iosolo
Utente di lunga data
E' da un po' e anche in altri post l'ho tirato spesso fuori che cerco di analizzare il "mio senso di colpa" ma non riesco a capire le sue origini e le sue dinamiche.
Ho sentito colpa quando mio marito mi ha tradito, sentendomi in parte in colpa del fallimento della coppia.
Ho sentito colpa quando ho deciso di continuare a stare con lui in quanto ciò rendeva moralmente sbagliata anche me, il mio primo post qui infatti è stato "Non riesco a perdonarmi di perdonare..."
Ho sentito colpa quando ho deciso di prendermi un pezzettino di emozioni con un altra persona, nonostante anche ora so, razionalmente, che non era del tutto sbagliato.
Sento colpa ora che, una volta realizzato che la coppia è finita certo non per colpa mia o almeno non solo, io mi sento responsabile della fine del matrimonio e quindi della famiglia, come i miei figli l'hanno sempre vissuta.
Mi chiedo e provo a chiedere anche a voi, come vivete e avete vissuto il senso di colpa, come è possibile sganciarsi da questo sentimento, a volte logorante, e soprattutto se è giusto farlo.
Ho trovato un po' di articoli in rete per approfondire un po' ma mi hanno lasciato ancora innumerevoli dubbi.
Quando nasce il senso di colpa?
Il senso di colpa deriva da un disallineamento tra ciò che si ritiene giusto in base ai propri ideali, regole morali e al contesto sociale e il proprio comportamento.
Per questa ragione, viene definita come un’emozione “morale”, che è conseguenza di un comportamento non ritenuto tale, ma contrario alla propria etica e che, allo stesso tempo, inibisce dal compiere ulteriori azioni giudicate immorali.
La psicologia generale definisce il senso di colpa come un’emozione complessa, in quanto si sviluppa successivamente a quelle che sono considerate emozioni primarie, ossia la rabbia e la paura, che sono presenti nelle persone fin dalla loro nascita.
L’esperienza della colpa, dunque, si acquisisce con il tempo e nasce dalla consapevolezza di aver fatto qualcosa di sbagliato rispetto ai propri canoni morali determinati dal contesto sociale e culturale in cui ci si trova.
Può essere considerata sia un’emozione positiva, quando è associata al senso di empatia e altruismo (la colpa può essere legata all’aver fatto del male a qualcuno), sia negativa quando, invece, è legata al concetto di punizione, che la persona sente di meritare quando ritiene di aver commesso qualcosa di sbagliato.
Generalmente, il senso di colpa è un sentimento che si esaurisce con il tempo, ma può perdurare a lungo nel momento in cui la persona non riesce ad accettare di aver sbagliato e continua a tormentarsi fino a quando non ritiene che l’errore sia stato finalmente espiato, magari dopo aver messo in atto gesti riparativi.
Confrontarsi con le proprie emozioni
La prima cosa da fare, come già accennato precedentemente, è elaborare le proprie emozioni. In particolare, è necessario confrontarsi con i propri sentimenti e cercare di capire ciò che lì ha innescati.
Comprendere le emozioni, dunque, è la chiave per risolvere il conflitto interiore che turba la persona che si sente in colpa.
Accettare lo stato delle cose
Bisogna essere consapevoli che non si può tornare indietro e comportarsi diversamente. Continuare a rimuginare sul passato, quindi, diventa un esercizio fine a se stesso. Certamente, non può migliorare lo stato delle cose. Ciò, d’altro canto, non significa non riconoscere gli errori e assumersi le proprie responsabilità.
Imparare a perdonarsi
Imparare a perdonarsi deriva direttamente dalla consapevolezza di essere fallibili e di poter commettere degli errori. Accettare lo stato delle cose significa, quindi, anche accettare di averli commessi perché non sempre è possibile fare la cosa giusta o comportarsi correttamente. Bisogna imparare a ricostruire la stima verso se stessi, senza evadere dalle proprie responsabilità.
Ho sentito colpa quando mio marito mi ha tradito, sentendomi in parte in colpa del fallimento della coppia.
Ho sentito colpa quando ho deciso di continuare a stare con lui in quanto ciò rendeva moralmente sbagliata anche me, il mio primo post qui infatti è stato "Non riesco a perdonarmi di perdonare..."
Ho sentito colpa quando ho deciso di prendermi un pezzettino di emozioni con un altra persona, nonostante anche ora so, razionalmente, che non era del tutto sbagliato.
Sento colpa ora che, una volta realizzato che la coppia è finita certo non per colpa mia o almeno non solo, io mi sento responsabile della fine del matrimonio e quindi della famiglia, come i miei figli l'hanno sempre vissuta.
Mi chiedo e provo a chiedere anche a voi, come vivete e avete vissuto il senso di colpa, come è possibile sganciarsi da questo sentimento, a volte logorante, e soprattutto se è giusto farlo.
Ho trovato un po' di articoli in rete per approfondire un po' ma mi hanno lasciato ancora innumerevoli dubbi.
Quando nasce il senso di colpa?
Il senso di colpa deriva da un disallineamento tra ciò che si ritiene giusto in base ai propri ideali, regole morali e al contesto sociale e il proprio comportamento.
Per questa ragione, viene definita come un’emozione “morale”, che è conseguenza di un comportamento non ritenuto tale, ma contrario alla propria etica e che, allo stesso tempo, inibisce dal compiere ulteriori azioni giudicate immorali.
La psicologia generale definisce il senso di colpa come un’emozione complessa, in quanto si sviluppa successivamente a quelle che sono considerate emozioni primarie, ossia la rabbia e la paura, che sono presenti nelle persone fin dalla loro nascita.
L’esperienza della colpa, dunque, si acquisisce con il tempo e nasce dalla consapevolezza di aver fatto qualcosa di sbagliato rispetto ai propri canoni morali determinati dal contesto sociale e culturale in cui ci si trova.
Può essere considerata sia un’emozione positiva, quando è associata al senso di empatia e altruismo (la colpa può essere legata all’aver fatto del male a qualcuno), sia negativa quando, invece, è legata al concetto di punizione, che la persona sente di meritare quando ritiene di aver commesso qualcosa di sbagliato.
Generalmente, il senso di colpa è un sentimento che si esaurisce con il tempo, ma può perdurare a lungo nel momento in cui la persona non riesce ad accettare di aver sbagliato e continua a tormentarsi fino a quando non ritiene che l’errore sia stato finalmente espiato, magari dopo aver messo in atto gesti riparativi.
Confrontarsi con le proprie emozioni
La prima cosa da fare, come già accennato precedentemente, è elaborare le proprie emozioni. In particolare, è necessario confrontarsi con i propri sentimenti e cercare di capire ciò che lì ha innescati.
Comprendere le emozioni, dunque, è la chiave per risolvere il conflitto interiore che turba la persona che si sente in colpa.
Accettare lo stato delle cose
Bisogna essere consapevoli che non si può tornare indietro e comportarsi diversamente. Continuare a rimuginare sul passato, quindi, diventa un esercizio fine a se stesso. Certamente, non può migliorare lo stato delle cose. Ciò, d’altro canto, non significa non riconoscere gli errori e assumersi le proprie responsabilità.
Imparare a perdonarsi
Imparare a perdonarsi deriva direttamente dalla consapevolezza di essere fallibili e di poter commettere degli errori. Accettare lo stato delle cose significa, quindi, anche accettare di averli commessi perché non sempre è possibile fare la cosa giusta o comportarsi correttamente. Bisogna imparare a ricostruire la stima verso se stessi, senza evadere dalle proprie responsabilità.