Beh l'unica risposta da dare credo sia: "non lo so perché non li ho mai avuti".
Lo so che è una domanda stupida.
Ho solo detto che potrebbe venire da una persona che non ha fatto i ragionamenti che tu supponevi prima
Io intendevo, se ti chiedessero "(tu che hai figli) ti manca il
non averne?"
Io sono piuttosto convinta che i ragionamenti che ho descritto non vengano fatti a livello consapevole. Ritengo piuttosto probabile che il "copione" venga semplicemente introiettato senza discuterlo.
Ed è fondamentalmente questo che rende stupida la domanda e qualunque eventuale risposta.
Se dietro alla domanda c'è malignità dal mio punto di vista la domanda smette di essere stupida e diventa interessante.
La malignità presuppone un pensiero, una pianificazione, un obiettivo.
E mi incuriosisco a questo punto. Diventa un ingaggio ad una qualche partita a scacchi mentale!
Se invece non sai dove origina il pensiero che ti ha fatto porre quella domanda, di cosa dovrei discutere con te?
Io, ad una domanda del genere risponderei semplicemente "perchè dovrebbero mancarmi?", e mi metterei in ascolto.
Ma è pesante, faticoso. Spesso noioso, perchè rispondendo in quel modo, spesso inizia il balletto delle giustificazioni, del difendersi dal pensiero indefinito che ha guidato la composizione della domanda. È come guardare qualcuno che si inciampa nei lacci delle sue stesse scarpe. Magari fa ridere il fatto che caschi, ma tutto finisce lì. Non c'è nulla di arricchente nella condivisione di esperienze e prospettive.
Oppure, e questo l'ho fatto spesso quando mi giravano i coglioni per l'atteggiamento generale del porsi dell'interlocutore, e mi scattava l'istinto sadico predatorio, potrei semplicemente chiedere "e tu, perchè hai fatto figli?" e entrare in quella domanda e relative risposte.
Sto ovviamente esulando dallo spunto iniziale: un'intervista è pagata, il prezzo è stato pattuito e ne ho vantaggio.
A fronte del vantaggio ok, mi sposto su quel registro e contenuto.
Registro e contenuto che penso fra l'altro sia necessario in TV tenendo conto del pubblico all'ascolto.
I ragazzini non guardano quasi più la tv generalista, il pubblico ha una certa età e risponde a certi condizionamenti culturali. E la TV deve stimolare il circuito della ricompensa di quel target.
Hai presente passare in TV col target che ha, una domanda diversa, tipo "come è vivere senza figli?"
Se a me chiedessero "com'è non aver figli?" io risponderei "una figata!! Decido i miei ritmi, mi gestisco nel tempo e nello spazio, non ho impegni economici attuali e a lungo termine che mi porterebbero preoccupazione o comunque richiederebbero energie da investire che io invece posso investire in tutt'altro e anche dal punto di vista economico mi muovo senza imprevisti che non dipendono da me"
La mia in questo caso sarebbe una risposta di getto, scherzosa e giocosa.
Si potrebbe approfondire sul fatto che riproduzione e generatività non sono sovrapposti.
E che il copione non è necessariamente da rispettare in tutte le sue declinazioni.
Ma le implicazioni filosofiche, storiche, sociali, culturali, antropologiche e sociologiche, sono parecchie.
Per esempio, un argomento che si affronta da poco a pochissimo è: la fatica di avere e crescere i figli. O anche il pentirsi di averli fatti.
Il mito dei genitori felici mette anche in condizione di faticare ad esprimere la fatica, la rottura di coglioni, il bisogno di staccare dai figli.
E questo è specialmente vero per chi si adegua al copione senza averlo declinato secondo se stesso.