Come si affronta la paura

Nobody

Utente di lunga data
penso che tu stia affermando una verità, ma bisogna anche dire che prima erano pochi ora c'è ne una moltitudine di gente che si sposta , per cui non sono tutti laureati ma c'è gente che cerca anche lavori diciamo umili ma più redditizi, per dirti nella metà degli anni 50 un coetaneo di mio padre parti con un amico per l'australia pensando di trovare un buon lavoro nel campo dell'edilizia in poco tempo ritorno con la coda tra le gambe asserendo che nessuno regalava niente bisognava lavorare duro come in italia, altra sperienza mio nipote dirige un gruppo di altri ingegneri ed ha soltanto 37 anni ha lavorato sempre all'estero non dico cosa per ovvi motivi
Certo, si deve lavorare duro. Comunque nell'alta tecnologia ormai la cosa è impressionante. Apparati molto sofisticati che prima ci fornivano aziende italiane (o al massimo europee) ora vengono acquistati dalla Cina. E funzionano mediamente meglio, costando meno. Quando poi costano meno, perchè in alcuni casi specifici stanno diventando gli unici prodotti sul mercato, non c'è nemmeno la possibilità di concorrenza.
Questo travaso di competenze e produzione verso lontani mercati lentamente distruggerà lo stile di vita che conosciamo... e il processo è già ben avviato.
 

perplesso

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L'Italia (e lentamente l'intera Europa) si sta americanizzando. Lavoro sempre più precario, frammentazione familiare, varietà di etnie, perdita di identità storica, sociale, culturale.
Non so se questo sia pianificato e voluto o sia un evento storico non pilotato. Ma è un fatto.
tendenzialmente noi copiamo quello che succede a NYC. dimentichiamo quasi sempre il resto degli USA.
quindi dimentichiamo la parte buona.

le migrazioni indotte di questo decennio non sono un caso.
 

Nobody

Utente di lunga data
tendenzialmente noi copiamo quello che succede a NYC. dimentichiamo quasi sempre il resto degli USA.
quindi dimentichiamo la parte buona.

le migrazioni indotte di questo decennio non sono un caso.
Lo penso anch'io, ma non mi riferivo solo alle migrazioni.
 

perplesso

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Lo penso anch'io, ma non mi riferivo solo alle migrazioni.
il discorso del lavoro precario è altrettanto figlio di una americanizzazione distorta. perchè chi ha vissuto/lavorato negli USA sa come il sistema sia estremamente flessibile sia in uscita che in entrata, per cui la famosa questione per cui puoi perdere il lavoro al mattino e trovarne un altro al pomeriggio, beh è vera.


qui invece si pretende massima flessibilità in uscita e si ha massima rigidità in entrata, per cui se sei una donna in età fertile (diciamo fascia 25-40 anni) non ti si fa il contratto perchè poi mi resti incinta e mi tocca pagarti lasciandoti a casa, se hai più di 40 anni magari in maternità non vai più, ma sei "troppo vecchia" per quasi tutti i lavori.

se sei uomo, per fare lo stesso lavoro che fino agli anni '90 si faceva col diploma da ragioniere, ora vogliono il master MBA, solo che il master MBA vuol dire che prima dei 25-26 anni almeno non hai finito con gli studi e se non sei paraculato o un genio assoluto, cominci ad essere vecchio pure tu.

insomma a me viene in mente più le ferriere dickensiane che il modello USA.
 

brenin

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il discorso del lavoro precario è altrettanto figlio di una americanizzazione distorta. perchè chi ha vissuto/lavorato negli USA sa come il sistema sia estremamente flessibile sia in uscita che in entrata, per cui la famosa questione per cui puoi perdere il lavoro al mattino e trovarne un altro al pomeriggio, beh è vera.


qui invece si pretende massima flessibilità in uscita e si ha massima rigidità in entrata, per cui se sei una donna in età fertile (diciamo fascia 25-40 anni) non ti si fa il contratto perchè poi mi resti incinta e mi tocca pagarti lasciandoti a casa, se hai più di 40 anni magari in maternità non vai più, ma sei "troppo vecchia" per quasi tutti i lavori.

se sei uomo, per fare lo stesso lavoro che fino agli anni '90 si faceva col diploma da ragioniere, ora vogliono il master MBA, solo che il master MBA vuol dire che prima dei 25-26 anni almeno non hai finito con gli studi e se non sei paraculato o un genio assoluto, cominci ad essere vecchio pure tu.

insomma a me viene in mente più le ferriere dickensiane che il modello USA.
Aggiungo un particolare.... gli americani non si fanno problemi a spostarsi, anche per migliaia di chilometri ( mia cugina,diplomatasi all'Ucla, andò a lavorare per Ibm a New York, e ti assicuro che non è un caso isolato ). Inoltre le aziende si "accaparrano" quelli che a loro avviso reputano studenti eccelsi ancor prima che ottengano la laurea,facendo firmare loro un pre-contratto.... altro mondo.
 
