Domande da non fare

Skorpio

Utente di lunga data
Io intendevo, se ti chiedessero "(tu che hai figli) ti manca il non averne?"

Io sono piuttosto convinta che i ragionamenti che ho descritto non vengano fatti a livello consapevole. Ritengo piuttosto probabile che il "copione" venga semplicemente introiettato senza discuterlo.

Ed è fondamentalmente questo che rende stupida la domanda e qualunque eventuale risposta.

Se dietro alla domanda c'è malignità dal mio punto di vista la domanda smette di essere stupida e diventa interessante.
La malignità presuppone un pensiero, una pianificazione, un obiettivo.
E mi incuriosisco a questo punto.
C'è poco da incuriosirsi dal mio punto di vista.. nel senso che SE c'è la malignità l'obiettivo è la mortificazione, il far sentire inferiore, mutilata, incompiuta.
Una poveraccia in poche parole..

Ma si fa con tante cose, mica solo con i figli

Dalla famiglia, ai soldi, ai beni, al livello culturale, esperienziale, sessuale o professionale..

"Far valere" in una discussione qualsiasi la TUA mancanza rispetto la MIA presenza, è l'obiettivo.

Stabilire gerarchie di (presunto) benessere o superiorità.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
C'è poco da incuriosirsi dal mio punto di vista.. nel senso che SE c'è la malignità l'obiettivo è la mortificazione, il far sentire inferiore, mutilata, incompiuta.
Una poveraccia in poche parole..

Ma si fa con tante cose, mica solo con i figli

Dalla famiglia, ai soldi, ai beni, al livello culturale, esperienziale, sessuale o professionale..

"Far valere" in una discussione qualsiasi la TUA mancanza rispetto la MIA presenza, è l'obiettivo.

Stabilire gerarchie di (presunto) benessere o superiorità.
Dipende se è presunto.
La società umana si basa sulla gerarchia.
E la gerarchia è anche genetica.
Di Stefano Hawking c'è n'è uno.
Di catorci in carrozzella ce ne sono tanti.
 

Ginevra65

Moderatrice del cazzo
Staff Forum
Sì ne ho sentiti tanti di casi del genere.
Però ho una conoscente che ha ceduto per le insistenze familiari. Nonostante sia una bravissima mamma e ami moltissimo la figlia, non è mai riuscita ad accettarsi come madre, si sente come se avesse percorso una strada non sua. Io penso che mi sarei sentita così, perchè era troppa la mia ambivalenza, perciò alla fine è andata bene che la mia vita abbia avuto questo andamento.
Non a tutti "piace il ruolo di genitore" nonostante riesca a farlo dignitosamente e provare affetto per il figlio.
Un ruolo tutto sommato imposto ma non voluto, non fa sentire a proprio agio
 

Skorpio

Utente di lunga data
Dipende se è presunto.
La società umana si basa sulla gerarchia.
E la gerarchia è anche genetica.
Di Stefano Hawking c'è n'è uno.
Di catorci in carrozzella ce ne sono tanti.
Dipende dal soggetto o dalla soggetta.
La presunzione di essere più felice perché si ha un figlio, rispetto a chi non ce lo ha, è una cosa individuale.

Io posso (teoricamente) sapere qualcosa della mia felicità e pensarmi felice, salvo ritrovarmi dallo psicologo perché la notte non dormo dalle ansie che ho addosso.

molto meno posso sapere della felicità altrui
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Dipende dal soggetto o dalla soggetta.
La presunzione di essere più felice perché si ha un figlio, rispetto a chi non ce lo ha, è una cosa individuale.

