Spot
utente in roaming.
Il mondo può cambiare in un mese
Ho 28 anni.
Ero la donna della sua vita. La donna che amava, la donna con cui voleva vivere, l'unica con cui vedeva un futuro. La più bella del mondo, l'unica che desiderava. La sua e la mia identità era "noi". Ci sembrava di essere così vicini che non c'era parte della nostra vita che non riguadasse l'altro.
Ero il suo primo amore, e la sua prima donna in assoluto. Io avevo avuto altre esperienze, ma nessuna che mi avesse fatto sognare così, che mi avesse fatto amare sul serio, che mi avesse fatto sentire me stessa e libera di lasciarmi andare. 5 anni insieme, un rapporto a distanza, ma mille sforzi per passare più tempo possibile insieme.
Il resto del mondo era secondario. Io, che mi sono sempre immaginata sola e indipendente, con gioia iniziavo a modellare la mia vita intorno a lui: su di lui basavo le mie scelte, lui era il più grande obiettivo da raggiungere. Mi stavo organizzando per raggiungerlo e andare a vivere da lui. Per me, era quello giusto. Tutto tra noi sembrava essere libero, spontaneo.
Poi lui, spesso solo, 4 mesi fa inizia ad uscire un po' di più, sempre un po' più spesso. Vede ragazze. Ne sono contenta.
Un mese e mezzo fa, nota lei.
Lei gli da familiarità, calore. Non è bella, ma ai suoi occhi affascinante e stupenda. Proviene dalla sua stessa città, dove io attualmente vivo, e lavora e vive nella città in cui vive lui. Decide di provarci subito.
Io d'altronde non ho mai imposto fedeltà e dedizione, anche se fino ad allora l'avevo data e ricevuta. Tuttavia, iniziano 3 settimane di menzogne. Menzogne anche quando sto a casa sua, e si assenta un po' di più per vedere lei, o quando lui viene da me, e inventa scuse per passare del tempo con lei, poco prima di ripartire.
Percepisco qualcosa di strano, ma non sospetto: d'altra parte nei miei confronti ha tutto quell'amore e tutta quella passione di sempre.
La settimana dopo, qualche silenzio di troppo. La cosa inizia a ferirmi, e dopo aver aspettato una notte intera nell'attesa che mi richiamasse, inizio a cercarlo io con insistenza ossessiva. Non appena mi risponde, dopo un po' d'insistenza arriva la bomba. Era in programma che io salissi da lui, dopo un'altra settimana: dice che aspettava quello per dirmelo.
E' come se il mondo intero mi fosse crollato addosso, non ci credo, non realizzo.
Il giorno dopo scende per parlarmi. Mi racconta tutto per filo e per segno, anche i più piccoli e dolorosi dettagli, e poi è un tutto: "credevo che mi avessi lasciato subito e ho anche pensato di mettermi con lei, ma voglio stare con te, vedo solo con te un futuro".
Gli dico di pensarci, di esserne sicuro. Si prende una settimana, non sa come dirlo a lei. In una settimana al telefono con me si sfoga, mi racconta tutto perchè sono "il suo specchio", racconta i suoi sensi di colpa, mi parla di lei, si contraddice, è confuso, si sente in crisi perchè si riteneva incapace di far del male a qualcuno, non vuole che io mi neghi al telefono, ha bisogno della mia voce e di conferme da parte mia. Vuole assolutamente sapere se sono disposta a tornare con lui. Poi ci rivediamo, con la promessa di stare insieme. Qualche giorno bello e appassionato, altri più cupi.
Quando arriva il momento di rendere definitiva la cosa e di dirlo a lei, si fa prendere da mille dubbi. Il modo in cui parla di lei e di me mi fa male, sembra un sogno contro una realtà -non brutta- ma circondata di grigiore.
Ma la settimana è passata, io ho un colloquio 2 giorni dopo, gli chiedo di decidere prima del colloquio, perchè mi sento debole, in ansia, e piena di stress.
Parla con lei per lasciarla, le racconta le sue intenzioni ma le dice che ha dei dubbi, e che quella scelta glie l'ho imposta io. Non la lascia, e tornato a casa da me la riempie di messaggi e chiamate, in mia presenza. Io gli dico di lasciare me a questo punto, e di andare da lei, ma lui non vuole sentire ragioni e non vuole lasciarmi andare. Vuole tempo.
