Domande da non fare

Spat

Utente di lunga data
Come te non ho figli e mi hanno rivolto molte volte la domanda "non ti mancano i figli?".

Posta in questo modo, "la mancanza", mi fa girare i coglioni.
Nel momento in cui mi chiedi se mi mancano, stai già introducendo una tua interpretazione, nel migliore dei casi, ma spesso è proprio un giudizio morale sociale di cui altrettanto spesso chi si pone in questo modo non è neppure consapevole.

Se chiedi "ti manca", mi stai suggerendo che un figlio avrebbe dovuto esserci e il fatto che non ci sia stato abbia lasciato un vuoto. E implicitamente stai facendo riferimento al mito della genitorialità
Secondo me questa è una tua interpretazione che non è veritiera a priori. Può essere una domanda con pregiudizio come anche una domanda sincera.

Io per esempio sono sempre stato convinto che se non fossi riuscito ad averli avrei fatto comunque una bella vita con mia moglie.
Ci siamo messi insieme molto giovani perché ci siamo piaciuti, non per avere figli e a tutti e due piace molto il proprio lavoro.

Però adesso che li ho so che mi mancherebbero se non ci fossero.
La domanda è stupida, perché non ti può mancare ciò che non hai mai avuto, però non è per forza maligna secondo me.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Secondo me questa è una tua interpretazione che non è veritiera a priori. Può essere una domanda con pregiudizio come anche una domanda sincera.

Io per esempio sono sempre stato convinto che se non fossi riuscito ad averli avrei fatto comunque una bella vita con mia moglie.
Ci siamo messi insieme molto giovani perché ci siamo piaciuti, non per avere figli e a tutti e due piace molto il proprio lavoro.

Però adesso che li ho so che mi mancherebbero se non ci fossero.
La domanda è stupida, perché non ti può mancare ciò che non hai mai avuto, però non è per forza maligna secondo me.
Non sto parlando di malignità.

E magari ci fosse malignità. La malignità, la cattiveria sono pensate, articolate e ci si può confrontare su un pensiero che si declina da quella base.

Il fatto invece che si usi mancanza senza rendersi conto delle implicazioni dell'utilizzo di quella parola in un contesto sociale come questo - e ho una età per cui ho ricordi piuttosto chiari di come veniva vista per esempio la convivenza 30 anni fa o del pressing sulla maternità per una donna - è semplicemente stupidità e inconsapevolezza.

E non ci si può confrontare su nulla.

Pensa solo a come si imposta la risposta ad una domanda "ma ti manca ..."
Come imposteresti la risposta tu?

Se ti chiedo "ti manca non avere figli?" come imposti la tua risposta?
 

Spat

Utente di lunga data
Non sto parlando di malignità.

E magari ci fosse malignità. La malignità, la cattiveria sono pensate, articolate e ci si può confrontare su un pensiero che si declina da quella base.

Il fatto invece che si usi mancanza senza rendersi conto delle implicazioni dell'utilizzo di quella parola in un contesto sociale come questo - e ho una età per cui ho ricordi piuttosto chiari di come veniva vista per esempio la convivenza 30 anni fa o del pressing sulla maternità per una donna - è semplicemente stupidità e inconsapevolezza.

E non ci si può confrontare su nulla.

Pensa solo a come si imposta la risposta ad una domanda "ma ti manca ..."
Come imposteresti la risposta tu?

Se ti chiedo "ti manca non avere figli?" come imposti la tua risposta?
Beh l'unica risposta da dare credo sia: "non lo so perché non li ho mai avuti".
Lo so che è una domanda stupida.

Ho solo detto che potrebbe venire da una persona che non ha fatto i ragionamenti che tu supponevi prima
 

Nicky

Utente di lunga data
Beh l'unica risposta da dare credo sia: "non lo so perché non li ho mai avuti".
Lo so che è una domanda stupida.

Ho solo detto che potrebbe venire da una persona che non ha fatto i ragionamenti che tu supponevi prima
In realtà possono mancare anche a chi non li ha mai avuti e li ha desiderati, ma darlo come presupposto ha un peso diverso.
 

Spat

Utente di lunga data
In realtà possono mancare anche a chi non li ha mai avuti e li ha desiderati, ma darlo come presupposto ha un peso diverso.
SI è vero, però risponderei sempre allo stesso modo.
Alla fine credo che una vera mancanza si possa provare solo per qualcosa che si è perso.

Se ti manca qualcosa che non hai mai avuto forse ti manca più la sua idea..
Sai ci sono anche persone che hanno figli ma se ne pentono amaramente :D

Personalmente essere genitore mi ha cambiato in meglio e mi sta piacendo molto, quindi è un esperienza che, diciamo, potendo "consiglierei".

