vi dico una piccola cosa di me:
Nella mia vita mi è capitato molte volte di vedere persone soffrire, qualche volta la mano della sofferenza ha toccato anche me.
La sofferenza si esprime in molti modi. Uno di questi è il pianto e la tristezza; un'altro è la rabbia.
Tempo fa', quando ero un po' più giovane, se qualcuno rivolgeva la sua rabbia verso di me, rispondevo con la rabbia, senza pensarci molto sù.
Direi che in qualunque frangente l'esternazione dei sentimenti in giovane età ha un po' della legge del taglione ... la giovinezza ha inoltre in sé un manicheismo di base che aiuta questa reazione ad effetto.
Ora però, mi comporto in maniera differente.
Se intuisco che la rabbia rivoltami affonda le sue radici nella sofferenza cerco di smorzarla con una carezza oppure mi allontano silenzioso.
So bene che questo mio comportamento può essere scambiato per codardia, ma la cosa non mi interessa. Non farsi coinvolgere dall'interazionme della rabbia, dell'ira nel reagire é segnodi maturità, ma é anche vero che spesso dipende molto da chi si ha davanti... se esiste una maligna volontarietà nel danneggiare, diventa una prova con noi stessi avere la "matura e consapevole codardìa" di consegnare l'altro/a alle sue azioni...
Per quello che ci danneggia in modo traumatico o che può avere termini davvero pesanti o illegali... esiste sempre la legge.
Forse mi sbaglio, forse dovrei combattere, ma, solamente comportandomi così mi sento in pace con me stesso. Si combatte chi é alla nostra altezza, é da molto che ho capito che se una persona ferisce con una sciaboletta di plastica, se pure può far male, é più forte la rabbia che rivolge a sé stessa mentre lo fa... mentre per chi colpisce malignamente e volpinamente, ancora di più vale l'indifferenza perché nutre il senso di impotenza che quelle persone ricevono di rimando.
Certe volte ci riesco, alcune volte no, d'altrode, sono un uomo, non sono un santo.