Primo grassetto...io verifico costantemente. Vero.
I piccoli fatti della quotidianità. Le virgole, se vogliamo.
Sono piuttosto convinta che non siano le grosse verifiche a fare la differenza. Sono quelle minimali.
Le anticipazioni, se proprio vogliamo essere precisi.
Passata la fase "di studio" preliminare, quella a cui dal mio punto di vista tu ti riferisci nei tuoi post, io verifico la capacità di "anticiparmi"...comprendere desideri che io stessa non so ancora di avere, che sono lì, in germe, non ancora chiaramente visibili.
Ovviamente verifico anche me stessa a questo livello. La mia capacità non più di semplicemente "vedere" l'altro.
Ma sentirlo.
Mi spiego?
I piccoli fatti della quotidianità. Una sorta di comprensione reciproca che deriva dalla conoscenza preliminare.
Quindi, a questo punto, sono Oltre il verificare la tua disponibilità a leccarmela spontaneamente. La do per scontata.
A questo punto pretendo la libertà dei SI' e dei NO.
Di entrambi. Anche a costo di rimanere male per la risposta che ci si può dare.
Come ti dicevo sono i NO, per me, a dettare il ritmo. Non i SI'.
I sì mi interessano pochissimo.
Quindi chiedo liberamente. E osservo le risposte.
Una cosa non chiedo...che l'altro chieda.
Ma se non lo fa, per quanto mi riguarda, è rimasto indietro.
E' ancora fermo ad un gradino in cui non è spontaneo nella relazione con me.
E se accade mi ritrovo a scegliere se tornare indietro o meno.
Anche qui, però, se non chiede, se non esplicita, se non dice...la bilancia comincia a pendere sul "non ne vale la pena".
Se siamo partiti per un viaggio, abbiamo passato del tempo verificare tutta l'attrezzatura, fatto e disfatto gli zaini, controllato che le cose fondamentali ci siano.
Ma non si può stare in eterno lì fermi a verificare che ci sia tutto. Serve anche andare. E a quel punto si conta su quel che c'è e se ne verifica il funzionamento.
G., quando ne parlavamo, mi ha regalato un'immagine, io non sono brava a creare immagini, lui è abilissimo.
E mi diceva che è un po' come prepararsi ad un lancio col paracadute...verifichi mille volte l'attrezzatura (il primo grassetto e qualche altra cosetta) ma poi, ad un certo punto ti lanci.
E lì non puoi sapere se tutte le tue verifiche hanno avuto buon esisto fino a che non sei di nuovo a terra.
A quel punto sai che era tutto a posto.
Ma mentre ti lanci non lo sai. Rischi. Ti affidi. In parte alla precisione con cui hai preparato il tutto. Ma in parte anche al...vogliamo chiamarlo Caso?
Ecco...per me una relazione inizia quando si salta. Una prima volta.
Quel che vien prima, e quel che descrivi tu dalla mia prospettiva è prima, sono i prerequisiti di una relazione, ad un certo punto in un qualche modo non si può che assumerlo.
E testarlo.
E allora c'è lo spazio di chiedere il sorriso.
C'è lo spazio di provare a scoprire i denti e vedere che l'altro ti sgama.
C'è lo spazio di lasciar salire il sorriso autentico che la richiesta, nel suo racconto interno, ricorda.
E c'è pure lo spazio di rispondere che NO. Nessun sorriso c'è in quel momento.
Vedi...G. mi chiede di sorridere. Ma la sua richiesta implica il SI' e anche il NO.
Invece mi sembra che tu abbia in un qualche modo una sfiducia nel fatto che se chiedi un pompino dall'altra parte ci sia una sorta di legame che impedisce una risposta spontanea.
SE G. mi
chiede un pompino, una sega, o quel che gli viene in mente (questa è per me l'
offerta di un cazzo duro) sa in partenza che non è detto che avrà quel che chiede.
Che io mi assumo la libertà di rispondere qualunque cosa mi venga in mente in quel momento, che risponda ai miei desideri.
Compreso, a volte, il desiderio di realizzare semplicemente il suo desiderio per un qualsivoglia motivo.
Mi spiego?
La verifica, nel contesto relazionale del gioco che ti ho proposto, è nella punteggiatura. Non più nella sintassi.
E' nelle piccole cose della quotidianità. Nelle anticipazioni.
Tipo arrivare a casa stanca e di malumore, e trovare il mio piatto preferito che cuoce senza neanche esserci parlati.
Oltre un certo livello, punto a quel che con @
brenin si ipotizzava come una sorta di "lettura del pensiero".
Che non è ovviamente possibile. Completamente. E interamente.
Ma è possibile tenderci...e per tenderci allora serve dire, dire e dire. E ancora dire.
E chiedere.
Non chiedere per avere. Però.
Chiedere per offrire.
E nel chiedere per offrire la risposta è slegata dalla domanda.
E' ognuno per se stesso che chiede. A prescindere dalla risposta che può arrivare dall'altro.
Libertà. Appunto.
Ma di essere.
E fiducia.
Nel fatto che ognuno SA fare da solo quella libertà di sè.
Ultimo grassetto...credo sia una sorta di sensazione di onnipotenza e, per converso, anche di sfiducia nell'altro, nella sua solidità e nella sua fermezza...tu non puoi togliere libertà a nessuno. E neanche puoi darla.
Puoi solo verificare di volta in volta che l'altro SAPPIA ASSUMERSI la sua libertà. Che non è robetta, e costa, parecchio.
Tu puoi solo offrire un tuo desiderio. E accettare di stare a guardare come l'altro ne ha o non ne ha cura.
In tutto questo, la libertà dell'altro non entra neanche.
Tu puoi chiedermi e implorarmi una mail di auguri. Per giorni e giorni.
Ma se io non desidero mandartela, non te la mando comunque.
E' questo di cui tu, mi sembra, non ti fidi.
Per quanto mi riguarda se non desidero qualcosa, me la possono chiedere in aramaico antico, ma se non la desidero, non la desidero.
E idem vale per chi mi è vicino. E' un requisito fondamentale.
G. mi piace mica perchè realizza i miei desideri.
G. mi piace perchè mi dice NO ogni volta che desidera farlo. Perchè i suoi SI' sono legati al suo desiderare e NON al mio.
E io piaccio a lui per lo stesso motivo.
Siamo due egoisti. Positivamente egoisti, per come la vedo io.
Non potrei stare con un altruista...non potrei proprio fidarmi di un altruista, a questo livello.