Ma i dubbi continuano, i messaggi per lei continuano, lui è distratto e non vede la mia sofferenza e la mia paura, che via via si fanno più forti. Il giorno del mio compleanno me ne vado, di comune accordo con lui, preferisco tornare a casa piuttosto che aspettare sola che lui torni la sera. Lui mi promette che avrebbe deciso e per rispettarmi, intanto, non avrebbe visto nè me nè lei. Voleva stare solo.
Lui tenta di chiamarmi, di mandarmi messaggi ed essere un po' dolce. Senza molto impegno, ma lo fa. Tuttavia io non ce la faccio, e decido di non sentirlo fino a che la decisione non sarebbe stata definitiva.
Passano i giorni. Un "mi manchi tanto per messaggi", che mi rende debole e me lo fa chiamare. Una conversazione inutile al telefono. Passano altri giorni.
Divento meschina: ho la sua password di facebook, lo spio e scopro che l'ha vista. Aspetto, cerco di calmarmi. Altri giorni.
Lo chiamo e glie lo dico.
E poi incalzo con le domande, perchè lui tergiversa.
Dice che ha capito di non amarmi, perchè non gli sono mancata come credeva, e che ha scelto lei. Dice che stava aspettando di rivedermi per dirmelo, fra una quindicina di giorni (si, di nuovo lasciata a soffrire, dubitare e attendere, nonostante i giochi fosserò già stabiliti).
La cosa in sè nemmeno mi addolora, in realtà avevo capito che sarebbe andata a finire in questo modo. Ma mi fa arrabbiare l'essere stata tenuta di nuovo all'oscuro.
Però il giorno dopo mi manca e lo contatto, discutiamo per messaggi. Cerco di spiegargli che con me si è comportato male, che mi ha lasciato in attesa e mi ha illusa, che si è sfogato non tenendo conto di quanto potessi soffrire io, in quanto donna innamorata. Il bisogno di confrontarmi con lui e di fargli capire come mi sono sentita è forte: avevo troppo taciuto nei giorni precendenti. Lui minimizza, dice di aver risolto una situazione terribile brillantemente, dice di avermi trattata con rispetto e da pari, dice che esagero.
Mi chiede se ero già uscita con qualcuno. Gli dico di no, ma che la sera stessa sarei uscita con un tipo conosciuto in chat. Una scusa per non pensare a lui per lo più, in realta non mi va assolutamente. Mi dà dell'ipocrita, mi accusa di fare la vittima e l'eroina del nostro rapporto, mentre in realtà sono già passata oltre, perchè vado a caccia di ragazzi nelle chat.
Però dice che sono il suo punto di riferimento, la donna più importante della sua vita dopo sua madre, che comunque dovevamo vederci per parlare, e continuare a sentirci.
Gli chiedo se si è proprio fidanzato, non mi risponde.
Gli scrivo che senza desiderio io e lui non possiamo essere nulla, perchè non siamo mai stati amici e non abbiamo mai comunicato escludendo i nostri corpi. Che avrei preferito essere sua amante che suo punto di riferimento.
Non risponde.
Capisco che l'uomo con cui mi sono sempre confidata semplicemente non è più interessato ad ascoltarmi, nonostante dica il contrario. Fra un paio di settimane dovremmo vederci: lui dovrebbe restituirmi alcune cose lasciate a casa sua e parlarmi. Avevo intenzione di accettare l'incontro, ma ora come ora, so solo che non voglio più vederlo nè sentirlo, mai più: in un mese ha deciso che io e i miei sentimenti non lo riguardiamo più da vicino, quindi ogni contatto perde di senso. E' diventato un estraneo.
Sono triste, ma mi sento meglio: lo stomaco non mi si contorce più come ha fatto per un mese di attesa, non tremo più. Per la prima volta, non mi manca.
A volte mi chiedo come mai abbia cercato un'altra, come possa essere lei diventata così importante in così poco tempo, mentre io sono improvvisamente diventata poco più che nulla. Mi chiedo come mai io non sia stata abbastanza. Ma sono risposte che non posso darmi da sola, e lui credo che si rifiuterà sempre di darmele.
