Infatti è stato il mix. Però torno a ripetere che per me quello è. Un insieme di gesti che senti più che vedi, non il portare le buste della spesa in particolare, ma gesti, che racchiudono dolcezza che arriva. A volte la dolcezza viene confusa con lo smielato, quello è un eccesso. Io la cura, l' attenzione, li trovo romantici. Il pensiero, lo trovo romantico, perché è dolce. Il mettermi la sua giacca se vede che ho freddo senza che io dica niente, perché mi arriva dolcezza nell' attenzione. Il bacio nel letto dopo aver fatto l' amore, anche dopo aver scopato forte, ecco perché dico è una carezza della passione, ma per me la passione è la sorella animale. La cura c è nel romanticismo e nella passione. Sono legati, ma per me distinte da un filo sottile di delicatezza. Una mangia il cuore, l' altra dopo lo bacia.
Non lo so, marmocchia.
I gesti protettivi, di per sé, a me non sembrano romantici. Non in automatico, almeno. Mi sembrano educazione base. Io, di carattere, se vedo una ragazza in difficoltà o che ha freddo, la giacca gliela do senza neanche pensarci. Mi viene proprio automatico. Ma non è romanticismo: è che mi hanno insegnato che un uomo, per essere maschio, con le femmine si comporta in un certo modo. E lì finisce.
Per me il romanticismo sta più nell’inutilità del momento che ti stai godendo con la persona con cui stai.
E infatti uno dei chiodi di bara del mio matrimonio è stato proprio questo: con la mia ex moglie non esistevano mai momenti inutili. Stavamo insieme sempre per fare qualcosa, comprare qualcosa, costruire qualcosa. Tutto doveva servire. Tutto doveva avere un perimetro, un senso pratico, una scadenza. Pure una cosa tendenzialmente piacevole come una giornata in SPA, o una scopata, avevano un tempo determinato: dovevano stare dentro una finestra precisa, essere circoscritte nello spazio e nel tempo. A me questa roba ha sempre messo un’ansia fottuta. E alla lunga il rapporto me l’ha proprio avvelenato. Alla fine diventava la riunione di condominio che cementa la coppia, anzi, la asfalta.
Il romanticismo, per come lo sento io, è una domenica pomeriggio buttati sul letto a chiacchierare, pomiciare e scopare, in mezzo a una montagna di fumetti. È un pomeriggio in spiaggia in Sardegna senza fare un cazzo, con la bionda che si perde tra le dune a cercare il posto perfetto. È andarsene in giro per Trastevere cercando il locale giusto, senza sapere bene dove finirai.
Senza tempo contingentato.
Senza prenotazione.
Senza notifiche sul cellulare.
Senza la necessità di riempire a forza il tempo vuoto.
Perché è lì che succede qualcosa. Quando il rumore di fondo si abbassa, quando non devi produrre niente, dimostrare niente, ottimizzare niente, a un certo punto il mondo te lo vedi riflesso nei suoi occhi.
Per carità, siamo nel mondo delle seghe mentali, il romanticismo alla fine è sicuramente una sega mentale. Ma anche per le seghe mentali ci vogliono tempo, modo e spazio. Sennò non si aprono neanche quelle. Ed è su quelle che ci giochiamo la vita.