossero dubbi spero di toglierli di mezzo con questa ulteriore specifica.

Sul resto.. (a proposito di punti di osservazione) quello che tu definisci come "distrattore" io a mia volta lo definisco come "obiettivo"

È qui che ci giochiamo i vari termini.. perché se un distrattore vale l'altro (mi basta che mi distragga da..) un obiettivo non vale l'altro (per me)

Io sono piuttosto sicuro che nel mio nucleo familiare c'è stato disinteresse per un bel mazzo di cose, a livello genitoriale, rispetto a un figlio.
Abbiamo chiarito con mamma.. le ultime sue settimane, tanto tempo fa.. ed è stato importante chiarirsi

Ma è stato chiarito anche quale era l'obiettivo che faceva passare in secondo piano il resto.
Perché un obiettivo c'era.. un disegno, un progetto, un perché...

Quando oggi vedo che il "perché" è banalmente il selfie o l'aperitivo a fare il balletto sul tavolino, da qui nasce il termine infantilismo.

Bambini che si divertono e che non sanno capire che attorno a loro ci sono dei casini.. troppo impegnati nei loro girotondi
Infanti , appunto

Riesci a vederli giocare in una casa, mentre attorno gli adulti sono seri, sconvolti.. travolti da problemi? Loro giocano e se ne fregano.. sono bambini


Io a mia madre chiesi perché, e ne sono rimasto soddisfatto e convinto della risposta. Incazzato ma pienamente soddisfatto .

Non so se un domani quel figlio che descrivevo prima, se chiedesse a quel padre o a quella madre: "ma lo vedevate che ero fatto.. e che barcollavo.. perché non avete fatto nulla??" ..

Non so se sarebbe egualmente soddisfatto della risposta
Dipende dal figlio.. fossi io no di certo 😅
Sono contenta di aver chiarito il grassetto 🙂

Secondo te, non c'è obiettivo dietro il balletto sul tavolino? O forse ritieni che il contesto in cui nasce quell'obiettivo non sia "abbastanza" da renderlo accettabile?
O meglio, non c'è, non lo vedi, non lo condividi....?

Quale è la differenza con gli obiettivi di tua madre che ti fanno dire che sei incazzato ma sei soddisfatto e che però dubiti che un figlio di oggi non avrebbe una sua soddisfazione con annessa incazzatura?

Se penso a me, ho capito bene gli obiettivi dei miei. E pure il contesto in cui se li sono costruiti.
Non mi soddisfano. E oggi come oggi ormai non mi fanno nemmeno incazzare.
Mi portano solo a pensare a quanto fossero stupidi e pericolosi nella loro stupidità (i miei genitori, non gli obiettivi) e a pararmi da eventuali colpi di coda, visto che sono ancora vivi e belli arzilli pure.
E a confermare che per fortuna non sono la norma e che non possono essere parametri di riferimento sensati pe fare valutazioni sensate, salvo miei carpiati giustificatori che non ho la minima intenzione di attuare.

(ps: il distrattore è parte del processo direzionato all'obiettivo, non considerarlo è un problema non da poco. Come lo è l'operazione retorica e intellettualizzante di separare l'obiettivo da chi e soprattutto da come lo persegue.)
 
Ultima modifica:

bravagiulia75

Annebbiata lombarda DOCG
Sono sempre contesti diversi. Lo saranno anche tra due anni.
Mio padre, per dire, ieri si è arrabbiato perché mio nipote ha fatto il buco all'orecchio. E non può dire niente a mio fratello né a mia cognata (sulla cui rigidità proverbiale contava secondo me, per un divieto) perché i genitori sono loro. Però freme, si vede benissimo.
quanti anni ha?
perchè se è minorenne qualcuno l'avrà pure accompagnato
almeno qua anche per fare un foro all'orecchio se il ragazzetto non ha un adulto con lui non gli fanno un cazz
 