Io posso (teoricamente) sapere qualcosa della mia felicità e pensarmi felice, salvo ritrovarmi dallo psicologo perché la notte non dormo dalle ansie che ho addosso.

molto meno posso sapere della felicità altrui
Non guardare il singolo soggetto guarda l'aggregato.
Siamo sempre fissati sulle minoranze etniche, e non guardiamo mai la maggioranza della popolazione.
Conosco un sacco di 50enni senza figli, nella stragrande maggioranza sono persone più aride, tristi sole e piene di fisime di quelli che hanno figli.
Poi in entrambe le categorie ci sono i coglioni e le anime elette.
Quindi?
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Non si sopravvive alla morte, i tuoi nipoti già sapranno a malapena il tuo nome. Per la generazione successiva sarai un antenato come gli alti nmila
Ma sarà così per te che sei figlio di nessuno :LOL:
Io so esattamente chi sono stati i miei antenati degni di nota. almeno dal 1200 e spicci.
Ed è tutta gente che ha lasciato segni tangibili e a cui sono state intitolate strade, piazze, monumenti. Mica al centro di Roma, magari in un paesello, eh, ma stanno lì.
Voler essere ricordati da tutti è un sentiero impervio, perchè segue le mode del mondo. Di Giacomo Leopardi morto senza figli e ricordato da una nazione ce ne sono pochi.
Lasciare un retaggio di cui la tua stirpe possa andare orgogliosa nei secoli, è tutt'altra partita. Ed è più alla portata di un essere umano.
 

The Reverend

Utente di lunga data
Ma sarà così per te che sei figlio di nessuno :LOL:
Io so esattamente chi sono stati i miei antenati degni di nota. almeno dal 1200 e spicci.
Ed è tutta gente che ha lasciato segni tangibili e a cui sono state intitolate strade, piazze, monumenti. Mica al centro di Roma, magari in un paesello, eh, ma stanno lì.
Voler essere ricordati da tutti è un sentiero impervio, perchè segue le mode del mondo. Di Giacomo Leopardi morto senza figli e ricordato da una nazione ce ne sono pochi.
Lasciare un retaggio di cui la tua stirpe possa andare orgogliosa nei secoli, è tutt'altra partita. Ed è più alla portata di un essere umano.
Ti dirò....a me fottecazzo essere ricordato da chicchessia!
"Ma tanto lo so che devo morire, una foto sul lapide nel cimitero, una faccia che non ricorda nessuno, che passando diranno ma che faccia da scemo" (cit marco carena)🤣
 

Klavier

Utente di lunga data
Ti dirò....a me fottecazzo essere ricordato da chicchessia!
"Ma tanto lo so che devo morire, una foto sul lapide nel cimitero, una faccia che non ricorda nessuno, che passando diranno ma che faccia da scemo" (cit marco carena)🤣
Quoto tutto ma proprio tutto tranne la tua dipartita che non desidero 😏
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ti dirò....a me fottecazzo essere ricordato da chicchessia!
"Ma tanto lo so che devo morire, una foto sul lapide nel cimitero, una faccia che non ricorda nessuno, che passando diranno ma che faccia da scemo" (cit marco carena)🤣
il retaggio è una delle mie ossessioni. Penso che a vivere solo per me stesso sentirei di aver sprecato la mia vita, ma pure se fossi diventato Elon Musk. Tra l'altro con la IA la memoria è assicurata, gli obiettivi no.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Non guardare il singolo soggetto guarda l'aggregato.
Siamo sempre fissati sulle minoranze etniche, e non guardiamo mai la maggioranza della popolazione.
Conosco un sacco di 50enni senza figli, nella stragrande maggioranza sono persone più aride, tristi sole e piene di fisime di quelli che hanno figli.
Poi in entrambe le categorie ci sono i coglioni e le anime elette.
Quindi?
Quindi vale anche il contrario..

Vogliamo ad esempio parlare delle tante donne equilibrate centrate e serene che dopo aver avuto "l'esperienza" della maternità sì sono impaurite, impoverite, irrigidite, sviluppando ossessioni e manie varie? Non sono una ventina in tutta Italia, sono tante, tantissime, a prescindere dalle reciproche conoscenze mie e tue.

Quindi che si fa?

Io dico ad esempio che queste ultime non sono comunque quelle portatrici sane di quel benessere genitoriale così sconosciuto a quelle che non hanno avuto il privilegio (diciamo così) di vivere questa esperienza.

