Cronaca nera

Brunetta

Utente di lunga data
Anche secondo me non è una cosa preordinata, semplicemente sono venuti un po' meno altri elementi una volta più importanti, che occupavano il pensiero delle persone, e c'è più vuoto e solitudine in generale.
E non c'è, a volte, equilibrio nel presentare le emozioni.
Nonostante questo, gli omicidi sono meno e anche gli omicidi di donne sono diminuiti, purtroppo non nella stessa proporzione.
Appunto
 

Brunetta

Utente di lunga data
Io tuttora sono convinto che ho cercato la coppia stabile tutta la vita perché è il modello che mi è stato trasmesso dai miei genitori, che vedo ancora insieme da 60 anni, tra momenti molto belli, a volte difficili ma sempre affrontati insieme. Ma è un modello fuori moda da qualche decennio e loro anche volendo non avrebbero saputo trasmettere come affrontare una realtà molto diversa, dove i sentimenti pare che passino come un raffreddore e le difficoltà di coppia si affrontano eliminando il problema alla radice, ovvero la coppia. Però restano per me la prova vivente che volendo è possibile. Mi chiedo chi cresce senza nemmeno un modello simile che idea si possa fare di tutta questa faccenda, magari potrebbe essere avvantaggiato in qualche modo.
Dipende cosa si pensa che valga l’impegno.
 

danny

Utente di lunga data
Non mi sembra tanto O.T.
Credo che sia stato spontaneo ricordare i tempi della scuola e dei primi approcci sentimentali e sessuali.
L’innamoramento induce a pensare all’assoluto e che quel sentimento durerà per sempre, per noi e per l’altro, dandoci sicurezza, riconoscimento reciproco, ma anche valore sociale.
Ne ha accennato @danny, evidenziando come si sentisse escluso dal mondo delle relazioni, avendo impulsi che non venivano corrisposti, contrariamente ad altri.
È una forma di empatia questo flashback.
Non credo proprio che la giovane età possa spiegare nulla.
Con tutti i padri di famiglia con decenni di matrimonio che ammazzano la moglie e, a volte, figli e si suicidano, vediamo che la variabile età non c’entra.
Io sono anche stufa delle spiegazioni semplicistiche e di attribuzione dei delitti a un sistema di (dis)valori che alcuni definiscono patriarcato, che mi pare non c’entri niente.
Quello che mi sembra evidente è la difficoltà a reggere l’abbandono. Certo la giovane età ci fa trovare tutto più stridente, perché l’abbandono dovrebbe apparire meno grave, quando hai evidentemente un mondo, anche relazionale, davanti.
Perché c’è questo attaccamento morboso alla partner che fa sentire precipitare nel baratro di fronte alla perdita?
Ogni caso è una storia a sé.
Mi viene in mente la storia di una mia amica.
Lui è un ossessivo. Lei ha convissuto con lui per anni.
Con lei questo uomo aveva trovato un equilibrio, ovvero una situazione di apparente stabilità e di definizione di sé adeguata.
Quando lei lo ha lasciato quella condizione di equilibrio apparente è andata perdendosi ed è tornato a galla il disturbo.
Posso solo accennare a questa storia, che ha avuto risvolti complessi che ci hanno coinvolto direttamente, ma è evidente che dietro ogni problema di gestione dell'aggressività vi è un disturbo non gestito.
Non è affatto in tanti casi un problema culturale come si pretende in Italia, ma psichiatrico.
Anche mia moglie in un periodo di perdita dell'equilibrio aveva sviluppato un'aggressività incontrollata.
La soluzione fu psichiatrica.

Altra questiome quella della droga.
Il consumo di droghe che vanno a impattare sull'equilibrio psichico è elevato.
Io stesso conosco un buon numero di persone che fanno uso di stupefacenti.
Questo determina un aumento del rischio di trovare soggetti violenti.
I marocchini spacciatori che sono andati su WTF delle mie parti sono tutti tossici come gran parte di quelli di tante zone urbane. Il coltello e la spranga facile sono conseguenza spesso di cervelli bruciati.
Una mia amica sudamericans mi parla di un'abitudine delle prostitute sudamericane di graffiare a sangue il volto degli amati per gelosia. I sudamericani hanno abitudini differenti, ma anche qui emergono altri fattori, che riguardano un differente ambiente di crescita, che determina un aumento della tolleranza verso comportamenti più aggressivi. Insomma, non vi è una ragione che possa considerarsi valida per tutti né un genere che possa considerarsi più pericoloso dell'altro.
 
