Coglione avvisato mezzo salvato.Sei sempre più cretino, La Sicilia è molto più grande del tuo metro quadro, quindi non parlare di cose che non sai solo perché per sbaglio tua madre ti ha cagato lì.
Io l'unica volta che sono stato corretto è stato perché avevo usato il termine maleducato con troppa leggerezza per indicare un avvocato di controparte.
Stupido.
Come te non ho figli e mi hanno rivolto molte volte la domanda "non ti mancano i figli?".Prendo spunto dalla lite Fagnani-Marzullo. Ho letto che la Fagnani si è indispettita perché Marzullo le ha chiesto se le sia mancata la maternità, in parte perché è un argomento intimo e in parte perché è una domanda rivolta solo alle donne, in quanto pare che sia raro che a un uomo si chieda se gli è mancata la paternità.
La questione mi ha fatto pensare, perché è una domanda che in effetti preferisco non mi sia rivolta, ma non mi sono mai offesa quando mi è stato chiesto. Poi dipende dal contesto, ad esempio, qui, in cui vengono affrontati argomenti personali, mi pare normale che mi venga chiesto. Però al tempo stesso mi sento libera di non specificare i motivi, anche in questo contesto, a costo di essere reticente. In generale, vi offendono le domande o vi ponete dei dubbi prima di chiedere qualcosa a qualcuno?
Secondo me questa è una tua interpretazione che non è veritiera a priori. Può essere una domanda con pregiudizio come anche una domanda sincera.Come te non ho figli e mi hanno rivolto molte volte la domanda "non ti mancano i figli?".
Posta in questo modo, "la mancanza", mi fa girare i coglioni.
Nel momento in cui mi chiedi se mi mancano, stai già introducendo una tua interpretazione, nel migliore dei casi, ma spesso è proprio un giudizio morale sociale di cui altrettanto spesso chi si pone in questo modo non è neppure consapevole.
Se chiedi "ti manca", mi stai suggerendo che un figlio avrebbe dovuto esserci e il fatto che non ci sia stato abbia lasciato un vuoto. E implicitamente stai facendo riferimento al mito della genitorialità
Non sto parlando di malignità.Secondo me questa è una tua interpretazione che non è veritiera a priori. Può essere una domanda con pregiudizio come anche una domanda sincera.
Io per esempio sono sempre stato convinto che se non fossi riuscito ad averli avrei fatto comunque una bella vita con mia moglie.
Ci siamo messi insieme molto giovani perché ci siamo piaciuti, non per avere figli e a tutti e due piace molto il proprio lavoro.
Però adesso che li ho so che mi mancherebbero se non ci fossero.
La domanda è stupida, perché non ti può mancare ciò che non hai mai avuto, però non è per forza maligna secondo me.
Insomma, io sono 10 volte che ti salvo tutto.Coglione avvisato mezzo salvato.
Beh l'unica risposta da dare credo sia: "non lo so perché non li ho mai avuti".Non sto parlando di malignità.
E magari ci fosse malignità. La malignità, la cattiveria sono pensate, articolate e ci si può confrontare su un pensiero che si declina da quella base.
Il fatto invece che si usi mancanza senza rendersi conto delle implicazioni dell'utilizzo di quella parola in un contesto sociale come questo - e ho una età per cui ho ricordi piuttosto chiari di come veniva vista per esempio la convivenza 30 anni fa o del pressing sulla maternità per una donna - è semplicemente stupidità e inconsapevolezza.
E non ci si può confrontare su nulla.
Pensa solo a come si imposta la risposta ad una domanda "ma ti manca ..."
Come imposteresti la risposta tu?
Se ti chiedo "ti manca non avere figli?" come imposti la tua risposta?
In realtà possono mancare anche a chi non li ha mai avuti e li ha desiderati, ma darlo come presupposto ha un peso diverso.Beh l'unica risposta da dare credo sia: "non lo so perché non li ho mai avuti".
Lo so che è una domanda stupida.
