I social costituiscono una forma di autobiografia. Ma è una autobiografia che si scrive nel presente. Perciò non comprende, non può comprendere nessuna riflessione sul vissuto.
Chi guarda si sente compartecipe, ma non è che uno spettatore che paga il biglietto attraverso i contenuti pubblicitari.
Ma appunto non è compartecipe e quando si sente coinvolto, come e più che se fosse un amico, e interviene, in qualsiasi modo, chi pure si è esposto, reagisce per difendere la propria intimità.
Inoltre siamo in un epoca in cui il vittimismo, l’essere malati o vittime rende. Quindi alcune malattie vengono amplificate, se non inventate.
Ad alcuni può far bene non sentirsi strani mostri, vedendo che le cose per cui soffre fanno soffrire anche altri. Ma c’è anche l’ effetto di amplificazione dei sintomi.
Insomma vedo perlopiù problemi.