Ultima modifica:

danny

Utente di lunga data
Ovviamente non sa amare chi uccide.
Ma perché c’è negli uomini (ovviamente in questi uomini) questa insicurezza?
Ma gli uomini sono sempre stati insicuri.
Etnicamente e storicamente il culto della fertilità spesso simboleggiato dal fallo serviva proprio a garantire sufficiente valore sociale a ciò che nella società è più fragile, la virilità, con la conseguenza di delegare all'uomo anche la difesa di donne e bambini.
Negli ultimi decenni la virilità da noi è stata messa alla berlina e gli uomini palesano ciò che sono sempre stati.
La conseguenza è stata la perdita di valori sociali, la disgregazione della famiglia, la denatalità, il crollo del welfare, la lotta di classe che è divenuta sopraffazione.
Conseguenze pesanti che però sono state interpretati come un progresso di valori civili.
Peccato che il resto del mondo viaggi diversamente e quindi quelli deboli nel mondo ora siamo diventati noi.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Ogni caso è una storia a sé.
Mi viene in mente la storia di una mia amica.
Lui è un ossessivo. Lei ha convissuto con lui per anni.
Con lei questo uomo aveva trovato un equilibrio, ovvero una situazione di apparente stabilità e di definizione di sé adeguata.
Quando lei lo ha lasciato quella condizione di equilibrio apparente è andata perdendosi ed è tornato a galla il disturbo.
Posso solo accennare a questa storia, che ha avuto risvolti complessi che ci hanno coinvolto direttamente, ma è evidente che dietro ogni problema di gestione dell'aggressività vi è un disturbo non gestito.
Non è affatto in tanti casi un problema culturale come si pretende in Italia, ma psichiatrico.
Anche mia moglie in un periodo di perdita dell'equilibrio aveva sviluppato un'aggressività incontrollata.
La soluzione fu psichiatrica.

Altra questiome quella della droga.
Il consumo di droghe che vanno a impattare sull'equilibrio psichico è elevato.
Io stesso conosco un buon numero di persone che fanno uso di stupefacenti.
Questo determina un aumento del rischio di trovare soggetti violenti.
I marocchini spacciatori che sono andati su WTF delle mie parti sono tutti tossici come gran parte di quelli di tante zone urbane. Il coltello e la spranga facile sono conseguenza spesso di cervelli bruciati.
Una mia amica sudamericans mi parla di un'abitudine delle prostitute sudamericane di graffiare a sangue il volto degli amati per gelosia. I sudamericani hanno abitudini differenti, ma anche qui emergono altri fattori, che riguardano un differente ambiente di crescita, che determina un aumento della tolleranza verso comportamenti più aggressivi. Insomma, non vi è una ragione che possa considerarsi valida per tutti né un genere che possa considerarsi più pericoloso dell'altro.
Credo che chiunque anche perfettamente sano di mente possa sviluppare sintomi e problemi psichiatrici se sottoposto a una sufficiente pressione esterna.
 

Nicky

Utente di lunga data
Credo che chiunque anche perfettamente sano di mente possa sviluppare sintomi e problemi psichiatrici se sottoposto a una sufficiente pressione esterna.
No. Si slatentizza qualcosa che hai. Non si crea qualcosa che non hai.
L'eventuale patologia che una persona ha, può dipendere da componenti genetiche, dal funzionamento e da eventuali traumi o microtraumi, ma nella prima infanzia.
Anche la schizofrenia, che tende a emergere nella tarda adolescenza, è comunque legata a un complesso di condizioni preesistenti.
Non c'è una sola causa, si parla in genere di eziopatogenesi.
Ma non è un singolo fatto o evento che provoca un disturbo psichiatrico.
Il fato è che spesso non vediamo i sintomi, perché è complicato vedere e capire gli altri.
 

