Danny e dell'incapacità di vedere

Brunetta

Utente di lunga data
Guarda io non mi permetto di giudicare l'attenzione di un genitore da un gesto, non ho neppure figli, figurati te se mi metto a sindacare.
Figurati se giudichiamo il marito che dà una sberla alla moglie! Che ne sappiamo?
 

Spat

Utente di lunga data
IL grosso problema che vedo dei genitori di oggi è che credono che loro figlio sia sopra la media.
E per crederlo molte volte devono chiudere più di un occhio sulla realtà, con evidenti disastri :D
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Figurati se giudichiamo il marito che dà una sberla alla moglie! Che ne sappiamo?
Non era quel proverbio cinese che diceva che quando torni a casa devi dare un ceffone anche se non sai il motivo, che tanto lo sa lei?
 

Nicky

Utente di lunga data
Figurati se giudichiamo il marito che dà una sberla alla moglie! Che ne sappiamo?
Quando si assumono estremi per sostenere delle opinioni, non è un buon segno. Un genitore che guarda il cellulare può avere delle buone ragioni per farlo, dare una sberla non può avere buone ragioni.
Poi se volete che dica che i coetanei genitori fanno schifo, a me interessa poco, non ci metto.
 

Spat

Utente di lunga data
Dici? A me sembra una consapevolezza degli ultimissimi anni, se non addirittura mesi: fino a poco fa invece si pensava di crescerli "nativi digitali"
Ricordo che io cazziavo mio fratello già 15 anni fa.. quidni non credo che sia una cosa degli ultimissimi anni
 

Brunetta

Utente di lunga data
IL grosso problema che vedo dei genitori di oggi è che credono che loro figlio sia sopra la media.
E per crederlo molte volte devono chiudere più di un occhio sulla realtà, con evidenti disastri :D
È tutto coerente con la cultura dominante.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Quando si assumono estremi per sostenere delle opinioni, non è un buon segno. Un genitore che guarda il cellulare può avere delle buone ragioni per farlo, dare una sberla non può avere buone ragioni.
Poi se volete che dica che i coetanei genitori fanno schifo, a me interessa poco, non ci metto.
Non ho detto i genitori.
Ho detto il bimbetto in passeggino con il quale il genitore non parla, non dà parole e interpretazioni del mondo ma lo distrae con contenuti elettronici.
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Sai.. .. non esiste una strada giusta e una sbagliata, ognuno trova la sua strada.. come ben si sa

Mi riferisco al rapporto coi genitori e ai problemi ad esso connessi.

È giusto ciò che rende giustizia a sé stessi, e anche l'aver giustizia per sé non è un processo lineare e universalmente uguale per tutti.
In realtà ho tirato fuori il rapporto col mio nucleo genitoriale proprio per spiegare che (contrariamente a quanto poteva apparire) non c'è nessun modello perfetto o parametri impeccabili ai quali faccia riferimento, nelle mie considerazioni di stamattina. anzi.

Sull' infantilismo.. la risposta l'ho già data stamattina, dal mio punto di vista: è infantile chi si mette deliberatamente nella posizione dell'infante (bimbetto) per avendo ruoli un attimino diversi

Il bimbetto vuole ballare.. fare la festa la coca cola e il dolce, e fare il girotondo..
Non vuole fare il genitore.. seguire, indirizzare, educare.. lui stesso è un po' perso.. confuso.. figuriamoci se può pure impegnarsi più di tanto

vuole disimpegno.. nulla pensieri.. solo giocare
Ma in questo non ci sarebbe nulla di male, eh?
Io non sto colpevolizzando chi è così

il guaio è che questo viene attuato nella RELAZIONE genitore/figlio.

E credimi.. non sto a fare esempi che tanto lasciano il tempo che trovano
C'era una volta.. c'era una sera.. ci fu quel giorno in barca..a scuola, al cinema..

Chi ha idea di cosa parlo, perché lo ha visto e "letto" non ha bisogno di esempi .

L'obiettivo.. legato al disinteresse verso certe criticità del figlio, quale è?

Semplicemente non c'è, oggi diversamente da ieri. In passato poteva essere un obiettivo di merda, magari.. ma c'era.
Oggi è assente.
Non c'è un progetto
L'obiettivo è "liberarsi".. concentrarsi sui propri problemi, le proprie insoddisfazioni i propri riscatti..
E i figli restano soli.. nell'indifferenza familiare


Capisco il senso del tuo ragionamento, ma secondo me il punto critico sta proprio nel modo in cui si legge l’oggi.

Perché da un lato dici che non esiste una strada giusta o sbagliata e che ognuno trova la propria, ma dall’altro costruisci una lettura molto netta del presente come tempo di disimpegno, assenza di progetto e perdita di direzione rispetto a un passato implicito più strutturato.

Il punto è che questa chiave di lettura regge solo dentro una prospettiva ancora lineare dei processi sociali e relazionali. Una prospettiva che fino a una decina di anni fa poteva ancora funzionare in modo relativamente efficace: ruoli più stabili, traiettorie più prevedibili, contesti più continui.

Oggi questa linearità non regge più allo stesso modo. Non perché siano “venuti meno i progetti”, ma perché sono venute meno le condizioni che rendevano quei progetti leggibili come lineari, coerenti e stabili nel tempo.