E non dovrebbero sentirsi chissà dove, rispetto a una persona che quella esperienza non la ha avuta
E magari ne è uscita egualmente distrutta, dalla mancata maternità, intendiamoci..
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Quindi vale anche il contrario..
Vogliamo ad esempio parlare delle tante donne equilibrate centrate e serene che dopo aver avuto "l'esperienza" della maternità sì sono impaurite, impoverite, irrigidite, sviluppando ossessioni e manie varie? Non sono una ventina in tutta Italia, sono tante, tantissime, a prescindere dalle reciproche conoscenze mie e tue.
Quindi che si fa?
Io dico ad esempio che queste ultime non sono comunque quelle portatrici sane di quel benessere genitoriale così sconosciuto a quelle che non hanno avuto il privilegio (diciamo così) di vivere questa esperienza.
E non dovrebbero sentirsi chissà dove, rispetto a una persona che quella esperienza non la ha avuta
E magari ne è uscita egualmente distrutta, dalla mancata maternità, intendiamoci..
I numeri non ti danno ragione. Ci sono le eccezioni e c'è la normalità.
La normalità e fare e volere figli, e a buon bisogno scartare o tradire chi quei figli non li vuole. perchè restare con qualcuno che non vuole figli ti azzoppa. Anche metaforicamente.
Essere genitori è fatica. Fatica vera, quotidiana, fisica, mentale, organizzativa. Ti cambia le giornate, il sonno, la casa, il corpo, il tempo, perfino il modo in cui guardi il frigorifero alle sette di sera.
Ma se ti distrugge, nella maggior parte dei casi non è la maternità in sé ad averti distrutta. È che sei entrata in quella cosa scambiando lo stress per fatica e l’ansia per responsabilità.
Sono due partite diverse.
E se sei una persona ansiosa, chiudere il conto con l’orologio biologico spesso ti dà più pace che lasciarlo aperto. Perché almeno quella domanda prende corpo e diventa una persona, un bambino che cresce mentre il resto del mondo si rincoglionisce dietro a cani, gatti, serie tv e in generale tutto quello che è metafora dell'eterno presente.
Poi evitiamo il minestrone.
Io, che un’esperienza l’ho avuta, posso dirti com’è averla e mi ricordo com’era non averla. Ho entrambi i piani nella testa. Prima e dopo. Posso confrontarli.
Se tu quell’esperienza non l’hai avuta, puoi raccontarmi benissimo cosa ha prodotto in te la sua assenza. Quello sì. E lì ti ascolto. Ma non mi puoi spiegare com’è averla fatta, perché non lo sai.
Io non so cosa si prova a perdere un bambino. Non lo so, non lo voglio sapere, e se me lo racconti sto zitto e ascolto con rispetto. Ma non mi metto nei tuoi panni per fare il bravo essere umano da salotto. Ci sono dolori davanti ai quali la cosa più decente è non simulare partecipazione competente.
Mi tengo stretto il miscuglio di fortuna, scelte, caso, biologia e decisioni prese prima di me che mi ha portato dove sono, con mia figlia viva, presente, reale, nel mio mondo.
E da lì parlo.
Non da una superiorità morale.
Da un prima e un dopo che conosco. E mi godo il mio star meglio.
 