Vero però che avere figli non è ne un dovere, ne un diritto, ne tantomeno ti definisce
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Beh l'unica risposta da dare credo sia: "non lo so perché non li ho mai avuti".
Lo so che è una domanda stupida.

Ho solo detto che potrebbe venire da una persona che non ha fatto i ragionamenti che tu supponevi prima
Io intendevo, se ti chiedessero "(tu che hai figli) ti manca il non averne?"

Io sono piuttosto convinta che i ragionamenti che ho descritto non vengano fatti a livello consapevole. Ritengo piuttosto probabile che il "copione" venga semplicemente introiettato senza discuterlo.

Ed è fondamentalmente questo che rende stupida la domanda e qualunque eventuale risposta.

Se dietro alla domanda c'è malignità dal mio punto di vista la domanda smette di essere stupida e diventa interessante.
La malignità presuppone un pensiero, una pianificazione, un obiettivo.
E mi incuriosisco a questo punto. Diventa un ingaggio ad una qualche partita a scacchi mentale!

Se invece non sai dove origina il pensiero che ti ha fatto porre quella domanda, di cosa dovrei discutere con te?

Io, ad una domanda del genere risponderei semplicemente "perchè dovrebbero mancarmi?", e mi metterei in ascolto.
Ma è pesante, faticoso. Spesso noioso, perchè rispondendo in quel modo, spesso inizia il balletto delle giustificazioni, del difendersi dal pensiero indefinito che ha guidato la composizione della domanda. È come guardare qualcuno che si inciampa nei lacci delle sue stesse scarpe. Magari fa ridere il fatto che caschi, ma tutto finisce lì. Non c'è nulla di arricchente nella condivisione di esperienze e prospettive.
Oppure, e questo l'ho fatto spesso quando mi giravano i coglioni per l'atteggiamento generale del porsi dell'interlocutore, e mi scattava l'istinto sadico predatorio, potrei semplicemente chiedere "e tu, perchè hai fatto figli?" e entrare in quella domanda e relative risposte.

Sto ovviamente esulando dallo spunto iniziale: un'intervista è pagata, il prezzo è stato pattuito e ne ho vantaggio.
A fronte del vantaggio ok, mi sposto su quel registro e contenuto.
Registro e contenuto che penso fra l'altro sia necessario in TV tenendo conto del pubblico all'ascolto.
I ragazzini non guardano quasi più la tv generalista, il pubblico ha una certa età e risponde a certi condizionamenti culturali. E la TV deve stimolare il circuito della ricompensa di quel target.

Hai presente passare in TV col target che ha, una domanda diversa, tipo "come è vivere senza figli?"
Se a me chiedessero "com'è non aver figli?" io risponderei "una figata!! Decido i miei ritmi, mi gestisco nel tempo e nello spazio, non ho impegni economici attuali e a lungo termine che mi porterebbero preoccupazione o comunque richiederebbero energie da investire che io invece posso investire in tutt'altro e anche dal punto di vista economico mi muovo senza imprevisti che non dipendono da me"

La mia in questo caso sarebbe una risposta di getto, scherzosa e giocosa.
Si potrebbe approfondire sul fatto che riproduzione e generatività non sono sovrapposti.
E che il copione non è necessariamente da rispettare in tutte le sue declinazioni.

Ma le implicazioni filosofiche, storiche, sociali, culturali, antropologiche e sociologiche, sono parecchie.

Per esempio, un argomento che si affronta da poco a pochissimo è: la fatica di avere e crescere i figli. O anche il pentirsi di averli fatti.
Il mito dei genitori felici mette anche in condizione di faticare ad esprimere la fatica, la rottura di coglioni, il bisogno di staccare dai figli.
E questo è specialmente vero per chi si adegua al copione senza averlo declinato secondo se stesso.
 
Ultima modifica:

Spat

Utente di lunga data
Io intendevo, se ti chiedessero "(tu che hai figli) ti manca il non averne?"
OH scusa, avevo letto male.
Risponderei che ovviamente ogni tanto mi manca il non averne :D
Per certi versi faccio una vita demmerda rispetto ai miei amici che non li hanno :D Tant'è che qualche giorno fa per la prima volta ho preso ferie e ho prenotato un dayuse :D

Però credo anche una discussione sul fatto che sia meglio avere o non avere figli sia una cosa insensata. Averli e una cosa abbastanza primordiale e illogica. Non è una cosa che si decide a tavolino.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Io intendevo, se ti chiedessero "(tu che hai figli) ti manca il non averne?"