Dentro una lettura di tipo processuale, molte delle categorie che usi — “assenza di progetto”, “disimpegno”, “mancanza di obiettivi” — diventano meno descrittive e più valutative. Presuppongono infatti un modello unico e stabile di riferimento, rispetto al quale il presente risulterebbe deficitario.

Ma se cambiano le condizioni, cambia anche ciò che possiamo osservare. Quello che oggi appare come assenza è spesso frammentazione, adattamento continuo, gestione di vincoli e discontinuità. Non meno progettualità, ma progettualità meno lineare e meno garantita.

E un elemento che spesso viene rimosso in questo confronto è che molte delle dinamiche oggi lette come “disimpegno” o “assenza” nel passato erano semplicemente più difficili da vedere. Le strutture sociali più rigide tendevano a contenere, normalizzare o rendere invisibili certe fragilità relazionali, anche a costo di una loro mancata elaborazione.

In questo senso, la maggiore visibilità di oggi non coincide necessariamente con un peggioramento, ma con una minore capacità del contesto sociale di nascondere o assorbire ciò che prima veniva ricondotto a normalità.

Questa emersione ha un aspetto positivo che mi piace moltissimo: rende più leggibili dinamiche che in passato restavano invisibili o, più spesso, normalizzate, o ancora sepolte nei segreti di famiglia che restavano in eredità, e permette una maggiore consapevolezza dei processi relazionali e apre la possibilità di elaborarli esplicitamente invece di lasciarli semplicemente sullo sfondo.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Mia madre mi scioglieva il formaggino Mio nella minestra, convinta che facesse bene... 🤷🏻‍♂️

Ognuno fa quel che può secondo il sentire del suo tempo e delle sue conoscenze.
Certo.
Erano bombardati da pubblicità che lo consigliavano.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Dici? A me sembra una consapevolezza degli ultimissimi anni, se non addirittura mesi: fino a poco fa invece si pensava di crescerli "nativi digitali"
Non in passeggino.
 

ipazia

utente nonconvergente ᴸᴹᴬᴼ 💀
Le reti sociali, l'associazionismo e altre amenità simili (finanche la scuola) sono scientemente sacrificate perché costano, non portano voti e producono una popolazione con troppa coesione che non è funzionale al mantenimento del nostro sistema occidentale, nel quale invece viene promosso un forte individualismo.

Viene promosso l'individualismo perché all'apparenza è innocuo e, anzi, è funzionale alla narrazione di un sistema che promuove la tua felicità, il tuo benessere, il tuo divertimento. Sotto sotto, però, ti chiede di disinteressarti degli altri, della cosa comune, della società in senso lato, per cui una volta che hai delegato il potere ai politici con le elezioni, di fatto lasci che facciano quello che vogliono.

Niente di nuovo sotto il sole: divide et impera, applicato alla società stessa invece che a un nemico esterno.

Capisco la lettura, ma secondo me ridurre tutto a una strategia intenzionale di promozione dell’individualismo come chiave esplicativa unica non regge del tutto.

Quello che osserviamo è più probabilmente il risultato di una combinazione di fattori: trasformazioni economiche, vincoli di bilancio, cambiamenti nei modelli di welfare, evoluzione del lavoro e mutamenti culturali profondi nelle aspettative individuali.

L’individualismo è sicuramente dentro questo quadro, ma usarlo come causa principale rischia di semplificare processi molto più intrecciati e spesso contraddittori. E soprattutto non è solo un fattore negativo: ha anche permesso maggiore consapevolezza individuale, più capacità di mettere in discussione ruoli dati per scontati e meno dipendenza da modelli sociali rigidi.

In molti casi non c’è una “regia” dall’alto che promuove un modello unico, ma un adattamento progressivo a condizioni cambiate, che produce effetti ambivalenti e non sempre intenzionali.

Anche il “divide et impera” applicato alla società contemporanea mi sembra una lettura troppo lineare: presuppone una direzione unica e coerente, mentre molte dinamiche nascono dall’interazione tra sistemi complessi che non controlla davvero nessuno in modo centralizzato.

Per questo mi sembra più utile leggere questi fenomeni come esito di più forze che agiscono insieme, non sempre coerenti tra loro. Se invece li si legge solo come perdita rispetto a un passato più ordinato e coeso, il rischio è che la spiegazione scivoli facilmente in una narrazione nostalgica più che analitica.
 

Nicky

Utente di lunga data
Dici? A me sembra una consapevolezza degli ultimissimi anni, se non addirittura mesi: fino a poco fa invece si pensava di crescerli "nativi digitali"
In realtà è da molti anni che i genitori sono preoccupati sull'uso eccessivo dei cellulari da parte dei figli, ne parlano, si confrontano.
Poi non so che dire, io sarò fortunata, ma sono circondata da persone che hanno figli e hanno fatto una gran fatica per educarli, con esiti fortunatamente buoni. I figli dei miei amici sono tutti bravi ragazzi.
 

danny

Utente di lunga data
Mia madre mi scioglieva il formaggino Mio nella minestra, convinta che facesse bene... 🤷🏻‍♂️

Ognuno fa quel che può secondo il sentire del suo tempo e delle sue conoscenze.
Buono!
Lo faceva sempre anche mia nonna!
Che mi dava anche le uvette sotto spirito, con la grappa, da bambino.
 
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