Ho 28 anni.
Ero la donna della sua vita. La donna che amava, la donna con cui voleva vivere, l'unica con cui vedeva un futuro. La più bella del mondo, l'unica che desiderava. La sua e la mia identità era "noi". Ci sembrava di essere così vicini che non c'era parte della nostra vita che non riguadasse l'altro.
Ero il suo primo amore, e la sua prima donna in assoluto. Io avevo avuto altre esperienze, ma nessuna che mi avesse fatto sognare così, che mi avesse fatto amare sul serio, che mi avesse fatto sentire me stessa e libera di lasciarmi andare. 5 anni insieme, un rapporto a distanza, ma mille sforzi per passare più tempo possibile insieme.
Il resto del mondo era secondario. Io, che mi sono sempre immaginata sola e indipendente, con gioia iniziavo a modellare la mia vita intorno a lui: su di lui basavo le mie scelte, lui era il più grande obiettivo da raggiungere. Mi stavo organizzando per raggiungerlo e andare a vivere da lui. Per me, era quello giusto. Tutto tra noi sembrava essere libero, spontaneo.
Poi lui, spesso solo, 4 mesi fa inizia ad uscire un po' di più, sempre un po' più spesso. Vede ragazze. Ne sono contenta.
Un mese e mezzo fa, nota lei.
Lei gli da familiarità, calore. Non è bella, ma ai suoi occhi affascinante e stupenda. Proviene dalla sua stessa città, dove io attualmente vivo, e lavora e vive nella città in cui vive lui. Decide di provarci subito.
Io d'altronde non ho mai imposto fedeltà e dedizione, anche se fino ad allora l'avevo data e ricevuta. Tuttavia, iniziano 3 settimane di menzogne. Menzogne anche quando sto a casa sua, e si assenta un po' di più per vedere lei, o quando lui viene da me, e inventa scuse per passare del tempo con lei, poco prima di ripartire.
Percepisco qualcosa di strano, ma non sospetto: d'altra parte nei miei confronti ha tutto quell'amore e tutta quella passione di sempre.
La settimana dopo, qualche silenzio di troppo. La cosa inizia a ferirmi, e dopo aver aspettato una notte intera nell'attesa che mi richiamasse, inizio a cercarlo io con insistenza ossessiva. Non appena mi risponde, dopo un po' d'insistenza arriva la bomba. Era in programma che io salissi da lui, dopo un'altra settimana: dice che aspettava quello per dirmelo.
E' come se il mondo intero mi fosse crollato addosso, non ci credo, non realizzo.
Il giorno dopo scende per parlarmi. Mi racconta tutto per filo e per segno, anche i più piccoli e dolorosi dettagli, e poi è un tutto: "credevo che mi avessi lasciato subito e ho anche pensato di mettermi con lei, ma voglio stare con te, vedo solo con te un futuro".
Gli dico di pensarci, di esserne sicuro. Si prende una settimana, non sa come dirlo a lei. In una settimana al telefono con me si sfoga, mi racconta tutto perchè sono "il suo specchio", racconta i suoi sensi di colpa, mi parla di lei, si contraddice, è confuso, si sente in crisi perchè si riteneva incapace di far del male a qualcuno, non vuole che io mi neghi al telefono, ha bisogno della mia voce e di conferme da parte mia. Vuole assolutamente sapere se sono disposta a tornare con lui. Poi ci rivediamo, con la promessa di stare insieme. Qualche giorno bello e appassionato, altri più cupi.
Quando arriva il momento di rendere definitiva la cosa e di dirlo a lei, si fa prendere da mille dubbi. Il modo in cui parla di lei e di me mi fa male, sembra un sogno contro una realtà -non brutta- ma circondata di grigiore.
Ma la settimana è passata, io ho un colloquio 2 giorni dopo, gli chiedo di decidere prima del colloquio, perchè mi sento debole, in ansia, e piena di stress.
Parla con lei per lasciarla, le racconta le sue intenzioni ma le dice che ha dei dubbi, e che quella scelta glie l'ho imposta io. Non la lascia, e tornato a casa da me la riempie di messaggi e chiamate, in mia presenza. Io gli dico di lasciare me a questo punto, e di andare da lei, ma lui non vuole sentire ragioni e non vuole lasciarmi andare. Vuole tempo.