Io sono piuttosto convinta che i ragionamenti che ho descritto non vengano fatti a livello consapevole. Ritengo piuttosto probabile che il "copione" venga semplicemente introiettato senza discuterlo.

Ed è fondamentalmente questo che rende stupida la domanda e qualunque eventuale risposta.

Se dietro alla domanda c'è malignità dal mio punto di vista la domanda smette di essere stupida e diventa interessante.
La malignità presuppone un pensiero, una pianificazione, un obiettivo.
E mi incuriosisco a questo punto. Diventa un ingaggio ad una qualche partita a scacchi mentale!

Se invece non sai dove origina il pensiero che ti ha fatto porre quella domanda, di cosa dovrei discutere con te?

Io, ad una domanda del genere risponderei semplicemente "perchè dovrebbero mancarmi?", e mi metterei in ascolto.
Ma è pesante, faticoso. Spesso noioso, perchè rispondendo in quel modo, spesso inizia il balletto delle giustificazioni, del difendersi dal pensiero indefinito che ha guidato la composizione della domanda. È come guardare qualcuno che si inciampa nei lacci delle sue stesse scarpe. Magari fa ridere il fatto che caschi, ma tutto finisce lì. Non c'è nulla di arricchente nella condivisione di esperienze e prospettive.
Oppure, e questo l'ho fatto spesso quando mi giravano i coglioni per l'atteggiamento generale del porsi dell'interlocutore, e mi scattava l'istinto sadico predatorio, potrei semplicemente chiedere "e tu, perchè hai fatto figli?" e entrare in quella domanda e relative risposte.

Sto ovviamente esulando dallo spunto iniziale: un'intervista è pagata, il prezzo è stato pattuito e ne ho vantaggio.
A fronte del vantaggio ok, mi sposto su quel registro e contenuto.
Registro e contenuto che penso fra l'altro sia necessario in TV tenendo conto del pubblico all'ascolto.
I ragazzini non guardano quasi più la tv generalista, il pubblico ha una certa età e risponde a certi condizionamenti culturali. E la TV deve stimolare il circuito della ricompensa di quel target.

Hai presente passare in TV col target che ha, una domanda diversa, tipo "come è vivere senza figli?"
Se a me chiedessero "com'è non aver figli?" io risponderei "una figata!! Decido i miei ritmi, mi gestisco nel tempo e nello spazio, non ho impegni economici attuali e a lungo termine che mi porterebbero preoccupazione o comunque richiederebbero energie da investire che io invece posso investire in tutt'altro e anche dal punto di vista economico mi muovo senza imprevisti che non dipendono da me"

La mia in questo caso sarebbe una risposta di getto, scherzosa e giocosa.
Si potrebbe approfondire sul fatto che riproduzione e generatività non sono sovrapposti.
E che il copione non è necessariamente da rispettare in tutte le sue declinazioni.

Ma le implicazioni filosofiche, storiche, sociali, culturali, antropologiche e sociologiche, sono parecchie.

Per esempio, un argomento che si affronta da poco a pochissimo è: la fatica di avere e crescere i figli. O anche il pentirsi di averli fatti.
Il mito dei genitori felici mette anche in condizione di faticare ad esprimere la fatica, la rottura di coglioni, il bisogno di staccare dai figli.
E questo è specialmente vero per chi si adegua al copione senza averlo declinato secondo se stesso.
È pur vero che le domande interlocutorie sono utilizzate per assicurare molto spesso chi le fa. Piace a tutti sentirsi al sicuro sotto l'ombrello di un'opinione condivisa ancorché stupida.
Uno dei motivi per cui mi piaceva Osho a vent'anni é il pezzo del treno con il viaggiatore che non riesce a stare zitto e che impazzisce perché Osho gli chiedo semplicemente di lasciarlo in pace.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
OH scusa, avevo letto male.
Risponderei che ovviamente ogni tanto mi manca il non averne :D
Per certi versi faccio una vita demmerda rispetto ai miei amici che non li hanno :D Tant'è che qualche giorno fa per la prima volta ho preso ferie e ho prenotato un dayuse :D

Però credo anche una discussione sul fatto che sia meglio avere o non avere figli sia una cosa insensata. Averli e una cosa abbastanza primordiale e illogica. Non è una cosa che si decide a tavolino.
😀😀 posso capirti!!
Io osservo amiche e amici con figli e per certi versi li ammiro! Mi fa anche piacere ogni tanto e per poco tempo dare una mano, ma mi piace nella consapevolezza che poi li rimollo ai legittimi e io me ne torno a casa da sola! 😃

Perchè ritieni insensato il discutere?

