"Le donne e l’architettura secondo La Dame Zaha Hadid
Le difficoltà del suo essere donna, araba e di religione musulmana non le ha mai negate, ma non ne ha fatto un cruccio. Nel suo studio di Londra le “quote rosa” sono pari al 30%, una percentuale bassa, colpa non solo degli uomini. Quello dell’architetto è un mestiere difficile per chiunque e la stessa Hadid sconsigliava di farlo a quanti in cerca un lavoro “dalle 8 alle 17”. L’architettura richiede impegno assoluto, continuità, lunghi orari e spirito di sacrificio. Per le donne gli ostacoli sono maggiori; una volta diventate mamme è complicato “rientrare” senza una società che le supporti. L’Inghilterra non fa differenza secondo Zaha, anzi. Londra offre grandi opportunità ma l’immigrazione comporta anche famiglie piccole e donne spesso sole che alla fine sono costrette a mollare.
Lei però non ha mai visto il suo lavoro come una frustrazione; lo considerava una scelta personale, come quella di non avere figli; una decisione discutibile (anche lei non escludeva di potersene pentire un giorno) ma coerente: non era una donna di compromessi così come non lo era -e non lo è- la sua architettura."