Lo capisco molto bene Nicka quello che dici.
E, ribadisco, ognuno fa quello che gli è più funzionale per il benessere. Al netto del giusto e dello sbagliato. Che secondo me a questo livello hanno un peso molto relativo.
E' giusto quello che funziona. Ed è assolutamente soggettivo questo.
Per quanto riguarda me, il rifiuto che mi ha davvero condizionata è stato quello primario. Ed è quello che mi ha parlato dentro per anni.
E per anni ho ripetuto la profezia per cui io non posso che essere ostacolo, impedimento, portatrice di dolore, non abbastanza. Malattia e cura. Questo sono stata nella percezione di mia madre e questo mi ha insegnato che ero, fin dall'utero.
Rifiutare parti di me, non esponendole, è tradirmi, è ascoltare la sua voce dentro di me e non ascoltare invece quella che sono io.
Nascondendomi, anche nelle parti imbarazzanti o di cui ho paura, confermo che non posso che essere rifiutata.
E diventa vero, e non perchè mi rifiutino gli altri.
Ma perchè mi rifiuto io per prima.
In questa prospettiva quello che per me conta è non tradire me. Quella che sono. Nel bene e nel male.
Che poi un uomo non possa reggere ciò che sono, non è un problema mio. Ma suo.
E' lui che non regge.
E il fatto che lui non regga, essendo un problema suo e non mio, non mi mette nella condizione di nascondere per fargli maternage.
Se un uomo ha bisogno di maternage, non è lui che rifiuta me...sono io che "rifiuto".
Che poi non è neanche rifiuto. E' semplicemente accettare che non ci si può stare vicini.
E allora un caro saluto e in pace ognuno per la sua via.
Io la mia, per quanto mi piace l'idea di condividerla con qualcuno di affine, la so percorrere anche da sola.
E non ho intenzione di rinunciarci facendo compromessi per non essere sola.
Specialmente adesso che ho imparato la differenza fra sola e isolata