Non ho nulla da obiettare sul fatto che non raccontare la verità agli altri sia una forma di manipolazione. La verità, per quanto non sia né immutabile, né del tutto conoscibile, è un fondamento dell'esercizio della libertà. Anche della libertà di chi mente.
Ma io non sono una "pura", nel prendere decisioni ho anche, in parte, un approccio consequezialista. Valuto anche l'esito, attuale e potenziale.
Tra l'altro è anche l'approccio di mio marito.
Nascondere il tradimento al partner altera la sua percezione della coppia e del reale, in pratica gli si fornisce una versione di comodo funzionale ai nostri bisogni.
Quindi, si, è manipolazione.
Eticamente la menzogna è sbagliata, su questo non ho dubbi. Pone la persona che la subisce in una posizione di inferiorità.
Detto ciò, se si tradisce, evidentemente si è ragionato per poter scegliere un percorso piuttosto che un altro.
Il recupero dopo non può prescindere dal cancellare lo schermo dell'invenzione
Ci si deve trovare di fronte a una situazione finalmente reale.
Il trauma del tradito deriva proprio dalla presa di coscienza di aver vissuto, questo sì, in una specie di Truman Show.
Ciò non sempre accade: chi tradisce non smette di creare una situazione vantaggiosa, raccontando menzogne e minimizzando l'accaduto.
Non credo sia l'opzione migliore, perché prolunga una situazione di manipolazione rendendola parte integrante del rapporto.
Tradire richiede la sospensione dell'etica, necessariamente, che è l'unico baluardo per non tradire.
Questo può avvenire se vi sono delle ragioni, personali e di coppia, che permettono di farlo.
Non è così scontato.