(avendo come presupposto il fatto che se ne stia davvero discutendo con la curiosità di conoscere il pensiero e le prospettive dell'altro)

A me incuriosiscono le motivazioni di chi decide di aver figli. Mi piace confrontarle con le mie, che ho deciso di non averne.

Per la mia esperienza, per esempio, non c'è stato proprio nulla di primordiale: non ho mai sentito l'orologio biologico. Non ho mai sentito il desiderio di aver figli. Nemmeno da bambina ho mai desiderato giocare a "mamma casetta", preferivo andare a correre, arrampicarmi, leggere, studiare e non sapevo proprio come relazionarmi con le amichette che sognavano la famiglia, il matrimonio, i figli, non capivo nè il loro linguaggio nè il fascino di quei sogni e di quei giochi.

Quindi mi sono letteralmente messa a tavolino considerando i pro e i contro dell'avere o non avere figli.

Ho scelto mio marito sulla base di questo principio. Il mio precedente compagno mi aveva dato il tormento sull'aver figli, e per lui era talmente impensabile il non desiderare averne che pur avendogli io sempre dichiarato che non era nei miei piani di vita, al mio ennesimo "ma non se parla neanche" mi aveva detto "mi hai imbrogliato, io credevo che avresti cambiato idea" 🧐😳
 

Nicky

Utente di lunga data
Per la mia esperienza, per esempio, non c'è stato proprio nulla di primordiale: non ho mai sentito l'orologio biologico. Non ho mai sentito il desiderio di aver figli. Nemmeno da bambina ho mai desiderato giocare a "mamma casetta", preferivo andare a correre, arrampicarmi, leggere, studiare e non sapevo proprio come relazionarmi con le amichette che sognavano la famiglia, il matrimonio, i figli, non capivo nè il loro linguaggio nè il fascino di quei sogni e di quei giochi.
Neppure io. Però non ricordo di avere avuto amiche che da bambine o ragazzine ci pensavano.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
È pur vero che le domande interlocutorie sono utilizzate per assicurare molto spesso chi le fa. Piace a tutti sentirsi al sicuro sotto l'ombrello di un'opinione condivisa ancorché stupida.
Uno dei motivi per cui mi piaceva Osho a vent'anni é il pezzo del treno con il viaggiatore che non riesce a stare zitto e che impazzisce perché Osho gli chiedo semplicemente di lasciarlo in pace.
Esattamente il grassetto.
Lo trovo noioso, ma so che la noia è un mio tallone d'achille e mi serve lavorarci.

A vent'anni mi triggerava come tipologia di atteggiamento.
Adesso tendo a usare quella tipologia di persone: per fare esperimenti di comunicazione, per allenare la noia e per rintracciare dentro di me "onde smosse", per il piacere di osservare e individuare i copioni.

Certo, non entro in relazione e a differenza di quando avevo 20 non penso più che parlando ci si possa comprendere o che la comunicazione abbia in modo generale una funzione interattiva. Persone di quel genere mi diventano oggetti di indagine.

A 20 anni io ero in fissa con Krishnamurti e Castaneda 😃
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Neppure io. Però non ricordo di avere avuto amiche che da bambine o ragazzine ci pensavano.
Io avevo parecchie amichette che giocavano tantissimo a "padelline", a famiglia, giocavano con le bambole e si immergevano nella storia, nel gioco del far finta.

Io mi annoiavo, non riuscivo a star ferma e correvo a giocare a calcio, mi arrampicavo su qualche albero per leggere in santa pace senza esser visibile e disturbabile, andavo per campi, a raccogliere noci, more, erbe, a fare a botte a bande e costruivo coi miei amici un sacco di cose: dalla biblioteca alla casa sull'albero, oppure dispositivi per volare o per scavare, o immaginavamo viaggi in territori sconosciuti e ci inventavamo passaggi segreti!! 😃
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Esattamente il grassetto.
Lo trovo noioso, ma so che la noia è un mio tallone d'achille e mi serve lavorarci.

A vent'anni mi triggerava come tipologia di atteggiamento.
Adesso tendo a usare quella tipologia di persone: per fare esperimenti di comunicazione, per allenare la noia e per rintracciare dentro di me "onde smosse", per il piacere di osservare e individuare i copioni.

Certo, non entro in relazione e a differenza di quando avevo 20 non penso più che parlando ci si possa comprendere o che la comunicazione abbia in modo generale una funzione interattiva. Persone di quel genere mi diventano oggetti di indagine.