Andromeda4

Utente di lunga data
quanti anni ha?
perchè se è minorenne qualcuno l'avrà pure accompagnato
almeno qua anche per fare un foro all'orecchio se il ragazzetto non ha un adulto con lui non gli fanno un cazz
13. Sì, sì, tutto fatto con il consenso dei genitori, l'ha accompagnato mia cognata in farmacia. Ha mandato anche il video a mia madre, in cui è stato coraggiosissimo a resistere allo sparo. Tenero. :D
 

bravagiulia75

Annebbiata lombarda DOCG
13. Sì, sì, tutto fatto con il consenso dei genitori, l'ha accompagnato mia cognata in farmacia. Ha mandato anche il video a mia madre, in cui è stato coraggiosissimo a resistere allo sparo. Tenero. :D
mio figli ha aspettato i 17, fosse stato per me li avrebbe fatti pure alle elementari 😂
adesso ha 2 buchi per orecchio e un piercing al sopracciglio, quello fatto dopo i 18, fatto insieme a mia figlia, sono andati insieme
 

Skorpio

Utente di lunga data
Sono contenta di aver chiarito il grassetto 🙂

Secondo te, non c'è obiettivo dietro il balletto sul tavolino? O forse ritieni che il contesto in cui nasce quell'obiettivo non sia "abbastanza" da renderlo accettabile?
O meglio, non c'è, non lo vedi, non lo condividi....?

Quale è la differenza con gli obiettivi di tua madre che ti fanno dire che sei incazzato ma sei soddisfatto e che però dubiti che un figlio di oggi non avrebbe una sua soddisfazione con annessa incazzatura?

Se penso a me, ho capito bene gli obiettivi dei miei. E pure il contesto in cui se li sono costruiti.
Non mi soddisfano. E oggi come oggi ormai non mi fanno nemmeno incazzare.
Mi portano solo a pensare a quanto fossero stupidi e pericolosi nella loro stupidità (i miei genitori, non gli obiettivi) e a pararmi da eventuali colpi di coda, visto che sono ancora vivi e belli arzilli pure.
E a confermare che per fortuna non sono la norma e che non possono essere parametri di riferimento sensati pe fare valutazioni sensate, salvo miei carpiati giustificatori che non ho la minima intenzione di attuare.

(ps: il distrattore è parte del processo direzionato all'obiettivo, non considerarlo è un problema non da poco)
Troppe cose tutte insieme, tutte molto troppo importanti, non meritevoli di essere ammucchiate e stipate come in un trolley per un viaggio troppo lungo.

Ti rispondo a una per adesso e riguarda te: se non ti accontenti di "capire" .. se sei ancora in tempo parla .. butta fuori, fai buttare fuori..
Confrontati (magari lo hai già fatto)
È interessante
Quando capita.. come cogliere una palla al balzo

Anche uscissero le stesse cose esatte che avevi "capito " ci si sente diversi, dopo (almeno io, gli altri non so)

Poi.. per il contenuto dell'obiettivo.. io non sono mai entrato nel merito. Il (mio) giudizio non rilevava allora e non rileva oggi
Non servì ieri, non servirebbe oggi per quel che fu allora
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Troppe cose tutte insieme, tutte molto troppo importanti, non meritevoli di essere ammucchiate e stipate come in un trolley per un viaggio troppo lungo.

Ti rispondo a una per adesso e riguarda te
: se non ti accontenti di "capire" .. se sei ancora in tempo parla .. butta fuori, fai buttare fuori..
Confrontati (magari lo hai già fatto)
È interessante
Quando capita.. come cogliere una palla al balzo

Anche uscissero le stesse cose esatte che avevi "capito " ci si sente diversi, dopo (almeno io, gli altri non so)

Poi.. per il contenuto dell'obiettivo.. io non sono mai entrato nel merito. Il (mio) giudizio non rilevava allora e non rileva oggi
Non servì ieri, non servirebbe oggi per quel che fu allora
Sei sempre tu!!! 😂😂
 
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