Nicky

Utente di lunga data
Ma sai che credo che sto fatto di avere il partner e basta appartiene alla generazione precedente.
Vedo i miei e vedo i loro amici.
Praticamente sono tutte persone che hanno lavorato e si sono prese cura prima dei genitori e dei figli e poi dei nipoti.
La loro vita ruota intorno a questi soli aspetti. Poi certo qualche serata e cena con amici.
Ma sempre in coppia.
Io e marito abbiamo molti interessi.
I miei si chiedono sempre cosa facciamo senza figli.
Se fossi single continuerei ad avere molti interessi anche perché molti sono proprio miei e non condivisi con marito e così pure lui.
Io invece credo che la gente che fa certi atti e’ gente criminale.
E’ spesso e’ gente che brilla della luce riflessa del partner perché di suo e’ invece insignificante.
Non mi sto riferendo agli interessi, ma alle relazioni.
Per tante persone, quella con il partner è l'unica vera relazione, perché magari hanno conoscenti o familiari, ma sono rapporti privi di profondità.
Per te sicuramente non è così, perché hai genitori, amici, con i quali hai rapporti paragonabili a quello che hai con tuo marito. Ma non è così per tutti.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
No. Si slatentizza qualcosa che hai. Non si crea qualcosa che non hai.
L'eventuale patologia che una persona ha, può dipendere da componenti genetiche, dal funzionamento e da eventuali traumi o microtraumi, ma nella prima infanzia.
Anche la schizofrenia, che tende a emergere nella tarda adolescenza, è comunque legata a un complesso di condizioni preesistenti.
Non c'è una sola causa, si parla in genere di eziopatogenesi.
Ma non è un singolo fatto o evento che provoca un disturbo psichiatrico.
Il fato è che spesso non vediamo i sintomi, perché è complicato vedere e capire gli altri.
Sembra che tu consideri patologia mentale come un on/off, ovvero matto / normale, ma non credo proprio che sia così. Le patologie coprono uno spettro amplissimo in cui cose come la schizofrenia sono ai limiti e lì è evidente che c'è un qualcosa a monte di latente che prima o poi emerge. Ma per tutti i casi intermedi (che possono essere comunque molto gravi) è una questione di carico e risorse: se il carico diventa troppo pesante rispetto alle risorse interne ed esterne disponibili (famiglia, amici, senso di controllo, strumenti cognitivi), chiunque può entrare in crisi e inizia ad avere più senso parlare di fragilità. Ciò a mio avviso è anche importante dal punto di vista etico: ci aiuta a superare lo stigma e a ricordarci che la salute mentale non è una linea netta tra "normale" e "malato", ma un equilibrio precario e mutevole, che tutti possiamo perdere e in qualche misura recuperare. Ma attenzione che non intendo dire che chiunque commetta violenza è giustificato perchè poverino è fragile ed era in un momento di forte stress, proprio perchè patologia psichiatrica non vuol dire necessariamente incapacità di intendere e di volere.
 

