Per ampliare il concetto dovrei postare qui il capitolo 16 dei miei appunti personali, e non mi sembra il caso.
Condensare in poche righe l'intuizione che in quelle pagine ho descritto non è certo semplice.
Le ipotesi scientifiche più attuali tendono a descrivere l'Universo come un insieme di materia che via via si rarefà, andando apparentemente, come già detto, da una condizione di estrema concentrazione ad una di estrema rarefazione. Se colleghiamo questa immagine alla storia della vita in genere e poi in particolare di quella umana, ci rendiamo conto che parrebbe esistere un fattore esterno alla pura materia, quel qualcosa che genericamente chiamiamo "spirito" il quale parrebbe percorrere, rispetto alla materia, un percorso inverso: dalla minima ad una ipotizzabile massima concentrazione. La vita come la conosciamo si basa sulla presenza di energia, quindi di differenza di potenziale, condizione che al massimo dell'entropia viene totalmente a mancare.
Se, quindi, il massimo dello "spirito" corrisponde al minimo della "materia", la quale è la forma che permette la vita fisica, ecco che si evidenzia quanto il massimo della vita spirituale corrisponda al massimo concetto di morte fisica.