Ma i dubbi continuano, i messaggi per lei continuano, lui è distratto e non vede la mia sofferenza e la mia paura, che via via si fanno più forti. Il giorno del mio compleanno me ne vado, di comune accordo con lui, preferisco tornare a casa piuttosto che aspettare sola che lui torni la sera. Lui mi promette che avrebbe deciso e per rispettarmi, intanto, non avrebbe visto nè me nè lei. Voleva stare solo.
Lui tenta di chiamarmi, di mandarmi messaggi ed essere un po' dolce. Senza molto impegno, ma lo fa. Tuttavia io non ce la faccio, e decido di non sentirlo fino a che la decisione non sarebbe stata definitiva.
Passano i giorni. Un "mi manchi tanto per messaggi", che mi rende debole e me lo fa chiamare. Una conversazione inutile al telefono. Passano altri giorni.
Divento meschina: ho la sua password di facebook, lo spio e scopro che l'ha vista. Aspetto, cerco di calmarmi. Altri giorni.
Lo chiamo e glie lo dico.
E poi incalzo con le domande, perchè lui tergiversa.
Dice che ha capito di non amarmi, perchè non gli sono mancata come credeva, e che ha scelto lei. Dice che stava aspettando di rivedermi per dirmelo, fra una quindicina di giorni (si, di nuovo lasciata a soffrire, dubitare e attendere, nonostante i giochi fosserò già stabiliti).
La cosa in sè nemmeno mi addolora, in realtà avevo capito che sarebbe andata a finire in questo modo. Ma mi fa arrabbiare l'essere stata tenuta di nuovo all'oscuro.
Però il giorno dopo mi manca e lo contatto, discutiamo per messaggi. Cerco di spiegargli che con me si è comportato male, che mi ha lasciato in attesa e mi ha illusa, che si è sfogato non tenendo conto di quanto potessi soffrire io, in quanto donna innamorata. Il bisogno di confrontarmi con lui e di fargli capire come mi sono sentita è forte: avevo troppo taciuto nei giorni precendenti. Lui minimizza, dice di aver risolto una situazione terribile brillantemente, dice di avermi trattata con rispetto e da pari, dice che esagero.
Mi chiede se ero già uscita con qualcuno. Gli dico di no, ma che la sera stessa sarei uscita con un tipo conosciuto in chat. Una scusa per non pensare a lui per lo più, in realta non mi va assolutamente. Mi dà dell'ipocrita, mi accusa di fare la vittima e l'eroina del nostro rapporto, mentre in realtà sono già passata oltre, perchè vado a caccia di ragazzi nelle chat.
Però dice che sono il suo punto di riferimento, la donna più importante della sua vita dopo sua madre, che comunque dovevamo vederci per parlare, e continuare a sentirci.
Gli chiedo se si è proprio fidanzato, non mi risponde.
Gli scrivo che senza desiderio io e lui non possiamo essere nulla, perchè non siamo mai stati amici e non abbiamo mai comunicato escludendo i nostri corpi. Che avrei preferito essere sua amante che suo punto di riferimento.
Non risponde.
Capisco che l'uomo con cui mi sono sempre confidata semplicemente non è più interessato ad ascoltarmi, nonostante dica il contrario. Fra un paio di settimane dovremmo vederci: lui dovrebbe restituirmi alcune cose lasciate a casa sua e parlarmi. Avevo intenzione di accettare l'incontro, ma ora come ora, so solo che non voglio più vederlo nè sentirlo, mai più: in un mese ha deciso che io e i miei sentimenti non lo riguardiamo più da vicino, quindi ogni contatto perde di senso. E' diventato un estraneo.
Sono triste, ma mi sento meglio: lo stomaco non mi si contorce più come ha fatto per un mese di attesa, non tremo più. Per la prima volta, non mi manca.
A volte mi chiedo come mai abbia cercato un'altra, come possa essere lei diventata così importante in così poco tempo, mentre io sono improvvisamente diventata poco più che nulla. Mi chiedo come mai io non sia stata abbastanza. Ma sono risposte che non posso darmi da sola, e lui credo che si rifiuterà sempre di darmele.