Ho interessi che ho limitato, potenzialità che non ho sfruttato, sogni che ho lasciato indietro, emozioni che mi sono negato. Non rimpiango di averlo fatto, mi scoccia solo che non sia servito a nulla. In realtà nulla è mai del tutto negativo, però, lo ammetto. Ora voglio aprire quel rubinetto, pur mantenendo i piedi per terra.
Un certo tipo di frequentazioni, il fatto di poter finalmente rapportarmi ad altre persone senza portarmi dietro il fardello di un'altra persona (mia moglie) coi suoi limiti in termini di gusti e di interessi (nessuno). Ascoltare i progetti di altri, tentare di vedere se possibile intrecciarli con i miei, o quantomeno di contribuire. Insomma, darmi quel da fare che fin'ora è stato racchiuso in schemi troppo ristretti. Parlare, confrontarmi, capire, costruire.
Non so se e quanto ci riuscirò, so solo che ci sto provando. E posso farlo, ora, solo perchè sono io in gioco, e non più una pretesa coppia che non esiste più da tanti, tanti anni.
Caro Alce, io stò vivendo la tua stessa situazione, l'unica differenza é che tu hai "retto" per 27 anni , io dopo 10 anni stò scoppiando...
Mi sono sposata a 21 anni, a 25 ero già madre, non sono pentita delle mie scelte (anche se col senno di poi qualche anno in più apetterei) sono felice sopratutto di avere una figlia grandicella alla mia età, ma mi sono resa conto che ciò a 20 anni mi faceva star bene a 33 non mi basta più.
Voglio coltivare le mie passioni che ho accantonato per anni per dedicarmi ad altro, ma sopratutto voglio condividerle con qualcun'altro ma so di non poterlo fare con mio marito perché i limiti negli anni sono affiorati e non riesco più a far finta di nulla, é dura e ti capisco...
A me sembra di vivere una vita che non é la mia.[/QUOTE]
Il mio era un progetto preciso, e son durato parecchio perchè ho voluto crederci fino alla fine, ma anche perchè mi sono intestardito sulla pretesa di essere capace da solo di venirne fuori.
Un matrimonio per amore, grande, profondo, sincero.
Sinergia, passione, complicità.
Poi la ricerca dei figli, prima tragedia, recupero immediato, seconda tragedia, e mia moglie diventa un'altra persona. Calvario per tentare di ritrovare il nostro progetto, il rapporto è forte, malgrado ci sia ormai una nota stridente che non sarà mai più possibile armonizzare. Nuovo tentativo, tra mille paure e notevoli disagi. Finalmente un bimbo, ma con dei problemi (per fortuna risolti).
Da quando, però, mia moglie non è stata più lei, per me è stato un continuo tentare di ritrovarla, e l'inutilità dei miei sforzi si è dimostrata col tradimento.
Poi mi sono messo a pensare che forse la maschera non c'è adesso, sul viso di mia moglie, ma c'era prima, ed ora semplicemente mi ritrovo con una persona alla quale voglio bene, ma che non ha più alcuna sinergia con me, alcuna complicità, al punto da vedermi (ed obbligarmi alla fine a vederla) come un avversario.
Tutto quello che ho fatto lo rifarei, magari insistendo sul tentativo di avere aiuto esterno che lei tanto acidamente rifiutava.
Io ho amato quella donna, l'ho amata profondamente, ma ora non c'è più, ed è assurdo che mi aggrappi ad una sua foto sbiadita, immagine gemella ma del tutto aliena.
Ho maturato la consapevolezza che posso stare in piedi da solo, ed è questo il mio valore principale, perchè attraverso il mio equilibrio ogni contatto umano che avrò d'ora in poi sarà sempre un sereno donare, e non più un mercanteggiare, pretendere od elemosinare.
Magari alla fine riuscirò a donare poco, ma quantomeno ciò sarà perchè mi sarò impegnato nel tentativo di non togliere nulla.