Ho solo detto che potrebbe venire da una persona che non ha fatto i ragionamenti che tu supponevi prima
SI è vero, però risponderei sempre allo stesso modo.In realtà possono mancare anche a chi non li ha mai avuti e li ha desiderati, ma darlo come presupposto ha un peso diverso.
Io intendevo, se ti chiedessero "(tu che hai figli) ti manca il non averne?"Beh l'unica risposta da dare credo sia: "non lo so perché non li ho mai avuti".
Lo so che è una domanda stupida.
Ho solo detto che potrebbe venire da una persona che non ha fatto i ragionamenti che tu supponevi prima
OH scusa, avevo letto male.Io intendevo, se ti chiedessero "(tu che hai figli) ti manca il non averne?"
È pur vero che le domande interlocutorie sono utilizzate per assicurare molto spesso chi le fa. Piace a tutti sentirsi al sicuro sotto l'ombrello di un'opinione condivisa ancorché stupida.Io intendevo, se ti chiedessero "(tu che hai figli) ti manca il non averne?"
Io sono piuttosto convinta che i ragionamenti che ho descritto non vengano fatti a livello consapevole. Ritengo piuttosto probabile che il "copione" venga semplicemente introiettato senza discuterlo.
Ed è fondamentalmente questo che rende stupida la domanda e qualunque eventuale risposta.
Se dietro alla domanda c'è malignità dal mio punto di vista la domanda smette di essere stupida e diventa interessante.
La malignità presuppone un pensiero, una pianificazione, un obiettivo.
E mi incuriosisco a questo punto. Diventa un ingaggio ad una qualche partita a scacchi mentale!
Se invece non sai dove origina il pensiero che ti ha fatto porre quella domanda, di cosa dovrei discutere con te?
Io, ad una domanda del genere risponderei semplicemente "perchè dovrebbero mancarmi?", e mi metterei in ascolto.
Ma è pesante, faticoso. Spesso noioso, perchè rispondendo in quel modo, spesso inizia il balletto delle giustificazioni, del difendersi dal pensiero indefinito che ha guidato la composizione della domanda. È come guardare qualcuno che si inciampa nei lacci delle sue stesse scarpe. Magari fa ridere il fatto che caschi, ma tutto finisce lì. Non c'è nulla di arricchente nella condivisione di esperienze e prospettive.
Oppure, e questo l'ho fatto spesso quando mi giravano i coglioni per l'atteggiamento generale del porsi dell'interlocutore, e mi scattava l'istinto sadico predatorio, potrei semplicemente chiedere "e tu, perchè hai fatto figli?" e entrare in quella domanda e relative risposte.
Sto ovviamente esulando dallo spunto iniziale: un'intervista è pagata, il prezzo è stato pattuito e ne ho vantaggio.
A fronte del vantaggio ok, mi sposto su quel registro e contenuto.
Registro e contenuto che penso fra l'altro sia necessario in TV tenendo conto del pubblico all'ascolto.
I ragazzini non guardano quasi più la tv generalista, il pubblico ha una certa età e risponde a certi condizionamenti culturali. E la TV deve stimolare il circuito della ricompensa di quel target.
Hai presente passare in TV col target che ha, una domanda diversa, tipo "come è vivere senza figli?"
Se a me chiedessero "com'è non aver figli?" io risponderei "una figata!! Decido i miei ritmi, mi gestisco nel tempo e nello spazio, non ho impegni economici attuali e a lungo termine che mi porterebbero preoccupazione o comunque richiederebbero energie da investire che io invece posso investire in tutt'altro e anche dal punto di vista economico mi muovo senza imprevisti che non dipendono da me"
La mia in questo caso sarebbe una risposta di getto, scherzosa e giocosa.
Si potrebbe approfondire sul fatto che riproduzione e generatività non sono sovrapposti.
E che il copione non è necessariamente da rispettare in tutte le sue declinazioni.