Nicky

Utente di lunga data
Sembra che tu consideri patologia mentale come un on/off, ovvero matto / normale, ma non credo proprio che sia così. Le patologie coprono uno spettro amplissimo in cui cose come la schizofrenia sono ai limiti e lì è evidente che c'è un qualcosa a monte di latente che prima o poi emerge. Ma per tutti i casi intermedi (che possono essere comunque molto gravi) è una questione di carico e risorse: se il carico diventa troppo pesante rispetto alle risorse interne ed esterne disponibili (famiglia, amici, senso di controllo, strumenti cognitivi), chiunque può entrare in crisi e inizia ad avere più senso parlare di fragilità. Ciò a mio avviso è anche importante dal punto di vista etico: ci aiuta a superare lo stigma e a ricordarci che la salute mentale non è una linea netta tra "normale" e "malato", ma un equilibrio precario e mutevole, che tutti possiamo perdere e in qualche misura recuperare. Ma attenzione che non intendo dire che chiunque commetta violenza è giustificato perchè poverino è fragile ed era in un momento di forte stress, proprio perchè patologia psichiatrica non vuol dire necessariamente incapacità di intendere e di volere.
Ti sbagli, non penso affatto che ci sia un confine rigido tra matto e normale, né penso che il carico non possa avere effetto sulla salute mentale.
Ma, come ho detto, slatentizza, non crea.
Non è così solo sulla schizofrenia, tutte le patologie derivano da un insieme di concause. Certamente una situazione di stress elevato non aiuta, ma non è la causa di veri e propri problemi di salute mentale.
Questo vuole semplicemente dire che il lavoro sulla salute mentale è anche un lavoro di prevenzione, che consiste nel cogliere e curare anche prima, in modo che si riducano i casi in cui si arriva a situazioni estreme.
Se, invece, si pensa che uno che stava benissimo arrivi a uccidere perché ha subito un forte stress ed è crollato, come se fosse lo stress a creare la condizione, senza considerare la preesistenza, per me si commette un errore.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Ti sbagli, non penso affatto che ci sia un confine rigido tra matto e normale, né penso che il carico non possa avere effetto sulla salute mentale.
Ma, come ho detto, slatentizza, non crea.
Non è così solo sulla schizofrenia, tutte le patologie derivano da un insieme di concause. Certamente una situazione di stress elevato non aiuta, ma non è la causa di veri e propri problemi di salute mentale.
Questo vuole semplicemente dire che il lavoro sulla salute mentale è anche un lavoro di prevenzione, che consiste nel cogliere e curare anche prima, in modo che si riducano i casi in cui si arriva a situazioni estreme.
Se, invece, si pensa che uno che stava benissimo arrivi a uccidere perché ha subito un forte stress ed è crollato, come se fosse lo stress a creare la condizione, senza considerare la preesistenza, per me si commette un errore.
Veramente ho scritto che la fragilità crea la condizione, perchè a parità di stress mica tutti si comportano allo stesso modo. Ma esiste comunque un limite per tutti, anche molto alto, se no chi viene mandato in guerra non ucciderebbe come se fosse un lavoro.
Dunque ribadisco che per me alla base c'è una forma di fragilità, ma è importante capire che tipo di fragilità stiamo nominando. Non parliamo di una debolezza generica, come a dire “è colpa tua perché sei fragile”, o peggio "non è colpa tua perchè sei fragile". Parliamo invece di una vulnerabilità umana universale, che in certi momenti della vita, sotto stress, dolore, isolamento, frustrazione o trauma, può diventare esplosiva.
E la fragilità che spesso sta sotto alla violenza o alla crisi, assume diverse forme. Ad esempio emotiva come incapacità di reggere emozioni troppo intense: rabbia, paura, vergogna, umiliazione. Se una persona non ha mai imparato a riconoscerle e regolarle, può agire d’impulso, anche in modo distruttivo. Esempio: un’esplosione di rabbia che copre una paura profonda di essere abbandonati. Oppure identitaria, quando l'immagine di sé crolla, per fallimenti, rifiuti, tradimenti, si può reagire in modo disperato o aggressivo. Si perde il senso di chi si è, tipo “Se perdo questo amore, non valgo più nulla”, “Se mi umiliano, non esisto”. Oppure ancora fragilità relazionale, certe persone non hanno strumenti per affrontare conflitti o frustrazioni. Se cresciuti in ambienti dove i legami erano instabili, abusanti o imprevedibili, possono replicare quei modelli quando si sentono minacciati. O ancora fragilità neuropsichica, alcuni disturbi mentali (bipolare, borderline, psicosi) aumentano il rischio di comportamenti fuori controllo, specialmente se non curati. Non significa che chi ha questi disturbi sia necessariamente "pericoloso", ma che la soglia di tolleranza allo stress può essere molto più bassa.
E per me in definitiva siamo tutti fragili chi più chi meno, la differenza è quanto ne siamo consapevoli, e quanto sappiamo gestire quella fragilità. Le persone più “forti” non sono quelle che non cadono mai. Sono quelle che conoscono i propri limiti, chiedono aiuto quando serve, sanno fermarsi prima del disastro.
 

Nicky

Utente di lunga data
@ParmaLetale scritto in questo modo ha un altro senso e sono d'accordo, semplicemente tu parli genericamente di fragilità, mentre io credo che, per arrivare a gesti così estremi, ci sia già qualcosa di più specifico, come, appunto, un problema rilevante nella gestione degli stati emotivi, di cui non c'era consapevolezza, e che non è affatto detto che sfoci in gesti del genere, ma di cui purtroppo non c'era consapevolezza.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
@ParmaLetale scritto in questo modo ha un altro senso e sono d'accordo, semplicemente tu parli genericamente di fragilità, mentre io credo che, per arrivare a gesti così estremi, ci sia già qualcosa di più specifico, come, appunto, un problema rilevante nella gestione degli stati emotivi, di cui non c'era consapevolezza, e che non è affatto detto che sfoci in gesti del genere, ma di cui purtroppo non c'era consapevolezza.