A 20 anni io ero in fissa con Krishnamurti e Castaneda 😃
Mi racconti di come insultavi la gente a vent'anni? Questa è decisamente una parte che mi interessa :LOL:
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Io avevo parecchie amichette che giocavano tantissimo a "padelline", a famiglia, giocavano con le bambole e si immergevano nella storia, nel gioco del far finta.

Io mi annoiavo, non riuscivo a star ferma e correvo a giocare a calcio, mi arrampicavo su qualche albero per leggere in santa pace senza esser visibile e disturbabile, andavo per campi, a raccogliere noci, more, erbe, a fare a botte a bande e costruivo coi miei amici un sacco di cose: dalla biblioteca alla casa sull'albero, oppure dispositivi per volare o per scavare, o immaginavamo viaggi in territori sconosciuti e ci inventavamo passaggi segreti!! 😃
Candy Candy!
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Mi racconti di come insultavi la gente a vent'anni? Questa è decisamente una parte che mi interessa :LOL:
Ero goffissima :ROFLMAO::ROFLMAO:

Anche perchè ero molto diretta e di solito esordivo con "stai dicendo cazzate e adesso ti spiego il perchè"
Finiva in una roba tipo sheldon, ma con la dissonanza del fatto che usavo parecchie parolacce mescolate a linguaggio specifico e teorie di cui potevo citare le fonti! 😰😩
Il tutto fatto da una donnina minuta e apparentemente tenera ma femmina soprattutto.
Era un casino 😂😂

Finiva che le femmine mi odiavano e i maschi mi volevano scopare o peggio si innamoravano!!!!

Poi mi han fatto notare che quando non ero concentrata sulla contrapposizione, risultavo ben più insultante e fastidiosa di quando provavo a pianificarlo. 😎

Queste osservazioni derivavano dal fatto che mi capitava spesso di star provando ad interloquire civilmente e anche senza usare parolacce e l'altro/a si incazzava a bestia. E io rimanevo basita!!!

Anche adesso, non insulto tendenzialmente.
Sposto sul contenuto dell'altro e lì lavoro.

Questo l'ho imparato meglio a kung fu...sai quando impari a usare l'energia dell'avversario? ecco.

Il problema adesso è che raramente trovo un avversario abbastanza interessante da poter essere da me considerato avversario.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Eh, in effetti!!!

Raccoglievo anche un sacco di randagi di praticamente ogni specie.
Una volta era tornata a casa con un alano e un suo amichetto di piccola taglia che probabilmente mi aveva preso in simpatia. Quando mia madre aveva provato ad avvicinarsi per prendermi e allontanarmi dal cane, lui le aveva ringhiato :ROFLMAO: :ROFLMAO:

Mi piaceva un sacco stare con le bestie.

Ed ero una teppista parecchio odiata dai cacciatori, facevo saltare gli archetti e le trappoline che mettevano per i campi.

Oltre che una ladruncola convinta!
Una volta, con gli amici, un contadino ci ha sparato a sale perchè gli avevamo rubato l'uva :ROFLMAO::ROFLMAO:
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Eh, in effetti!!!

Raccoglievo anche un sacco di randagi di praticamente ogni specie.
Una volta era tornata a casa con un alano e un suo amichetto di piccola taglia che probabilmente mi aveva preso in simpatia. Quando mia madre aveva provato ad avvicinarsi per prendermi e allontanarmi dal cane, lui le aveva ringhiato :ROFLMAO: :ROFLMAO:

Mi piaceva un sacco stare con le bestie.

Ed ero una teppista parecchio odiata dai cacciatori, facevo saltare gli archetti e le trappoline che mettevano per i campi.

Oltre che una ladruncola convinta!
Una volta, con gli amici, un contadino ci ha sparato a sale perchè gli avevamo rubato l'uva :ROFLMAO::ROFLMAO:
Quindi un mix variabile di: Candy Candy, Remi, Belle e Sebastien, e pure un po' di Heidi... che culo!
 

Barebow

Utente di lunga data
Io avevo parecchie amichette che giocavano tantissimo a "padelline", a famiglia, giocavano con le bambole e si immergevano nella storia, nel gioco del far finta.

Io mi annoiavo, non riuscivo a star ferma e correvo a giocare a calcio, mi arrampicavo su qualche albero per leggere in santa pace senza esser visibile e disturbabile, andavo per campi, a raccogliere noci, more, erbe, a fare a botte a bande e costruivo coi miei amici un sacco di cose: dalla biblioteca alla casa sull'albero, oppure dispositivi per volare o per scavare, o immaginavamo viaggi in territori sconosciuti e ci inventavamo passaggi segreti!! 😃
Un piccola Amelia Earhart insomma.:)
 
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