Skorpio

Utente di lunga data
I numeri non ti danno ragione. Ci sono le eccezioni e c'è la normalità.
La normalità e fare e volere figli, e a buon bisogno scartare o tradire chi quei figli non li vuole. perchè restare con qualcuno che non vuole figli ti azzoppa. Anche metaforicamente.
Essere genitori è fatica. Fatica vera, quotidiana, fisica, mentale, organizzativa. Ti cambia le giornate, il sonno, la casa, il corpo, il tempo, perfino il modo in cui guardi il frigorifero alle sette di sera.
Ma se ti distrugge, nella maggior parte dei casi non è la maternità in sé ad averti distrutta. È che sei entrata in quella cosa scambiando lo stress per fatica e l’ansia per responsabilità.
Sono due partite diverse.
E se sei una persona ansiosa, chiudere il conto con l’orologio biologico spesso ti dà più pace che lasciarlo aperto. Perché almeno quella domanda prende corpo e diventa una persona, un bambino che cresce mentre il resto del mondo si rincoglionisce dietro a cani, gatti, serie tv e in generale tutto quello che è metafora dell'eterno presente.
Poi evitiamo il minestrone.
Io, che un’esperienza l’ho avuta, posso dirti com’è averla e mi ricordo com’era non averla. Ho entrambi i piani nella testa. Prima e dopo. Posso confrontarli.
Se tu quell’esperienza non l’hai avuta, puoi raccontarmi benissimo cosa ha prodotto in te la sua assenza. Quello sì. E lì ti ascolto. Ma non mi puoi spiegare com’è averla fatta, perché non lo sai.
Io non so cosa si prova a perdere un bambino. Non lo so, non lo voglio sapere, e se me lo racconti sto zitto e ascolto con rispetto. Ma non mi metto nei tuoi panni per fare il bravo essere umano da salotto. Ci sono dolori davanti ai quali la cosa più decente è non simulare partecipazione competente.
Mi tengo stretto il miscuglio di fortuna, scelte, caso, biologia e decisioni prese prima di me che mi ha portato dove sono, con mia figlia viva, presente, reale, nel mio mondo.
E da lì parlo.
Non da una superiorità morale.
Da un prima e un dopo che conosco. E mi godo il mio star meglio.
È un discorso che posso pure condividere ma che non ha nessuna attinenza con quello che ho scritto io oggi e cioè le motivazioni e gli scopi del chiedere, da parte di chi ha figli, in modo maligno di una mancata maternità.

Io ho dato il mio punto di vista e la mia visione.. e .. pur dopo aver letto le tue repliche, non ho trovato spunti per rivedere la mia idea iniziale

Però non ci sono problemi eh?..
 

poppy

Miele e formaggio
Io ragazza di campagna/mezzamontagna...ne avevo prese una carriolata perchè avevo liberato i conigli del vicino di casa 😀 😀

E anche io ho sempre adorato lo storytelling, vivevo in campagna ma nella mia testa viaggiavo tantissimo fra profondità oceaniche e cime ghiacciate, giungle e deserti.
A 4 anni leggevo speditamente e avevo a disposizione non soltanto le mie fantasie ma anche quelle che trovavo leggendo, fra l'altro ho una lettura parecchio veloce quindi divoravo libri su libri da cui prendevo spunto per creare storie.
Io non amo giocare con i bambini, e probabilmente è il motivo per cui loro vogliono giocare con me...bastardi :ROFLMAO::ROFLMAO:
Ma chi sei? Matilda?😂
 

Nicky

Utente di lunga data
Quindi vale anche il contrario..

Vogliamo ad esempio parlare delle tante donne equilibrate centrate e serene che dopo aver avuto "l'esperienza" della maternità sì sono impaurite, impoverite, irrigidite, sviluppando ossessioni e manie varie? Non sono una ventina in tutta Italia, sono tante, tantissime, a prescindere dalle reciproche conoscenze mie e tue.

Quindi che si fa?

Io dico ad esempio che queste ultime non sono comunque quelle portatrici sane di quel benessere genitoriale così sconosciuto a quelle che non hanno avuto il privilegio (diciamo così) di vivere questa esperienza.

E non dovrebbero sentirsi chissà dove, rispetto a una persona che quella esperienza non la ha avuta
E magari ne è uscita egualmente distrutta, dalla mancata maternità, intendiamoci..
Posso dirti questo, io mi considero equilibrata e serena e proprio per questo non mi importa nulla del fatto di essere vista come una persona con una mancanza.
Oggettivamente, è un'esperienza che mi manca ed è un'esperienza fondamentale per un essere umano, nel senso che segna un prima e un dopo.
Ma stare bene con sè stessi marca altrettanto le differenza e io è da non madre che mi sento chi sono. Poteva andare diversamente perchè non avevo preclusioni insuperabili (credo), ma so che sono più "io" così.
Perciò sì, talvolta la domanda é maliziosa, altre volte basata su un pregiudizio introiettato, ma non è una domanda che personalmente mi offende.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
È un discorso che posso pure condividere ma che non ha nessuna attinenza con quello che ho scritto io oggi e cioè le motivazioni e gli scopi del chiedere, da parte di chi ha figli, in modo maligno di una mancata maternità.