Ma le implicazioni filosofiche, storiche, sociali, culturali, antropologiche e sociologiche, sono parecchie.
Per esempio, un argomento che si affronta da poco a pochissimo è: la fatica di avere e crescere i figli. O anche il pentirsi di averli fatti.
Il mito dei genitori felici mette anche in condizione di faticare ad esprimere la fatica, la rottura di coglioni, il bisogno di staccare dai figli.
E questo è specialmente vero per chi si adegua al copione senza averlo declinato secondo se stesso.
OH scusa, avevo letto male.
Risponderei che ovviamente ogni tanto mi manca il non averne
Per certi versi faccio una vita demmerda rispetto ai miei amici che non li hannoTant'è che qualche giorno fa per la prima volta ho preso ferie e ho prenotato un dayuse
Però credo anche una discussione sul fatto che sia meglio avere o non avere figli sia una cosa insensata. Averli e una cosa abbastanza primordiale e illogica. Non è una cosa che si decide a tavolino.
Neppure io. Però non ricordo di avere avuto amiche che da bambine o ragazzine ci pensavano.Per la mia esperienza, per esempio, non c'è stato proprio nulla di primordiale: non ho mai sentito l'orologio biologico. Non ho mai sentito il desiderio di aver figli. Nemmeno da bambina ho mai desiderato giocare a "mamma casetta", preferivo andare a correre, arrampicarmi, leggere, studiare e non sapevo proprio come relazionarmi con le amichette che sognavano la famiglia, il matrimonio, i figli, non capivo nè il loro linguaggio nè il fascino di quei sogni e di quei giochi.
Esattamente il grassetto.È pur vero che le domande interlocutorie sono utilizzate per assicurare molto spesso chi le fa. Piace a tutti sentirsi al sicuro sotto l'ombrello di un'opinione condivisa ancorché stupida.
Uno dei motivi per cui mi piaceva Osho a vent'anni é il pezzo del treno con il viaggiatore che non riesce a stare zitto e che impazzisce perché Osho gli chiedo semplicemente di lasciarlo in pace.
Io avevo parecchie amichette che giocavano tantissimo a "padelline", a famiglia, giocavano con le bambole e si immergevano nella storia, nel gioco del far finta.Neppure io. Però non ricordo di avere avuto amiche che da bambine o ragazzine ci pensavano.
Mi racconti di come insultavi la gente a vent'anni? Questa è decisamente una parte che mi interessaEsattamente il grassetto.
Lo trovo noioso, ma so che la noia è un mio tallone d'achille e mi serve lavorarci.
A vent'anni mi triggerava come tipologia di atteggiamento.
Adesso tendo a usare quella tipologia di persone: per fare esperimenti di comunicazione, per allenare la noia e per rintracciare dentro di me "onde smosse", per il piacere di osservare e individuare i copioni.
Certo, non entro in relazione e a differenza di quando avevo 20 non penso più che parlando ci si possa comprendere o che la comunicazione abbia in modo generale una funzione interattiva. Persone di quel genere mi diventano oggetti di indagine.
A 20 anni io ero in fissa con Krishnamurti e Castaneda![]()
Candy Candy!Io avevo parecchie amichette che giocavano tantissimo a "padelline", a famiglia, giocavano con le bambole e si immergevano nella storia, nel gioco del far finta.
Io mi annoiavo, non riuscivo a star ferma e correvo a giocare a calcio, mi arrampicavo su qualche albero per leggere in santa pace senza esser visibile e disturbabile, andavo per campi, a raccogliere noci, more, erbe, a fare a botte a bande e costruivo coi miei amici un sacco di cose: dalla biblioteca alla casa sull'albero, oppure dispositivi per volare o per scavare, o immaginavamo viaggi in territori sconosciuti e ci inventavamo passaggi segreti!!![]()
Ero goffissimaMi racconti di come insultavi la gente a vent'anni? Questa è decisamente una parte che mi interessa![]()
Eh, in effetti!!!Candy Candy!