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perplesso

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ovvio.

un master in MBA tra le altre cose ti fa credere di essere onnisciente sulla materia e sulla carta lo sei anche.

ma la pratica lavorativa è altro mondo, se ci entri oggi come oggi quasi un decennio dopo a quando ci si entrava nel XX secolo, anche la tua capacità adattativa mentale ne risente. perchè una volta che ti sei fissato dei modelli, smontarli è dura.

la mobilità intraterriroriale è tema che estenderebbe il discorso alla difficoltà di trovare abitazioni decenti a prezzi accessibili.
 

brenin

Utente
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ovvio.

un master in MBA tra le altre cose ti fa credere di essere onnisciente sulla materia e sulla carta lo sei anche.

ma la pratica lavorativa è altro mondo, se ci entri oggi come oggi quasi un decennio dopo a quando ci si entrava nel XX secolo, anche la tua capacità adattativa mentale ne risente. perchè una volta che ti sei fissato dei modelli, smontarli è dura.

la mobilità intratterriroriale è tema che estenderebbe il discorso alla difficoltà di trovare abitazioni decenti a prezzi accessibili.
Straquoto. Ad inculcare "modelli" le nostre università sono imbattibili, ai fini concreti però i risultati si vedono....
Dove lavoro sono stati inseriti giovani laureati,alcuni con Mba... personalmente sono rimasto attonito e quasi intimorito delle loro "certezze", basate su ipotesi e valutazioni astratte che ben poco hanno a che fare con la realtà dei mercati,in continua evoluzione e pertanto difficili da prevedere già nel breve periodo. Eppure mi portano business plan addirittura quinquennali ... con le loro relazioni .... però quando gli chiedi previsione del dollaro a 1 e 3 mesi ti guardano esterefatti.... non dispero comunque,poco alla volta riusciremo a riportarli nel mondo reale.....
 

Nobody

Utente di lunga data
il discorso del lavoro precario è altrettanto figlio di una americanizzazione distorta. perchè chi ha vissuto/lavorato negli USA sa come il sistema sia estremamente flessibile sia in uscita che in entrata, per cui la famosa questione per cui puoi perdere il lavoro al mattino e trovarne un altro al pomeriggio, beh è vera.


qui invece si pretende massima flessibilità in uscita e si ha massima rigidità in entrata, per cui se sei una donna in età fertile (diciamo fascia 25-40 anni) non ti si fa il contratto perchè poi mi resti incinta e mi tocca pagarti lasciandoti a casa, se hai più di 40 anni magari in maternità non vai più, ma sei "troppo vecchia" per quasi tutti i lavori.

se sei uomo, per fare lo stesso lavoro che fino agli anni '90 si faceva col diploma da ragioniere, ora vogliono il master MBA, solo che il master MBA vuol dire che prima dei 25-26 anni almeno non hai finito con gli studi e se non sei paraculato o un genio assoluto, cominci ad essere vecchio pure tu.

insomma a me viene in mente più le ferriere dickensiane che il modello USA.
Lo è sempre meno. Lo dicono gli economisti, non io. C'è un generale downgrade nei posti di lavoro... perdita di competenze e di produttività.
D'altronde è il principio dei vasi comunicanti. La globalizzazione dei capitali, delle merci, del lavoro e delle persone non poteva che produrre tutto ciò. Chi era in alto tende a scendere, chi in basso a salire.
Chiaramente partendo da una situazione elevata come quella americana, il tempo necessario per passare da una crisi sistemica generale alla rovina, è lungo. Ma Edward Gibbon o Asimov hanno spiegato bene come crolla un impero.
 
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brenin

Utente
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Lo è sempre meno. Lo dicono gli economisti, non io. C'è un generale downgrade nei posti di lavoro... perdita di competenze e di produttività.
D'altronde è il principio dei vasi comunicanti. La globalizzazione dei capitali, delle merci, del lavoro e delle persone non poteva che produrre tutto ciò. Chi era in alto tende a scendere, chi in basso a salire.
Chiaramente partendo da una situazione elevata come quella americana, il tempo necessario per passare da una crisi sistemica generale alla rovina, è lungo. Ma Edward Gibbon o Asimov hanno spiegato bene come crolla un impero.
Vero,può essere lungo... però i cinesi li tengono in pugno ( 1300 miliardi di dollari in titoli di stato dello zio Sam ).... in una cosa sono stati maestri gli americani.... a rifilare i titoli spazzatura dei sub prime a mezzo mondo....
Se interessa la finanza,consiglo la visione del film " La grande scommessa ".... sulle nefandezze che hanno commesso i banksters americani.....
 
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Nobody

Utente di lunga data
Vero,può essere lungo... però i cinesi li tengono in pugno ( 1300 miliardi di dollari in titoli di stato dello zio Sam ).... in una cosa sono stati maestri gli americani.... a rifilare i titoli spazzatura dei sub prime a mezzo mondo....
Se interessa la finanza,consiglo la visione del film " La grande scommessa ".... sulle nefandezze che hanno commesso i banksters americani.....
:D
Si, lo cerco!
Loro in ultima analisi fanno soprattutto affidamento sull'apparato militare, ma anche le legioni romane sembravano invincibili...
 
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