Certamente per arrivare a certi gesti estremi non basta una "fragilità" generica, ma ci dev’essere qualcosa di più profondo e strutturale, anche se spesso invisibile o negato fino al punto di rottura. Non è una semplice questione di "essere genericamente fragili", ma serve un problema reale nella regolazione emotiva, nella gestione della frustrazione, dell’ansia, dell’impulso o del dolore, qualcosa che già esisteva, ma che magari nessuno aveva mai visto davvero per com'è. Magari era coperto da una facciata di controllo o razionalità oppure era compensato da routine, ruoli sociali, dipendenze accettabili (lavoro, performance, accudimento...) o ancora era stato normalizzato nella storia personale ("sono sempre stato così, è il mio carattere"). Ed è proprio la mancanza di consapevolezza ciò che lo rende pericoloso, tipo "Non sapevo di poter arrivare a tanto. Non pensavo di essere capace di una cosa così.". Tuttavia anche se non tutti ci arrivano, molti ci passano vicino: la stessa pressione esterna può far crollare una persona in modo drammatico e lasciare un’altra solo scossa. Quindi sì: c’è un elemento predisponente, anche se non sempre è patologico. A volte è una combinazione di comportamenti comunque disfunzionali, tipo sopprimere la rabbia per anni e poi esplodere, oppure scappare, negare, colpevolizzare sempre davanti ai problemi, o più banalmente assenza di un linguaggio interno per nominare il disagio. Poi ovviamente il non sapere non scusa, ma gli atti estremi non nascono solo da una pressione esterna o da una fragilità generica, bensì da una mancanza di consapevolezza su un punto debole strutturale, che esisteva già e che, in condizioni estreme, diventa azione.
 

danny

Utente di lunga data
Veramente ho scritto che la fragilità crea la condizione, perchè a parità di stress mica tutti si comportano allo stesso modo. Ma esiste comunque un limite per tutti, anche molto alto, se no chi viene mandato in guerra non ucciderebbe come se fosse un lavoro.
Dunque ribadisco che per me alla base c'è una forma di fragilità, ma è importante capire che tipo di fragilità stiamo nominando. Non parliamo di una debolezza generica, come a dire “è colpa tua perché sei fragile”, o peggio "non è colpa tua perchè sei fragile". Parliamo invece di una vulnerabilità umana universale, che in certi momenti della vita, sotto stress, dolore, isolamento, frustrazione o trauma, può diventare esplosiva.
E la fragilità che spesso sta sotto alla violenza o alla crisi, assume diverse forme. Ad esempio emotiva come incapacità di reggere emozioni troppo intense: rabbia, paura, vergogna, umiliazione. Se una persona non ha mai imparato a riconoscerle e regolarle, può agire d’impulso, anche in modo distruttivo. Esempio: un’esplosione di rabbia che copre una paura profonda di essere abbandonati. Oppure identitaria, quando l'immagine di sé crolla, per fallimenti, rifiuti, tradimenti, si può reagire in modo disperato o aggressivo. Si perde il senso di chi si è, tipo “Se perdo questo amore, non valgo più nulla”, “Se mi umiliano, non esisto”. Oppure ancora fragilità relazionale, certe persone non hanno strumenti per affrontare conflitti o frustrazioni. Se cresciuti in ambienti dove i legami erano instabili, abusanti o imprevedibili, possono replicare quei modelli quando si sentono minacciati. O ancora fragilità neuropsichica, alcuni disturbi mentali (bipolare, borderline, psicosi) aumentano il rischio di comportamenti fuori controllo, specialmente se non curati. Non significa che chi ha questi disturbi sia necessariamente "pericoloso", ma che la soglia di tolleranza allo stress può essere molto più bassa.
E per me in definitiva siamo tutti fragili chi più chi meno, la differenza è quanto ne siamo consapevoli, e quanto sappiamo gestire quella fragilità. Le persone più “forti” non sono quelle che non cadono mai. Sono quelle che conoscono i propri limiti, chiedono aiuto quando serve, sanno fermarsi prima del disastro.
È esattamente questo.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Uhm... No.

Anche l'acqua può essere dannosa se assunta oltre una certa dose.
Ma normalmente, in assenza di condizioni patologiche, non muori se ne bevi due litri al giorno.
Insomma nessuna persona equilibrata, sana di mente e normalmente non malvagia commette un omicidio a seguito e come conseguenza di un litigio o di un abbandono o anche solo di un'infrazione stradale.
Una normale gelosia non uccide. Nemmeno la rabbia.
Infatti ho scritto "sottoposto ad una sufficiente pressione esterna"
 

