ipazia
Utente disorientante (ma anche disorientata)
ciao...questo intendevo per parlare di te. e non di lei.Tutte le coppie che conosco si sono separate quando alla prima difficoltà, al primo sbandamento si è messo in mezzo l'orgoglio, il principio, il mancato rispetto, la colpa, la minaccia, la rabbia verso l'altro, il rancore.
Tutte.
Per questo non sono convito che funzioni sempre con tutti il solito approccio (aut-aut).
Lei ha cercato e trovato uno.
Perché?
Se rifiuto di pormi questa domanda, e pretendo da lei solo e soltanto l'adesione al vincolo matrimoniale, il rispetto verso il marito, la fedeltà per imposizione, rendo il matrimonio la sua prigione.
E da una prigione chiunque ha voglia di scappare, non di restare.
Il mio sembra un approccio molle, ma ci vuole in realtà molta più forza e determinazione per gestire questa cosa, e difatti sono qui a scaricare le energie che reprimo, per non scaricarle su di lei a casa, per non renderle più giustificabile una fuga, non dall'impegno preso, che da qualunque impegno si può recedere, ma da me.
Siamo sull'orlo di un baratro: lei non o vede, io sì.
Io sto cercando di farglielo vedere, di fargli capire cosa lascia - e qui devo dare il meglio - e cosa trova, e qui confido sul fatto che tutti gli uomini sono imperfetti.
In questo momento sto guardando quello che ho, non quello che mi manca.
E io ho ancora tutto.
Io sono in una coppia che ha scelto di non promettersi "per sempre" e "per sempre fedele".
Partendo dal presupposto che nessuno dei due potrà sempre soddisfare i bisogni dell'altro, e dandosi la libertà di scegliere se soddisfarli in altro modo o meno.
E non solo bisogni sessuali, che sono il meno, ma di bisogni di percorso di crescita personale, per avere due Io da far incontrare in un Noi, declinato su di Noi.
Partendo dal presupposto che siamo due mondi, che si sono incontrati ad un certo punto della vita ed in determinate situazioni, e che i mondi cambiano.
L'unico impegno è tenere quotidianamente presente il cambiamento, ognuno il suo, e dirselo, quando è chiaro e mano a mano che accade, per quanto possibile.
L'idea di fondo è che nessuno dei due, per quanto possa aver fatto o fare male all'altro, abbia programmato di farlo. Questa è la nostra fiducia l'uno nell'altro. L'unica. Quella della comprensione del percorso che ha portato a...
Questo significa darsi la libertà di fare e sperimentare, assumendosene la responsabilità, che nei fatti significa assumersi il rischio di non trovare l'altro al ritorno a casa.
Per questo motivo, la fiducia nella non belligeranza dell'altro ma l'impegno a comprendere il percorso (che non significa giustificare), io non esporrei se non con persone di grande fiducia i comportamenti del compagno, e quando è stato il tempo così ho fatto...con una maggiore cura di quella messa nell'esporre i miei, perchè di quelli posso rispondere direttamente e anche le bastonate possono tornare utili.
Ma solo se le prendo io, non se le prendo per interposta persona.
E da lui pretendo, e so di avere, la stessa identica cura.
Ho scelto con cura il con chi urlare, perchè sapevo che finito di urlare sarei dovuta tornare da lui e avrei voluto farlo avendo comunque avuto cura.
E non per lui.
Per me.
Perchè urlare con la persona sbagliata avrebbe potuto implicare o il non poterlo dire, o il doverlo dire chiedendo scusa.
Per non cadere in meccanismi tali per cui la mia lucidità sarebbe stata sporcata dalla consapevolezza di averlo esposto necessariamente anche in cose che riguardavano la sua storia e la sua intimità, di averlo anche io tradito sul punto che è fondamentale per noi: la fiducia nella comprensione dei vissuti che portano alle azioni.
Per non dover rimpiangere di avere re-agito con la rabbia.
Per tenere comunque presente che lui non è mio, e io non sono sua, e nessuno dei due deve rendere conto all'altro ma semmai ha il dovere di raccontare di sè all'altro, assumendosi il carico delle azioni di rimando.
Questi i motivi dei miei post precedenti.
Hai tutto il diritto di urlare, di te.
Ma cerca di aver cura nella scelta del con chi urli e del cosa urli, perchè non penso che una o più stronzate possano cancellare un percorso che vi ha visti crescere insieme, faticare insieme, proteggervi reciprocamente.
Essere l'uno il riparo dell'altro.
Il presente non cancella il passato. Ma costruisce il futuro.
E il futuro costruito sul tradimento dell'intimità dell'altro, dal mio punto di vista, è un futuro che non vorrei e che non accetterei. Io ovviamente.
Tu che coppia vorresti con lei ora? In cosa ti stai sentendo tradito davvero? In cosa ti senti umiliato e non protetto da lei? Di cosa hai bisogno per te?
Io se fossi in te, ragionerei su questo. Per poter andare da lei e ascoltare avendo chiari i paletti entro cui muoverti per appropriarti del tuo stare male, e non viverlo solo come una conseguenza delle azioni di lei.
Per poter vedere se questa donna che sta diventando è ancora la tua donna o non lo è più. O perlomeno per aprire dentro di te lo spazio per poterlo capire poi.