Io ho dato il mio punto di vista e la mia visione.. e .. pur dopo aver letto le tue repliche, non ho trovato spunti per rivedere la mia idea iniziale

Però non ci sono problemi eh?..
Ma non sdirazzare.
La malignità non è presupposta e non è la cifra stilistica del mondo.
Pensare di doversi costantemente proteggere da maligni e invidiosi nella cifra stilistica dell'italiano medio purtroppo.
Come se a raccontarsi onestamente uno ci rimettesse
 

Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
I numeri non ti danno ragione. Ci sono le eccezioni e c'è la normalità.
La normalità e fare e volere figli, e a buon bisogno scartare o tradire chi quei figli non li vuole. perchè restare con qualcuno che non vuole figli ti azzoppa. Anche metaforicamente.
Essere genitori è fatica. Fatica vera, quotidiana, fisica, mentale, organizzativa. Ti cambia le giornate, il sonno, la casa, il corpo, il tempo, perfino il modo in cui guardi il frigorifero alle sette di sera.
Ma se ti distrugge, nella maggior parte dei casi non è la maternità in sé ad averti distrutta. È che sei entrata in quella cosa scambiando lo stress per fatica e l’ansia per responsabilità.
Sono due partite diverse.
E se sei una persona ansiosa, chiudere il conto con l’orologio biologico spesso ti dà più pace che lasciarlo aperto. Perché almeno quella domanda prende corpo e diventa una persona, un bambino che cresce mentre il resto del mondo si rincoglionisce dietro a cani, gatti, serie tv e in generale tutto quello che è metafora dell'eterno presente.
Poi evitiamo il minestrone.
Io, che un’esperienza l’ho avuta, posso dirti com’è averla e mi ricordo com’era non averla. Ho entrambi i piani nella testa. Prima e dopo. Posso confrontarli.
Se tu quell’esperienza non l’hai avuta, puoi raccontarmi benissimo cosa ha prodotto in te la sua assenza. Quello sì. E lì ti ascolto. Ma non mi puoi spiegare com’è averla fatta, perché non lo sai.
Io non so cosa si prova a perdere un bambino. Non lo so, non lo voglio sapere, e se me lo racconti sto zitto e ascolto con rispetto. Ma non mi metto nei tuoi panni per fare il bravo essere umano da salotto. Ci sono dolori davanti ai quali la cosa più decente è non simulare partecipazione competente.
Mi tengo stretto il miscuglio di fortuna, scelte, caso, biologia e decisioni prese prima di me che mi ha portato dove sono, con mia figlia viva, presente, reale, nel mio mondo.
E da lì parlo.
Non da una superiorità morale.
Da un prima e un dopo che conosco. E mi godo il mio star meglio.
Ho due figli
Definire normalità averli mi lascia molto perplessa
Se i mei figli non vorranno figli non penserò mai che non sia normale
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ho due figli
Definire normalità averli mi lascia molto perplessa
Se i mei figli non vorranno figli non penserò mai che non sia normale
La normalità è data dalla maggioranza di orientamento in un gruppo omogeneo.
Uno dei grandi problemi della civiltà occidentale è che - per puro calcolo politico - siamo talmente occupati della tutela delle minoranze che per sentirci degni di valore dobbiamo trovare per forza qualche minoranza a cui appartenere.
Se vai a vedere i ragazzini a scuola campano di etichette perché per sentirsi speciali devono necessariamente far parte di una sotto tribù.
Questo è normale da adolescente, poi si cresce, e capisci che l'individualità può anche essere scalata diventando il migliore in un gruppo di normali piuttosto che diventare il capo della nicchia dei disagiati di turno.
È comunque io i nipotini li voglio :LOL:
 
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