danny

Utente di lunga data
Infatti ho scritto "sottoposto ad una sufficiente pressione esterna"
È proprio questo il punto.
Ti faccio un esempio.
Mia moglie ha la pessima abitudine di fare in auto gesti rivolti a chi guida in maniera scriteriata. Io l'ho avvertita più volte che è un comportamento a rischio poiché non si sa mai chi incontri dietro la corazza della carrozzeria di un'auto.
Un nostro comportamento ha effetti diversi su persone differenti e bisogna saperlo calibrare cercando di non fare mai arrivare le persone con cui ci relazioniamo anche solo occasionalmente oltre il loro limite.
Se non conosciamo questo limite, che per alcuni può essere molto basso, dobbiamo essere discreti.
Puro buon senso, la miglior autodifesa preventiva possibile.
Sembra scontato, ma non lo è.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ogni caso è una storia a sé.
Mi viene in mente la storia di una mia amica.
Lui è un ossessivo. Lei ha convissuto con lui per anni.
Con lei questo uomo aveva trovato un equilibrio, ovvero una situazione di apparente stabilità e di definizione di sé adeguata.
Quando lei lo ha lasciato quella condizione di equilibrio apparente è andata perdendosi ed è tornato a galla il disturbo.
Posso solo accennare a questa storia, che ha avuto risvolti complessi che ci hanno coinvolto direttamente, ma è evidente che dietro ogni problema di gestione dell'aggressività vi è un disturbo non gestito.
Non è affatto in tanti casi un problema culturale come si pretende in Italia, ma psichiatrico.
Anche mia moglie in un periodo di perdita dell'equilibrio aveva sviluppato un'aggressività incontrollata.
La soluzione fu psichiatrica.

Altra questiome quella della droga.
Il consumo di droghe che vanno a impattare sull'equilibrio psichico è elevato.
Io stesso conosco un buon numero di persone che fanno uso di stupefacenti.
Questo determina un aumento del rischio di trovare soggetti violenti.
I marocchini spacciatori che sono andati su WTF delle mie parti sono tutti tossici come gran parte di quelli di tante zone urbane. Il coltello e la spranga facile sono conseguenza spesso di cervelli bruciati.
Una mia amica sudamericans mi parla di un'abitudine delle prostitute sudamericane di graffiare a sangue il volto degli amati per gelosia. I sudamericani hanno abitudini differenti, ma anche qui emergono altri fattori, che riguardano un differente ambiente di crescita, che determina un aumento della tolleranza verso comportamenti più aggressivi. Insomma, non vi è una ragione che possa considerarsi valida per tutti né un genere che possa considerarsi più pericoloso dell'altro.
Concordo sui problemi psichiatrici o psicologici di chi AGISCE il disagio e la tristezza.
Purtroppo parlare dei problemi degli aggressori, viene contrastato se si crede che sia una giustificazione.
Ma il piano giuridico e il piano della comprensione dei problemi individuali e sociali sono diversi.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ma gli uomini sono sempre stati insicuri.
Etnicamente e storicamente il culto della fertilità spesso simboleggiato dal fallo serviva proprio a garantire sufficiente valore sociale a ciò che nella società è più fragile, la virilità, con la conseguenza di delegare all'uomo anche la difesa di donne e bambini.
Negli ultimi decenni la virilità da noi è stata messa alla berlina e gli uomini palesano ciò che sono sempre stati.
La conseguenza è stata la perdita di valori sociali, la disgregazione della famiglia, la denatalità, il crollo del welfare, la lotta di classe che è divenuta sopraffazione.
Conseguenze pesanti che però sono state interpretati come un progresso di valori civili.
Peccato che il resto del mondo viaggi diversamente e quindi quelli deboli nel mondo ora siamo diventati noi.
Muhm
Non concordo con tutto.
Non so dove la virilità sia messa alla berlina.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Concordo sui problemi psichiatrici o psicologici di chi AGISCE il disagio e la tristezza.
Purtroppo parlare dei problemi degli aggressori, viene contrastato se si crede che sia una giustificazione.
Ma il piano giuridico e il piano della comprensione dei problemi individuali e sociali sono diversi.
Temo che tendiamo a sopravvalutare le capacità di comprensione del testo degli altri. Molti fanno parecchia fatica a distinguere spiegare da giustificare
 

danny

Utente di lunga data
Muhm
Non concordo con tutto.
Non so dove la virilità sia messa alla berlina.
Anche solo quando non comprendendo il concetto primordiale di mascolinità tossica, si eccede nello stigmatizzare tutto ciò che è invece prettamente maschile.
TV e social sono pieni di questo tipo di antagonismo.
 
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